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Creato un avatar per capire cosa accadra’, possibili grandi risparmi

Facendo fare più attività fisica ai bambini di oggi oltre a migliorare la salute degli adulti di domani si possono far risparmiare alla società cifre ingenti, che ad esempio per gli Usa sono dell’ordine di 120 miliardi di dollari l’anno. Lo afferma uno studio della Johns Hopkins university pubblicato dalla rivista Health Affairs, che attraverso un algoritmo ha ‘simulato’ la crescita di ogni bambino statunitense.
I ricercatori hanno raccolto tutti i dati pubblici su peso, altezza e attività fisica dei 31,7 milioni di bambini americani tra gli 8 e gli 11 anni. Le informazioni sono state poi usate dal modello informatico per creare un ‘avatar’ di ogni bimbo, e stimarne poi la crescita tenendo conto sia della prevalenza dell’obesità che delle statistiche che affermano che due terzi degli adolescenti non fanno esercizio. Secondo la simulazione il costo dell’inattività dei bambini di oggi una volta raggiunta l’età adulta diventa di tremila miliardi di dollari l’anno in termini di spese mediche e perdita di produttività.
L’algoritmo ha anche simulato i possibili cambiamenti dei numeri nel caso tutti i bambini all’improvviso cominciassero a fare attività fisica, sportiva o il semplice gioco in un parco, tutti i giorni. In questo caso dal conto finale si risparmierebbero 120 miliardi di dollari l’anno. “L’implicazione di questi numeri – scrivono gli autori – è che tutti noi, compreso chi non è genitore, hanno ragioni per preoccuparsi dell’inattività. Tutti dovranno sopportare parte dei costi dei futuri trattamenti medici e della perdita di produttività tra i bambini che fanno poco movimento oggi”.

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Rispetto a 50 anni fa per mamme il doppio, per papà il quadruplo

Pur essendo magari fisicamente meno presenti di una volta, le mamme e i papà di oggi possono in qualche modo mettere da parte i sensi di colpa: trascorrono infatti più tempo con i loro bambini, nella cura e nei giochi, rispetto a cinquant’anni fa, a metà degli anni ’60. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Judith Treas dell’Università della California di Irvine, che ha come coautrice anche la borsista post-dottorato al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino) Giulia Dotti Sani, pubblicata su Journal of Marriage and Family. La ricerca ha coinvolto genitori di età compresa tra i 18 e i 65 anni in famiglie con almeno un figlio di età inferiore ai 13 anni. Dal 1965 al 2012, a 122.271 mamme e papà in 11 Paesi (Canada, Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Norvegia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna e Slovenia) è stato chiesto di tenere un diario di tutte le attività quotidiane. I ricercatori hanno analizzato le differenze selezionando casualmente un giorno da ogni diario e catalogando la quantità di tempo dedicato alle cure di routine dei piccoli e alle attività interattive. Dal bagnetto alla preparazione della cena, fino alle cure mediche e al gioco.
E’ emerso che nel 1965, le madri impiegavano una media giornaliera di 54 minuti nelle attività di cura dei piccoli, mentre nel 2012 in media quasi il doppio, 104 minuti al giorno.
Il tempo dei padri con i bambini è quasi quadruplicato: da soli 16 minuti a circa 59 al giorno. Quando gli studiosi hanno diviso i genitori, nel 2012, in due gruppi, il tempo trascorso con i bambini è inoltre risultato maggiore tra quelli più istruiti.

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In metà dei casi maternità fonte di ansie e stress

Di mamma ce n’è una sola? No, le mamme oggi sono almeno di 5 tipi diversi, rivela un’analisi svolta dalla sociologa e psicologa Maria Letizia Verri. Ad esempio ci sono le mamme ”controller” (una su cinque), sempre ‘iper-vigilanti’ per tutto ciò che riguarda il figlio che difficilmente affidano a qualcuno; sfibrate da doverismo e ansia da prestazione, vivono la maternità in apprensione continua; le ‘mamme in team’ (24% del totale), sempre alla ricerca di conferme, talmente insicure nel proprio ruolo di madre che delegano il più possibile la gestione del bambino (a nonni, papà, baby sitter). E ancora, le mamme you & me (il 16%) – moderna declinazione di ‘mamma chioccia’ – che vedono e vogliono il figlio sempre piccolo e che quando parlano di lui usano il plurale (ad esempio dal pediatra, “abbiamo la tosse”).

L’indagine, su un campione di 800 mamme da tutta Italia, è divenuta un libro ‘MAMMA, FEMMINILE PLURALE Alpha, social, green … declinazioni e inclinazioni delle mamme di oggi’ (in uscita con Franco Angeli).

Vanno meglio le mamme scout (15%) e le relaxed (25%), che vivono in modo più positivo la maternità e soprattutto il dover conciliare famiglia, lavoro, i propri interessi. La relaxed è una mamma pratica che non si fa troppi problemi e una donna centrata sulle proprie esigenze, che non rinuncia in alcun modo ai propri spazi; in un percorso di incontro con il figlio è lui che deve avvicinarsi a lei (alle sue abitudini, ai suoi tempi) e non viceversa. La scout è una donna che investe moltissimo nella maternità sia in termini di tempo, sia di energie. Vive il suo ruolo di mamma in modo appassionato. Ha in mente un progetto e un percorso di educazione e lo porta avanti con determinazione, senza tuttavia essere rigida e severa. Meno ‘risolta’ è la you&me che, pur sentendosi molto sicura del suo modo di essere mamma (sente che quello che fa lei non può assolutamente essere sbagliato), vive l’ansia di perdere il suo ruolo quando i figli saranno grandi e lei non sarà più un punto di riferimento per loro. E’ una donna che si realizza esclusivamente nella maternità, dedica la sua vita alla famiglia tutaj. È la mamma per vocazione. Ma le mamme di certo più “problematiche” sono la controller e la mamma in team che temono di sbagliare, non sono sicure nel proprio ruolo.

”Le mamme di oggi non solo sono cambiate rispetto al passato – spiega Verri all’ANSA – ma vivono un continuo cambiamento, e questo perché il contesto sociale è completamente diverso e purtroppo non sempre a vantaggio della mamma. Innanzitutto oggi le mamme sono anagraficamente più mature, con conseguenze sia sul piano pratico, sia su quello emotivo; sono più sensibilizzate rispetto al rapporto con i figli. Inoltre, faticano a conciliare famiglia e lavoro”. Risentono anche della mancanza di punti di riferimento e di tradizioni, imputabile prima di tutto al gap generazionale tra mamma e nonna; gli anni di differenza con la propria mamma sono troppi per guardare a lei come un modello cui ispirarsi. Pur tra le tante difficoltà, la mamma oggi si adopera nella ricerca di altri e nuovi punti di riferimento che trova nel confronto con altre mamme, e molto spesso lo fa attraverso il web (forum, chat dedicate), fonte inesauribile di esperienze da cui trarre spunto, da cui imparare e con cui misurarsi. “Oggi – conclude Veri – la mamma è più critica, consapevole e, selezionando gli innumerevoli input, costruisce con cognizione di causa la propria identità”.