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Dopo un tumore al cervello. Il padre aveva fatto ricorso

Secondo un giudice d’appello olandese, un ragazzo di 12 anni non è costretto a sottoporsi alla chemioterapia, se non vuole. Il caso, riportato dalla tv pubblica olandese Nos e da altri media locali, era già finito davanti a un tribunale di primo grado due mesi fa ma il padre del giovane aveva poi fatto appello.
Al giovane era stato scoperto un tumore al cervello l’anno scorso. Dopo un’operazione andata bene e la radioterapia, il paziente avrebbe ancora dovuto sottoporsi alla chemio, ma il ragazzo ha deciso di rifiutare ulteriori trattamenti per paura degli effetti collaterali. I genitori del giovane sono divorziati: la madre sostiene la decisione del ragazzo mentre il padre ha portato il caso davanti al giudice.
Per gli psicologi il ragazzo è capace di intendere e di volere e quindi la Corte ha stabilito che lui stesso è in grado di decidere sul proprio trattamento.

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A chi considera vita ‘finita’ a prescindere da malattie

Il governo olandese vuole proporre una legge per consentire l’accesso alla ‘morte assistita’ anche a chi considera semplicemente ‘completata’ la sua vita e quindi intende porvi fine. A farsi promotori dell’iniziativa i ministri della salute Edith Schippers e della giustizia Ard van de Steur che davanti ai parlamentari dell’Aja hanno sostenuto la necessità di dare alle persone che sentono il loro ciclo vitale completato il diritto ‘legale’ di morire usufruendo dell’assistenza di personale specializzato.
In Olanda il diritto all’eutanasia è stato introdotto per legge nel 2002 ma solo a certe condizioni, sotto stretto controllo medico e per malati terminali oppure afflitti da dolori insopportabili. Il Paese è uno dei pochi al mondo ad avere questo genere di normativa. I due ministri del governo dell’Aja hanno spiegato ai parlamentari che, secondo la valutazione tratta da un lungo e approfondito esame della questione, gli anziani con una forte e ben ponderata volontà di morire dovrebbero avere il diritto di assumere farmaci per porre fine ai loro giorni indipendentemente dal fatto che siano malati o meno. La nuova proposta di legge renderà giustizia, secondo i ministri, a un legittimo e crescente desiderio espresso in generale dalla società. La nuova ‘pratica’ non sarà comunque considerata eutanasia e dovrà essere compiuta con l’assistenza di personale specializzato e di un esperto indipendente in modo da assicurare che il paziente non stia agendo sulla base di un impulso momentaneo o in seguito a pressioni esterne indebite. I familiari non saranno autorizzati a somministrare le medicine ‘mortali’.