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Ricorre martedì 17 settembre la prima “Giornata Mondiale della sicurezza del paziente”, istituita lo scorso 25 maggio dall’Assemblea Mondiale della Salute dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo è garantire, come priorità, cure sicure e appropriate al cittadino e l’adozione di tutti quei provvedimenti che aiutino a ridurre i danni che si possono riscontrare nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie.

Gli argomenti cardine della giornata saranno: la sicurezza di terapia, l’uso corretto degli antibiotici e il lavaggio delle mani. Un aspetto, quest’ultimo, tornato di grande rilievo ed attualità come arma di prevenzione fondamentale del batterio New Delhi.

La Giornata prevede iniziative di sensibilizzazione e di diffusione delle buone pratiche di prevenzione dei rischi. Si tratta di accorgimenti che valgono sia per gli operatori sanitari che per la cittadinanza.

Ad Arezzo martedì prossimo 17 settembre, dalle 9 alle 13, alla Biblioteca dell’ospedale San Donato, viene organizzata una giornata aperta a tutti i cittadini. Qui, i colleghi di Siena, Arezzo e Grosseto discuteranno di sicurezza nell’uso di farmaci, antibiotico-resistenza e lavaggio delle mani, transizione digitale. Nell’occasione la Asl Toscana sud est presenterà alcune esperienze aziendali in materia ed è previsto anche l’intervento di rappresentanti delle associazioni di cittadini.

Le iniziative previste in tutta la Toscana sono coordinate dal Centro Gestione Rischio Clinico e sicurezza del paziente, in collaborazione con il settore regionale Qualità dei servizi e reti cliniche, con l’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana e con il Consiglio dei cittadini per la Salute.

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Progressi troppo lenti per obiettivi 2020

Allarme delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids: benché i decessi siano in calo e sotto la soglia del milione e benché il numero di persone che hanno accesso a terapie sia in aumento (21,7 milioni nel 2017), le nuove infezioni sono in aumento in almeno 50 paesi e il ritmo dei progressi per sconfiggere l’epidemia non sta al passo con gli obiettivi. Lo rileva Programma congiunto dell’Onu sull’Hiv/Aids (Unaids) nel rapporto intitolato “Un lungo cammino resta da percorrere” e presentato oggi.
“Intere regioni sono in ritardo, gli enormi progressi compiuti per i bambini non sono durevoli, le donne sono ancora colpite in modo sproporzionato, le risorse non corrispondono agli impegni presi e popolazioni chiave continuano ad essere ignorate”, ha affermato il direttore esecutivo dell’Unaids, Michel Sidibé. Secondo il rapporto, che cita dati relativi al 2017, nel mondo 36,9 milioni di persone vivono con il virus Hiv, di queste 21,7 milioni hanno accesso alle cure, le nuove infezioni sono state 1,8 milioni e le morti 940.00.

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Documento sottoscritto da 193 Paesi, ma non mancano critiche

L’antibiotico-resistenza per la salute globale è paragonabile a un “lento tsunami”. A dirlo è stata il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Margaret Chan nel corso dell’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite, che visto l’approvazione di un documento congiunto sottoscritto da 193 Paesi.
Alcuni dati, ricorda l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sul sito web, mostrano quanto siano gravi le ripercussioni dell’antibiotico-resistenza: un’epidemia di tifo multiresistente si sta diffondendo in diverse regioni dell’Africa, in 105 Paesi si registrano forme di tubercolosi resistenti ai farmaci, mentre sono circa 200.000 i neonati che ogni anno muoiono a causa dei cosiddetti super-batteri. Secondo una previsione del governo del Regno Unito, se attualmente, a livello globale, sono circa 700.000 le persone che, a causa dell’antibiotico-resistenza, muoiono di sepsi, tubercolosi e altre malattie, entro il 2050 questa cifra potrebbe salire fino a 10 milioni.
Articolato in quindici punti, il Documento sottoscritto prevede lo sviluppo di piani nazionali per frenare l’uso degli antibiotici nelle aziende agricole, lo sviluppo di nuovi farmaci e la formazione del personale sanitario e dei pazienti, per incoraggiare un cambiamento culturale verso un utilizzo più responsabile di questi medicinali. Si è inoltre deciso di istituire un organismo di coordinamento, che si riunirà a settembre 2018 per un confronto sui progressi raggiunti.
Non mancano tuttavia le critiche, riprese in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di The Lancet. Secondo Ramanan Laxminarayan, direttore del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy a Washington, ad esempio, gli impegni assunti dai governi sarebbero ancora troppo generici e deboli.