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Rimossa membrana microscopica a paziente 70enne

Per la prima volta al mondo un robot guidato da un chirurgo ha operato l’interno dell’occhio di un paziente, rimuovendo una membrana spessa un centesimo di millimetro. L’intervento, spiega il sito della Bbc, è avvenuto in un ospedale dell’università di Oxford, su Bill Beaver, un sacerdote di 70 anni.

Il robot si chiama Preceyes, ed è stato sviluppato dalla Eindhoven University of Technology. Il chirurgo usa un joystick e uno schermo touch per guidare un minuscolo ago all’interno dell’occhio, monitorandone i movimenti con un microscopio. Il dispositivo ha sette motori indipendenti, e può filtrare eventuali tremori della mano durante la procedura. Il paziente in questo caso aveva avuto una crescita di una membrana all’interno dell’occhio, e la pressione derivante aveva creato un buco nella retina che aveva compromesso la visione centrale, che ora sta recuperando. “Normalmente – spiega Robert MacLaren, il chirurgo che ha effettuato l’intervento – quando facciamo questo intervento a mano tocchiamo la retina, provocando qualche emorragia, ma grazie al robot siamo riusciti a sollevarla in maniera pulita”.

L’intervento è il primo di un test clinico che ne prevede dodici, durante il quale verrà verificata anche la capacità del robot di iniettare piccole quantità di liquido sotto la retina, utile ad esempio per alcune terapie a base di staminali.

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Il nome fa un pò paura, Ocrelizumab, ma potrebbe rappresentare una svolta per la cura di una delle patologie più invalidanti, la Sclerosi Multipla. Si tratta di un anticorpo monoclonale studiato appositamente per colpire il linfociti che esprimono il recettore CD20, ritenuti tra i maggiori responsabili del danneggiamento dei recettori nervosi.

I risultati della sperimentazione di Ocrelizumab sono stati presentati durante il 31esimo congresso del Comitato Europeo per la Terapia e la Ricerca sulla sclerosi Multipla (ECTRIMS), tenutosi a Barcellona dal 7 al 10 ottobre.

“Possiamo dire che oggi siamo a una svolta nella gestione di questa malattia perché abbiamo dei farmaci che hanno un impatto sulla storia delle persone con sclerosi multipla”. Commenta Antonio Uccelli, direttore del Centro per la sclerosi multipla dell’università di Genova, “Abbiamo una grande varietà di farmaci diversi per le differenti situazioni, ma soprattutto cominciamo a vedere i risultati delle terapie che colpiscono i linfociti B e T, le cellule del sistema immunitario che sono come impazzite nella malattia”.

Ocrelizumab, ha ottenuto risultati positivi in tre trial clinici di fase tre, sia sulle forme di sclerosi multipla recidivante remittente (Smrr), la forma più comune della malattia, sia sulla forma primariamente progressiva (Smpp), che colpisce una piccola percentuale degli oltre 60mila italiani che convivono con la Sm (circa il 10%), ma è caratterizzata da una progressione della disabilità molto veloce.

Il farmaco è stato testato in tre studi di fase tre: Opera I, Opera II e Oratorio, i primi per le forme recidivanti, l’ultimo per la forma primariamente progressiva. Gli studi Opera I e Opera II, che hanno coinvolto circa 1.600 persone, hanno mostrato che l’anticorpo monoclonale è più efficace dell’interferone beta-1a nelle forme recidivanti remittenti, per cui il farmaco è ormai uno standard terapeutico. Rispetto a questo l’anticorpo monoclonale ha – con effetti avversi paragonabili – ridotto il numero di recidive annuali, lesioni cerebrali e progressione delle disabilità. Una nuova possibile opzione terapeutica sostanzialmente, ma non certo l’unico anticorpo monoclonale utilizzato contro la Smrr.

È la prima volta che un farmaco si dimostra efficace nelle forme di sclerosi multipla primariamente progressiva ed è anche la conferma del ruolo centrale svolto dai linfociti B CD20+ nella progressione della patologia.

Non è chiaro ancora però se l’anticorpo Ocrelizumab possa essere utile per tutte le persone con forme primariamente progressiva o solo quelle in fase non avanzata della malattia. “Inoltre, – ha affermato Alan Thompson, presidente del comitato scientifico della Progressive Multiple Sclerosis Alliance, – ulteriori studi saranno necessari per definire il profilo di sicurezza sul lungo termine”.

“Aism”, ha aggiunto in proposito il presidente della Federazione dell’Aism Mario Alberto Battaglia, “è in prima fila nella promozione delle ricerche promosse e finanziate dalla Progressive Ms Alliance (Pmsa), punta a dare risposte a 360 gradi tanto per la conoscenza come per la terapia della Sm progressiva, sia nella forma primaria che in quella secondaria. Più di un milione di persone al mondo colpite da una forma di Sm progressiva guardano con forte attesa a questo impegno delle associazioni Sm di tutto il mondo per dare concretezza alla speranza di curarsi e vivere finalmente libere dalla malattia”.

Medical News

Il Nobel per la Fisica 2015 è stato assegnato al giapponese Takaaki Kajita e al canadese Arthur B. McDonald per le scoperte relative alle particelle più sfuggenti dell’universo, i neutrini.

Takaaki Kajita ha scoperto che i neutrini presenti nell’atmosfera cambiavano identità nell’esperimento Super-Kamiokande, dell’università di Tokyio. Nel frattempo, in Canada, Arthur B. McDonald dimostrava che i neutrini provenienti dal Sole non scomparivano nel percorso verso la Terra, ma assumevano un’identità diversa con l’esperimento Sudbury Neutrino Observatory Collaboration.

Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald hanno dato un contributo chiave alla comprensione della ‘metamorfosi’ dei neutrini. E’ il processo secondo il quale ognuno dei tre tipi di neutrini esistenti in natura riesce a cambiare la sua identità, assumendo quella di uno degli altri ‘membri’ della famiglia. Per il Comitato Nobel questa scoperta ha aperto la strada ad una nuova immagine dell’universo.

Chi sono Kajita e Campbell 
Il giapponese Takaaki Kajita, 56 anni, è nato nel 1959 a Higashimatsuyama ed ha sempre lavorato nell’università di Tokyo, dove attualmente dirige l’Istituto per le ricerche sui raggi cosmici. Arthur B. McDonald, 76 anni, è nato nel 1943 a Sydney, Canada. Ha studiato nel Californa Institute of Technology (Caltech) e oggi è professore emerito della canadese Queen’s University.

I neutrini, spia dei misteri dell’ universo 
E’ meritatissimo il Nobel la Fisica 2015 assegnato alle ricerche sui neutrini: per il presidente dell’dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, ”questa particelle misteriose sono strutturalmente diverse da tutte le altre particelle che conosciamo e potrebbero essere la porta su una nuova fisica”. I neutrini, con il loro comportamento bizzarro studiato da vicino anche in Italia, potrebbero aiutare a comprendere gli aspetti più misteriosi dell’universo.
Kajita e McDonald hanno avuto un ruolo di primo piano nel dimostrare la capacità dei neutrini di trasformarsi da un tipo in un altro e che hanno quindi una massa. ”Con questo – ha rilevato Ferroni – Kajita e McDonald hanno portato alla luce l’unico neo del Modello Standard”, la teoria di riferimento della fisica contemporanea secondo la quale i neutrini non hanno una massa.
I due Nobel hanno quindi stabilito una pietra miliare nella storia delle ricerche sui neutrini. Le trasformazioni di queste particelle sono state osservate successivamente in molti altri esperimenti. Tra questi ‘Opera’ e ‘Borexino’, che sono stati condotti in Italia, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. ”L’Italia – ha osservato Ferroni – è ben presente nella storia dei neutrini”.

Il Nobel a Kajita e McDonald potrebbe rinnovare l’interesse per queste particelle, ancora poco studiate.