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Insieme a maggiore interazione tra operatori sanitari e malati

Un’ora di socializzazione alla settimana migliora la vita e riduce l’agitazione a persone con demenza e Alzheimer, aiutando, in ultimo, a risparmiare denaro. Lo dicono i risultati di uno studio condotto dall’Università di Exeter, dal King’s College di Londra e dalla Oxford Health NHS Foundation Trust, presentati alla Conferenza Internazionale dell’Associazione Alzheimer 2017 (AAIC).
La ricerca ha coinvolto più di 800 persone affette da demenza residenti in 69 case di cura a Londra e dintorni. Alcuni operatori del personale di cura sono stati addestrati a fare interventi semplici, come parlare ai malati circa i loro interessi e coinvolgerli in decisioni sulla loro cura. Questo, in combinazione con una sola ora a settimana di interazione sociale, ha migliorato la qualità della vita e ridotto l’agitazione dei pazienti. “I nostri risultati dimostrano che una buona formazione del personale e un’ora di interazione sociale migliorano significativamente la qualità della vita per persone che spesso rischiano di essere dimenticate dalla società”, spiega Clive Ballard, dell’Università di Exeter.
“Il 70% delle persone che vivono nelle case di cura – aggiunge Doug Brown, della Alzheimer’s Society – soffre di demenza, quindi è fondamentale che il personale abbia la giusta formazione per fornire assistenza di buona qualità”. Prossima sfida, per i ricercatori, è quella di lanciare il programma nelle 28.000 case di cura del Regno Unito per far arrivare il beneficio alla vita di 300.000 persone che vivono in queste strutture.

Fonte:www.ansa.it

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Attualmente i risultati arrivano in 2 giorni

Un nuovo test potrebbe rendere molto più veloce la diagnosi della meningite: i suoi risultati arrivano infatti in un’ora, contro le attuali 48. Lo hanno sviluppato i ricercatori della Queen’s University Belfast e ora verrà testato nella pratica clinica, per due anni, presso l’ospedale reale pediatrico di Belfast, come segnala la Bbc. Il test rapido si chiama Lamp (Loop Mediated Isothermal Amplification) e può essere fatto con un semplice campione prelevato dalla bocca.
Intervenire velocemente e tempestivamente con le terapie è cruciale per la meningite, che può uccidere anche nel giro di poche ore e i cui sintomi non sempre sono evidenti, fin quando non sono troppo avanzati. Al momento, i medici si basano sul loro giudizio clinico per decidere quali antibiotici usare, con il rischio di sbagliare e dare ad alcuni pazienti potenti farmaci non necessari. Si stima che circa il 50% dei bambini e adulti con meningite ricevano una diagnosi sbagliata e mandati a casa dall’ospedale. Uno studio fatto in passato su 105 bambini, trattati per sospetta setticemia da meningococco, ha mostrato che solo un terzo era stato effettivamente infettato, mentre due terzi avevano ricevuto un antibiotico molto forte non necessario. Nello studio, i medici dell’ospedale irlandese continueranno ad usare gli antibiotici e si serviranno del test per verificare rapidamente se i loro sospetti clinici sono esatti fr-libido.com. “Sappiamo già che scientificamente il test è efficace – spiega Tom Waterfield, coordinatore dello studio – ma abbiamo bisogno di dati per confermare che è pratico per i medici usarlo prima di decidere la terapia”.

Fonte:www.ansa.it

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Insieme a maggiore interazione tra operatori sanitari e malati

Un’ora di socializzazione alla settimana migliora la vita e riduce l’agitazione a persone con demenza e Alzheimer, aiutando, in ultimo, a risparmiare denaro. Lo dicono i risultati di uno studio condotto dall’Università di Exeter, dal King’s College di Londra e dalla Oxford Health NHS Foundation Trust, presentati alla Conferenza Internazionale dell’Associazione Alzheimer 2017 (AAIC).
La ricerca ha coinvolto più di 800 persone affette da demenza residenti in 69 case di cura a Londra e dintorni. Alcuni operatori del personale di cura sono stati addestrati a fare interventi semplici, come parlare ai malati circa i loro interessi e coinvolgerli in decisioni sulla loro cura. Questo, in combinazione con una sola ora a settimana di interazione sociale, ha migliorato la qualità della vita e ridotto l’agitazione dei pazienti. “I nostri risultati dimostrano che una buona formazione del personale e un’ora di interazione sociale migliorano significativamente la qualità della vita per persone che spesso rischiano di essere dimenticate dalla società”, spiega Clive Ballard, dell’Università di Exeter.
“Il 70% delle persone che vivono nelle case di cura – aggiunge Doug Brown, della Alzheimer’s Society – soffre di demenza, quindi è fondamentale che il personale abbia la giusta formazione per fornire assistenza di buona qualità”. Prossima sfida, per i ricercatori, è quella di lanciare il programma nelle 28.000 case di cura del Regno Unito per far arrivare il beneficio alla vita di 300.000 persone che vivono in queste strutture.

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Se cala il grasso migliori performance

Il segreto per avere buoni voti alla scuola elementare è fare almeno un’ora di attività fisica al giorno, che influisce anche sulle capacità cognitive. Lo afferma uno studio della Northeastern University di Boston ancora non pubblicato ma i cui risultati sono stati anticipati dal New York Times, secondo cui a unire esercizio e prestazioni intellettuale è l’accumulo di un determinato tipo di grasso.
I ricercatori di Boston, insieme a quelli della University of Illinois at Urbana-Champaign, hanno seguito centinaia di bambini dagli 8 ai 10 anni per nove mesi. Ogni giorno un gruppo seguiva un programma che prevedeva 70 minuti di gioco attivo, mentre l’altro continuava con le normali attività. Tutti i soggetti che partecipavano allo studio sono stati visitati all’inizio e alla fine, e sono state misurate le loro capacità congitive e la composizione della massa corporea. Dopo la fine del test i bambini del gruppo che faceva esercizio avevano meno grasso viscerale rispetto all’inizio, anche quelli che erano rimasti sovrappeso, e in questo gruppo le performance cognitive sono risultate migliorate. Al contrario nel gruppo di controllo era aumentato il grasso viscerale, e peggiorate le funzioni cognitive, in particolare negli elementi che erano già sovrappeso. Il grasso viscerale, spiegano gli autori, aumenta l’infiammazione in tutto il corpo, e potrebbe essere questo il meccanismo che lega l’attività alle prestazioni cognitive. “Una riduzione dell’infiammazione ha molto probabilmente un ruolo – sottolinea Lauren Raine, uno degli autori -, perchè è noto che questa non è salutare per il cervello”.

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I corridori abituali possono vivere fino a 3 anni in più

Un’ora di corsa può ‘regalarci’ sette ore in più di vita. Con una media di due corse settimanali in 40 anni complessivamente circa tre anni. Anche se siamo un po’ più lenti, corriamo sporadicamente, siamo fumatori, beviamo o il nostro problema è il sovrappeso. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio guidato dalla Iowa State University, pubblicato su Progress in Cardiovascular Disease. Gli studiosi si sono rifatti a una ricerca precedente, svolta tre anni fa, che ha preso in esame oltre 55mila adulti seguiti per 15 anni, analizzando una grande mole di dati di test medici e di fitness condotti presso il Cooper Institute di Dallas e giungendo alla conclusione che appena cinque minuti di corsa al giorno bastano per aumentare l’aspettativa di vita. Col nuovo studio è stato possibile quantificare, aggiungendo anche i risultati di altre ricerche recenti, che un corridore tipico spenderebbe meno di sei mesi effettivamente in attività nel corso di quasi 40 anni, ma ciò potrebbe far prevedere un aumento della speranza di vita di 3,2 anni, con un guadagno netto di circa 2,8 anni.
In termini concreti, un’ora di corsa allunga statisticamente l’aspettativa di vita di sette ore, anche se come spiega l’autore principale della ricerca, Duck-chul Lee, al New York Times “queste aggiunte non sono infinite”. In altri termini, correre non ci rende certo immortali. Nel complesso, la revisione ha rafforzato i risultati precedenti, con i dati che hanno indicato che correre, a qualunque passo, riduce il rischio di morte prematura del 40%, anche tenendo conto di problemi come obesità e ipertensione e di consumo di alcol e fumo. Anche altre attività come camminare o andare in bici danno benefici, ma minori. Il rischio di morte prematura su riduce del 12%.