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Giornate intense al San Donato e alla Gruccia

Un vero e proprio “baby boom” quello che si è registrato negli ultimi 10 giorni negli ospedali di Arezzo e Valdarno.

Il 24 settembre all’ospedale di Arezzo, a fronte di una media-nascita di 4 bambini al giorno (i parti al San Donato sono circa 1500 all’anno), tra le 6,30 e le 13,30 ne sono nati ben 12. I bambini (9 maschi e 3 femmine) e le mamme, 9 italiane e 3 straniere, stanno tutti bene.

A fine settembre, invece, nel giro di 48 ore alla Gruccia si sono registrati 13 parti (8 maschi 5 femmine). Ben 5 di loro sono nati in vasca. Tutto questo, a fronte di una media nascita di 1-2 bambini al giorno, per un totale di circa 500 nascite all’anno.

“La concentrazione di così tante nascite tutte insieme è stato un evento fuori dal normale – commenta Ciro Sommella, direttore della Ginecologia di Arezzo – Il 24 è stata una mattinata frenetica e devo ringraziare tutti i medici e le ostetriche che ci mettono sempre quel qualcosa in più per assistere le nuove famiglie in un momento indimenticabile. E grazie anche ai neonatologi che prendono subito in cura i neonati. E’ stato un bel momento per tutti noi perché conferma un trend positivo per le nascite al San Donato, in controtendenza con il calo demografico che caratterizza molti ospedali”.

“Queste situazioni ci danno grande soddisfazione e le due giornate, così intense, sono state davvero belle per tutti noi – conclude Luca Tafi, direttore della Pediatria della Gruccia – Ovviamente, queste occasioni chiedono una riorganizzazione del lavoro in tempo reale. Per questo ringrazio tutto il personale per la flessibilità e la bravura dimostrate quotidianamente”.

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L’Azienda Ospedaliero–Universitaria di Modena e l’Azienda USL insieme per assicurare ai pazienti fragili provenienti dalle Case Residenza per Anziani (CRA) percorsi “protetti” che, in presenza di patologie complesse ma non acute né urgenti, evitino loro, dove possibile, il ricovero. Il percorso, realizzato in collaborazione con l’Assessorato al Welfare del Comune di Modena, è stato avviato a gennaio 2019, a integrazione di quello già attivo sugli ospedali AUSL della provincia.

“L’estensione del progetto a Modena – sottolinea Andrea Spanò, Direttore del Distretto sanitario di Modena – garantisce in città percorsi assistenziali protetti, condivisi e concordati tra il personale medico e infermieristico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e i Medici di Medicina Generale e gli infermieri che operano nelle strutture per anziani, pubbliche e private accreditate. Una sinergia tra ospedale e territorio che va a vantaggio del paziente”.

“Tra gli impegni prioritari – aggiunge il responsabile del progetto per AUSL Modena, Luca Gelati – c’è il miglioramento della comunicazione tra operatori del territorio e dell’ospedale per umanizzare i percorsi dei pazienti anziani ospiti delle CRA”.

Sono due le figure di coordinamento per il Distretto di Modena, Antonia Morritti e Maria Squillante dell’Area Fragili distrettuale. In base al percorso, al Policlinico di Modena e all’Ospedale di Baggiovara è identificato un referente all’interno del Dipartimento di medicina Interna Generale, d’Urgenza e Post Acuzie che si interfaccia col medico della struttura per valutare i singoli casi.

 
 “L’obiettivo del progetto – spiega il prof. Antonello Pietrangelo, Direttore del Dipartimento di medicina Interna Generale, d’Urgenza e Post Acuzie – è evitare, attraverso il contatto diretto tra medico della struttura e medico internista ospedaliero, che pazienti anziani e fragili con patologie internistiche complesse siano inviati al Pronto Soccorso del Policlinico e di Baggiovara per problemi che non hanno il carattere dell’urgenza e che possono essere risolti attraverso un confronto tra medici della CRA e dell’AOU o l’esecuzione di indagini diagnostiche e percorsi costruiti ad hoc. Stiamo quindi parlando di pazienti che necessitano per lo più di un approfondimento clinico, di indagini diagnostiche o procedure terapeutiche non urgenti ma differibili, mentre per le urgenze il percorso corretto resta quello di contattare il 118”.

 

 

 

 

 

 

Le strutture coinvolte nel progetto sono la Medicina Interna del Policlinico (diretta dal prof. Antonello Pietrangelo) e, all’Ospedale Civile, la Medicina Interna Gastroenterologica (diretta dal dottor Marco Pradelli), la Medicina Interna Metabolica (diretta dal prof. Pietro Andreone), la Geriatria (diretta dal prof. Marco Bortolotti). Il progetto si avvale anche della collaborazione di tutte le altre strutture di medicina dell’AOU di Modena.

“Stiamo parlando – aggiunge il prof. Pietrangelo, coordinatore del progetto per l’AOU – per lo più di sospetta traumatologia minore, problematiche infettivologhe, neurologiche, gastroenterologiche o cardiovascolari non urgenti. Abbiamo previsto che per i pazienti con problematiche traumatologiche, neurologiche, vascolari ci si rivolga ad internisti dell’Ospedale Civile, ed in caso di quadri infettivologici o pneumologici a internisti del Policlinico. In tutti gli altri casi la chiamata potrà essere rivolta indifferentemente a una delle due sedi”.

“Per garantire risposte sanitarie sempre più a misura dei bisogni dei cittadini, oltre che efficaci e di qualità soprattutto nei confronti di una fascia fragile e in forte aumento come quella della popolazione anziana – afferma l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Modena, Roberta Pinelli – l’integrazione tra azienda sanitaria e ospedaliera e tra i professionisti che vi lavorano, si rivela ancora una volta fondamentale, così come il coinvolgimento di chi si occupa quotidianamente dell’assistenza alle persone anziane. Per questo occorre continuare a migliorare e a interrogarsi su come innovare i servizi interessando a vari livelli tutti i soggetti del territorio coinvolti e le stesse famiglie degli utenti”.

Il percorso prevede che il medico della struttura contatti il referente di uno dei due ospedali, in base al suo sospetto diagnostico. Insieme, decidono se monitorare il paziente in struttura, organizzare “pacchetti diagnostici” dedicati e, in caso sia necessario, programmare un ricovero. Nei primi sei mesi dall’attivazione del progetto, l’AOU di Modena ha ricevuto 18 chiamate. Di queste, solo 2 hanno necessitato un ricovero. Per le altre sono stati effettuati interventi diagnostici in ospedale e trattamenti in struttura con la terapia concordata tra l’internista ospedaliero e il medico, a tutto vantaggio del benessere dei pazienti stessi.

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Candida auris resistente, 17 morti a Ny, arriva da Giappone

Allarme negli ospedali newyorchesi ed allerta in tutti i nosocomi Usa: un super-fungo potenzialmente letale – originariamente identificato in Giappone nel 2009 – si sta diffondendo negli Stati dell’Unione ed e’ giunto nella Grande Mela.
Facendo scattare il timore di una facile diffusione nella metropoli. Negli ospedali di New York sono stati riportati di recente 44 casi dell’infezione resistente ai medicinali disponibili e 17 morti. Anche se per i decessi non si e’ stabilita’ una incontrovertibile relazione causa-effetto. Tutte le infezioni sono state trasmesse in cliniche o in uffici e centri medici.
Il primo caso negli Stati Uniti fu segnalato nel 2013, ma la diffusione del super-fungo e’ iniziata lo scorso anno.
Tra i sintomi del contagio: sensazioni di bruciore e difficolta’ a deglutire.
Il super-fungo – hanno spiegato gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) – agisce come un super-batterio,non risponde agli anti-funghicidi, e’ difficile da identificare nei test di laboratorio”.
Il microrganismo colpisce in particolare i più deboli, neonati ed anziani, ed e’ stato identificato sulle attrezzature degli ospedali e sulla pelle persino di pazienti già trattati con i medicinali.

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Visite gratuite, esami strumentali, consulti ed eventi informativi negli ospedali italiani a “misura di donna”

Onda, in occasione della seconda Giornata nazionale della salute della donna che si celebra il 22 aprile, organizza la seconda edizione dell'(H)Open Week con l’obiettivo di promuovere l’informazione e i servizi per la prevenzione e la cura delle principali patologie femminili. Nella settimana dal 18 al 24 aprile attraverso oltre 150 ospedali con i Bollini Rosa che hanno aderito all’iniziativa saranno offerti gratuitamente alle donne visite, consulti, esami strumentali e saranno organizzati eventi informativi e molte altre attività nell’ambito di 12 aree specialistiche: diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia, ginecologia e ostetricia, malattie e disturbi dell’apparato cardio-vascolare, malattie metaboliche dell’osso, medicina della riproduzione, neurologia, oncologia, reumatologia, senologia, sostegno alle donne vittime di violenza.
L’iniziativa, che ha ottenuto il patrocinio di 22 Società scientifiche* e la collaborazione di Federfarma, è resa possibile anche grazie al contributo incondizionato di Cosmetici Magistrali e Grunenthal.
I servizi offerti sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione. È possibile selezionare la Regione e la Provincia di interesse per visualizzare l’elenco degli ospedali che hanno aderito e consultare il tipo di servizio offerto.
“Anche a questa seconda edizione dell’(H)Open Week hanno aderito molti ospedali con i Bollini Rosa”, spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda, “a testimonianza del loro impegno continuo nella promozione della medicina di genere e nella personalizzazione della cura al fine di garantire appropriatezza diagnostica e terapeutica. Oltre 150 ospedali distribuiti in tutta Italia (Lombardia, Lazio e Veneto le regioni più rappresentate, ma anche Campania, Sicilia e Puglia) mettono a disposizione i propri clinici con un grande sforzo organizzativo per avvicinare la popolazione alle principali patologie delle donne informandole sui percorsi di diagnosi e cura più appropriati. Il circuito dei Bollini Rosa, esempio concreto di una medicina gender oriented, è arrivato al primo decennale e a fine 2017 si rinnova: un nuovo sito bollinirosa.it offre la possibilità di consultare più facilmente i servizi offerti dalle strutture aderenti al network e le iniziative correlate”.
“Troppo spesso noi donne rinunciamo a curarci”, testimonia l’On. Beatrice Lorenzin, Ministro della salute. “La nostra quotidianità, scandita dal lavoro e dalla cura dei figli e della famiglia, dall’assistenza a genitori e parenti anziani, è considerata da molti studi come fonte di logoramento fisico e psicologico, tant’è vero che se le donne vivono di più, trascorrono gli ultimi anni della loro vita in condizioni di salute peggiori rispetto agli uomini. Ritengo per questo sia fondamentale non solo occuparsi della salute femminile come valore in sé e come valore sociale, che riguarda tutti, ma agire concretamente. Con l’iniziativa ‘(H)Open Week’ le donne verranno sensibilizzate alla cura della propria salute. Inoltre, il 22 aprile, si terrà la II Giornata nazionale della salute della donna che rappresenta un momento di confronto tra scienziati ed esperti, associazioni e cittadini in merito alle principali malattie che colpiscono il genere femminile, le possibili cure e l’attività di prevenzione necessaria da svolgere.
La nostra salute è la salute delle famiglie e della società e la II Giornata nazionale della salute della donna è un buon momento per ricordarcelo e ricordarlo”.
“Le farmacie partecipano con entusiasmo a questa seconda edizione dell’(H)Open Week”, afferma Annarosa Racca, Presidente di Federfarma. “Condividiamo la necessità di promuovere la medicina di genere e la personalizzazione delle cure, per migliorare l’appropriatezza delle terapie. Per questo motivo le 18.000 farmacie italiane collaborano all’iniziativa di Onda informando le donne – che sono le maggiori frequentatrici della farmacia in quanto si curano del benessere di tutta la famiglia – sulla possibilità di prenotare visite ed esami gratuiti nei molti ospedali che hanno aderito alla campagna Bollini Rosa. Nelle farmacie sarà esposta una locandina per informare su questa opportunità e agevolare la partecipazione delle donne alle visite per la prevenzione e la cura delle principali patologie femminili”.

Per maggiori informazioni, visitare il sito www.bollinirosa.it o inviare una e-mail a eventi@bollinirosa.it.

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Da Pet a dialisi tutto in rete

Qualche anno fa comperare qualcosa online era considerato pericoloso per via del possibile furto dei dati connessi ai bancomat o ai profili bancari. Oggi il mercato nero dei dati clinici dei pazienti è considerato 20 volte più prezioso di quelle delle carte di credito e non esistono attualmente sistemi di sicurezza completamente affidabili per il riconoscimento del furto ‘in atto’ del dato: il grido di allarme è stato lanciato a Genova da un gruppo di esperti di sicurezza informatica che sono intervenuti al termine del XVII Convegno dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici.
L’allarme – lanciato nei mesi scorsi a livello internazionale da varie ricerche, da Deloitte a TrapX – ha stimato che circa il 94% dei 5600 ospedali americani è stato soggetto ad attacchi dei pirati informatici: i due maggiori cyberattacchi ai cloud di due reti mediche statunitensi, Banner Health e a Newkirk, hanno generato il furto di dati medici di oltre 7milioni di cittadini americani ed oggi questa deriva della criminalità informatica sta inesorabilmente arrivando anche in Europa e in Italia, con hackers che rubano dati con scopi di “riscatto digitale” (“se rivuoi i tuoi dati, paga”) ma che nel futuro potrebbero rivendere i dati a compagnie private, se non addirittura utilizzarli per una mappatura internazionale dei trend epidemiologici e clinici.
Come sottolineato da Antonio Cisternino, ricercatore in informatica biomedica all’Università di Pisa, “mentre avanza ‘the internet of things’ (IoT) e la quantità di oggetti comuni connessi cresce quotidianamente, aumentano anche esponenzialmente il numero di apparati in chiaro che dall’interno di un ospedale possono inviare dati sensibili.
Questi dati sono allo stato attuale ancora senza protezioni e quindi disponibili al furto da parte di chi possa farne un uso criminale”. Oggi in pratica è sufficiente agganciare la rete wifi di un centro di cura per accedere, rubare o bloccare dati. E quando si parla di dati “in chiaro” ci si riferisce anche a macchine (Pet, Ct scanners, pompe ad infusione, macchine per dialisi……) che gestiscono profili clinici e di cura e che sono oggi facilmente accessibili, rappresentando una porta vulnerabile a disposizione degli hackers.
I big brand tecnologici (da Qualcomm a Philips) si stanno muovendo per offrire risposte di settore, ma complessivamente la necessità è che il settore sanità e il settore tech-security dialoghino velocemente. L’allarme è lanciato ed anche gli ingegneri clinici italiani lo stanno raccogliendo: “La necessità di difendersi dal rischio di hackeraggio clinico è una nuova sfida per gli ospedali italiani” ha commentato Lorenzo Leogrande, presidente AIIC, “ed è chiaro che gli ingegneri clinici sono chiamati ad attrezzarsi per offrire soluzioni adeguate. Ma la risposta dovrà essere di sistema, per evitare di impostare le soluzioni con un approccio particolaristico. La lotta alla criminalità digitale si deve condurre con la stessa capacità di creatività logico-informatica che gli stessi hacker dimostrano di avere”.

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Ricerca su 15 nosocomi in tutta Italia, carenze catena comando

Gli ospedali italiani sono “poco preparati a fare fronte alle maxi-emergenze” e nella catena di risposta sanitaria in tali frangenti “l’anello debole sembrano essere proprio i nosocomi”. E’ quanto emerge da una indagine del Centro ricerche per le emergenze e la medicina dei disastri dell’Università del Piemonte Orientale (Crimedim), presentata in occasione del convegno ‘Sistema sangue e Maxi-Emergenze’ organizzato dal Centro Nazionale Sangue.
Lo studio, illustrato dal direttore Crimedim Francesco Della Corte, ha valutato la preparazione di un campione di 15 strutture ospedaliere rappresentative su tutto il territorio nazionale ottenuta secondo i parametri dell’Oms. Dallo studio è emerso che solo 3 degli ospedali esaminati hanno raggiunto un punteggio considerato sufficiente.
La media del punteggio riportata dagli ospedali esaminati è risultata 104, quando il minimo per la sufficienza è 129, mentre il voto più alto registrato è stato 148 su un massimo di 184. I dati italiani, ha affermato Della Corte, sono in linea con quelli ottenuti da ricerche simili in altri paesi europei.
I risultati, ha spiegato, “non possono essere dimostrativi in senso assoluto della impreparazione del sistema ospedaliero alla maxiemergenza perché il campione è limitato, anche se comprende diversi ospedali tra i più grandi in Italia, ma l’aver usato un questionario validato e la valutazione in presenza aggiunge sicuramente elementi di sostegno importanti. Le carenze principali riguardano la catena di comando e controllo e l’interazione tra gli stakeholders, che pur se scritta nei piani non viene mai testata. L’altra carenza importante è l’aspetto formativo che è nella maggior parte dei casi totalmente disatteso”.
Proprio per intervenire sulle carenze, sottolinea Giovanna Esposito, presidente della Federazione Italiana medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi (Fimeuc), “c’è bisogno di una formazione specifica agli ospedali. Anche sulla base di questo studio, a cui abbiamo collaborato – ha concluso – abbiamo pensato di organizzare dei corsi da fornire alle aziende perchè abbiano gli strumenti per costruire i loro piani di risposta, che stanno avendo un discreto successo”.

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200 in 1 mese; Lorenzin,attività continua che va oltre casi media

Controlli a tappeto negli ospedali italiani da parte dei Carabinieri per la tutela della salute Nas che, nell’arco di un mese e con l’impegno di 600 uomini, hanno effettuato oltre 200 ispezioni, concentrate soprattutto nel periodo delle feste natalizie: il sovraffollamento di molti Pronto soccorso, con un numero di accessi in vari casi pari al doppio della media giornaliera, è tra le maggiori criticità.
Ma non solo: ad emergere, anche carenze strutturali, farmaci scaduti fino, in un caso, all’esercizio abusivo della professione. Anomalie che hanno portato ad un totale di 19 sanzioni amministrative e al deferimento di 11 persone all’Autorità Giudiziaria. Sottolinea l’importanza dell’attività di monitoraggio dei Nas il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “I controlli e le ispezioni dei Nas sono cominciati prima di Natale così come avevamo concordato, su tutto il territorio nazionale. E i numeri lo confermano. Un’attività – afferma – continua e che va ben oltre i casi e le emergenze che finiscono sui giornali, come il caso di Nola. Non solo dunque controlli nei pronto soccorso ma in tutta la rete dei servizi sanitari e della sicurezza alimentare”. Un controllo straordinario sull’intero territorio nazionale, quello effettuato dai Nas dal 15 dicembre ad oggi, al fine di verificare le condizioni di efficienza dei servizi di assistenza ospedalieri. La criticità maggiormente riscontrata, soprattutto nelle grandi città, è stato dunque il sovraffollamento – con prevalenza di persone anziane – dei Pronto soccorso, e ciò anche a causa del concomitante picco epidemico influenzale. Infatti, in alcuni ospedali, hanno riscontrato i Nas, si è registrato un numero di accessi al Pronto soccorso pari al doppio della media giornaliera.
All’ospedale Civico di Palermo, ad esempio, i carabinieri hanno trovato 27 pazienti in barella e 20 in poltrona, il triplo rispetto a quelli previsti. Alcuni erano sistemati nei corridoi per l’assenza di posti letto nei reparti. Il giorno di Natale, i Nas hanno fatto un sopralluogo anche all’Ospedale dei bambini di Palermo. Varie le irregolarità: dall’assenza di stanze dedicate al personale medico a problemi come le lunghe attese, da due a cinque ore, per ottenere gli esami di laboratorio e le prestazioni di Radiodiagnostica nei giorni prefestivi e festivi e nelle ore notturne, a causa dell’assenza di personale in regime h24. Ma sono tanti gli esempi dell’azione dei Nas, anche se le criticità rilevate rappresentano “episodi limitati che – precisano gli stessi Carabinieri – non condizionano la generalizzata situazione di funzionalità offerta dalla gran parte delle strutture visitate, operanti sul territorio”. Tuttavia, non mancano esempi negativi: in un ospedale della provincia di Ragusa, ad esempio, è stata disposta la chiusura della sala operatoria del Dipartimento di Chirurgia per mancanza dei requisiti igienico sanitari e strutturali, mentre il 26 dicembre il Nas di Campobasso ha deferito in stato di libertà un infermiere per esercizio abusivo della professione sanitaria ed il Nas di Bari ha rinvenuto presso un ospedale della provincia confezioni di medicinali scadute di validità, sequestrate.
Ed i blitz dei Nas non si fermeranno: anche nel nuovo anno, assicurano dai Carabinieri per la tutela della salute, il monitoraggio sarà costante.

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Regolamento Lombardia anche per case riposo,multe a trasgressori

Cani, gatti e conigli potranno d’ora in avanti accedere, in Lombardia, “agli ospedali e alle case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite”.
   
Stamani la Giunta regionale, come riferisce una nota, ha infatti approvato il regolamento che attua una legge regionale del 2009 sulla tutela degli animali di affezione. “Novità assoluta – dichiara l’assessore al Welfare, Giulio Gallera – è la possibilità di accesso di cani, gatti e conigli negli ospedali e nelle Case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite dalle strutture sanitarie o sociosanitarie, rispettando i requisiti minimi riportati dal regolamento: gli animali devono essere accompagnati da maggiorenni, i cani devono essere muniti di museruola e condotti a guinzaglio; gatti e conigli, invece, dovranno essere alloggiati nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita al paziente o all’ospite”.
   
Chi non rispetterà le norme, riferisce sempre la nota della Regione, è passibile di multe dai 150 ai 900 euro.

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Tre su 4 vorrebbero trovare in farmacia medicinali e presidi

Liste d’attesa troppo lunghe per i controlli dopo un ricovero, un’odissea avere in tempi brevi i medicinali per la terapia: per 4 pazienti italiani su dieci avere rapporti con un ospedale o una Asl territoriale per gestire la propria malattia è fonte di disagi e difficoltà. Così il 67% dei cittadini e ben il 75% (3 su 4) di coloro che hanno ha già un problema di salute accoglierebbe con sollievo il passaggio alla farmacia del territorio di molti dei servizi gestiti da Asl e ospedali, prima fra tutte la distribuzione dei medicinali erogati finora solo in ospedale.
Lo dimostra un’indagine condotta da Datanalysis su 2.000 cittadini e 500 persone con patologie croniche come diabete di tipo 2, artrite reumatoide, broncopneumopatia cronica ostruttiva, presentata a un convegno organizzato da Federfarma Servizi e Federfarma.Co. a Napoli.
Un italiano su quattro vorrebbe trovare in farmacia anche altri servizi, come una gestione integrata con ospedale e medico di famiglia, l’assistenza ad anziani, disabili e pazienti con malattie croniche, l’accesso a servizi infermieristici e fisioterapici, la possibilità di prenotare visite ed esami. La farmacia si conferma perciò un punto di riferimento essenziale, tanto che uno su tre vorrebbe un canale di comunicazione più facile e diretto, magari attraverso i social media o whatsapp.
“I distributori di farmaci e le cooperative di farmacisti sono pronti a rispondere alle esigenze e si propongono di distribuire alle farmacie territoriali anche quei farmaci e quei presidi attualmente distribuiti soltanto dalle Asl-spiega Giancarlo Esperti, direttore generale di Federfarma Servizi- grazie al nostro sistema distributivo capillare possiamo già oggi assicurare la consegna su tutto il territorio”.

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L’apertura dell’orario di visita si amplia dalle ore 11.30 alle 21

Si intitola “Humanitas, porte aperte in corsia” l’iniziativa del Direttore Generale dell’Azienda ULSS 16 Padova e Commissario delle Aziende ULSS 15 Alta Padovana e ULSS 17 Bassa Padovana Domenico Scibetta che prevede l’estensione dell’apertura degli orari di visita ai pazienti nelle unità operative di area medica in tutti e cinque gli ospedali delle aziende territoriali della provincia di Padova. Nelle strutture ospedaliere Sant’Antonio a Padova, Immacolata Concezione di Piove di Sacco, Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia e negli ospedali di Cittadella e Camposampiero le visite ai pazienti ricoverati in Medicina, Geriatria, e Lungodegenza sono stati estesi dalle ore 11.30 alle ore 21.00 con una finestra aggiuntiva dalle ore 7.30 alle ore 8.30, fascia oraria dedicata alle colazioni. “Il progetto nasce dalla considerazione che tutti quanti, da ricoverati, torniamo un po’ bambini e cioè impauriti, indifesi e bisognosi di vicinanza fisica, di attenzione e di umanità tangibile – sottolinea il dr. Domenico Scibetta, già in passato promotore di numerose iniziative di specifica attenzione al paziente –. Abbiamo pensato di ampliare l’orario di apertura delle visite perché la compagnia e l’empatia agevolano la guarigione, innescando energie positive, migliorando concretamente la degenza degli assistiti che non devono sentirsi reclusi né subire la struttura ospedaliera e le sue regole rigide. Vorremmo fare in modo che chi è in cura possa avvertire che l’ospedale li sta accompagnando, sollecitando il più possibile un’accoglienza che sia veramente tale, un sentirsi al centro dello stare ospedaliero, non meri ingranaggi di una macchina più grande, spesso incomprensibile e lontana”. La sperimentazione sui nuovi orari di visita ai pazienti riguarda 555 posti letto sul totale di 1.658 posti letto degli ospedali gestiti direttamente dalle tre aziende sociosanitarie padovane ed è prevista nell’arco di sei mesi, dopo i quali saranno effettuate le necessarie valutazioni. L’iniziativa, che va nell’ottica di confluenza delle tre aziende sociosanitarie in un unico contesto territoriale provinciale, è la prima di una serie che la direzione generale padovana sta studiando per rendere gli ospedali non solo luoghi di cura ma sempre più spazi di relazione ed interazione, aperti alla comunità. “Sottolineo – chiude il dr. Scibetta – che si tratta di un progetto a costo zero perché per metterlo in atto è stato necessario procedere ad una riorganizzazione oraria, con una pianificazione più accorta, che tiene conto dei desideri dell’utenza stessa senza alcun dispendio e garantendo un giusto equilibrio tra la scienza medica ed il potere dello stare insieme”.