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In quattro città italiane, per prevenire fratture da fragilità

Ossa fragili come porcellana per il 75% delle donne ‘over 60’, con aumento del rischio di fratture.
A loro è rivolta la campagna ‘Il piatto forte’ della Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso (Firmo) in partnership con Amgen. Raggiungerà a partire dal 30 settembre e per tutto ottobre quattro città italiane (Lecce, Ferrara, Cagliari e Catania). “Se non trattata, l’osteoporosi rende le ossa fragili come la porcellana”, è il messaggio della campagna. Secondo l’Oms, a causa dell’osteoporosi nel mondo ogni 3 secondi si verifica una frattura di femore, polso o vertebra. La frattura del femore comporta una mortalità del 5% e del 20% nel mese e nell’anno successivi. Circa il 30% dei pazienti fratturati va incontro a disabilità permanente, il 40% perde la capacità di camminare autonomamente, l’80% ha bisogno di supporto. “Nel nostro Paese il problema della fragilità ossea espone a un rischio elevatissimo di nuovi eventi fratturativi con costi insostenibili per il Servizio sanitario, ma è di fatto ignorato e per i pazienti fratturati la presa in carico e la continuità assistenziale dopo l’intervento chirurgico sono pressoché inesistenti”, spiega Maria Luisa Brandi, Presidente Firmo.

Fonte:www.ansa.it

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Salute ossea migliore del 6% per chi ne fa oltre 2 minuti

Un singolo minuto di esercizio fisico intenso ogni giorno, come una breve corsetta, è legato a una migliore salute delle ossa nelle donne. Uno studio pubblicato sull’International Journal of Epidemiology mostra infatti che coloro che hanno fatto brevi sessioni di attività ad alta intensità di carico avevano una migliore salute ossea.
La buona salute ossea ha molti vantaggi per la salute, incluso un rischio ridotto di fratture in età avanzata. A causa dei cambiamenti ormonali, le donne in menopausa sono ad alto rischio di sviluppare osteoporosi e debolezza ossea. Tuttavia è noto che questo rischio diminuisca con l’aumentare dell’attività fisica, purché questa sia di carico sulle ossa, ovvero non ciclismo e nuoto, ma salti, ginnastica e corsa. La forza di gravità e le contrazioni muscolari, infatti fungono da stimolo per la formazione dell’osso stesso. Per stabilire quanta debba essere questa attività, i ricercatori dell’Università di Exeter e dell’Università di Leicester hanno esaminato i dati relativi a più di 2.500 donne e hanno confrontato i livelli di attività (misurati dai monitor a polso) con la salute delle ossa (misurata con scansione ad ultrasuoni dell’osso del tallone).
Hanno così scoperto che le donne che in media hanno fatto 60-120 secondi di attività ad alta intensità al giorno hanno una salute ossea del 4% migliore rispetto a quelli che hanno fatto meno di un minuto. I miglioramenti aumentavano al crescere del tempo dedicato: hanno infatti trovato una salute ossea del 6% migliore tra coloro che hanno corso più di due minuti al giorno.

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Ricerca condotta in Uk su oltre 100 ragazzi

Il gioco del calcio favorisce lo sviluppo delle ossa negli adolescenti, più di altri sport. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of Bone and Mineral Research e condotta presso l’Università di Exeter in Gran Bretagna. E’ emerso che praticare il calcio rispetto ad altri sport come ciclismo e nuoto o rispetto a nessuna pratica sportiva regolare è associato a maggior aumento di massa ossea dopo un anno di allenamenti.
Gli esperti, coordinati da Dimitris Vlachopoulos, hanno tenuto sotto osservazione 116 adolescenti di 12-14 anni, sottoposti a vari esami per misurare l’accrescimento osseo e la densità ossea (ad esempio radiografia del collo del femore). L’adolescenza è un periodo critico per l’accrescimento osseo, per cui se le ossa non si sviluppano adeguatamente in quegli anni, si arriva alla prima età adulta con meno densità ossea e col tempo si va incontro a maggior rischio fratture e osteoporosi. Gli esperti hanno osservato che, rispetto ad altri sport, il calcio è associato a maggior accrescimento osseo dopo un anno di pratica.
Il loro consiglio, quindi, per chi preferisce altri sport rispetto al pallone, è prevedere anche esercizi che ad esempio il sollevamento pesi nel loro piano di allenamenti.

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Una giusta alimentazione è necessaria per nutrire la massa ossea

Il movimento unito a una dieta ricca di nutrienti in calcio e proteine, oltre a una regolare esposizione al sole che favorisca la regolare produzione di vitamina D. È quanto suggerito dagli esperti per garantire la salute delle ossa, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) in corso a Firenze. “Le fonti alimentari di calcio, ossia latte e latticini, devono essere l’opzione di prima scelta – sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc – mentre i supplementi sono indicati per i soggetti ad alto rischio”. “Il calcio – prosegue Muscaritoli – è necessario anche alla contrazione dei muscoli e la sua presenza nella dieta permette di accumulare quel patrimonio osseo sin dall’infanzia, proteggendoci dall’osteoporosi in tarda età”. “Nel corso della vita la dimensione del nostro scheletro e la quantità di osso in essa contenuto cambiano in modo significativo – spiega il professor Ranuccio Nuti dell’Università di Siena -, ad esempio, nel corso dei primi 10-12 anni di vita, la massa ossea aumenta in modo costante, sia nei ragazzi sia nelle ragazze. Durante la pubertà, il tasso di accumulo di massa ossea accelera, con un aumento più rapido nei maschi, con conseguente raggiungimento del picco di massa ossea verso la metà dei 20 anni”. “Una nutrizione adeguata – aggiunge – è essenziale per il raggiungimento del picco di massa ossea, per il mantenimento della massa ossea durante l’età adulta e soprattutto per il controllo della perdita ossea con l’avanzare dell’età”.

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Materiale genetico estratto nei loro sedimenti

Per la prima volta è stato estratto il Dna degli uomini preistorici dalle caverne in cui finora non sono presenti i resti fossili delle loro ossa. Il materiale genetico è stato recuperato dai sedimenti di sette grotte con una tecnica che potrebbe aiutare a riscrivere la storia dei primi uomini e dei loro predecessori. La descrivono sulla rivista Science i ricercatori dell’Istituto Max Planck di Antropologia evolutiva di Lipsia, guidati da Matthias Meyer e da Svante Paabo.
Anche se i siti preistorici con reperti e manufatti dell’uomo abbondano, sono invece scarsi i loro resti ossei. Un problema a cui sembrano aver trovato una soluzione i ricercatori tedeschi.
Dai campioni di sedimento di sette siti archeologici hanno infatti recuperato dei minuscoli frammenti di Dna appartenuti a diversi mammiferi, tra cui l’uomo di Neanderthal e di Denisova. ”Abbiamo voluto verificare se il Dna degli ominidi poteva sopravvivere nei sedimenti dei siti archeologici noti per essere stati occupati dagli antenati dell’uomo”, commenta Meyer.
Il lavoro ha coinvolto una vasta rete di ricercatori nei siti presenti in Belgio, Croazia, Francia, Russia e Spagna, che hanno raccolto campioni che coprono un periodo che va da 14.000 a 550.000 anni fa. Dopo di che hanno analizzato i frammenti del Dna delle centraline energetiche delle cellule (Dna mitocondriale) identificando quelli appartenenti a 12 diverse famiglie di mammiferi, tra cui alcune estinte come il mammut e il rinoceronte lanoso. Dei nove campioni con una quantità di Dna umano sufficiente per fare analisi più complesse, otto sono risultati appartenere ai Neanderthal e uno al Denisova. ”Così – rileva Paabo – possiamo rilevare la presenza degli ominidi lì dove finora non si era riusciti a farlo con altri metodi”.

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Con esercizi di carico benefici dopo 12 mesi 2 volte a settimana

Correre e saltare per un paio di volte a settimana per almeno un anno, rinforza le ossa degli uomini e aiuta a proteggerle dall’osteoporosi. A concentrarsi sui problemi ossei dei maschi è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘Bone’, che mostra come alcuni esercizi specifici riescano favorire la formazione delle ossa, aumentandone la densità.
L’osteoporosi colpisce più di 200 milioni di persone in tutto il mondo ed è un grave problema di salute pubblica, poiché favorisce fratture e ricoveri, soprattutto tra le donne ma non esclude gli uomini, su cui esistono meno studi. Il team dell’Università del Missouri-Columbia, guidato da Pamela Hinton, ha preso in esame 38 uomini di età compresa tra 25 e 60 anni affetti da osteopenia, o bassa massa ossea, suddividendoli in due gruppi. Un gruppo ha eseguito esercizi di resistenza, come affondi e squat. L’altro gruppo ha eseguito vari tipi di salti, come singoli, doppi, a gambe alternate. Dopo 12 mesi di esecuzione, per due o tre volte a settimana, di questi esercizi definiti ‘di carico’, in entrambi i gruppi è stata osservata una diminuzione del livello di sclerostina, proteina che, se espressa ad alti livelli, ha un impatto negativo sulla formazione dell’osso. L’altro cambiamento significativo è stato un aumento dell’ormone IGF-1, che invece innesca la crescita delle ossa.
“Spesso le persone sanno di dover fare attività fisica per prevenire l’obesità, malattie cardiache o diabete”, spiega Hinton. Tuttavia, sport come nuoto e ciclismo, hanno benefici per la salute globale, ma non rafforzano lo scheletro. “C’è quindi anche bisogno – conclude – di fare esercizi specifici per proteggere la salute delle ossa, come correre, saltare e fare affondi”.

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Promettente nuova via di cura a obesità e diabete

Scoperto nelle ossa un ormone che spegne l’appetito agendo direttamente sul cervello e che potrebbe divenire un nuovo alleato nella lotta a obesità, disfunzioni metaboliche e diabete.
   
Reso noto sulla rivista Nature, è il risultato di un team di ricercatori della Columbia University Medical Center (CUMC) tra cui l’italiano Antonio Maurizi.
   
L’ormone si chiama ‘lipocalina 2’ ed è solo l’ultima delle molecole con funzione ormonale scoperte nelle ossa. Queste non hanno solo funzione di sostegno; sono stati proprio gli scienziati della Columbia University, a partire da alcuni anni fa, a pubblicare una serie di ricerche in cui veniva dimostrata l’importante funzione ‘endocrina’ (ossia di produzione ormonale) delle ossa. Nel nuovo lavoro gli scienziati hanno isolato la lipocalina 2 e visto che è una molecola in grado di superare la barriera ’emato-encefalica’ (il ‘muro di cinta’ microscopico che protegge il cervello da incursioni pericolose attraverso il sangue) ed agire direttamente nell’ipotalamo, dove è localizzato il centro di controllo dell’appetito. Gli esperti hanno visto nei topolini che la lipocalina 2 controlla e tiene a bada l’appetito. Poi in esperimenti su pazienti con diabete 2, gli scienziati hanno visto che minore è la concentrazione sanguigna di lipocalina 2, più questi pazienti risultano obesi e con difficoltà a gestire la malattia, a tenere sotto controllo nel lungo termine la quantità di zucchero nel sangue.
   
La lipocalina 2 risulta dunque essere una molecola promettente per nuove cure contro obesità e diabete.

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Fa regredire malattia promuovendo aumento volume osseo

Scoperta una molecola per stimolare la ricrescita dell’osso e far regredire l’osteoporosi. Si tratta del risultato messo a segno da un gruppo di ricerca del Children’s Medical Center Research Institute della Università del Texas UT Southwestern a Dallas. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista eLife.
La molecola è il fattore di crescita Osteolectina, o Clec11a, che viene prodotto dal midollo osseo e dalle cellule delle ossa e promuove la formazione di nuovo tessuto osseo a partire dalle cellule staminali del midollo stesso.
Ad oggi non esistono farmaci per l’osteoporosi in grado di stimolare la ricrescita dell’osso, ma solo terapie per ritardare l’aggravarsi della malattia. Vi è solo una sostanza che induce la ricrescita di nuovo osso, si chiama PTH ma il suo uso non può superare i due anni di terapia per il rischio di indurre lo sviluppo di tumore osseo (osteosarcoma). Così gli scienziati texani sono andati alla ricerca di una nuova molecola e hanno scoperto l’Osteolectina. Se si elimina il gene dell’Osteolectina dal Dna di topi di laboratorio sani, questi cominciano rapidamente a perdere massa ossea come durante l’invecchiamento.
Viceversa, se si somministra Osteolectina a topi con osteoporosi già in atto (caratterizzata da ridotta forza delle ossa e ridotta capacità di ripresa dopo una frattura), questi vedono regredire la perdita ossea e il volume delle ossa aumenta in modo significativo e comparabile all’aumento che si ottiene con la terapia con PTH.
I ricercatori stanno al momento indagando su quale interruttore molecolare (recettore) ‘incide’ l’Osteolectina per capire il suo meccanismo d’azione e sviluppare nuove terapie ad hoc contro l’osteoporosi.

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Giovane ricercatrice premiata con borsa di studio di 3 anni

Il diabete può danneggiare gravemente le ossa, ma questo processo si può impedire, riducendo così la probabilità di fratture in chi ha la glicemia alta. Indagherà i meccanismi alla base dell’effetto salva-ossa di alcuni farmaci, con l’obiettivo di aiutare i medici a prescrivere la terapia più adatta, una ricerca tutta ‘Made in Italy’ premiata oggi con una borsa di studio promossa dalla Fondazione Lilly nell’ambito del progetto “La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro”.
 “Le persone con diabete – spiega Ilaria Barchetta, ricercatrice del Centro di Diabetologia dell’Università La Sapienza di Roma vincitrice della borsa di studio – sono ad alto rischio di fratture per gli effetti deleteri esercitati dall’iperglicemia cronica e dallo stress ossidativo sull’osso.
Inoltre in questi pazienti la frattura ha un impatto molto negativo perché un eventuale ricovero scompensa spesso la malattia”. Preservare la salute delle ossa, per loro è quindi molto importante. “Gli studi più recenti – prosegue – hanno mostrato che i pazienti in terapia con gli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 (DPP-4) hanno un miglior stato dell’osso, ma il motivo non è ben chiaro: il mio progetto indagherà la correlazione fra l’uso di questi farmaci e i livelli di vitamina D, che ha potenti effetti di immunomodulazione e i cui livelli sembrano aumentare in corso di trattamento con gli inibitori di DPP-4”. Il progetto, che coinvolgerà circa 200 pazienti, “è stato riconosciuto da un centro d’eccellenza straniero come il migliore tra i 18 presentati da ricercatori under 35 e sarà premiato con 210 mila euro in tre anni”, spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del board scientifico della Fondazione Lilly.

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Densità ossea aumenta in base a km che si è soliti percorrere

Se vuoi migliorare la salute delle ossa e metterti al riparo da osteoporosi e fratture, dedicati alla corsa di resistenza. Che lo sport faccia bene alla struttura scheletrica è noto, ma uno studio pubblicato su European Journal of Applied Physiology ora mostra che più chilometri si corrono più aumenta la densità ossea e più lento sarà il deterioramento che si verifica con l’età. Ricercatori dell’Università Camilo José Cela di Madrid hanno misurato l’effetto della corsa di resistenza sui cambiamenti nelle proprietà meccaniche del calcagno usando l’indice di rigidità, una variabile correlata alla densità ossea. I test sono stati eseguiti sul piede sinistro e destro di 122 maratoneti (abituati a correre i 42 km), 81 mezzi maratoneti (21 km) e alcuni corridori dei classici 10 km. I loro valori sono stati poi confrontati con quelli di un gruppo di controllo di individui sedentari di simile età.