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È consolidata da dicembre l’attività dell’ambulatorio per l’osteoporosi dell’ospedale di Borgosesia, a cura della struttura complessa Recupero e Rieducazione Funzionale dell’ASL di Vercelli, diretta dal dott. Giovanni Sguazzini Viscontini Presso il Presidio Ospedaliero “SS. Pietro e Paolo”, il primo e il terzo martedì non festivo di ogni mese, gli specialisti fisiatri sono a disposizione per effettuare visite e controlli per la diagnosi e trattamento delle persone affette da osteoporosi o altre malattie del metabolismo osseo. Prestazioni che si affiancano a quelle già effettuate nella stessa sede dalla struttura semplice di Reumatologia di cui è responsabile la dott.ssa Cristina Pagliolico. Tra i pazienti che accedono all’ambulatorio vi sono coloro che vengono indirizzati dal proprio medico curante, da altri specialisti, chi ha esiti di fratture da fragilità (vertebra, polso, omero e femore), ma anche pazienti con patologie oncologiche (cancro mammella nelle donne o tumore alla prostata negli uomini in terapia ormonale adiuvante). La visita è prenotabile tramite Cup ed è sempre necessario disporre dell’impegnativa per visita fisiatrica per osteoporosi. Obiettivo principale è individuare e trattare i soggetti che più potrebbero incorrere in una frattura da fragilità. Attraverso una valutazione dei valori della densità minerale ossea e dei fattori di rischio clinici, anche con l’utilizzo di algoritmi validati a livello internazionale per la stima del rischio di frattura, viene poi prescritta, se necessaria, una terapia farmacologica appropriata, fornendo al tempo stesso consigli sullo stile dei vita e le abitudini alimentari.

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Farà tappa in Sicilia, dall’11 al 23 maggio, il camper de “Il Piatto Forte 4 Sicily”, campagna promossa da Fondazione italiana ricerca sulle malattie dell’osso (Firmo).
Duplice l’obiettivo: accrescere l’informazione sull’osteoporosi e sensibilizzare la popolazione sulla sua principale conseguenza, le fratture da fragilità e le possibili rifratture. In quei giorni, nei nove capoluoghi dell’isola, si terranno iniziative di screening, prevenzione e informazione.
L’ambulatorio, nelle sue varie tappe nell’isola, permetterà l’esecuzione gratuita della densitometria ossea, eseguita da parte di personale specializzato: una valutazione strumentale rapida, indolore e non invasiva che consente di conoscere subito lo stato di salute delle proprie ossa.
Il personale medico, oltre a distribuire un questionario di autovalutazione dell’osteoporosi, fornirà alla popolazione materiale informativo preparato dalla fondazione, rispondendo ai quesiti del pubblico e fornendo consigli sulla prevenzione dell’osteoporosi.

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Questo è quanto emerge dallo studio di Amos, della Fondazione Foresta Onlus in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Padova, Ulss 6 e Cnr-Sezione invecchiamento e presentato durante il Convegno di Padova.
Lo studio è stato eseguito su 300 uomini over 60 e il 38% presentava una riduzione della densità dell’osso, tuttavia solo il 9% ne era a conoscenza. Lo studio ha evidenziato che i fattori di rischio più evidenti per lo sviluppo della patologia sono l’obesità e l’ipogonadismo (riduzione della produzione di testosterone). Da qui l’esigenza di rendere l’esame routinario anche per gli uomini, così come si procede per le donne dopo la menopausa.

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Impatto epidemiologico elevato, un milione di uomini affetti dalla malattia

L’osteoporosi non è un problema solo femminile, ma rappresenta una emergenza di salute pubblica anche nei maschi. Oltre il 20% di tutte le fratture di femore si verifica nel sesso maschile e l’incidenza di quelle vertebrali rappresenta la metà rispetto a quella riportata nelle donne.
L’impatto epidemiologico è molto elevato: si ritiene che in Italia ne siano affetti circa 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini e, poiché nei prossimi 20 anni la percentuale della popolazione italiana al di sopra dei 65 anni d’età aumenterà del 25%, si attende un proporzionale incremento dell’incidenza della malattia.
I dati OsMed, Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali, sono stati tenuti in conto da otto società scientifiche – Sie, Sigg, Simfer, Simg, Simi, Siommms, Sir e Siot – che hanno creato le nuove Linee Guida sulla gestione della malattia e delle fratture da fragilità. Gli esperti hanno valutato che l’80 per cento delle persone che hanno avuto una frattura non ha una diagnosi corretta, non viene curato adeguatamente ed è a rischio di nuove fratture.
L’impatto economico di una patologia così diffusa è molto elevato: il costo per il trattamento delle fratture sia femminile che maschile da osteoporosi supera i 7 miliardi di euro all’anno, di cui ‘soltanto’ 360 mila per la prevenzione farmacologica secondaria.

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I controlli da fare, ma serve anche rendere la casa più sicura

No al fumo, poco alcol, una dieta con un’adeguata quantità di calcio e vitamina D, esercizi fatti regolarmente per sostenere peso e postura, e farmaci per rinforzare le ossa, evitando quelli che le indeboliscono: sono queste le 5 mosse per proteggere e rinforzare le proprie ossa se si soffre di osteoporosi, malattia legata all’invecchiamento e colpisce una donna su 4 dopo i 65 anni. Lo spiegano i Centers for disease control (Cdc) americani sul loro sito. Con questa patologia, le ossa diventano molto più fragili, e basta anche della tosse o scontrarsi con qualcosa per fratturarsi le ossa, spesso l’anca, le braccia, il polso e la schiena. Lesioni da cui spesso è difficile riprendersi completamente. Per prevenire le cadute, oltre a rendere la propria casa più sicura, raccomandano i Cdc, è utile fare esercizi per rinforzare le gambe e l’equilibrio e controllare gli occhi. Molti però non sanno di avere l’osteoporosi finchè non si rompono un osso. Per questo lo screening preventivo è molto importante. Attualmente i controlli per l’osteoposori sono raccomandati per le donne dai 65 anni in su, e dai 50 ai 64 se hanno alcuni fattori di rischio, come un genitore che si è rotto un’anca. Il consiglio dei Cdc è di non aspettare quando ormai il danno si è fatto, ma agire prima. E quindi se uno dei propri genitori si fratturato un osso, in particolare l’anca, è bene sottoporsi prima al monitoraggio per l’osteoporosi, spiegando al medico qual è la propria storia familiare. In questo modo potrà indicare le misure per rinforzare le ossa deboli e prevenire fratture.

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Fa regredire malattia promuovendo aumento volume osseo

Scoperta una molecola per stimolare la ricrescita dell’osso e far regredire l’osteoporosi. Si tratta del risultato messo a segno da un gruppo di ricerca del Children’s Medical Center Research Institute della Università del Texas UT Southwestern a Dallas. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista eLife.
La molecola è il fattore di crescita Osteolectina, o Clec11a, che viene prodotto dal midollo osseo e dalle cellule delle ossa e promuove la formazione di nuovo tessuto osseo a partire dalle cellule staminali del midollo stesso.
Ad oggi non esistono farmaci per l’osteoporosi in grado di stimolare la ricrescita dell’osso, ma solo terapie per ritardare l’aggravarsi della malattia. Vi è solo una sostanza che induce la ricrescita di nuovo osso, si chiama PTH ma il suo uso non può superare i due anni di terapia per il rischio di indurre lo sviluppo di tumore osseo (osteosarcoma). Così gli scienziati texani sono andati alla ricerca di una nuova molecola e hanno scoperto l’Osteolectina. Se si elimina il gene dell’Osteolectina dal Dna di topi di laboratorio sani, questi cominciano rapidamente a perdere massa ossea come durante l’invecchiamento.
Viceversa, se si somministra Osteolectina a topi con osteoporosi già in atto (caratterizzata da ridotta forza delle ossa e ridotta capacità di ripresa dopo una frattura), questi vedono regredire la perdita ossea e il volume delle ossa aumenta in modo significativo e comparabile all’aumento che si ottiene con la terapia con PTH.
I ricercatori stanno al momento indagando su quale interruttore molecolare (recettore) ‘incide’ l’Osteolectina per capire il suo meccanismo d’azione e sviluppare nuove terapie ad hoc contro l’osteoporosi.

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Un nanomateriale intelligente per la cura dell’osteoporosi capace di “ingannare” le cellule ossee invecchiate, ricreando il microambiente tipico di un osso sano.
E’ la sfida del progetto europeo Boost a cui collaborano Giovanni Vozzi e Carmelo De Maria del centro di ricerca ‘Enrico Piaggio’ dell’Università di Pisa. Partito nel maggio scorso e finanziato con circa due milioni di euro, il progetto è coordinato dal Politecnico di Torino e, oltre all’ateneo pisano, coinvolge anche l’Istituto Ortopedico ‘Rizzoli’ e l’Università Politecnica delle Marche.
Boost mira a recuperare l’equilibrio fra l’azione degli osteoblasti, cellule deputate al rinforzo della struttura ossea, e gli osteoclasti, che invece la distruggono laddove non necessaria, attraverso lo sviluppo di una struttura polimerica micro e nano fabbricata in grado di riprodurre gli stessi stimoli fisici, chimici, meccanici, topologici e biologici del tessuto osseo sano. “E’ un approccio completamente differente rispetto al tradizionale apporto farmacologico – sottolinea Vozzi – ma che potrebbe anche integrarsi a questo con l’inserimento di farmaci nella struttura nanoporosa del materiale con il quale è fabbricato il polimero”.

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Esperimento italiano in 2017 su Stazione Spaziale Internazionale

A maggio 2017, decollerà verso la Stazione Spaziale Internazionale anche un progetto di ricerca per scoprire gli effetti della micro-gravità sulle cellule del sangue, con l’obiettivo di trovare nuove armi contro l’indebolimento dello scheletro che colpisce gli astronauti ma che è simile anche alla comune osteoporosi. Lo ha annunciato l’università Campus Biomedico di Roma, capofila del progetto.
Ad essere studiato sarà il sangue di Mauro Maccarrone, Ordinario di Biochimica dell’università. “Scopo primario dell’esperimento è quello di affrontare il problema dell’indebolimento dell’apparato scheletrico umano – spiega Maccarrone -. Una questione che tocca innanzitutto gli astronauti le cui ossa dopo alcuni mesi in micro-gravità nello Spazio perdono in modo importante densità ossea”.
L’esperimento, che vede coinvolti anche l’Università di Tor Vergata e quella di Teramo oltre a Nasa ed Esa serve a capire se è possibile stimolare le staminali del sangue per farle trasformare in osteociti, precursori delle cellule ossee. Se tutto funzionerà, diventerà possibile ripristinare la corretta densità ossea umana non più grazie a una terapia o a una medicina. “Basterà – spiega Maccarrone – dare ad alcune cellule staminali ematiche degli astronauti gli stimoli giusti per trasformarsi in osteociti, prendendo il loro sangue e attivandolo perché si differenzi, per poi reimmetterlo nel loro circolo”.
La microgravità verrà usata anche per studiare i processi alla base dell’osteoporosi, che in queste condizioni sono accelerati. “Se capiamo quello che succede lassù – sottolinea il docente – avremo un nuovo e importante strumento da usare a livello preventivo per le patologie proprie dell’invecchiamento.
In questo esperimento spaziale, in particolare, punteremo su un ‘pacchetto’ di segnali nuovo, mai studiato da nessuno”.

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Indicazioni da movimenti a sport e farmaci

Attenzione nel trasportare valigie e nel camminare in ambienti che non si conoscono bene. Ma soprattutto non lasciate a casa i farmaci. Per le persone che soffrono di osteoporosi l’estate può rivelarsi rischiosa a causa dei cambiamenti che le vacanze portano con sé. A mettere in guardia sono gli esperti, che hanno messo a punto 7 consigli per chi abbia avuto una diagnosi di questa patologia, di cui soffrono circa 3,5 milioni di donne.

”D’estate si tende tradizionalmente ad essere meno attenti ai problemi di salute – sottolinea Giovanni Minisola, presidente Emerito della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – Ciò non può accadere per chi è affetto da fragilità ossea, una patologia che non va mai in vacanza”. Ecco quindi, disponibili anche online sul portale Stopallefratture.it, alcuni semplici consigli: 1) evitare posizioni, sforzi e movimenti che comportano sollecitazioni eccessive sulla colonna; 2) non trasportare oggetti o valigie pesanti, distribuendo sempre il peso egualmente su entrambi i lati; 3) accertarsi che il letto sia quanto più possibile simile a quello che si ha a casa; 4) evitare attività sportive alle quali non si è abituati; 5) non camminare, e ancor meno correre, sulla battigia perché il piano è inclinato e le vertebre vengono sollecitate in modo anomalo; 6) non dimenticare di assumere i farmaci prescritti, accertandosi di portarne in vacanza il quantitativo necessario e di trasportarli rispettando le norme di conservazione. “Numerosi studi – commenta Luigi Sinigaglia, Direttore del Dipartimento di Fisiatria e Reumatologia del Centro Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini a Milano – dimostrano come anche la semplice riduzione del 20-25 % delle dosi dei farmaci comporti un rapido incremento del rischio di frattura”.
Capita anche, aggiunge “che medici consiglino una riduzione dei dosaggi nei mesi estivi. In particolare viene spesso consigliato di non assumere la supplementazione in Vitamina D per via della maggiore esposizione al sole, dimenticando che il deficit in Vitamina D non è tanto legato alla mancata esposizione alla luce solare quanto a un difetto di conversione dei precursori a livello della cute del soggetto anziano”. L’altro aspetto che merita di essere sottolineato, e settimo consiglio, è relativo all’attenzione rispetto al rischio di caduta. “Quando il paziente si trasferisce in un ambiente diverso dall’usuale – aggiunge – può essere aumentato, sia per difetto di attenzione sia per la presenza di naturali insidie relative all’ambiente stesso”.