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In totale 5,5milioni di persone infettate nella stagione 2016-17

La stagione influenzale appena terminata è stata molto aggressiva con gli anziani. Negli over 65 si è avuto infatti un 15% in più di morti attribuibili all’influenza rispetto all’atteso. Un dato che pone il nostro Paese primo in Europa. La conferma arriva dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), sulla base di quanto raccolto dal network europeo Euromomo. C’è stato un “incremento del numero di decessi attribuibili all’influenza nella Terza Età pari al 15% – commenta Caterina Rizzo, epidemiologa Iss – rispetto a quelli attesi”.
In particolare, nella settimana del picco epidemico si è arrivati al 42%. Ciò perchè quest’anno è circolato anche il virus H3N2, ”che colpisce soprattutto gli anziani. Se ci fosse stata una copertura vaccinale migliore, parte di queste morti si sarebbe potuta evitare”. Gli altri paesi in cui si è avuto un aumento di morti tra gli anziani sono Francia, Spagna e Portogallo. Complessivamente, secondo i medici sentinella dell’Iss, gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali sono stati 5.441.000, 34mila nella ultima settimana.

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Solo 1 milione lavora, identikit terza età nel vecchio continente

Gli over 65 italiani si tengono attivi facendo assistenza, a figli e nipoti ma sempre più spesso anche a genitori, e volontariato, ma rispetto agli omologhi europei hanno un tasso di impiego più basso e una carenza di politiche che favoriscano un invecchiamento attivo. La fotografia è della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), che lancia un allarme. Il rischio, spiegano gli esperti a congresso a Napoli, è avere una “generazione sandwich” che deve sostenere figli e nipoti con minori risorse causa crisi ma anche occuparsi dei genitori, grandi anziani in aumento.
I dati sono frutto di uno studio europeo in 28 paesi, che ha indagato sui diversi determinanti dell’active aging, l’invecchiamento attivo, dalle politiche per favorire il grado di indipendenza degli anziani al loro coinvolgimento sociale e all’impegno in un lavoro. I tre milioni di anziani che si dedicano all’assistenza di un familiare o al volontariato sugli oltre 13 milioni totali sono la percentuale più alta, il 24,1%, fra tutti i paesi studiati, pari all’Irlanda. Ad abbassare la posizione in classifica, che dalla media dei parametri ci vede al quattordicesimo posto, ci sono soprattutto il dato di anziani che lavorano, circa un milione, un tasso di occupazione pari al 27% contro il 46% della media europea e il 43,4% e le minori misure per favorire l’invecchiamento attivo e il grado di indipendenza. Tutto sommato gli anziani italiani sono comunque promossi sul fronte dell”active ageing’, sia pure con la sufficienza, sottolinea il presidente Sigg Nicola Ferrara, 6 milioni sono del tutto autonomi e perfino il 10-15% di chi ha piccole difficoltà e dei 2 milioni in condizioni di salute scadenti dedica parte del suo tempo agli altri. “Penso che un errore concettuale che è stato fatto negli anni scorsi è stato quello di aver sminuito il ruolo anche sociale del lavoro – afferma -. Ridare dignità al lavoro è l’unico viatico affinché venga socialmente accettato l’allungamento dell’età pensionabile. Tenuto conto di questa necessità, e che la speranza di vita attiva con buone performance funzionali si sta allungando, insieme alle politiche di promozione del lavoro giovanile si devono integrare politiche per un’implementazione del lavoro anche in età più avanzata”.
Questi nuovi anziani, aggiunge l’esperto, si mantengono meglio in salute e sono una risorsa per il Paese: “L’attività di volontariato, per esempio, può e deve essere incentivata negli anziani, perché è un metodo ideale per continuare a sentirsi utili agli altri, per non isolarsi. L’assistenza a figli e nipoti è molto aumentata negli ultimi 4 anni, ma sarà probabilmente messa sotto pressione dall’aumento dell’età pensionabile delle donne: se da una parte restare al lavoro è positivo, esiste tuttavia il rischio di creare una “generazione sandwich” schiacciata fra la cura dei figli e dei nipoti e quella dei genitori, perché grazie all’allungamento della vita media i grandi anziani sono sempre di più”.