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Ricerca dell’Università della California

Il detto “mens sana in corpore sano” vale anche per gli ultranovantenni: uno studio condotto all’Università della California dimostra che i ‘supernonni’ con buone capacità fisiche (misurate con dei test ad hoc) sono meno a rischio di demenza.

Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society ed ha coinvolto 176 maschi e 402 donne ultranovantenni, tutti sani all’inizio dello studio.

Gli esperti hanno misurato il loro stato di salute fisica con test semplici quali un semplicissimo test di equilibrio, un test sulla forza di presa della mano e un test di ‘agilità’, che consiste nel misurare il tempo impiegato a percorrere pochissimi metri semplicemente camminando.

E’ emerso che chi è più impacciato nei movimenti, ha meno equilibrio e una ‘stretta di mano’ più fiacca è più a rischio di ammalarsi di demenza negli anni immediatamente successivi.

Questo significa che la scarsa capacità di svolgere movimenti fisici potrebbe essere un segnale precoce di demenza nelle persone molto anziane.

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Studio pubblicato da ricercatori Aou pisana

Trapianti di fegato con organi di donatori ultranovantenni. Una pratica tradizionalmente considerata ‘di frontiera’ e relativa a casi isolati, che ora è stata trasformata in una routine clinica, in grado di garantire la disponibilità di un numero maggiore di donatori per far fronte alle liste di attesa. Lo dimostra uno studio realizzato dal gruppo dell’Unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aou pisana, dove negli ultimi 10 anni la percentuale di donatori con più di 80 anni utilizzati è passata dal 6 al 30%.


Apparso recentemente sulla rivista ‘Transplantation’, lo studio dell’Aoup contiene la prima casistica mai pubblicata di trapianti di fegato utilizzando organi di donatori ultranovantenni. Il fegato è un organo di estrema longevità, in grado di rigenerarsi, proliferare, sopportare stress severissimi e quindi di garantire una funzione efficiente anche in età avanzata. Infatti, nonostante l’incremento dell’uso di donatori anziani, spiegano i medici dell’Aoup, “i risultati in termini di sopravvivenza sia dell’organo che del paziente sono rimasti gli stessi”. Una recente analisi del Centro trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano ha rivelato che se il progressivo aumento dell’età dei donatori dovesse continuare con i ritmi attuali, entro i prossimi 9 anni oltre la metà degli organi proverrà da donatori con più di 80 anni. “La nuova sfida – dichiara il dottor Davide Ghinolfi, dello staff che esegue i trapianti – sarà di garantire risultati ottimali utilizzando organi sempre più anziani in riceventi sempre più gravi e con sempre maggiori pluripatologie compresenti”. “I grandi progressi della medicina ci lanciano sempre nuove sfide – afferma l’assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi -, sfide che la sanità toscana è in grado di raccogliere”. “Pochi giorni fa – ha aggiunto Saccardi – con una delibera la Regione ha destinato 4 milioni proprio per ridurre i tempi di attesa per i trapianti, e tra i progetti finanziati ce n’è anche uno che riguarda i trapianti di fegato”.