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Associando oggetti in base a un automatismo

I bambini imparano a usare parole nuove come fanno i robot: in entrambi i casi entra in gioco una sorta di automatismo che permette di associare gli oggetti e avere una percezione precisa dell’ambiente. La scoperta, pubblicata sulla rivista Interaction Studies, si deve al gruppo coordinato da Katie Twomey dell’universita’ britannica di Lancaster. Vi ha partecipato anche l’italiano Angelo Cangelosi, che insegna intelligenza artificiale all’universita’ di Plymouth.

”Sappiamo che i bambini di due anni imparano il significato di una parola nuova in base alle parole che gia’ conoscono” ha rilevato Twomey. Per esempio ”imparano che un nuovo giocattolo si chiama ‘giraffa’, quando gia’ sanno che altri due giocattoli si chiamano ‘anatra’ e ‘coniglio”’. 

Per analizzare in dettaglio questo processo di apprendimento del linguaggio i ricercatori hanno deciso di usare il robot iCub, progettato e costruito nell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e capace di imparare come un bambino. I ricercatori britannici lo hanno programmato in modo che potesse riconoscere nuovi oggetti e associarli a parole. E’ emerso così che il robot impara a usare i nuovi termini proprio come fanno i bambini.

Questo risultato suggerisce che l’apprendimento precoce non e’ basato sul pensiero cosciente, ma su una capacita’ automatica di associare gli oggetti. Secondo Twomey, significa che ”alcuni aspetti dell’apprendimento nella prima infanzia si basano su una sorprendente capacita’ di associazione, che permette ai bambini di assorbire rapidamente le informazioni dall’ambiente”.

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Nelle case moderne troppe distrazioni rumorose

La Tv sempre accesa in sottofondo, radio e altri rumori possono essere di ostacolo ai più piccoli per imparare nuove parole. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Universita’ del Wisconsin-Madison, pubblicata sulla rivista Child Development. Gli studiosi hanno eseguito una serie di tre esperimenti su 106 bambini da 22 a 30 mesi di età. Nel primo esperimento, 40 di loro (22-24 mesi) sono stati sottoposti a un ambiente tranquillo o rumoroso mentre imparavano nuove parole. Quelli che erano inseriti in un contesto più tranquillo mostravano i risultati migliori.

Nel secondo, dedicato a capire se con la crescita si potesse meglio far fronte ai rumori di sottofondo, altri 40 bambini (questa volta di 28-30 mesi) sono stati sottoposti alla stessa analisi, con risultati simili.

Infine, 26 bimbi, un po’ più grandi, sono stati sottoposti a un esperimento che prevedeva di imparare due parole nuove, associate a due che conoscevano, prima in un ambiente calmo e poi in uno rumoroso. Dai risultati e’ emerso che i piccoli riuscivano a imparare le nuove parole e il loro significato solo in un ambiente tranquillo.

”Le case moderne sono piene di distrazioni rumorose, quali TV, radio, e gente che parla, che potrebbero influenzare il modo in cui i bambini imparano le parole da molto piccoli – spiega l’autrice della ricerca,Brianna McMillan – lo studio suggerisce che gli adulti dovrebbero essere consapevoli della quantità di rumori di sottofondo nell’ambiente quando stanno interagendo con i bambini”.