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Come l’istituzione del registro della Dat

La legge sul biotestamento approvata ieri dalla Camera è “sicuramente una norma importante e molto complessa perché riguarda aspetti delicati della vita delle persone. Sono però rimasti in sospeso alcuni elementi, a partire dal registro delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), che spero possano essere ripresi al Senato”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine dell’inaugurazione all’Istituto superiore di Sanità del primo Museo di Sanità pubblica italiana.

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Tracciate mappe delle zone del volto che sono ereditate

I tratti del viso che più di tutti si tramandano di padre in figlio sono la fossetta sottonasale (o prolabio), ovvero la zona sopra le labbra, la zona sotto il labbro inferiore, la punta del naso, gli zigomi e l’angolo interno degli occhi.
Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto da Giovanni Montana del King’s College di Londra, che ha esaminato modelli in 3D dei volti di quasi 1000 gemelle identiche (omozigoti con il DNA identico al 100%) e non (eterozigoti, con DNA identico per il 50% come due fratelli non gemelli).
Tante volte di un bambino si dice che “ha staccato la faccia” al papà o alla mamma. In realtà non tutta la fisionomia del viso è modellata strettamente dal DNA, ma solo alcuni tratti specifici. Anche i gemelli identici hanno delle differenze sul viso, anche se difficilmente percepibili, proprio perché sono dominanti i tratti ereditari, uguali per i due gemelli.
Usando un software ad hoc lo scienziato ha tracciato mappe dell’ereditarietà dei vari tratti del volto e tracciato le parti più fortemente stabilite dai geni e quindi che si tramandano di padre in figlio, identificando anche i geni responsabili di modellare quei tratti stessi. È emerso quindi che tratti specifici del volto quali la fossetta sottonasale, la zona sotto il labbro inferiore, la punta del naso, gli zigomi e l’angolo interno degli occhi sono trasferiti dai genitori ai figli mediante i geni. Le mappe possono essere utili per studiare i geni che danno forma al viso (ed eventuali anomalie del viso legate a difetti genetici) e nostrano che anche i gemelli cosiddetti identici possono variare molto in quanto a caratteristiche del viso ma poiché le aree chiave sono controllate dai geni noi li percepiamo come se fossero identici apoteksv.se.

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Rapporto ministro Salute, madri sempre più anziane

Gravidanze troppo medicalizzate, con più di 4 visite in 9 mesi nell’87% dei casi, un numero ancora troppo alto di parti cesarei (35%) e madri sempre più anziane: così è la natalità in Italia secondo il Rapporto annuale sull’evento nascita, realizzato dal Ministero della Salute, con i dati rilevati nel 2014 dal Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP). Complessivamente i bambini nati nel 2014 in 513 punti nascita sono stati 502.446 (erano 512.327 nel 2013). Anche se la maggior parte delle nascite (62,5%), avviene in strutture dove si fanno almeno 1000 parti l’anno, rimane un 7,5% di parti in strutture ‘a rischio’ (cioè dove si eseguono meno di 500). I nati vivi sono stati 500.895, 1.337 quelli nati morti, e 4.492 i nati malformati. I parti prematuri sono stati il 6,7%, e quelli estremamente pre-termine lo 0,9%.
L’1,1% dei neonati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,3% tra 1.500 e 2.500 grammi. Il ricorso al taglio cesareo continua ad essere alto: la media nazionale è del 35%, con i picchi maggiori nelle case di cura accreditate (53,6%, contro il 32,6% degli ospedali pubblici) e tra le partorienti italiane (36,8% contro il 28% delle straniere). Per quanto riguarda la gravidanza, il rapporto rileva un’eccessiva medicalizzazione: nel 73,3% dei casi si eseguono più delle 3 ecografie raccomandate. La media nazionale è di 5,4 ecografie, con il picco di 7 nella Basilicata e il minimo del Piemonte (3,8). Le donne straniere, con scolarità bassa e giovani sono quelle che fanno meno visite e controlli.
Tra gli esami di diagnosi prenatale invasivi, la più usata è l’amniocentesi (9,2%), seguita dalla villocentesi (4%). Per quanto riguarda la madre, l’età media delle donne italiane è 33 anni e 30 per le straniere (che complessivamente sono il 20%), il 43,7% ha una scolarità alta, il 56,2% lavora e nel 91% dei casi ha accanto il padre del bambino al momento del parto. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (pma) avviene per 1,71 gravidanza su 100. Il primato di parti con pma spetta alla Lombardia (2.452), seguita da Emilia Romagna (799) e Piemonte (793).

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Studio Usa, no benefici e aumento rischio effetti collaterali

Nessun beneficio, ma l’aumento del rischio di effetti collaterali: un farmaco comunemente prescritto alle donne incinte con alle spalle una storia di parti pretermine incrementerebbe la possibilità di sviluppare il diabete gestazionale. E’ la conclusione di uno studio dell’UT Southwestern Medical Center, pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology.
”Abbiamo dimostrato che il farmaco è inefficace e ha un effetto collaterale”, precisa David Nelson, primo autore della ricerca. Il medicinale è una versione sintetica di un ormone, il progesterone (il nome tecnico è 17-alfa idrossiprogesterone caproato), ed è stato approvato negli Usa dalla Food and Drug Administration nel 2011 per le donne a rischio di avere un secondo parto pretermine.
Diverse società scientifiche americane ne hanno sostenuto l’uso. Ma nonostante le raccomandazioni, il farmaco è stato fonte di dibattito tra ostetrici e ginecologi per il suo costo e alcune questioni sollevate dagli studi presentati sulla sua efficacia.
In quest’ultima ricerca, condotta tra il 2012 e 2016, è stato dato a 430 donne incinte che avevano avuto già un parto prematuro. Dopo di che sono stati messi a confronto i loro dati sul tasso di nascite pretermine con quelli di altre pazienti, quasi 6mila, seguite nello stesso ospedale, il Parkland Memorial Hospital, tra il 1988 e il 2011. Si è così visto che tra quelle cui era stato il farmaco, il 25% aveva avuto un parto prematuro, cioè prima o alla 35esima settimana di gestazione, contro il 16,8% di quelle dell’altro gruppo non trattate. Non solo. Il tasso di diabete gestazione è stato del 13,4% nelle donne trattate con l’ormone sintetico, contro l’8% dell’altro gruppo.