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CAGLIARI, 5 luglio 2019 – La S.C. Medicina Convenzionata deve provvedere – vista il verbale del Comitato aziendale PLS della ASSL Cagliari, vista la richiesta del Direttore del Distretto interessato ed ai sensi dell’art. 37 dell’A.C.N. per la Pediatria di Libera Scelta del 29/07/2009 – all’affidamento di un incarico provvisorio di Pediatria di Libera Scelta per l’ambito 13 della ASSL Cagliari, con apertura dell’ambulatorio nel comune di Senorbì.

I pediatri interessati devono inviare la propria domanda per posta elettronica semplice alla mail marinella.pischedda@atssardegna.it senza allegati o con allegato in formato pdf entro le ore 12,00 del giorno 19/07/2019. Agli stessi verrà successivamente inviata una mail di conferma della ricezione della domanda.
Nella domanda – indirizzata al Responsabile della S.C. Medicina Convenzionata – devono essere indicati: i dati anagrafici, la residenza ed il domicilio, il n. di cellulare, il cod. Regionale e la posizione riportata nella graduatoria regionale definitiva per la Pediatria di Libera Scelta del 2019.

L’incarico verrà affidato – ai sensi dell’A.C.N. di P.L.S. del 29/07/2009:

– al pediatra inserito nella graduatoria regionale definitiva del 2019 per la P.L.S. residente nell’ambito (in caso di più residenti, a quello in posizione più alta nella graduatoria regionale);
– in mancanza di residenti, al pediatra meglio posizionato nella graduatoria regionale suddetta;
– nel caso non siano pediatri iscritti nella graduatoria regionale, l’incarico verrà affidato a un pediatra non iscritto, con diritto di precedenza per i pediatri residenti nell’ambito;
– nel caso non vi siano residenti nell’ambito, prevarrà il pediatra con la votazione della specializzazione (che dovrà essere indicata nella domanda) più alta.

L’incarico decorrerà dal 25/07/2019 sino al conferimento dell’incarico definitivo o di eventuali decisioni degli organi regionali, per un periodo presumibile di 12 mesi.
All’incaricato provvisorio verranno affidati i pazienti, originariamente in carico al cessato Dott. F. Berti ed attualmente in carico alla Dott.ssa Vargiu, che non abbiano optato per altri medici titolari dell’ambito.

La graduatoria così stilata resterà in vigore per un anno a partire dal 25/07/2019.

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Ancora più attenzione ai bisogni di salute della popolazione delle isole e in questo caso particolare al benessere dei bambini, grazie all’attivazione del servizio di teleconsulto sull’Isola del Giglio.
 
Il progetto di telemedicina che riguarda l’isola del Giglio è partito con il teleconsulto pediatrico: ogni martedì il medico del Giglio potrà collegarsi con i pediatri presenti all’ospedale di Grosseto che, assistendo da remoto alla visita, potranno decidere di concerto con il collega sul posto come modulare il percorso assistenziale più opportuno.
 
Grazie a un dispositivo medico certificato CE 93/42, è possibile eseguire teleconsulti specialistici in tempo reale, integrando quindi competenze diverse e agevolando il confronto reciproco tra le figure sanitarie che interagiscono per la presa in carico del paziente pediatrico. Dunque, i piccoli pazienti del Giglio e le loro famiglie non dovranno più affrontare disagevoli e frequenti spostamenti sulla terraferma, costosi soprattutto in termini di tempo, potendo usufruire di tutte le competenze messe a disposizione dai professionisti del Misericordia.
 
Si realizza in tal modo il concetto di Rete clinica integrata, che sempre più spesso ricorre nei piani strategici regionali e aziendali come risposta innovativa al cambiamento della domanda di salute. Non si tratta di mere infrastrutture tecnologiche, ma vere e proprie reti multidisciplinari, in cui la tecnologia è il mezzo. Il modello organizzativo è basato sulla condivisione dei percorsi clinico/assistenziali e delle relative competenze, con l’obiettivo di fornire prestazioni specialistiche di alta qualità in contesti disagiati, favorendo la circolarità delle conoscenze e garantendo equità di ricorso alle cure. Le reti cliniche integrate dunque, con la capacità di consentire la “vicinanza” del cittadino a servizi specialistici, diventano la soluzione per eccellenza alle problematiche di accesso all’assistenza sanitaria da parte delle popolazioni insulari e delle zone difficili in generale. In queste zone infatti, assicurare i livelli essenziali di assistenza può essere estremamente complesso, tenuto conto dei disagi nei collegamenti, tipici di queste località.
 
L’Azienda prevede di introdurre in futuro anche il teleconsulto per i percorsi assistenziali in cardiologia, neurologia, pneumologia e dermatologia, e di potenziarlo tramite utilizzo di dispositivi digitali integrati (dermatoscopio, otoscopio, ecg, ecc) per gli esami strumentali di valutazione direttamente sull’isola.
 
L’attuazione della Rete clinica programmata Giglio-Grosseto è stata realizzata in linea con il progetto Reti cliniche per le isole minori, coordinato dalla Regione Toscana e finanziato in parte dal Ministero della Salute, nell’ambito delle attività strategiche nazionali intese a ottimizzare l’assistenza sanitaria nelle zone disagiate, sia insulari che montane.
 
Alla conclusione del progetto verrà prodotto uno studio dei fattori determinanti per la realizzazione delle reti, che saranno utilizzati nella programmazione di altre Reti su ulteriori percorsi clinici e aree geografiche.

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Il direttore Martini: “Tre strumenti importantissimi. Grazie alla generosità dei donatori il nostro reparto aumenta il livello di assistenza”

AREZZO – In vista delle feste natalizie iniziano ad arrivare i doni in Pediatria. Una tradizione che si ripete ogni anno grazie alla generosità di cittadini e associazioni. Con questi importanti gesti il reparto, che ogni anno ricovera 600 bambini e 1800 in osservazione per breve tempo, può usufruire di tre strumenti utilissimi per il trattamento e lo studio di alcune patologie nell’età pediatrica.
“A nome di tutto lo staff degli infermieri e medici della Pediatria di Arezzo – commenta il direttore della Pediatria Marco Martini – esprimo un grande sentimento di gratitudine verso le tre associazioni. Il loro gesto ci permette di elevare le possibilità assistenziali del nostro ospedale nei confronti dei piccoli che si rivolgono a noi e di evitare il più possibile i trasferimenti ad altri centri”.

“Il reparto di Pediatria di Arezzo – dichiara Flavio Civitelli, direttore Dipartimento Materno Infantile Asl Toscana sudest – è un punto di riferimento provinciale e non solo, in grado di dare risposte di alto livello con servizi sempre più vicini ai cittadini. Questo grazie alla capacità degli operatori del reparto, in primis del direttore Martini che ha saputo instaurare con la cittadinanza e le associazioni reciproca fiducia, ancora una volta tradotta in queste utilissime donazioni”.
Dall’associazione “Tribù dei nasi rossi” è stato donato un apparecchio per la tosse, del valore di 5000 euro: sarà di grande aiuto per le riacutizzazioni respiratorie nei bambini cerebrolesi degenti in reparto. In questi casi infatti, i piccoli degenti non riescono ad espellere il muco, andando incontro a pericolose crisi respiratorie. L’utilizzo di questo strumento consente l’espulsione di ingombri catarrali, evitando in alcuni casi la necessità di trasferire il paziente al Meyer.
Acquistato uno spirometro per un valore di circa 2000 euro dalla scuola Maria Consolatrice di Arezzo, a beneficio dell’ambulatorio di pneumologia pediatrica che visita circa 1000 bambini l’anno. Di questi, 300 allergici e/o asmatici vengono sottoposti all’esame con spirometro. Lo spirometro è uno strumento fondamentale per diagnosi e follow-up dell’asma bronchiale.
Infine l’associazione “Vicus Walk” di Viciomaggio, grazie al contributo di numerose squadre di calcio giovanili, ha donato un polisonnigrafo dal costo di circa 6000 euro. Uno strumento importantissimo per studiare i disturbi del sonno (bambini obesi e bambini con ipertrofia adenotonsillare grave). Da oggi quindi, si possono completare indagini diagnostiche finora possibili solo in centri di terzo livello, come nel caso dei disturbi respiratori del sonno dei bambini con obesità patologica o roncopatia notturna. L’ambulatorio per i grande obesi esegue circa 100 visite all’anno, un numero destinato a salire: sono bambini con un’obesità grave che comporta patologie correlate come ad esempio le cardiopatie.
L’anno scorso, la stessa associazione regalò alla Pediatria un apparecchio per l’assistenza respiratoria.

“Per tutto questo – conclude Enrico Desideri, direttore generale Asl Toscana sud est – non possiamo che ringraziare i cittadini e le associazioni che ogni anno, dimostrano la loro attenzione e sensibilità per questo reparto”.

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Riscontro occasionale del batterio, ma nessuna meningite in atto: attivata ugualmente in via di massima precauzione la profilassi antibiotica sui contatti del minore

Un caso di positività al meningococco in un minore che frequenta un istituto scolastico del comune di Fiorano è stato segnalato la scorsa settimana alla Pediatria di Comunità e al Servizio di Igiene Pubblica dell’Azienda USL di Modena. Si tratta di un riscontro occasionale del batterio, isolato in un soggetto asintomatico (vale a dire che non presenta sintomi di infezione da meningococco), nell’ambito di analisi cliniche di controllo.

Trattandosi di un batterio che può causare patologie invasive gravi (sepsi e meningiti), secondo i protocolli aziendali e in via di massima precauzione, l’Azienda USL ha pianificato l’offerta di profilassi antibiotica alla famiglia, a minori e adulti della scuola e ai partecipanti a un corso sportivo considerati tra i contatti stretti del minore.

Ieri pomeriggio gli operatori della Pediatria di Comunità e dell’Igiene pubblica hanno incontrato le famiglie dell’istituto scolastico per offrire tutte le informazioni e, contestualmente, la profilassi antibiotica gratuita (una compressa per gli adulti e trattamento con sciroppo per i bambini). Si tratta di un intervento tempestivo e di grande efficacia che consente di interrompere la potenziale catena di trasmissione dell’agente infettivo. Servirà una decina di giorni perché l’esito degli esami di laboratorio chiarisca il sierotipo del meningococco.

Cos’è il meningococco
La Neisseria Meningitidis o Meningococco è un batterio che si trova piuttosto frequentemente in gola e nel naso; il 5-10% dei soggetti possono essere portatori asintomatici del batterio nel naso-faringe. Esistono tipi diversi (sierotipi) contraddistinti con le lettere dell’alfabeto e i più frequenti sono l’A, B, C, Y, W135. La trasmissione avviene da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie o le secrezioni della gola di persone portatrici sane o malate. In alcuni casi il meningococco raggiunge il sangue e, attraverso questo, altri organi, causando malattie invasive, in particolare la meningite (infiammazione grave delle membrane che avvolgono il cervello) o la sepsi (infezione diffusa nel sangue).

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Draghi, gnomi, formichine, delfini, e non solo: dipinti in grandi affreschi sulle pareti, rendono più belle le stanze di degenza della Pediatria del Ospedale dell’Angelo. A popolare tutte le stanze del Reparto, ma anche i corridoi e gli ambulatori, con queste figure fantastiche e rasserenanti è stata l’artista Serena Carnera, che ha prestato gratuitamente i suoi pennelli per un intervento realizzato con il lavoro di alcuni mesi.
Il progetto è stato voluto dall’équipe della Pediatria; accolto dalla Direzione dell’Ospedale è stato realizzato con il contributo di Valecenter. Il Centro commerciale di Marcon aveva donato già nel febbraio 2015 la somma di 55.000 euro per l’acquisto di un’apparecchiatura per il monitoraggio delle funzioni cerebrali dei bambini; e aveva chiesto a suo tempo che, acquistata l’apparecchiatura, la cifra residuale di alcune migliaia di euro fosse investita in progetti di umanizzazione anche questi dedicati alla Pediatria, ai bambini ricoverati, ai genitori che li accompagnano.
“Siamo orgogliosi di partecipare oggi – ha spiegato il Direttore di Valecenter, Alberto Marinelli – alla presentazione conclusiva di un percorso di solidarietà iniziato due anni fa destinando a questo fine i soldi raccolti nell’area giochi ‘A Casa di Alfredo’. Questa è anche l’occasione per ringraziare tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a questa gara di solidarietà, tra cui la onlus ‘Una carezza per crescere’ e i clienti del nostro centro commerciale, che con la loro generosità e il loro grande cuore hanno contribuito concretamente alla realizzazione del progetto, che rende meno faticoso il periodo di cure e di ricovero dei piccoli pazienti. Consideriamo tutti preziosa la collaborazione avviata con il Reparto, che conferma l’approccio lungimirante e solidale che Valecenter ha assunto in questi anni nei confronti della comunità locale, supportando numerose iniziative utili per tutto il territorio”.
Visitando i locali della Pediatria resi più vivaci dai colori degli affreschi e dalla complessiva ridipintura, il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben ha espresso la gratitudine dell’Ulss 12: “Quando il territorio, le associazioni e i privati – ha commentato – ci seguono e ci sostengono sul tema dell’umanizzazione delle cure, tutto diventa più facile. Ci rallegra il sostegno economico, ma ci inorgoglisce soprattutto il sostegno al percorso che l’Ulss 12 sta facendo puntando sull’accoglienza piena e sull’attenzione piena delle persone. Significa che questa nostra attenzione, che mette al primo posto la persona ricoverata, in questo caso i bambini, è stata compresa, viene considerata importante, e viene condivisa”. 
Un grazie ulteriore è stato espresso dall’Ospedale a Valecenter per l’ulteriore assegno di 4500 euro, raccolti nel periodo estivo con la proposta dei giochi gonfiabili, e donati oggi alla “Scuola in Pediatria”, perché possa utilizzarli per la propria attività a sostegno del percorso scolastico dei bambini ricoverati.

Pediatria

Prof. Alfredo Guarino, Professore  Ordinario di Pediatria, Direttore della scuola
 di Specializzazione in Pediatria, Dipartimento di Scienze mediche
traslazionali, Università Federico II Napoli

Prof.ssa Eugenia Bruzzese, Professore Aggregato di Pediatria, Unità Operativa di
 Malattie Infettive Pediatriche

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Il sintomo più frequente di infezione in età pediatrica è rappresentato dalla febbre. La febbre associata a uno o più sintomi e/o segni clinici consente nella maggior parte dei casi di orientarsi verso una specifica eziologia per lo più un’infezione respiratoria o intestinale o di altri organi o apparati. La febbre da sola, soprattutto se di durata superiore ai 4-5 giorni può essere anche segno di altre malattie infiammatorie, autoimmuni e/o neoplastiche. Una prima distinzione nell’approccio al bambino con febbre isolata è basata sulla durata. Si distinguono la febbre senza localizzazione (FSL) e la febbre di origine sconosciuta. La prima è tipicamente caratterizzata da un esordio acuto, con puntate di iperpiressia più volte nella giornata, talvolta associata a condizioni cliniche compromesse e generalmente di breve durata (non più di 3-4 giorni al momento della prima osservazione). La definizione classica di FSL è una malattia acuta febbrile la cui eziologia non è identificabile sulla base della storia e dell’EO e la cui durata è inferiore a 8 giorni.
La febbre di origine sconosciuta invece si presenta con un andamento più subdolo, talvolta con picchi isolati durante la giornata e almeno inizialmente non è associata ad altri segni di coinvolgimento d’organo. La definizione di febbre di origine sconosciuta richiede come criterio temporale una durata superiore a 8 giorni. Il pattern eziologico delle due condizioni è diverso. L’eziologia largamente prevalente dell’FSL è un’infezione. La FUO ha una pattern in cui oltre alle infezioni sono frequenti malattie reumatologiche e oncologiche che vanno aumentando con l’aumento dell’età del bambino. E’ logico quindi che l’ approccio diagnostico/terapeutico ai due tipi di febbre risulti completamente diverso. Nel caso della febbre senza localizzazione è urgente stabilire se si tratta di un’infezione batterica e la conseguente indicazione alla terapia antibiotica .nonché l’ urgenza dell’intervento. Una febbre isolata ad esordio acuto e insorta negli ultimi 2 o 3 giorni al momento dell’intervento medico potrebbe essere la manifestazione iniziale o complicarsi rapidamente con un’infezione batterica grave come ad esempio una meningite, una polmonite una pielonefrite. Esistono in letteratura degli “score” basati sia su sintomi clinici che su risultati di indagini di laboratorio (esame emocromocitometrico, proteina C reattiva , procalcitonina) e radiologici (la banale radiografia del torace) che consentono al medico di orientarsi verso un’infezione batterica grave.

La valutazione clinica eventualmente associata allo screening per IBG fornisce uno strumento valido per “pesare” il rischio di IBG e intervenire con un ricovero ospedaliero e/o con terapia antibiotica subito. Di fronte ad un bambino con FSL si può applicare lo screening per infezioni batteriche gravi, che è in grado di individuare correttamente fino al 97% dei casi . Se comunque il medico ha già optato per la somministrazione di antibiotici, può essere superfluo l’esecuzione delle indagini stesse. Un algoritmo proposto dall’Accademia Americana di Pediatria eè riporato di seguito. Con un sano pragmatismo viene applicato lo score di Yale con un valore soglia di 16 per valutare come elevato il rischio di IBG e viene considerao esplicitamente – come criterio inserito nell’algoritmo “l’affidabilità dei genitori”. Nell’ipotesi di dubbi sull’affidabilitàò dei genitori nel valutare il decorso dei sintomi e informare tempestivamente il medico, l’algoritmo prevede misure di intervento più aggresive con lo scopo di instaurare misure efficaci di prevenzione.
Il bambino a maggior rischio di infezione batterica grave è il lattante di età inferiore a 3 mesi per il quale generalmente è indicato il ricovero e se necessario un trattamento antibiotico per via sistemica.

La valutazione clinica eventualmente associata allo screening per IBG fornisce uno strumento valido per “pesare” il rischio di IBG La storia naturale del bambino con FSL e i dati epidemiologici indicano che nella stragrande maggioranza di casi la genesi della FSL è da ricondurre ad un’infezione virale. L’età sotto i 3 anni, la stagione invernale, la frequenza in asili di infanzia o in comunità o la presenza di fratelli o sorelle che frequentano la scuola sono indicatori di rischio di infezione virale. La febbre può essere l’unico sintomo al momento della prima osservazione e solo successivamente possono comparire segni e sintomi di accompagnamento che chiariscono la genesi virale di un’infezione – del tratto respiratorio. Nel bambino con febbre ed in particolare nel lattante , la presenza di segni di coinvolgimento respiratorio come ad esempio la presenza di rinite e tosse, orientano più frequentemente per un eziologia virale, mentre la febbre in assenza di questi sintomi o di altri indicatori anche solo epidemiologici di infezione virale devono far prendere in considerazione l’ipotesi di un infezione batterica. L’attesa della comparsa dei segni di accompagnamento tuttavia deve essere valutata relativamente al rischio di un’evoluzione rapida verso un’infezione batterica grave, in particolare di meningite. Se la meningite è condizione grave, essa è tuttavia molto più rara di altre infezioni batteriche, tra cui la (ingiustamente) temutissima polmonite. In pratica di fronte ad un bambino con FSL il medico ha scelte diverse e molto difficili: 1 l’attesa di un evoluzione in guarigione o in una patologia d’organo,2. l’uso dello screening clinico-laboratoristico-radiologico3 una terapia antibiotica empirica 4 il ricovero in ospedale. Non sempre però la febbre in un lattante seppur associata alla presenza di infiammazione (aumento dei leucociti ed in particolare dei neutrofili, aumento della proteina C reattiva, della pro calcitonina) è espressione di un’infezione batterica grave. Va considerata infatti la possibilità di una malattia di Kawasaki. (MK). La MK è una vasculite acuta sistemica che colpisce i vasi di medio calibro di tutti i distretti dell’organismo, autolimitata, ad eziologia sconosciuta, probabilmente multifattoriale, che colpisce prevalentemente lattanti e bambini nella prima infanzia. È caratterizzata da febbre ad esordio acuto e a ≥ 4 dei seguenti segni o criteri clinici: iperemia congiuntivale bilaterale, eritema delle labbra e della mucosa orale, anomalie delle estremità, rash e linfoadenopatia cervicale. Il requisito necessario per la diagnosi di malattia di Kawasaki è la presenza di febbre per almeno 5 giorni. Sono frequenti ma non specifiche alcune alterazioni degli esami di laboratorio e in particolare un elevato e rapido incremento dei marcatori di infiammazione (PCR; VES e procalcitonina) e leucocitosi neutrofila. La diagnosi di MK si basa sulla presenza dei suddetti criteri clinici e non esistono altre caratteristiche cliniche patognomoniche o un test diagnostico specifico,mentre va ribadito che la febbre per almeno 5 giorni è criterio obbligato per la diagnosi di MK. La complicanza più temibile è rappresentata dagli aneurismi coronarici che si osserva nel 15%-25% dei casi e che sono per definizione gravi sul piano clinico e che possono comparire anche a distanza di mesi dalla (apparente) risoluzione della fase acuta della malattia. Il rischio di coronarite è ridotto in modo radicale (fino a meno del 5%) se i pazienti sono trattati con immunoglobuline per via venosa entro il decimo giorno dall’esordio della febbre. Pertanto è essenziale identificare la MK al fine di poter instaurare la prevenzione con immunoglobuline della coronarite. La diagnosi di MK può essere resa difficile dal fatto che i segni della MK non sono simultanei. Spesso la congiuntivite non viene riconosciuta perché è già scomparsa al momento della prima osservazione, le alterazioni orali sono aspecifiche cosi come la presenza di linfonodi (in genere un solo linfonodo laterocervicale di elevato volume). In segno caratteristico ma tardivo è la desquamazione della cute delle mani o dei piedi (vedi Figura).

In letteratura tuttavia è segnalato un numero crescente di bambini che presenta rilievo ecocardiografico di alterazioni delle coronarie (dilatazione, aneurismi) senza soddisfare pienamente i criteri diagnostici classici anche nelle prime fasi di malattia. Questi bambini vengono diagnosticati come MK sulla base delle alterazioni coronariche che sono considerate patognomoniche. La diagnosi di MK in forma incompleta si riferisce ai pazienti che, in associazione alla febbre, non presentano il numero sufficiente di criteri diagnostici. Tale forma di MK è più frequente nei bambini al di sotto dei 12 mesi, pertanto dovrebbe essere sospettata in ogni lattante con febbre da più di 7 giorni ed infiammazione sistemica documentata, senza una causa spiegabile. E’ quindi facile capire che proprio in questi casi la diagnosi può avvenire in ritardo oppure quando si sono già presentate le complicanze a carico delle coronarie.
La diagnosi differenziale comprende diverse patologie infettive prevalentemente virali come le infezioni da adenovirus, enterovirus, CMV, EBV, HSV, Parvovirus B19, HHV 6, che possono presentarsi con febbre e uno o più sintomi presenti anche nella MK ma anche differenti patologie non infettive all’esordio come l’artrite idiopatica giovanile e la panarterite nodosa. Un altro segno clinico di presentazione della MK che può indurre in errore diagnostico è rappresentato da una linfadenopatia laterocervicale che associata ai segni di infiammazione sistemica può essere diagnosticata come linfadenite acuta batterica. In questo caso la mancata risposta alla terapia antibiotica deve far ipotizzare un eziologia differente da un’infezione batterica. Nelle forme incomplete la diagnosi è ovviamente chiara quando si evidenzia la dilatazione delle coronarie o addirittura la presenza di aneurismi ma l’obiettivo di una diagnosi precoce è proprio quello di evitare tale complicanza e quindi è importante, nel forte sospetto clinico ed in presenza di una sintomatologia che non recede in seguito a terapie specifiche (in particolare terapie antibiotiche nel caso per esempio di un lattante con febbre ed aumento degli indici infiammatori), effettuare un ciclo di Immunoglobuline per via endovenosa. E’ stato sottolineato che la diagnosi di MK è spesso difficile per vari motivi:
1. i criteri clinici possono comparire in tempi diversi e talvolta essere così fugaci da non essere rilevati, 2. i segni clinici sono comuni a molte altre malattie,3. i dati di laboratorio sono aspecifici e 4. infine la diagnosi è ancora più complicata quando il quadro clinico è incompleto o atipico. Una vera e propria “trappola” sul piano diagnostio terapeutico tenendo conto che le maggiori difficoltà diagnostiche sono rappresentate dal fatto che alcuni bambini sviluppano complicanze coronariche senza soddisfare i criteri diagnostici di MK, la malattia ha un’espressione clinica polimorfa e che manifestazioni cliniche diverse da quelle “tipiche” possono essere il primo sintomo. Le conseguenze di una mancata diagnosi sono potenzialmente gravissime, perche viene ritardato o omesso un trattamento efficace nella prevenzione della complicanza grave invalidante e non raramente fatale. La diagnosi precoce è quindi essenziale, perché la prognosi della malattia è legata alla precocità del trattamento. Pertanto, nel sospetto di MK, è fondamentale ricercare nell’anamnesi l’eventuale presenza di segni o sintomi compatibili con la diagnosi e consigliare il ricovero ospedaliero per eseguire gli accertamenti diagnostici necessari.
La terapia va iniziata nei primi 10 giorni e preferibilmente entro i primi 7, ancora prima quando sono presenti 3-4 criteri oltre la febbre o se sono presenti alterazioni del diametro delle coronarie, espressione di danno coronarico. In assenza di danno coronarico documentato, un trattamento eseguito prima del quinto giorno di malattia non sembra prevenire le sequele cardiologiche. E’ inoltre possibile che un trattamento troppo precoce possa rendere necessaria un’ulteriore somministrazione di Immunoglobuline per via venosa o che vengano trattati per MK pazienti che hanno un’altra malattia febbrile che mima la MK.
Il lattante febbrile con aumento degli indici infiammatori, in assenza di altri elementi che facciano sospettare un’infezione batterica grave o una sepsi, o che non abbia risposto ad un trattamento antibiotico ad ampio spettro, e che non abbia evidenze di danno coronarico, va tuttavia considerato a elevato rischio Questo lattante ha infatti un rischio elevato di una forma incompleta di MK e di complicanze cardiache che potrebbe giustificare un trattamento con immunoglobuline per via endovenosa , sempre dopo 5 gg dall’esordio della sintomatologia febbrile.
In conclusione è quindi molto probabile che un pediatra più volte nella sua vita professionale si trovi di fronte alla trappola della FSL e al rischio di non diagnosticare una MK . Molte vertenze professionali sono nate da casi del genere anche perché spesso la coronarite è complicanza tardiva (ma inequivocabile) di una pregressa MK. Si ritiene probabile che non pochi casi di infarto del miocardio in pazienti giovani siano la conseguenza di danni coronarici a loro volta legati a MK contratte in età infantile e mai diagnosticate.
Ed infine la gestione del bambino con FSL è impegnativa per il medico. A fronte di criteri chiari e inequivocabili che includono la precisa definizione della condizione, la valutazione con criteri consolidati e l’applicazione di algoritmi validati e autorevoli, esistono tuttavia lcune “trappole” per il medico (e per il bambino, che vanno considerate. La malattia di Kawasaki va sempre considerata perché e difficile da diagnosticare, ha complicanze gravi ma prevenibili. Bisogna pensarci sempre.

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In corso la seconda giornata di lavori a Stresa per la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale. Fino a domenica 18 ottobre, la SIPPS riunisce all’Hotel Regina Palace oltre 150 pediatri ed esperti nell’ambito dello sviluppo psicofisico dei bambini e della diagnosi e terapia delle malattie infantili. L’occasione è il XXVII Congresso Nazionale SIPPS, che ha scelto come slogan “L’Aquilone, il suo filo e il vento”. Oltre 700 i medici provenienti da tutta Italia che si si sono dati appuntamento nella città che si affaccia sul Lago Maggiore.

Ieri l’inaugurazione ufficiale con il saluto delle istituzioni e con la relazione del Dott. Giuseppe Di Mauro. Il Presidente SIPPS ha sottolineato: “Gli aquiloni, ossia i nostri bambini, sono la speranza per il nostro futuro. Per poter volteggiare, gli aquiloni hanno bisogno del vento e di un seppur sottile ma resistente filo e di un ancoraggio saldo, altrimenti sarebbero portati alla deriva dal vento. Chi regge il filo – ha aggiunto Di Mauro – può aiutare i piccoli meno fortunati e proteggerli dalla violenza del mondo. Chi regge il filo può aiutare chi non può giocare, imparare, crescere in modo sano per diventare una “persona”. Ma non è sufficiente essere in grado di reggere il filo: occorre volerlo fare, averne le motivazioni. Occorre il vento, cioè la creatività e l’energia per farlo nel miglior modo possibile”.

Anche la giornata odierna si presenta ricca di spunti. A cominciare da una sessione dedicata alla Consensus sulla Vitamina D e presieduta dalla Professoressa Irene Cetin. I lavori, coadiuvati dal Professor Giuseppe Saggese e dal Professor Francesco Vierucci, faranno il punto su uno degli argomenti medici che in questi ultimi anni è stato oggetto di una delle maggiori rivisitazioni da parte di studiosi e ricercatori. La Consensus, che fornisce al pediatra le conoscenze più aggiornate sui vari aspetti della vitamina D, ha preso in esame le classiche azioni scheletriche della Vitamina D ed ha evidenziato le nuove azioni, quelle cosiddette “extra-scheletriche” della vitamina D. Sono state così prese in esame le infezioni respiratorie, l’asma, la dermatite atopica, le allergie alimentari, il diabete di tipo 1, l’obesità, la sindrome metabolica e la malattia cardiovascolare. In queste patologie viene prospettato un utilizzo della vitamina D a scopo terapeutico.

Ad animare la giornata sarà poi un vero e proprio Talk-show, dal titolo “Vaccinazioni: punti e disappunti”. Un evento che metterà a confronto numerosi esperti del settore. Vi prenderanno infatti parte esponenti della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e delle Regioni. Tra loro anche il Professor Luciano Pinto, vice Presidente SIPPS Campania, che lancia l’allarme per il calo delle vaccinazioni tra le famiglie italiane e sottolinea i benefici che derivano dall’immunizzazione per l’individuo e per la comunità. “Nonostante l’impegno del nostro Paese – informa il Dott. Pinto – l’obiettivo della l’eliminazione del morbillo entro il 2015, fissato dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2011, sembrerebbe ancora lontano, sebbene negli ultimi 3 anni vi sia stata una significativa riduzione dei casi: 2.258 nel 2013, 1.696 nel 2014 e 140 nei primi sette mesi del 2015. Bisogna organizzare Corsi di Formazione Continua per consentire a pediatri, igienisti, centri vaccinali e medici di medicina generale di analizzare congiuntamente i problemi evidenziati nelle loro zone e concordare le modalità di d’intervento. Si diffonda la cultura vaccinale fra gli alunni delle scuole, creando occasioni di incontro fra i genitori che diffidano dei vaccini con altri che hanno sperimentato l’impatto delle malattie con i propri figli. Si ragioni sulla opportunità di riservare l’accesso alle scuole, pubbliche e private, ai soggetti in regola con il calendario vaccinale, salvo che non vi siano esenzioni mediche, anche per proteggere i bambini con difese immunitarie compromesse, sia per malattie congenite che acquisite. Il rischio di ammalarsi di morbillo per un bambino non vaccinato è 35 volte superiore a quello di uno vaccinato”.

Tra le novità presentate domani a Stresa, il primo dei tre Corsi di approfondimento: quello riguardante la “Valutazione neuroevolutiva e segnali di allarme psicomotorio nei primi due anni di vita. Come riconoscere indicatori di rischio e segnali di allarme con i bilanci di salute”. Tenuto dai Docenti il Dott. Carmelo Rachele (Responsabile Nazionale FIMP per l’Area Neuropsichiatria) ed il Dott. Francesco Di Mauro e la Dott.ssa Valentina Lanzara (Animatori di Formazione), il Corso verterà su quella che, a tutti gli effetti, è una vera e propria emergenza sanitaria e sociosanitaria: ogni Pediatra di Famiglia, infatti, ha in cura circa 100-120 bambini affetti da disturbi neuropsichiatrici, la maggior parte dei quali non viene riconosciuta o lo è con molto ritardo.

Domani, sabato 17, spazio, tra l’altro, alla Consensus sui Disordini funzionali gastrointestinali, tenuta dalla coordinatrice, la Dott.ssa Annamaria Staiano. Nel corso della sessione, la Professoressa Elvira Verduci si soffermerà sull’approccio dietetico, mentre la Professoressa Maria Assunta Zanetti si occuperà dell’approccio psicologico. I disordini funzionali gastrointestinali (DFGI) includono una variabile combinazione di sintomi cronici o ricorrenti, spesso età-dipendenti, non riconducibili a nessuna anomalia biochimica o strutturale. Sono enigmatici, non facilmente trattabili e soprattutto poco interpretabili. Alcuni clinici li considerano disordini psicologici, altri ne negano completamente l’esistenza, di contro altri, nel vano tentativo di ricercare un’alterazione organica sottostante, costringono i pazienti a sottoporsi a inutili indagini diagnostiche che, inevitabilmente, comportano uno spreco di risorse e cure inappropriate per il paziente. La Consensus, nasce e viene elaborata per il pediatra come strumento utile nella pratica clinica per riconoscere ed affrontare tali disordini. Risponde al bisogno di dare risposta alle domande che inevitabilmente scaturiscono dalle innovazioni introdotte, in termini di management ma soprattutto di trattamento. Sottolinea innanzitutto quanto sia importante escludere i segni e i sintomi d’allarme, e tranquillizzare la famiglia sulla benignita del disturbo, con un appropriato counselling. La Consensus affronta i quesiti con i quali ci si confronta nella pratica clinica quotidiana, come la relazione con le allergie alimentari, il ruolo della dieta, delle abitudini, dell’uso delle formule e di probiotici.

Molto interessante la sessione “Smart food”, durante la quale il Professor Vito Leonardo Miniello ed il Professor Ruggiero Piazzolla affronteranno, rispettivamente, il tema del “biologico” e del “Pediatra, architetto delle scelte della famiglia”.
Spazio inoltre al Corso “Simulazione avanzata in pronto soccorso pediatrico”. Tenuto dai Professori Marco Binotti, Federica Ferrero, Carlo Cianchetti, Massimo Agosti, Leonello Milani ed Annalisa Capuano, ha lo scopo di far sperimentare la gestione del paziente pediatrico critico in team attraverso l’uso di simulatori pediatrici avanzati, con particolare attenzione ai principi del Crisis Resource Management (CRM). Verranno proposti scenari semplici e complessi che saranno seguiti da debriefing.

Numerosi i temi che saranno discussi anche nell’ultima giornata del Congresso, con due sessioni interamente dedicate alla Pediatria Preventiva e Sociale: domenica 18 riflettori puntati sul Progetto “Ci piace sognare”, sul ruolo del pediatra di famiglia nella gestione delle malattie rare e nella diagnosi precoce e nel follow-up del bambino con patologie onco-ematologiche. Si parlerà poi di prevenzione andrologica nel bambino per un adulto sano, Dermatite Atopica e del Progetto di monitoraggio, prevenzione e terapia dell’influenza 2015-2016 dal titolo “L’influenza che verrà”: la relazione metterà in evidenza le nuove opportunità farmacologiche nella prevenzione e nella terapia dell’influenza.

Medical News News del giorno

“L’Aquilone, il suo filo e il vento”: è lo slogan del XXVII Congresso nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che si apre oggi a Stresa, presso l’Hotel Regina Palace. Fino a domenica 18 ottobre nella città che si affaccia sul Lago Maggiore si danno appuntamento più di 150 relatori, tra pediatri ed esperti nel campo dello sviluppo psicofisico dei bambini e della diagnosi e terapia delle malattie infantili. Una quattro giorni di riflessioni, incontri e dibattiti che vedrà confrontarsi oltre 700 medici provenienti da tutta Italia.

Giovedì 15 ottobre, i lavori saranno aperti dai “Per…corsi”, approfondimenti su specifiche tematiche: “Quando comunicare è prevenire”, una riflessione sull’importanza dell’alleanza tra famiglia e medico e sulla condivisione delle informazioni; “Rischi e trappole”, sessione durante la quale si farà il punto su internet, droghe, sport e farmaci off label, una sessione dedicata soprattutto ai pazienti già adolescenti. Infine, un mini percorso sulle emergenze pediatriche dal titolo “Per trovarci preparati”, in cui si discuterà di basi teoriche della rianimazione cardio-polmonare, ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo, crisi convulsiva e respiratoria e trauma cranico.

Alle 17.00 l’apertura ufficiale dei lavori, con il consueto saluto delle istituzioni: saranno presenti le autorità regionali e nazionali. Porterà poi i propri saluti Giampietro Chiamenti, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Spazio inoltre alla relazione del Dott. Giuseppe Di Mauro (Presidente del Congresso insieme al Prof. Gianni Bona). “L’aquilone pronto a librarsi in aria – afferma il Dott. Di Mauro, Presidente SIPPS – esprime efficacemente il nostro desiderio di dare a ogni bambino un saldo appiglio alla terra durante il suo volo verso l’età adulta: ogni giorno cerchiamo di essere, insieme alle famiglie, il filo che li guida nel loro percorso di crescita. Siamo noi la mano salda chiamata a reggere il filo sottile ma resistente al tempo stesso: chi regge il filo può aiutare i meno fortunati, è in grado di proteggere i bambini dalla violenza nel mondo ed i piccoli che non possono contare sull’appoggio della famiglia. Chi regge il filo sa come evidenziare i problemi sanitari e sociali dei bimbi immigrati e si preoccupa di favorire il loro benessere psicofisico”. “Chi regge il filo – aggiunge il Prof. Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità di Novara e vicepresidente della SIPPS – aiuta i genitori nell’accettare un bambino diverso e può dare un sostegno a madri e padri in vari momenti di crisi: difficoltà di alimentazione, difficoltà nell’educazione, gestione dei disturbi del sonno, del comportamento, dell’angoscia di separazione. Non basta però reggere il filo: occorre volerlo fare, averne le motivazioni, occorre il vento, cioè la creatività e l’energia per farlo nel migliore dei modi”.

La giornata inaugurale terminerà con due letture magistrali tenute professori di rilevanza internazionale: Giuseppe Saggese spiegherà il nuovo percorso di formazione del Pediatra. Il Presidente della Conferenza Permanente dei Direttori delle Scuole di Specializzazione di Pediatria si soffermerà infatti sul Decreto di riordino delle Scuole di Specializzazione, firmato il 4 febbraio 2015 dal Ministro dell’Università, Istruzione e Ricerca e dal Ministro della Salute. Il Decreto contiene importanti novità per la Pediatria in quanto riordina, a dieci anni di distanza dal precedente, il percorso formativo delle Scuole di Specializzazione e contiene due importanti risultati: aver mantenuto la durata del Corso in cinque anni e aver previsto il percorso formativo organizzato secondo il modello europeo dell’European Board of Pediatrics (EBP). La pediatria, dunque, deve essere considerata alla stregua della ‘medicina interna’ del bambino, comprendente sia la pediatria generale delle cure primarie e secondarie sia i settori specialistici della pediatria. La Scuola di Specializzazione in Pediatria si pone infatti l’obiettivo di formare un pediatra “a tutto tondo”, ossia uno specialista in grado di iniziare a svolgere la propria professione in qualsiasi ambito di lavoro si trovi ad operare una volta completato il suo programma formativo. Non bisogna poi dimenticare le (sub) specialità pediatriche, la parte più qualificante dello sviluppo scientifico-culturale della pediatria negli ultimi trent’anni. Tale sviluppo ha avuto importanti ricadute sulla qualità delle cure fornite dai pediatri nei vari settori specialistici della pediatria (neonatologia, emato-oncologia pediatrica, endocrinologia pediatrica, gastroenterologia pediatrica, pneumologia pediatrica, ecc…), evitando il ricorso a specialisti d’organo dell’adulto e rafforzando allo stesso tempo il concetto di “area pediatrica”.
Infine, parlando della pediatria di famiglia, per la prima volta il Decreto definisce un percorso formativo organico per cure primarie all’interno della Scuola di Specializzazione in Pediatria.

La seconda lettura magistrale sarà a cura di Marcello Giovannini, Professore Emerito di Pediatria dell’Università degli Studi di Milano che presenterà il proprio lavoro sul Programming e re-programming del gusto. Alcune malattie come obesità, il diabete e l’ipertensione, sono dovute principalmente a scelte alimentari errate che si basano sulle esperienze gustative vissute già nelle prime epoche di vita. Nel corso degli ultimi decenni sono state acquisite importanti conoscenze sullo sviluppo del gusto nel bambino. E’ noto che pochi giorni dopo la nascita, i neonati sono capaci di percepire soluzioni dolci. La preferenza per il gusto dolce rimane accentuata per tutta l’infanzia ed inizia a ridursi nella tarda adolescenza. Diversamente da quanto è stato osservato per il gusto dolce, alla nascita sono state rilevate risposte di repulsione per il gusto amaro (smorfie e protrusione della lingua) e per l’aspro (contrazione delle labbra e strizzata di occhi). L’abilità di percepire e di rispondere al gusto salato, invece, non si manifesta prima dei 2-6 mesi di vita. Tali preferenze gustative sembrano determinate, in parte, dalla genetica. Studi comportamentali suggeriscono che sin dall’ultimo trimestre di gravidanza i recettori del gusto e dell’olfatto sono funzionanti e capaci di percepire i continui cambiamenti di sapore del liquido amniotico. Sin prima della nascita il feto è esposto ad un’ampia varietà di sapori, che riflettono le abitudini alimentari della mamma e, se il bambino sarà allattato al seno, il neonato ritroverà tali sapori anche nel latte materno. Attraverso queste prime esperienze sensoriali il bambino quindi impara a conoscere i cibi della cultura della propria famiglia. Il che, al momento del divezzamento, aumenta il gradimento e la preferenza di alimenti con sapori simili. Al contrario, il neonato alimentato con formula è esposto ad un gusto monotono e potrebbe gradire meno gli alimenti che si allontanano dal sapore della formula. Con l’introduzione di alimenti complementari, il bambino continua ad imparare dalle diverse esperienze sensoriali. I bambini continuamente esposti ad una grande varietà di alimenti “sani” imparano ad apprezzarli e mostrano una maggiore predisposizione ad assaporare cibi nuovi. L’esposizione ripetuta ad alimenti nuovi in fasi precoci della vita può ridurre le tendenze neofobiche e aumentare le preferenze alimentari nei bambini. E’ stato osservato che per aumentare il consumo e il gradimento di un alimento nuovo è necessario proporre al bambino tale alimento tra le 6 e le 15 volte e che proporre alimenti nuovi in un ambiente sociale positivo farà aumentare la disponibilità dei bambini a mangiarli.

Il secondo giorno di lavori, venerdì 16, si aprirà con la presentazione di una Consensus sulla Vitamina D: dalla carenza alle azioni scheletriche; dalle infezioni e allergia fino all’obesità e al diabete. Spazio poi ad un talk-show sulle vaccinazioni. Nel corso della giornata riflettori puntati poi sul Corso “Valutazione neuroevolutiva e segnali di allarme psicomotorio nei primi due anni di vita. Come riconoscere indicatori di rischio e segnali di allarme con i bilanci di salute” e sugli acronimi infettivologi.
La “Consensus sui disordini gastrointestinali funzionali” darà il via alla giornata di sabato 17 ottobre, che proseguirà con una sessione sullo smart food. In programma altri due Corsi: il primo riguardante la “Simulazione avanzata in Pronto Soccorso pediatrico” ed il secondo inerente la “Nutrizione Pediatrica per Farmacisti”: dal pit stop su formule speciali al baby food fino alle false allergie alimentari.
Nel corso della terza giornata di lavori di Stresa, saranno poi approfonditi la prevenzione dei disturbi della crescita, l’antibioticoterapia, la dislessia, la disgrafia e la discalculia, l’infiammazione e dolore nel bambino e la sicurezza dei farmaci in pediatria.

Il Congresso si chiuderà domenica 18 con due sessioni interamente dedicate alla Pediatria Preventiva e Sociale: si parlerà, tra l’altro, del Progetto “Ci piace sognare”, del ruolo del pediatra di famiglia nella gestione delle malattie rare e nella diagnosi precoce e nel follow-up del bambino con patologie onco-ematologiche; senza dimenticare argomenti come la prevenzione andrologica nel bambino per un adulto sano, la Dermatite Atopica, l’impatto storico sociale dell’immigrazione in sanità e le Bandiere verdi, un nuovo approccio scientifico al mare dei bambini. Spazio, infine, al Progetto di monitoraggio, prevenzione e terapia dell’influenza 2015-2016 dal titolo “L’influenza che verrà”: la relazione prenderà in considerazione le nuove opportunità farmacologiche nella prevenzione e nella terapia dell’influenza.

A Stresa la SIPPS ha inoltre previsto tre Sessioni di Comunicazioni Orali per coinvolgere i nuovi colleghi: i giovani medici e gli specializzandi potranno presentare le proprie esperienze maggiormente innovative. “Una scelta – conclude il Presidente Di Mauro – che sottolinea ancora una volta il nostro impegno verso la classe medica futura. Ai nostri ragazzi garantiamo infatti non solo l’iscrizione gratuita ma anche la possibilità di ritagliarsi un proprio spazio per illustrare i propri lavori”.

Geriatria

Dott. Giancarlo Giuliani, Medico, Specialista in Medicina Interna – Master in Giornalismo Scientifico, Responsabile Reparto di Medicina LungoDegenza Casa di Cura “Villa Iris” – Pianezza (To)

I principali campi di applicazione della P.T. in letteratura riguardano soprattutto gli ambiti pediatrici, geriatrici, psichiatrici nonché quelli della cronicità, delle cure palliative e dell’handicap in generale. I sintomi dolore, depressione del tono dell’umore, ansia, disturbi comportamentali, deterioramento cognitivo ed anoressia sono risultati quelli più studiati ma anche quelli che hanno maggiormente beneficiato di tale terapia, alla pari delle patologie che vanno dalla demenza senile al dolore cronico, dalle sindromi neurologiche infantili ad alcune patologie cardio-vascolari.

Per studiare tale terapia il metodo scientifico utilizzato ha previsto il ricorso a parametri da monitorare e da utilizzare come outcome:

  1. parametri vitali: pressione, frequenza cardiaca, dolore ecc.
  2. esami di laboratorio: cortisolemia, glicemia ecc.
  3. scale della V.M.D. dell’Anziano: SPMSQ, ADL, CIRS ecc.
  4. test psicologici: Scale della Depressione, della Qualità di Vita ecc.

Tra i principali outcome individuati segnaliamo la riduzione di sintomi come l’ansia o la depressione, di disturbi comportamentali o del dolore, l’incremento dell’alimentazione e di funzioni cardio-vascolari ecc. ma è soprattutto la “Qualità di Vita” che viene maggiormente valutata e ricercata, a sottolineare l’utilità della P.T. non come semplice cura delle malattie ma come miglioramento generale del benessere umano in ambito di malattie gravi ed invalidanti.

Al momento attuale però questo materiale scientifico non ha ancora avuto il riconoscimento definitivo di una razionale revisione clinica. Questo per svariati motivi, soprattutto per la difficoltà nel dover mettere ordine tra una imponente mole di letteratura che si differenzia per materiali e metodi (diversità nei pazienti, nei setting, negli animali, nei parametri, nei protocolli e negli outcome). Come ricordato da Antonelli e Cusinato <… mentre gli studi sugli effetti fisici sono stati condotti con proprietari di cani residenti a casa, quelli sugli effetti a livello psicologico sono stati eseguiti con anziani in istituto, quindi probabilmente più fragili e che non possono godere della compagnia costante di un animale.

Revisioni cliniche della letteratura scientifica

In realtà negli ultimi anni sono state pubblicate alcune review relative alle principali ricerche effettuate, così come alcune Revisioni Cliniche. Vediamo le 3 più note.

La I è una revisione condotta da un centro sudamericano, il cui obiettivo era quello di sintetizzare la letteratura esistente sull’uso di tale terapia come trattamento tra le persone (bambini compresi) che vivono con malattie croniche. La ricerca suggerisce che le AAT e le AAA siano efficaci per diversi profili di pazienti, in particolare i bambini, specie se affetti da patologie croniche (dall’autismo alle neoplasie), potendo determinare modificazioni fisiche (riduzione del dolore, miglioramento di parametri vitali ecc.) e psichiche (riduzione ansia e timore per la malattia e le cure, incremento della capacità interazione sociale e di provare piacere ed interessi).

La II è una revisione multicentrica italiana e spagnola effettuata sulla base della valutazione dei risultati di una ricca raccolta bibliografica relativa a studi sia in ambito medico che in quello riabilitativo. La conclusione cui giungono i vari Autori sottolinea come molti dei programmi che utilizzano gli animali abbiano dimostrato di poter rappresentare interventi efficaci per specifiche popolazioni di pazienti con patologie riabilitative o mediche con le caratteristiche della cronicità.

La III è una revisione sistematica di studi randomizzati effettuata da numerosi istituti universitari giapponesi, eseguita con rigorosi criteri metodologici. Dall’insieme delle valutazioni effettuate è stato possibile dimostrare come le AAT possano rappresentare un efficace trattamento per i disturbi mentali e del comportamento come la depressione, la schizofrenia, l’alcool e/o la tossicodipendenza.

Utilizzo della P.T. nei pazienti con patologie croniche cardiovascolari

Già i lavori di ricerca presentati, a Tokyo nell’ottobre 2007, all’XI conferenza dell’International Association of Human-Animal Interaction Organizations, sottolineano il ruolo della mediazione dell’animale nel determinare:

  1. Aumento della sopravvivenza dopo un evento acuto cardiaco,
  2. Diminuzione della pressione arteriosa, della colesterolemia e della trigliceridemia,
  3. Aumento delle percezioni positive della qualità della vita;
  4. Minor numero di visite mediche;
  5. Diminuzione del senso di depressione
  6. Aiuto terapeutico per i pazienti che non sono in grado di verbalizzare in ambiente psichiatrico, per i bambini autistici, per i pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, da disturbi neurologici e per persone costrette su una sedia a rotelle.

In realtà molti sono i rilievi epidemiologici o sperimentali presenti in letteratura, molti riguardanti il sistema cardio-circolatorio. È del 1977 lo studio di Erika Friedmann su persone che hanno superato un infarto cardiaco, studio che rileva come esista una correlazione positiva tra la loro sopravvivenza e il possesso di animali da compagnia.

Si è visto che la presenza di un animale familiare, provoca un abbassamento della pressione del sangue, diversamente da quando si parla e si discute con un essere umano. La mancanza di competitività e il senso di compagnia e di sicurezza dato da un animale con il quale vi è una antica amicizia riducono la pressione del sangue, e questo può contribuire a ridurre l’uso dei farmaci. Inoltre un cane, obbliga a fare moto per essere portato a spasso ed è ben nota l’importanza di un moto moderato nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie e nel recupero dopo un infarto.

È invece nel 1992 che studiosi australiani dimostrano che i proprietari di animali da compagnia oltre ad avere una pressione sanguigna più bassa hanno anche livelli di colesterolo e trigliceridi significativamente inferiori rispetto a chi non possiede animali.

Utilizzo della P.T. in pediatria

Ottimi benefici con la P.T. sono ottenibili dai bambini affetti da gravi disabilità caratterizzate da disturbi neuro psicomotori, per lesioni riportate nelle aree deputate alla coordinazione, al movimento, alla percezione e all’integrazione, che inevitabilmente ostacolano lo sviluppo cognitivo, emozionale e motorio: ne consegue una inadeguata percezione e conoscenza del proprio corpo, con scarse esperienze sensoriali, che riducono i vissuti limitandone di conseguenza anche la crescita cognitiva. Nelle lesioni neuromotorie l’azione della P.T. si fonda sulla ripetitività degli stimoli neurofisiologici corticali e sulle reazioni, da definire “emotive”, individuali, che nessuna seduta di psicomotricità può innescare e vivificare.

Quando si parla di utilizzo di P.T. in pediatria non si può dimenticare i numerosi studi e le svariate ricerche ed attività svolte dall’Ospedale Infantile Meyer di Firenze, al quale si devono le prime applicazioni di tale terapia in ambito oncologico, e non solo. Attualmente gli incontri con gli animali trovano il proprio riferimento e inquadramento teorico nelle attività assistite, pur diventando talvolta, soprattutto con i piccoli ricoverati dei reparti a lunga degenza, quali l’Oncoematologia, la Neurochirurgia e le Malattie infettive, dei veri interventi socio-riabilitativi, atti a stimolare e promuovere un recupero delle capacità cognitive, motorie e relazionali.

Molto gli obiettivi raggiunti, riconducibili a:

  1. riduzione dell’ansia del bambino
  2. miglioramento dell’approccio in ospedale e in day hospital;
  3. aumento del senso di prendersi cura, da curato a curante;
  4. apporto di benessere nell’intero contesto ospedaliero, anche per gli stessi operatori.

Altro ospedale che ha sviluppato l’utilizzo della P.T. in pediatria è l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano, ove la stessa è stata sperimentata anche nei reparti di terapia intensiva con lo scopo di contribuire a mettere a proprio agio il bambino, aumentando il suo confort e ridurre lo stress dell’ospedalizzazione.

Utilizzo con Pazienti Psichiatrici Cronici

Anche con i pazienti psichiatrici la P.T. è stata molto utilizzata, sia come intervento nei disturbi acuti che in quelli cronici, sia nelle nevrosi che nelle più impegnative psicosi. Anche in questo caso domina il miglioramento della Qualità di Vita, associato ad una maggior disposizione alle cure ed una maggiore relazione con operatori e familiari. Miglioramenti del tono dell’umore e significative riduzioni dell’ansia sono osservabili dopo dopo poche sedute, associate alle comuni terapie mediche.

Osservazioni sperimentali evidenziano che la presenza di pets presso pazienti psichiatrici promuove l’interazione sociale oltre che aumentare l’interesse per attività gratificanti con un miglioramento del tempo utilizzato negli svaghi e un aumento della motivazione.

Utilizzo con Anziani dall’Invecchiamento Fisiologico

L’ultimo Censimento Nazionale ISTAT effettuato in Italia nel 2011 ha quantificato in circa il 21% la percentuale dei soggetti anziani residenti, intendendo come tali le persone sopra i 65 anni, contro il meno del 19% circa registrato 10 anni prima. In tale contesto l’accoppiata animale-anziano risulta particolarmente vincente, spesso ancor più di quella bambino-animale. Gli anziani, infatti, sono le persone che possono meglio di tutte sfruttare le attività profilattiche e terapeutiche degli animali, non solo per la loro esperienza, ma anche per il tempo che possono dedicare loro, istituendo un intenso ed utilissimo rapporto interpersonale. Si è visto che la presenza di animali familiari migliora lo stato psichico degli anziani, con innalzamento del morale nonchè quello fisico e motorio.

Sempre più frequentemente la gestione dell’anziano non è più familiare ma delegata ad enti tipo le case di riposo (o RSA), ove le problematiche sanitarie ed assistenziali possono trovare una loro ottimale risoluzione ma dove alcuni aspetti organizzativi possono accentuare sensazioni di solitudine e di abbandono. Negli ultimi anni alcune normative hanno anche autorizzato e stimolato la possibilità, per gli ospiti che lo desiderino, di portare con sé al momento dell’inserimento in RSA anche il proprio animale, fenomeno molto diffuso all’estero ma ancora poco sviluppato in Italia.

Utilizzo con Anziani affetti da Demenza Senile

A favore delle demenze senili la “terapia medica” risulta a tutt’oggi ancora lacunosa e con pericolosi effetti collaterali, tanto che i principali studi sono ancora oggi rivolti alla valutazione delle “terapie non farmacologiche”, musicoterapia e P.T. per prime.

Numerosi studi e contributi variamente pubblicati hanno dimostrato che il regolare contatto con un animale può contribuire a diminuire l’ansia e ad aumentare la sensazione di calma e benessere nei soggetti con demenza, anche durante le difficili ore serali. Gli animali possono anche migliorare la connessione del paziente al suo mondo. Anche le persone con demenza avanzata a volte possono rispondere alle confortante presenza di un animale, anche quando rispondono a poco altro. Altre persone affette da demenza presentano la capacità di comunicare più facilmente con gli animali piuttosto che con l’uomo: un animale domestico è un ascoltatore che non giudica e non commenta e che non noterà se siano state usate parole sbagliate o se siano state raccontate storie inverosimili o se le stesse siano state ripetute numerose volte!

Molto utilizzato e studiato, è l’uso della P.T. nei pazienti seguiti nei Centri Diurni per dementi. Abbastanza simili i risultati ottenuti: la P.Y. si è dimostrata efficace nel migliorare il benessere soggettivo e, in parte, anche le capacità mnestiche dei pazienti.

Uno studio dall’importanza anche storica è quello svolto da Edwards e Beck e pubblicato nel 2002, che ha dimostrato come posizionando degli acquari nelle sale da pranzo, stimolando cioè l’interesse dei pazienti con demenza e riducendo il loro girovagare negli orari dei pasti, era possibile raggiungere nell’87% dei casi un aumento dell’apporto nutrizionale durante i pasti, un aumento del peso corporeo, e una diminuzione dell’uso di integrazioni nutrizionali nella giornata.

Altri Autori hanno, invece, effettuato varie revisioni della letteratura, individuando nella facilitazione della comunicazione, nella integrazione sociale, nella riduzione dell’ansia e della confusione, nel miglioramento della risposta allo stress e nella riduzione della depressione i principali outcome raggiunti dall’utilizzo di tale terapia.

Circa l’utilizzo della P.T. nelle fasi avanzate della demenza senile, alcuni approcci sono stati tentati nei confronti dell’affidamento in gruppi od individuali con piccoli animali nella P.T.: i buoni risultati delle fasi iniziali, non sembrano però riprodursi anche nelle fasi avanzate.

Utilizzo in Riabilitazione

In crescita risulta l’utilizzo della P.T. nell’ambito riabilitativo.

Di particolare utilità risulta essere la “terapia per mezzo del cavallo”, conosciuta come Ippoterapia.

Il cavallo è infatti una palestra vivente, dove grazie all’utilizzo di adattamenti, particolari selle e finimenti in unione con il suo caratteristico movimento sinusoidale, l’operatore, con la supervisione medica, può effettuare una vera e propria riabilitazione fisioterapica. L’utilizzo di tale riabilitazione è indicato soprattutto per: esiti di paralisi cerebrali; emiparesi; paraparesi spastica in esiti di traumi cranici o midollari; lesioni neurologiche; malattie neurologiche (sclerosi); disturbi motori e rigidità.

Nell’ambito della Riattivazione Geriatrica si segnala come le AAT possano contribuire a migliorare la collaborazione e la tolleranza al trattamento riabilitativo da parte di quei pazienti poco motivati e come le stesse possano proporre delle attività (tipo accarezzare, spazzolare, porgere oggetti all’animale e deambulare tenendo il cane al guinzaglio) già di per sé dotate di finalità riabilitative sia per i disturbi motori che per le alterazioni della sensibilità

La Psicomotricità è una terapia che si rivolge prevalentemente, ma non solo, all’infanzia, a quei bambini che presentano disturbi psicomotori (iperattività, inibizione, maldestrezze, disprassie), degli apprendimenti scolastici, in particolare le disgrafie, e molte patologie tra le quali, come già detto, l’autismo e le insufficienze mentali.

Relativamente alla Terapia Occupazionale ed all’Animazione si segnala come sia le AAA che le AAT non rappresentino, ad oggi, altro che alcune delle vincenti strategie utilizzabili per tali attività.

Meno conosciuto è invece l’utilizzo della P.T. nei trattamenti logopedici. In particolare è del 2006 la prima pubblicazione in cui viene descritto l’uso di tale co-terapia con pazienti afasici, partendo dall’osservazione di come i principali benefici indotti da tale terapia riguardino il miglioramento del tono dell’umore e della socializzazione, nonché la riduzione dell’ansia, specie quella da prestazione, rendendo inoltre più propositivo e partecipe ogni singolo paziente.

Utilizzo nelle Patologie Oncologiche

L’utilizzo della P.T. in ambito oncologico nasce, in Italia, all’interno dell’Ospedale Meyer di Firenze, nei reparti di oncologia pediatrica e di oncoematologia. Il dolore è infatti un sintomo soggettivo, forse l’unico riconosciuto come tale, la cui composizione prevede la partecipazione di altri sintomi psichici, sintomi anch’essi soggettivi e modificabili nel corso del tempo. Questo spiega perché, agendo su tali aspetti psichici e sulla percezione che ha il paziente della propria Qualità di Vita, sia possibile migliorare la storia clinica di patologie, anche irreversibili, tipo le neoplasie. Chi si occupa di pazienti oncologici sa quanto e come sia importante ottenere un miglioramento del compenso algico, accompagnato da una riduzione del numero e del dosaggio di farmaci del dolore, miglioramento che può arrecare un effetto favorevole per un miglioramento anche della stessa prognosi e dell’evoluzione della malattia.

Oltre che sul sintomo dolore la P.T. è stata studiata, e successivamente utilizzata, anche per valutare la sua efficacia sugli effetti collaterali provocati dalla chemioterapia e dal corredo di sintomi psichici che accompagnano le sedute chemioterapiche stesse. A tal proposito segnalerò le esperienze realizzate e descritte dal dr. Cantore e dalla sua equipe operante all’interno del Reparto di Oncologia di Carrara.

Oltre che per ottenere risultati favorevoli nel corso dei trattamenti chemioterapici e nel corso delle degenze in reparti oncologici, sia nei pazienti pediatrici che in quelli adulti-anziani, segnalo il progressivo incremento del ricorso all’utilizzo di tale terapia negli Hospice in ambito delle cure palliative, sia a scopo antalgico sia per un miglioramento delle Qualità di Vita.

Considerazioni conclusive

L’insieme dei dati scientifici segnalati nei paragrafi precedenti ci sottolinea come la P.T. svolga un importante ruolo terapeutico nella gestione e nel trattamento di sintomi non facilmente aggressibili farmacologicamente, soprattutto in quei pazienti affetti da patologie croniche e/o altamente invalidanti per i quali è stato coniato il termine di pazienti fragili.

Non posso concludere questa breve review sulla Letteratura Scientifica relativa alla P.T. senza segnalare le attività formative e culturali svolte dall’Associazione Umanimalmente (UAM), operante presso il proprio Centro Operativo e Formativo in Grugliasco (To) nonché presso Villa Iris in Pianezza (To).