Medical News

Nel cervello un legame tra le aree che controllano vista e appetito

‘Mangia con gli occhi’ non è solo un modo di dire: il meccanismo che lo permette è molto concreto, si trova nel cervello e stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la vista e quelli che regolano l’appetito. Si spiega così perchè a volte basta vedere un cibo invitante per avere voglia di addentarlo. Il meccanismo, osservato in azione nei pesci zebra, è descritto nella rivista Nature Communications, dal gruppo dell’Istituto nazionale giapponese di genetica (Nig) guidato da Akira Muto.
Il risultato è importante per capire il modo in cui il cervello controlla l’appetito e può aiutare a comprendere meglio i disturbi alimentari. ”Nei vertebrati il comportamento alimentare è regolato dalla struttura del cervello chiamata ipotalamo, una sorta di centralina che controlla ed elabora le informazioni relative ai bisogni energetici dell’organismo e quelle sulla disponibilità di cibo”. Proprio come gli esseri umani, i pesci zebra ”utilizzano principalmente la vista per riconoscere il cibo e – ha aggiunto – finora sapevamo che l’ipotalamo riceve le informazioni visive sulle prede”. Non era però chiaro come le informazioni visive sulle prede venissero trasmesse all’ipotalamo.
Grazie alle tecniche che usano la luce per attivare le singole cellule del cervello, i ricercatori hanno osservato in tempo reale l’attività delle cellule nervose nelle larve del pesce zebra. Hanno visto così che la vista delle prede attival’ipotalamo e hanno dedotto che esiste un circuito nervoso che collega direttamente la vista del cibo a questa centralina. ”Lo studio dimostra – ha concluso Muto – che la percezione visiva del cibo è legata al comportamento alimentare. Questo è un passo importante per capire come viene regolato l’appetito, sia in condizioni normali, sia nei disturbi alimentari”.

Medical News

Legame non salutare, e’ una questione di geni

Sigaretta e caffè. Un binomio per molti inscindibile (e non proprio salutare), che oggi ha una spiegazione scientifica. Alla base vi è anche una questione genetica. In sostanza, coloro che hanno una particolare variante di un gene che predispone a fumare di più bevono anche più caffè e questo potrebbe dipendere dal fatto che la nicotina fa metabolizzare più rapidamente proprio la caffeina, rendendo necessario assumerne di più per avere la stessa ‘scossa’ di energia.
A evidenziarlo è uno studio guidato da Marcus Munafò dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, i cui risultati sono stati descritti sul New Scientist. Gli studiosi hanno analizzato il profilo genetico di 250mila persone da Norvegia, Danimarca e Regno Unito. Prendendo in esame le abitudini in fatto di consumo di bevande e fumo, la loro attenzione si è focalizzata su coloro che erano portatori di una particolare variante genetica che predisponeva a fumare di più. Dai risultati dell’analisi è emerso che chi aveva questa variante genetica beveva anche più caffè (o tè, nel caso del Regno Unito, ma ciò non cambiava la sostanza dello studio, in quanto questa bevanda contiene una sostanza identica alla caffeina, la teina).
Non valeva però il contrario: assumere più caffeina non portava in sostanza a fumare di più. Sul possibile legame tra queste due abitudini un’ipotesi degli studiosi è che fumare faccia metabolizzare più rapidamente proprio il caffè, rendendo necessario berne di più per provare quella sensazione di energia tanto desiderata. Ma secondo Munafò è anche possibile che questo binomio sia dovuto a funzioni sconosciute della variante genetica che predispone a fumare di più.

Medical News

E quando si usano parole non familiari il cervello va in tilt

Parlare guardando negli occhi un’altra persona: a volte è difficile, probabilmente perché il cervello non è programmato per fare più cose insieme. Non ce la fa, insomma, a cercare le parole giuste e al tempo stesso focalizzarsi sul volto dell’interlocutore. Il tutto diventa ancora più complesso quando le parole sono meno familiari, cosa che implica un utilizzo delle stesse risorse mentali legate al sostenere un contatto visivo.
È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Kyoto, in Giappone, pubblicata sulla rivista Cognition. Gli studiosi hanno preso in esame 26 volontari mentre effettuavano dei giochi di associazione di parole, focalizzandosi in particolare sul momento in cui fissavano dei volti generati al computer. Quando avveniva il contatto visivo, i partecipanti trovavano più difficile effettuare i collegamenti tra le parole. In particolare, la maggiore difficoltà sembrava sorgere quando questi collegamenti erano abbastanza complessi, riguardavano cioè parole che erano meno utilizzate nella media del linguaggio comune.

News del giorno

Fenilalanina stimola recettore CaSR per ridurre l’appetito

Se una dieta ricca di carne e pesce aiuta a perdere chili, il merito è di un enzima prodotto dalla digestione delle proteine e in grado di attivare l’ormone della sazietà. A fare luce su questo meccanismo, che potrebbe aprire la porta a nuove strategie contro l’obesità, è uno studio pilota presentato al congresso annuale della Società di Endocrinologia in corso nel Regno Unito.
Per testare gli effetti di fenilalanina, un aminoacido prodotto nell’intestino dopo il consumo di alimenti ricchi di proteine, i ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno condotto una serie di esperimenti. In primo luogo, hanno somministrato a topi una dose singola di questo enzima: quelli che l’avevano ricevuta mostravano un aumento dei livelli di ormone GLP-1, che sopprime l’appetito, e una riduzione dei livelli di grelina, ormone che stimola la fame. Inoltre, i topi che avevano ricevuto l’aminoacido tendevano anche a muoversi di più.
Successivamente, il team somministrato, per 7 giorni, dosi regolari di fenilalanina a topi con obesità indotta dalla dieta, confermando una riduzione di peso rispetto a quelli che non l’avevano ricevuta. Il motivo, hanno scoperto, è che la fenilalanina, si rivolge a un recettore sensibile al calcio (CaSR), responsabile dell’aumento dei livelli di GLP-1 e dell’abbassamento di quelli di grelina. “Il nostro lavoro – spiegano i ricercatori – è il primo a dimostrare che l’attivazione di CaSR può sopprimere l’appetito e suggerisce l’uso di fenilalanina per stimolare CaSR e affrontare l’obesità”.