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Nel mirino uso di lunga durata di paracetamolo e ibuprofene

Antidolorifici e rischio di perdita di udito: le donne che usano paracetamolo (il principio attivo della tachipirina) o ibuprofene (un altro antidolorifico non steroideo di uso molto comune) per tanto tempo (sei anni in media) presentano un maggior rischio di perdita di udito.

   
Lo rivela un ampio studio condotto da esperti del prestigioso Brigham and Women’s Hospital di Boston pubblicato sulla rivista American Journal of Epidemiology.

   
Già in passato dosaggi elevati di aspirina – un altro comune analgesico – erano stati collegati a perdita di udito, un problema comune specie tra gli anziani. Gli esperti hanno analizzato dati relativi a oltre 54 mila donne di 48-73 anni arruolare nell’ambito del progetto di ricerca Nurses’ Health Study. 

È emerso un modesto ma significativo aumento di rischio di perdita di udito per le donne che hanno usato a lungo uno dei due antidolorifici. Secondo i ricercatori ipotizzando l’esistenza di un meccanismo di causa ed effetto tra uso di questi farmaci e perdita di udito, si può stimare che il 5,5% dei casi di perdita uditiva nel campione esaminato siano riconducibili proprio all’uso di questi farmaci.

Medical News

Sul breve periodo, ma non esiste dieta che vada bene per tutti

Una dieta a basso contenuto di carboidrati, che prevede ad esempio meno pasta e pane, da’ migliori risultati di una a basso contenuto di grassi per la perdita di peso, perlomeno nel breve periodo. Emerge da una ricerca della Mayo Clinic di Scottsdale in Arizona, pubblicata su Journal of the American Osteopathic Association.
Gli studiosi hanno revisionato tutte le ricerche da gennaio 2005 ad aprile 2016, per un totale complessivo di 72 studi, e dai risultati è emerso che le diete a basso contenuto di carboidrati, tra cui alcune note e in voga anche tra le star come la dieta Atkins, quella South Beach e la Paleo, sono sicure da seguire fino a sei mesi, nel senso che non sembrano provocare danni particolari alla salute, sopratutto a pressione, glucosio e colesterolo, e a seconda del regime alimentare scelto, fanno perdere da poco meno di un chilo a quattro chili in più rispetto a quelle a basso contenuto di grassi. “La conclusione migliore da trarre, in linea generale, è che seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati a breve termine sembra essere sicuro e si associa a una riduzione di peso”, spiega Heather Fields, autrice principale della ricerca. Da tenere in conto, però, vi sono sia i rischi legati a un maggiore consumo di carne, perché pane e pasta vengono ridotti, sia il fatto che queste diete non fanno comunque miracoli rispetto a quelle a basso contenuto di grassi e infine la considerazione che non esiste una dieta adatta a tutti. “La cosa più importante e’ incoraggiare i pazienti a evitare cibi lavorati, soprattutto carni come pancetta, salsicce, salumi, hot dog, e prosciutto”, conclude Fields.