Medical News

Il progetto ha preso il via nei giorni scorsi in Oncologia. Grande entusiasmo tra i pazienti e il personale
 
“Siamo arrivate nel parcheggio dell’ospedale e ci siamo sentite chiamare: era un’infermiera dell’Oncologia che stava scendendo ad accoglierci. Ci ha accompagnato in reparto e abbiamo visto il sorriso sui volti dei pazienti”. Con queste parole Elena Bisconti, presidente dell’associazione Gaia, racconta il primo giorno di Pet Therapy all’ospedale di Sansepolcro.
 
Lunedì scorso, infatti, è iniziata l’attività in Oncologia e l’impatto con Eloise e Carrie, i due cani, è stato straordinario. “La figlia di una paziente ci ha chiesto di andare nella stanza dalla mamma. Eloise è stata invitata a salire sul letto dalla signora, che poi ha voluto conoscere anche Carrie. Il personale medico e paramedico si è dimostrato entusiasta. Un’ infermiera ci ha detto ‘voi non vi rendete conto da quanto tempo vi aspettiamo e quanto abbiamo aspettato questo giorno parlando tra di noi!’. Insomma, un inizio straordinario” dice Bisconti.
 
Il tono di soddisfazione è confermato anche dalla responsabile dell’Oncologia, Elena Magnani: “I cani della Pet Therapy hanno incontrato i pazienti nella sala terapia e nelle stanze di degenza a due letti. Ero da tempo a conoscenza del progetto della associazione Gaia, ma quando abbiamo saputo che il nostro ospedale era stato selezionato l’emozione è stata grande. L’esperienza diretta è andata comunque oltre le nostre aspettative, con grande entusiasmo da parte dei pazienti e di tutto il personale. L’effetto terapeutico è stato immediato e concreto per tutti”.
 
Il progetto della Pet Therapy, fortemente voluto dalla Asl Toscana sud est e gestito dall’associazione Gaia, porta gli amici a quattro zampe, accompagnati da due operatori dell’associazione, nei reparti di Oncologia. La Pet Therapy viene già effettuata da alcuni anni negli ospedali della Asl Toscana sud est, quindi anche nel Senese e nel Grossetano, con successo e consensi. Nelle scorse settimane è partita alla Gruccia di Montevarchi.
 
Ci sono numerose evidenze cliniche di pazienti oncologici che hanno beneficiato di questi interventi. Gli animali possono aiutare i malati a sentirsi meno soli, combattere la depressione, ridurre lo stress e l’ansia del ricovero, offrire svago e distrazione dal dolore, migliorare la qualità del sonno. La mediazione di un animale facilita anche i rapporti di relazione e comunicazione tra malati, familiari e medici/infermieri.

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Terminato il percorso di Terapia assistita con il cane, organizzato dall’ ASL To3 in collaborazione con l’Associazione ConTesto

Incontro di chiusura del progetto di terapia assistita con il cane, voluto dal Direttore Generale ASLTO3 Dott. Flavio Boraso ed attuato con la partecipazione attiva di operatori del Dipartimento Materno Infantile, diretto dal Dott. Marco Rolando, del Dipartimento di Prevenzione, diretto dal Dott. Dario Ariello e della a struttura di Psicologia, diretta dal Dott. Alessandro Bonansea, insieme a coadiutori del cane e responsabili di attività dall’Associazione ConTesto.

Il percorso è iniziato a dicembre 2017, ha coinvolto 6 famiglie con figli affetti da disturbo dello spettro autistico e si è snodato attraverso 10 incontri per ogni giovane paziente. Molto intensa e articolata è stata anche la fase organizzativa, frutto di circa 20 ore di progettazione e di 7 incontri di preparazione realizzati tra le varie figure coinvolte: per l’ASL TO3 la Neuropsichiatra infantile Dott.ssa Lucia Pagana, la Psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Evelin Ramonda, il Medico veterinario Dott. Mauro Moretta e per l’associazione ConTesto Claudio Artale, Ylenia Sara Sanfilippo, Lorenza Passerone, Emanuela Borla Cart e Simona Capello.

Per la verifica dell’attività è stato utilizzato un questionario, proposto all’inizio e al termine del progetto; i risultati hanno riportato un miglioramento medio del 26% per quanto riguarda la funzionalità sociale dei partecipanti, del 21% nella funzionalità comportamentale e del 17% nelle capacità cognitive. Ancorché i percorsi di “pet-therapy” siano considerati un’attività integrativa rispetto agli interventi terapeutici veri e propri, è importante sottolineare che nel corso delle settimane si è assistito ad un oggettivo miglioramento dei bambini, con particolare riferimento alla socialità, all’apprendimento e all’adeguatezza delle risposte.
A prescindere da questo specifico progetto, la Regione Piemonte ha dedicato all’Autismo molta attenzione, finanziando con circa 240 mila euro i progetti ASLTO3 e permettendo ad esempio di integrare le professionalità già presenti con l’inserimento di un neuropsichiatra, uno psicologo e cinque educatori professionali da dedicare a questa specifica patologia. Per quanto riguarda invece il percorso che ora si è concluso, l’Associazione ConTesto ha inoltre ottenuto, per non rappresentare oneri aggiuntivi, il sostegno da parte della Flying Tiger di Copenhagen, catena danese di oggettistica e design.
I pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico in carico ai servizi nell’ASL TO3 sono circa 350, di poco inferiori alla media regionale del 4 per mille della popolazione fra zero e 18 anni.

“Il percorso di pet-therapy condotto dalla nostra Azienda” ha evidenziato il Direttore Generale Dott. Flavio Boraso, “è stato innovativo e articolato ed ha potuto contare sull’impegno e l’estrema professionalità e passione di tutte le figure coinvolte. Ora valuteremo la possibilità, alla luce dei risultati positivi e incoraggianti raggiunti in questa prima fase, di svilupparlo ulteriormente, anche in relazione alle risorse che si renderanno disponibili. I genitori dei pazienti coinvolti hanno costituito un rilevante punto di forza per il successo dell’iniziativa, partecipando in modo attivo ed entusiasta, e li ringrazio, insieme agli operatori dell’Associazione ConTesto. Ancora una volta il binomio uomo-cane ha dimostrato una grande potenzialità, a tutto vantaggio in questo caso dei nostri giovani assistiti, che restano il centro del nostro interesse, in questa come nelle altre iniziative terapeutiche e riabilitative a loro dedicate.”

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Due cagnoline in azione contro il parkinson

Due cagnoline, Luna, un Golden Retriever di 2 anni, e Pulce, un Beagle di 3, fanno parte del percorso sperimentale di pet-therapy avviato dall’ambulatorio di riabilitazione dell’Irccs Inrca (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per Anziani) di Ancona. Il percorso pilota riguarda pazienti di età superiore ai 70 anni affetti da Parkinson, con un livello intermedio di gravità e impegnati in attività di riabilitazione e recupero funzionale presso l’ospedale geriatrico.
Per tre mesi, in sedute di 30 minuti, una o due volte a settimana, svolgono attività di contatto con l’animale (accarezzandolo, spazzolandolo e nutrendolo) e altre più dinamiche come la conduzione al guinzaglio e il lancio della pallina mannligapotek.com. “La pet therapy moderna – spiega Oriano Mercante, direttore dell’Unità operativa di Medicina Riabilitativa – si basa su protocolli scientifici consolidati ed è efficace sui pazienti affetti da problemi psicologici o demenze. Può essere un’importante co-terapia a supporto di un piano riabilitativo più generale”.
L’interazione prolungata con il cane stimola le capacità affettive e favorisce il rilassamento, “con un esito benefico sugli effetti fisici della malattia (tremore, rigidità, coordinazione e instabilità posturale) e quelli psicologici come la depressione”. Dopo un’iniziale difficoltà, i partecipanti dimostrano di gradire la vicinanza e il contatto con Luna e Pulce e si dimostrano più propensi ad affrontare anche le altre terapie.

Geriatria

Dott. Giancarlo Giuliani, Medico, Specialista in Medicina Interna – Master in Giornalismo Scientifico, Responsabile Reparto di Medicina LungoDegenza Casa di Cura “Villa Iris” – Pianezza (To)

I principali campi di applicazione della P.T. in letteratura riguardano soprattutto gli ambiti pediatrici, geriatrici, psichiatrici nonché quelli della cronicità, delle cure palliative e dell’handicap in generale. I sintomi dolore, depressione del tono dell’umore, ansia, disturbi comportamentali, deterioramento cognitivo ed anoressia sono risultati quelli più studiati ma anche quelli che hanno maggiormente beneficiato di tale terapia, alla pari delle patologie che vanno dalla demenza senile al dolore cronico, dalle sindromi neurologiche infantili ad alcune patologie cardio-vascolari.

Per studiare tale terapia il metodo scientifico utilizzato ha previsto il ricorso a parametri da monitorare e da utilizzare come outcome:

  1. parametri vitali: pressione, frequenza cardiaca, dolore ecc.
  2. esami di laboratorio: cortisolemia, glicemia ecc.
  3. scale della V.M.D. dell’Anziano: SPMSQ, ADL, CIRS ecc.
  4. test psicologici: Scale della Depressione, della Qualità di Vita ecc.

Tra i principali outcome individuati segnaliamo la riduzione di sintomi come l’ansia o la depressione, di disturbi comportamentali o del dolore, l’incremento dell’alimentazione e di funzioni cardio-vascolari ecc. ma è soprattutto la “Qualità di Vita” che viene maggiormente valutata e ricercata, a sottolineare l’utilità della P.T. non come semplice cura delle malattie ma come miglioramento generale del benessere umano in ambito di malattie gravi ed invalidanti.

Al momento attuale però questo materiale scientifico non ha ancora avuto il riconoscimento definitivo di una razionale revisione clinica. Questo per svariati motivi, soprattutto per la difficoltà nel dover mettere ordine tra una imponente mole di letteratura che si differenzia per materiali e metodi (diversità nei pazienti, nei setting, negli animali, nei parametri, nei protocolli e negli outcome). Come ricordato da Antonelli e Cusinato <… mentre gli studi sugli effetti fisici sono stati condotti con proprietari di cani residenti a casa, quelli sugli effetti a livello psicologico sono stati eseguiti con anziani in istituto, quindi probabilmente più fragili e che non possono godere della compagnia costante di un animale.

Revisioni cliniche della letteratura scientifica

In realtà negli ultimi anni sono state pubblicate alcune review relative alle principali ricerche effettuate, così come alcune Revisioni Cliniche. Vediamo le 3 più note.

La I è una revisione condotta da un centro sudamericano, il cui obiettivo era quello di sintetizzare la letteratura esistente sull’uso di tale terapia come trattamento tra le persone (bambini compresi) che vivono con malattie croniche. La ricerca suggerisce che le AAT e le AAA siano efficaci per diversi profili di pazienti, in particolare i bambini, specie se affetti da patologie croniche (dall’autismo alle neoplasie), potendo determinare modificazioni fisiche (riduzione del dolore, miglioramento di parametri vitali ecc.) e psichiche (riduzione ansia e timore per la malattia e le cure, incremento della capacità interazione sociale e di provare piacere ed interessi).

La II è una revisione multicentrica italiana e spagnola effettuata sulla base della valutazione dei risultati di una ricca raccolta bibliografica relativa a studi sia in ambito medico che in quello riabilitativo. La conclusione cui giungono i vari Autori sottolinea come molti dei programmi che utilizzano gli animali abbiano dimostrato di poter rappresentare interventi efficaci per specifiche popolazioni di pazienti con patologie riabilitative o mediche con le caratteristiche della cronicità.

La III è una revisione sistematica di studi randomizzati effettuata da numerosi istituti universitari giapponesi, eseguita con rigorosi criteri metodologici. Dall’insieme delle valutazioni effettuate è stato possibile dimostrare come le AAT possano rappresentare un efficace trattamento per i disturbi mentali e del comportamento come la depressione, la schizofrenia, l’alcool e/o la tossicodipendenza.

Utilizzo della P.T. nei pazienti con patologie croniche cardiovascolari

Già i lavori di ricerca presentati, a Tokyo nell’ottobre 2007, all’XI conferenza dell’International Association of Human-Animal Interaction Organizations, sottolineano il ruolo della mediazione dell’animale nel determinare:

  1. Aumento della sopravvivenza dopo un evento acuto cardiaco,
  2. Diminuzione della pressione arteriosa, della colesterolemia e della trigliceridemia,
  3. Aumento delle percezioni positive della qualità della vita;
  4. Minor numero di visite mediche;
  5. Diminuzione del senso di depressione
  6. Aiuto terapeutico per i pazienti che non sono in grado di verbalizzare in ambiente psichiatrico, per i bambini autistici, per i pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, da disturbi neurologici e per persone costrette su una sedia a rotelle.

In realtà molti sono i rilievi epidemiologici o sperimentali presenti in letteratura, molti riguardanti il sistema cardio-circolatorio. È del 1977 lo studio di Erika Friedmann su persone che hanno superato un infarto cardiaco, studio che rileva come esista una correlazione positiva tra la loro sopravvivenza e il possesso di animali da compagnia.

Si è visto che la presenza di un animale familiare, provoca un abbassamento della pressione del sangue, diversamente da quando si parla e si discute con un essere umano. La mancanza di competitività e il senso di compagnia e di sicurezza dato da un animale con il quale vi è una antica amicizia riducono la pressione del sangue, e questo può contribuire a ridurre l’uso dei farmaci. Inoltre un cane, obbliga a fare moto per essere portato a spasso ed è ben nota l’importanza di un moto moderato nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie e nel recupero dopo un infarto.

È invece nel 1992 che studiosi australiani dimostrano che i proprietari di animali da compagnia oltre ad avere una pressione sanguigna più bassa hanno anche livelli di colesterolo e trigliceridi significativamente inferiori rispetto a chi non possiede animali.

Utilizzo della P.T. in pediatria

Ottimi benefici con la P.T. sono ottenibili dai bambini affetti da gravi disabilità caratterizzate da disturbi neuro psicomotori, per lesioni riportate nelle aree deputate alla coordinazione, al movimento, alla percezione e all’integrazione, che inevitabilmente ostacolano lo sviluppo cognitivo, emozionale e motorio: ne consegue una inadeguata percezione e conoscenza del proprio corpo, con scarse esperienze sensoriali, che riducono i vissuti limitandone di conseguenza anche la crescita cognitiva. Nelle lesioni neuromotorie l’azione della P.T. si fonda sulla ripetitività degli stimoli neurofisiologici corticali e sulle reazioni, da definire “emotive”, individuali, che nessuna seduta di psicomotricità può innescare e vivificare.

Quando si parla di utilizzo di P.T. in pediatria non si può dimenticare i numerosi studi e le svariate ricerche ed attività svolte dall’Ospedale Infantile Meyer di Firenze, al quale si devono le prime applicazioni di tale terapia in ambito oncologico, e non solo. Attualmente gli incontri con gli animali trovano il proprio riferimento e inquadramento teorico nelle attività assistite, pur diventando talvolta, soprattutto con i piccoli ricoverati dei reparti a lunga degenza, quali l’Oncoematologia, la Neurochirurgia e le Malattie infettive, dei veri interventi socio-riabilitativi, atti a stimolare e promuovere un recupero delle capacità cognitive, motorie e relazionali.

Molto gli obiettivi raggiunti, riconducibili a:

  1. riduzione dell’ansia del bambino
  2. miglioramento dell’approccio in ospedale e in day hospital;
  3. aumento del senso di prendersi cura, da curato a curante;
  4. apporto di benessere nell’intero contesto ospedaliero, anche per gli stessi operatori.

Altro ospedale che ha sviluppato l’utilizzo della P.T. in pediatria è l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano, ove la stessa è stata sperimentata anche nei reparti di terapia intensiva con lo scopo di contribuire a mettere a proprio agio il bambino, aumentando il suo confort e ridurre lo stress dell’ospedalizzazione.

Utilizzo con Pazienti Psichiatrici Cronici

Anche con i pazienti psichiatrici la P.T. è stata molto utilizzata, sia come intervento nei disturbi acuti che in quelli cronici, sia nelle nevrosi che nelle più impegnative psicosi. Anche in questo caso domina il miglioramento della Qualità di Vita, associato ad una maggior disposizione alle cure ed una maggiore relazione con operatori e familiari. Miglioramenti del tono dell’umore e significative riduzioni dell’ansia sono osservabili dopo dopo poche sedute, associate alle comuni terapie mediche.

Osservazioni sperimentali evidenziano che la presenza di pets presso pazienti psichiatrici promuove l’interazione sociale oltre che aumentare l’interesse per attività gratificanti con un miglioramento del tempo utilizzato negli svaghi e un aumento della motivazione.

Utilizzo con Anziani dall’Invecchiamento Fisiologico

L’ultimo Censimento Nazionale ISTAT effettuato in Italia nel 2011 ha quantificato in circa il 21% la percentuale dei soggetti anziani residenti, intendendo come tali le persone sopra i 65 anni, contro il meno del 19% circa registrato 10 anni prima. In tale contesto l’accoppiata animale-anziano risulta particolarmente vincente, spesso ancor più di quella bambino-animale. Gli anziani, infatti, sono le persone che possono meglio di tutte sfruttare le attività profilattiche e terapeutiche degli animali, non solo per la loro esperienza, ma anche per il tempo che possono dedicare loro, istituendo un intenso ed utilissimo rapporto interpersonale. Si è visto che la presenza di animali familiari migliora lo stato psichico degli anziani, con innalzamento del morale nonchè quello fisico e motorio.

Sempre più frequentemente la gestione dell’anziano non è più familiare ma delegata ad enti tipo le case di riposo (o RSA), ove le problematiche sanitarie ed assistenziali possono trovare una loro ottimale risoluzione ma dove alcuni aspetti organizzativi possono accentuare sensazioni di solitudine e di abbandono. Negli ultimi anni alcune normative hanno anche autorizzato e stimolato la possibilità, per gli ospiti che lo desiderino, di portare con sé al momento dell’inserimento in RSA anche il proprio animale, fenomeno molto diffuso all’estero ma ancora poco sviluppato in Italia.

Utilizzo con Anziani affetti da Demenza Senile

A favore delle demenze senili la “terapia medica” risulta a tutt’oggi ancora lacunosa e con pericolosi effetti collaterali, tanto che i principali studi sono ancora oggi rivolti alla valutazione delle “terapie non farmacologiche”, musicoterapia e P.T. per prime.

Numerosi studi e contributi variamente pubblicati hanno dimostrato che il regolare contatto con un animale può contribuire a diminuire l’ansia e ad aumentare la sensazione di calma e benessere nei soggetti con demenza, anche durante le difficili ore serali. Gli animali possono anche migliorare la connessione del paziente al suo mondo. Anche le persone con demenza avanzata a volte possono rispondere alle confortante presenza di un animale, anche quando rispondono a poco altro. Altre persone affette da demenza presentano la capacità di comunicare più facilmente con gli animali piuttosto che con l’uomo: un animale domestico è un ascoltatore che non giudica e non commenta e che non noterà se siano state usate parole sbagliate o se siano state raccontate storie inverosimili o se le stesse siano state ripetute numerose volte!

Molto utilizzato e studiato, è l’uso della P.T. nei pazienti seguiti nei Centri Diurni per dementi. Abbastanza simili i risultati ottenuti: la P.Y. si è dimostrata efficace nel migliorare il benessere soggettivo e, in parte, anche le capacità mnestiche dei pazienti.

Uno studio dall’importanza anche storica è quello svolto da Edwards e Beck e pubblicato nel 2002, che ha dimostrato come posizionando degli acquari nelle sale da pranzo, stimolando cioè l’interesse dei pazienti con demenza e riducendo il loro girovagare negli orari dei pasti, era possibile raggiungere nell’87% dei casi un aumento dell’apporto nutrizionale durante i pasti, un aumento del peso corporeo, e una diminuzione dell’uso di integrazioni nutrizionali nella giornata.

Altri Autori hanno, invece, effettuato varie revisioni della letteratura, individuando nella facilitazione della comunicazione, nella integrazione sociale, nella riduzione dell’ansia e della confusione, nel miglioramento della risposta allo stress e nella riduzione della depressione i principali outcome raggiunti dall’utilizzo di tale terapia.

Circa l’utilizzo della P.T. nelle fasi avanzate della demenza senile, alcuni approcci sono stati tentati nei confronti dell’affidamento in gruppi od individuali con piccoli animali nella P.T.: i buoni risultati delle fasi iniziali, non sembrano però riprodursi anche nelle fasi avanzate.

Utilizzo in Riabilitazione

In crescita risulta l’utilizzo della P.T. nell’ambito riabilitativo.

Di particolare utilità risulta essere la “terapia per mezzo del cavallo”, conosciuta come Ippoterapia.

Il cavallo è infatti una palestra vivente, dove grazie all’utilizzo di adattamenti, particolari selle e finimenti in unione con il suo caratteristico movimento sinusoidale, l’operatore, con la supervisione medica, può effettuare una vera e propria riabilitazione fisioterapica. L’utilizzo di tale riabilitazione è indicato soprattutto per: esiti di paralisi cerebrali; emiparesi; paraparesi spastica in esiti di traumi cranici o midollari; lesioni neurologiche; malattie neurologiche (sclerosi); disturbi motori e rigidità.

Nell’ambito della Riattivazione Geriatrica si segnala come le AAT possano contribuire a migliorare la collaborazione e la tolleranza al trattamento riabilitativo da parte di quei pazienti poco motivati e come le stesse possano proporre delle attività (tipo accarezzare, spazzolare, porgere oggetti all’animale e deambulare tenendo il cane al guinzaglio) già di per sé dotate di finalità riabilitative sia per i disturbi motori che per le alterazioni della sensibilità

La Psicomotricità è una terapia che si rivolge prevalentemente, ma non solo, all’infanzia, a quei bambini che presentano disturbi psicomotori (iperattività, inibizione, maldestrezze, disprassie), degli apprendimenti scolastici, in particolare le disgrafie, e molte patologie tra le quali, come già detto, l’autismo e le insufficienze mentali.

Relativamente alla Terapia Occupazionale ed all’Animazione si segnala come sia le AAA che le AAT non rappresentino, ad oggi, altro che alcune delle vincenti strategie utilizzabili per tali attività.

Meno conosciuto è invece l’utilizzo della P.T. nei trattamenti logopedici. In particolare è del 2006 la prima pubblicazione in cui viene descritto l’uso di tale co-terapia con pazienti afasici, partendo dall’osservazione di come i principali benefici indotti da tale terapia riguardino il miglioramento del tono dell’umore e della socializzazione, nonché la riduzione dell’ansia, specie quella da prestazione, rendendo inoltre più propositivo e partecipe ogni singolo paziente.

Utilizzo nelle Patologie Oncologiche

L’utilizzo della P.T. in ambito oncologico nasce, in Italia, all’interno dell’Ospedale Meyer di Firenze, nei reparti di oncologia pediatrica e di oncoematologia. Il dolore è infatti un sintomo soggettivo, forse l’unico riconosciuto come tale, la cui composizione prevede la partecipazione di altri sintomi psichici, sintomi anch’essi soggettivi e modificabili nel corso del tempo. Questo spiega perché, agendo su tali aspetti psichici e sulla percezione che ha il paziente della propria Qualità di Vita, sia possibile migliorare la storia clinica di patologie, anche irreversibili, tipo le neoplasie. Chi si occupa di pazienti oncologici sa quanto e come sia importante ottenere un miglioramento del compenso algico, accompagnato da una riduzione del numero e del dosaggio di farmaci del dolore, miglioramento che può arrecare un effetto favorevole per un miglioramento anche della stessa prognosi e dell’evoluzione della malattia.

Oltre che sul sintomo dolore la P.T. è stata studiata, e successivamente utilizzata, anche per valutare la sua efficacia sugli effetti collaterali provocati dalla chemioterapia e dal corredo di sintomi psichici che accompagnano le sedute chemioterapiche stesse. A tal proposito segnalerò le esperienze realizzate e descritte dal dr. Cantore e dalla sua equipe operante all’interno del Reparto di Oncologia di Carrara.

Oltre che per ottenere risultati favorevoli nel corso dei trattamenti chemioterapici e nel corso delle degenze in reparti oncologici, sia nei pazienti pediatrici che in quelli adulti-anziani, segnalo il progressivo incremento del ricorso all’utilizzo di tale terapia negli Hospice in ambito delle cure palliative, sia a scopo antalgico sia per un miglioramento delle Qualità di Vita.

Considerazioni conclusive

L’insieme dei dati scientifici segnalati nei paragrafi precedenti ci sottolinea come la P.T. svolga un importante ruolo terapeutico nella gestione e nel trattamento di sintomi non facilmente aggressibili farmacologicamente, soprattutto in quei pazienti affetti da patologie croniche e/o altamente invalidanti per i quali è stato coniato il termine di pazienti fragili.

Non posso concludere questa breve review sulla Letteratura Scientifica relativa alla P.T. senza segnalare le attività formative e culturali svolte dall’Associazione Umanimalmente (UAM), operante presso il proprio Centro Operativo e Formativo in Grugliasco (To) nonché presso Villa Iris in Pianezza (To).

Geriatria

Dott. Giancarlo Giuliani, Medico, Specialista in Medicina Interna – Master in Giornalismo Scientifico, Responsabile Reparto di Medicina LungoDegenza Casa di Cura “Villa Iris” – Pianezza (To)

Da quando è stata definita negli anni ‘60, la Pet Therapy (P.T.) ha visto aumentare il proprio utilizzo a fianco di anziani, bambini, portatori di handicap e non solo. Ultimamente la P.T. ha ottenuto ulteriori riconoscimenti di credibilità, parallelamente al crescere delle evidenze scientifiche e la sua notorietà è confermata da come siano oltre 27milioni i risultati che si ottengono su Google e 15.000 nella sola Libreria di PubMed ricercando il termine P.T..

Definizione
Il termine deriva dall’unione di 2 parole inglesi: Pet (che significa animale d’affezione o domestico) e Therapy (che significa terapia). Questo ci fa capire come la P.T., seppur non lo sia ancora, abbia la pretesa di diventare una terapia dolce o complementare, che ben si presta non a sostituire ma a integrare altre terapie, pur risultando di per sé utile a migliorare il tono dell’umore e a ridurre l’ansia nei soggetti trattati.
Il termine P.T. comprende, in realtà, più tecniche operative:

a) Attività Assistite con gli Animali (definite con l’acronimo AAA), finalizzate a migliorare la Qualità di Vita delle singole persone;

b) Terapie praticate con gli Animali (AAT): si tratta di vere e proprie co-terapie praticate seguendo protocolli e definendo precisi obiettivi raggiungibili e idonei strumenti di valutazione dei risultati ottenuti;

c) Educazione Assistita dagli Animali (AAE), il cui scopo, sfruttando l’interazione della Popolazione con l’ambiente e l’animale, è quello educativo;

Accanto a queste 3 tipologie viene, da alcuni Autori, descritta una quarta:

d) HASS o Human Animal Support Service. Tale categoria comprende interventi assistenziali e di supporto rivolti a singoli Pazienti disabili.

Mentre le Attività Assistite con gli Animali (AAA) hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e il tono dell’umore di alcune categorie di persone, attraverso interventi di tipo relazionali che non prevedono il coinvolgimento di particolari figure professionali, non richiedono specifici ulteriori obiettivi e non prevedono l’obbligo di raccolta di dati e parametri particolari nel corso delle singole attività, gestibili con spontaneità e con una durata temporale non definita, le Terapie Assistite dagli Animali (AAT) risultano invece dotate di una maggiore componente scientifica, risultando spesso finalizzate al miglioramento di disturbi vari (motori, fisici e/o psichici) talora complessi, necessitando di personale altamente specializzato operante in equipe (medico, veterinario, psicologo, conduttore di animali ecc …), oltre che di animali specificamente educati e addestrati.
Gli ambiti terapeutici, applicabili a svariate tipologie di Utenti e Pazienti, risultano riconducibili ai seguenti obiettivi: cognitivi (miglioramento di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo), comportamentali (controllo dell’iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole), psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione) e psicologici (miglioramento dell’autostima ecc …).

I Luoghi della P.T.
La P.T. può essere praticata quasi ovunque e solo nel caso della ippoterapia risulta vincolante l’attività in appositi centri ove vivono gli animali.
Comuni invece le precauzioni di igiene e di cura degli animali (che devono regolarmente essere visitati da Veterinari, vaccinati ed essere dotati di aggiornata certificazione sulle proprie condizioni).
Relativamente ai Luoghi delle Cure, queste classificano gli animali coinvolti in 2 gruppi:

  • Animali stanziali: in questo caso i Pazienti si recano in visita agli animali, presso i Centri di Riabilitazione Equestre, le fattorie didattiche ecc … Alla pari si considerano come animali stanziali, quelli che risiedono all’interno di strutture residenziali.
  • Animali in visita: in questo caso gli animali non risiedono ove viene svolta la “terapia”, ma si recano in visita presso i Pazienti. Si tratta di quelle situazioni in cui gli animali idonei sono accompagnati dai loro proprietari e terapeuti nelle RSA e/o nelle comunità.

Una situazione intermedia prevede, invece, l’incontro di animali e Pazienti in un terreno neutro, quale può essere quello di un Ambulatorio.

I Pregiudizi sulla P.T.
Dovendo trattare un argomento che solo negli ultimi anni si sta dotando di Evidenze Scientifiche, risulta di una certa utilità individuare i ricorrenti pregiudizi sulla P.T., vale a dire:

  • La P.T. funziona solo con i bambini e poco interessa gli Anziani
  • Gli Animali dopo un pò infastidiscono o sono pesanti da gestire
  • Gli Animali possono attaccare delle Malattie
  • La P.T. coincide con il possesso di animali, con l’amare gli animali o con l’essere animalisti
  • Non esistono evidenze scientifiche o studi sulla P.T.

Tali pregiudizi nel confronti della P.T. rappresentano il principale ostacolo alla diffusione di tale pratica.

Quali gli animali utilizzati
Attualmente vari sono gli animali utilizzati nella P.T., ma sicuramente sono i cani quelli che hanno avuto il maggior risultato e questo per numerose ragioni. Innanzitutto sono animali molto socievoli, in grado di dare un amore incondizionato, a tutti, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’apparenza, dalla salute e dal ceto sociale. I cani, inoltre, sono facilmente addomesticabili (anche nel realizzare non facili azioni a favore di disabili), comunicando con l’uomo sia attraverso la comprensione del linguaggio verbale umano che quello non verbale o gestuale. Mediante la loro propensione al gioco e alla compagnia, i cani sono facilmente in grado di stimolare i Pazienti all’interazione. I cani, inoltre, non giudicano, generalmente si lasciano accarezzare e presentano una tale varietà di razze e taglie da poter permettere un’ampia scelta sull’esemplare da utilizzare a seconda delle caratteristiche di autonomia del Paziente che necessita dell’aiuto. Generalmente si è portati a chiedere quale sia la razza di cane più adatta per la P.T., dimenticandoci come anche negli animali conti maggiormente il singolo esemplare rispetto alla razza e quindi si potrebbe erroneamente credere che un cane sia ideale per gli scopi prefissati solo perché di una certa razza. In generale la scelta dovrebbe ricadere su cani di buona indole, risultando invece da escludere animali individualmente aggressivi, con instabilità caratteriale tipica di alcune razze nonché quelli utilizzati per combattimenti e sorveglianza.
Per il coinvolgimento di un cane in programmi di P.T., qualunque essa sia, risulta fondamentale che siano rispettate le seguenti tappe valutative e formative:

1) Idoneità fisica
2) Idoneità comportamentale
3) Idoneità di coppia animale/conduttore-proprietario
4) Addestramento.

Solo dopo che saranno raggiunte tali 4 tappe, l’animale potrà iniziare la propria attività di co-terapeuta.

Altri animali utilizzati
Anche i gatti sono usati per terapie, pur risultando più indipendenti e perciò meno addomesticabili dei cani. Con i cavalli è stata creata la famosa ippoterapia, che deve essere praticata in strutture attrezzate, certamente idonea per soggetti con problemi motori e comportamentali e nei bambini autistici o con la “Sindrome di Down”. Gli uccelli risultano molto utilizzati su gruppi di anziani, che hanno mostrato di beneficiare dal doversi prendere cura di loro, per la complessità degli atti che richiedono. Relativamente all’utilizzo dei pesci è stato constatato come l’osservazione di animali di piccola taglia in un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress. I delfini, invece, occupano un posto privilegiato nelle attività che prevedono terapie con gli animali. L’amicizia tra uomini e delfini è di vecchia data e il loro utilizzo quali co-terapeuti si è rivelato efficace per la depressione, l’autismo e i disturbi della comunicazione. Asini, criceti, cincillà, capre e mucche, animali con i quali esisteva una grande familiarità sino a pochi decenni or sono, ultimamente vengono anche loro utilizzati per la P.T.
In generale la Letteratura Scientifica risulta concorde nel ritenere:

  • Idonei per l’utilizzo per la P.T. solo gli animali domestici adulti (più cavalli e delfini), escludendo tutti gli animali selvatici, gli animali esotici nonché i cuccioli, gli animali gravidi, malati o convalescenti;
  • L’utilizzo di animali domestici quali cani, gatti, canarini, criceti, conigli prevalentemente indicati a favore di soggetti anziani, pazienti cronici, lungodegenti e affetti da depressione; quello dei cavalli più indicato per pazienti con disturbi psicomotori e per soggetti autistici, mentre i delfini risulterebbero particolarmente indicati per soggetti depressi e portatori di handicap;
  • Relativamente ai cani provenienti dai canili, questi possono essere considerati idonei solo dopo aver superato i test di idoneità e un apposito periodo di addestramento;
  • La scelta degli animali deve orientarsi verso animali che, per caratteristiche fisiologiche e comportamentali, siano compatibili con gli obiettivi del progetto.

I Professionisti coinvolti
Come già segnalato quelle della P.T. non sono attività da svolgersi in maniera improvvisata e senza l’intervento di professionisti idonei ed esperti. Questo vale di sicuro per le AAT, per le quali sono previsti appositi protocolli da definire e obiettivi (misurabili) da raggiungere; ma anche per le AAA, per le quali importanti risultano essere i requisiti di base relativi almeno agli aspetti di igiene, salute e benessere degli animali coinvolti.
Valutando le varie possibili realtà operative e le varie attività realizzabili possiamo, sulla base delle varie Linee Guide e dei singoli Manuali Operativi (es: della Regione Veneto), elencare le professionalità coinvolgibili nelle attività: Medico Veterinario, Direttore Sanitario o di Reparto, Medici di Struttura o di Reparto, altre figure sanitarie o assistenziali di Struttura e/o di Reparto, Psicologi, Psichiatri, Educatori, Fisioterapisti nonché i Conduttori di Animali.

Indicazioni della P.T.
Numerose sono le categorie di Pazienti alle quali gli interventi di P.T. possono arrecare dei benefici:

  • bambini e ragazzi affetti da disabilità neurologiche, del linguaggio, di apprendimento, di adattamento, del comportamento o da patologie neuropsichiatriche infantili;
  • adulti con disabilità fisiche permanenti, deficit motori, malattie psichiatriche croniche, disturbi della personalità, disturbi comportamentali, disadattamento sociale, con patologie mediche o disturbi del linguaggio;
  • anziani affetti da invecchiamento fisiologico o patologico, demenze senili, disturbi depressivi, al domicilio con patologie degenerative o istituzionalizzati in RSA;
  • pazienti oncologici in fase iniziale, avanzata o terminale di malattia;
  • altri soggetti istituzionalizzati, disabili neurologici, in Case Circondariali o in Comunità per tossicodipendenti;
    pazienti in trattamento riabilitativo: bambini, adulti, anziani, nell’ambito di Terapie Occupazionali e/o di Psicomotricità.

Controindicazioni
Come ogni Terapia che si rispetti, anche la P.T. ha anche delle controindicazioni, quali: ipocondria, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione grave, oligofrenia grave, qualsiasi patologia psichica che possa portare al maltrattamento dell’animale, allergie a componenti vari degli animali (peli ecc…), gravi deficit del sistema immunitario o presenza di lesione cutanea scoperta o infetta (del Paziente); zoofobia; rischio di competizione all’interno del gruppo di Pazienti scatenata dalla presenza dell’Animale.

I meccanismi d’azione della P.T.
Lo stato di benessere ottenibile con la P.T. risulta collegato a:

  • Il rapporto uomo-animale, affettivo ed emozionale, in grado di arrecare non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche (come dimostrato scientificamente) fisici, quali l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco ecc.;
  • La comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzato, con ripetizioni frequenti, tono crescente ed interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta;
  • La stimolazione mentale, che si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento al gioco, fattori che riducono il senso di alienazione e isolamento;
  • Il tatto, il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;
  • Meccanismi biologici: dimostrato l’aumento del livello di endorfine e ossitocina, la diminuzione dei livelli di adrenalina corticosteroidi, e la diminuzione dell’attività del sistema colinergica.
  • Meccanismi affettivo-emozionali: negli uomini sono stati identificati neuroni (specchio, carenti nei Pazienti autistici) che si attivano quando il soggetto compie un’azione e quando osserva altri che fanno una azione;
  • Meccanismi fisici: responsabili di migliorare l’attività motoria stimolata nei Pazienti maggiormente compromessi;
  • Meccanismi psicologici: per mezzo degli animali, l’uomo può sviluppare o riprendere rapporti interpersonali efficaci e gratificanti;
  • Meccanismi psicosomatici: individuabili nell’osservazione di come i portatori di malattie psicosomatiche (quelle in cui un importante ruolo favorente o scatenante è ricoperto da elementi e/o disturbi psicologici ottengono un particolare beneficio dalla Pet Therapy come terapia adiuvante non farmacologica
  • Meccanismi associati: meccanismi singoli interagiscono tra loro in modo sinergico, determinando una stimolazione cerebrale, riducendo i sentimenti di isolamento e privazione, favorendo la comunicazione con altre persone ecc …
  • Meccanismo ludico: il gioco e il divertimento, che portano benefici psicosomatici.
    La responsabilità, proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità, nella cura di un animale di proprietà o di comproprietà;
  • L’attaccamento, il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno essere trasferiti ad altri individui;
  • L’antropomorfismo: l’attribuzione di caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare l’attenzione sul mondo esterno;
  • L’Effetto Placebo: di sicuro, come ogni terapia, anche la P.T. risulterebbe dotata di questa proprietà.
  • L’Empatia: termine con il quale si intende la capacità di immedesimarsi e fare propri gli stati d’animo di un’altra persona (o di un altro essere). Gli animali capiscono quando siamo felici o quando siamo addolorati e questa risulta essere una caratteristica da loro molto sviluppata.

Il problema dell’igiene e delle infezioni
L’utilizzo degli Animali a favore della Salute Umana tramite interventi di P.T. prevede che siano rispettati alcuni fondamentali criteri di sicurezza e di garanzia, sia a favore degli animali che degli Utenti. Tale tema, spesso controverso, è stato ed è ancora oggi oggetto di una ricca letteratura, da un lato finalizzata alla descrizione di casi clinici di trasmissione di infezioni e dall’altro alla definizione di Linee Guida per la Prevenzione della trasmissione di infezioni. Numerosi appaiono questi documenti, redatti da Organismi tipo la C.D.C. di Atlanta. Varie Società Scientifiche sono intervenute sull’argomento, definendo Protocolli di Sorveglianza, talora riprese e incoraggiate da singoli Istituti Zooprofilattici Regionali.
Tutte le Linee Guida conosciute sottolineano il ruolo delle vaccinazioni, delle visite veterinarie periodiche, dell’igiene degli animali, della definizione di corrette modalità di gestione degli animali, di una corretta scelta dei Pazienti che possono beneficiare del contatto con gli animali, della rapida e corretta eliminazione delle deiezioni animali, del non coinvolgimento di Pazienti immuno-depressi e di animali malati nonché di una corretta spazzolatura e verifica degli animali prima delle attività. Fondamentale, come nel caso di tutte le possibili “infezioni ospedaliere o assistenziali” il lavaggio della mani di Pazienti e Operatori al termine delle attività, nonché dopo ogni contatto accidentale con saliva o altri liquidi organici di provenienza animale.

Protocolli e Linee Guida: la Progettazione
Come già segnalato quelle di P.T. non sono attività che possano essere lasciate all’improvvisazione, proprio per quel carattere di scientificità che le sottende. A tal proposito molti Enti hanno realizzato Linee Guida, al fine di definirne le modalità operative.
Tra questi spicca la Regione Veneto, autrice del noto Manuale Operativo Regionale, documento di riferimento nazionale per le attività in oggetto. In tale Manuale si individua lo strumento applicativo delle Linee Guida regionali. Numerose le tappe definite, che vanno da chi coordina la progettazione, a quali siano gli strumenti da utilizzare, i parametri da utilizzare nonché gli obiettivi da raggiungere.

Il Problema del Benessere degli Animali
Per benessere animale si intende quella condizione di equilibrio psico-fisico che garantisce un buono stato di salute e in cui l’animale è in grado di esprimere i comportamenti tipici della specie e di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
Come sottolineato anche nella Carta di Modena si evince come il preservare le valenze emozionali, cognitive, formative, assistenziali e terapeutiche nell’interazione uomo-animale, l’importanza della scelta dell’animale e la realizzazione di in programma educativo risultino fondamentali per salvaguardare il benessere psicofisico dell’animale, evitando il rischio di un maltrattamento finalizzato solo al benessere umano.
Ma come misurare il Benessere Animale? In questo ci viene in aiuto il Modello Operativo Regionale del Veneto che ci segnala quali siano i segni premonitori dello stress acuto dell’animale (leccamenti rapidi della punta del naso, sbadigli, sollevamento di una zampa anteriore a 45° ecc …), nonché quelli dello stress cronico (diminuzione del repertorio comportamentale, passività, scarsa interazione ecc …). Questi segni sono da ricercare sempre nel corso delle varie sedute, mentre nel caso si voglia meglio approfondire l’aspetto del benessere si dovranno valutare anche aspetti fisici quali i parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza ecc …) nonché parametri bioumorali tipo il cortisolo salivare, i cui valori possono bene indicarci una situazione di benessere o malessere vissuto dall’animale.

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