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Alcune aree legate al sistema del piacere, ‘lavorano’ meno

Alcune persone non amano la musica, sono indifferenti e ascoltandola non provano alcun piacere. Si tratta di una forbice variabile tra il 3 e il 5% della popolazione sana e il fenomeno è noto come anedonia musicale.
Una spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che il cervello è meno ‘connesso’ e che alcune aree, legate al sistema di ricompensa e piacere, ‘lavorano’ meno. Emerge da una ricerca del Bellvitge Biomedical Research Institute dell’Universita’ di Barcellona, in collaborazione con la McGill University, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Gli studiosi hanno preso in esame 45 volontari sani, utilizzando la risonanza magnetica funzionale per capire cosa accadesse nel cervello. Precedentemente, li avevano già divisi in tre gruppi, in base alle risposte a un apposito questionario.
Durante la risonanza, i partecipanti hanno dovuto ascoltare frammenti di brani classici e valutare su una scala da 1 a 4 il piacere provato nell’ascoltarli. Per controllare la risposta del cervello ad altri tipi di ricompense, hanno dovuto anche fare dei giochi di scommesse, in cui si poteva vincere o perdere denaro. Dai risultati è emerso che la diminuzione del piacere verso la musica risultava correlata a una riduzione dell’attività del nucleo accumbens, struttura chiave del sistema di ricompensa del cervello.
Tuttavia, l’attività della struttura veniva mantenuta, ad esempio, col denaro guadagnato grazie alle scommesse. Va poi considerata secondo gli studiosi l’importanza della connessione fra alcune aree del cervello, legata all’evoluzione, e che riguarda ad esempio le aree uditive e quelle della corteccia. Questa connessione è molto chiara nelle persone che amano la musica, ma diminuisce nell’anedonia musicale.

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Tutti abbiamo provato un intenso piacere a gustare una pietanza prelibata e golosa, ora si è scoperto il perché. Il merito è dell’insulina, l’ormone che regola i livelli di zuccheri nel sangue, generando il senso di sazietà dopo mangiato.

I ricercatori dell’Università di New York hanno individuato l’insospettabile ‘doppia vita’ dell’insulina. Questo ormone un realtà è anche capace di aumentare la produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che ‘accende’ le centraline del piacere nel cervello. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, apre  nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi che guidano la scelta dei cibi favorendo sovrappeso e obesità.

”Il nostro studio rivela un ruolo completamente nuovo per l’insulina come parte del sistema di ricompensa nel cervello”, spiega la neuroscienziata Margaret Rice. Gli esperimenti sui topi hanno infatti dimostrato che il picco di insulina che si verifica dopo il pasto è in grado di determinare un aumento consistente della dopamina (dal 20 al 55% in più) nella regione del cervello che regola la risposta dell’organismo al meccanismo di ricompensa, il cosiddetto corpo striato.

Il legame tra insulina e dopamina è risultato particolarmente evidente nei topi tenuti a ‘dieta’, con un regime alimentare a basso contenuto di calorie: questi sono infatti 10 volte più sensibili ai picchi di insulina, e reagiscono anche alle minime variazioni con un abbondante produzione di dopamina. I dati, sottolinea Rice, ”indicano che nei roditori, e presumibilmente anche nell’uomo, la scelta di consumare cibi ricchi di carboidrati o a basso contenuti di grassi che alzano l’insulina è in realtà finalizzata ad aumentare il rilascio di dopamina”.

L’importanza della scoperta sta nel fatto che aiuterebbe i ricercatori a comprendere meglio alcune patologie metaboliche e legate all’alimentazione. Livelli di insulina troppo alti nel tempo causano una ridotta sensibilità del cervello alla sua azione, una condizione legata strettamente all’insorgenza di obesità e diabete di tipo 2.

I ricercatori intendono ora proseguire i loro studi per scoprire se la riduzione della sensibilità all’insulina causata dall’obesità possa essere in qualche modo corretta o prevenuta.