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Assessore Saitta annuncia intenzione Regione

Il Piemonte introdurrà l’obbligo dei vaccini per i bambini che frequentano gli asili nido e le materne. L’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, che è anche coordinatore di tutti gli assessori alla Sanità nella Conferenza delle Regioni, lo ha proposto oggi pomeriggio in Consiglio regionale durante la seduta congiunta delle Commissioni Sanità e Istruzione, riunite per esaminare le proposte di legge depositate sugli obblighi vaccinali nelle scuole nella fascia di età 0-3 anni.
In Emilia-Romagna, ha ricordato Saitta, l’obbligo esiste per i bambini iscritti al nido e per le quattro vaccinazioni considerate ‘obbligatorie’ dal Ministero della Salute. Il Comune di Trieste ha esteso l’obbligo anche alla materna. La Toscana sta invece esaminando una norma che prevede la possibilità di allargare l’obbligo anche alle vaccinazioni che oggi il Ministero qualifica come ‘raccomandate’, fra cui meningite, morbillo, pertosse, parotite, rosolia e varicella. A livello nazionale, è in discussione in Senato una proposta della maggioranza per introdurre il vincolo delle quattro vaccinazioni obbligatorie in tutte le scuole. La proposta di Saitta prevede la possibilità di ampliare in futuro la tipologia delle vaccinazioni previste, includendo tutte quelle che verranno rese obbligatorie a livello nazionale.

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Il progetto di ricerca per la cura ed il vaccino del tumore del pancreas, coordinato da Francesco Novelli del Centro Ricerche Medicina Sperimentale (CeRMS) della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha superato il processo di valutazione ed è stato finanziato dal Ministero della Salute con un importo di 400.000 euro.

L’ospedale torinese intende sviluppare una nuova terapia basata sulla combinazione della vaccinazione a DNA e della inibizione farmacologica di un piccolo enzima chiamato PI3K.

L’enzima PI3K regola il traffico ed il movimento nei tessuti di particolari cellule immunitarie, chiamate cellule mieloidi soppressorie. Tale enzima aiuta queste cellule a infiltrarsi nel tessuto tumorale e a paralizzare le funzioni dei linfociti killer anti-tumore.

Lo scopo dei ricercatori è sviluppare una nuova terapia per il tumore pancreatico, basata sulla vaccinazione a DNA ed il potenziamento dell’attività dei linfociti killer anti-tumore, reso possibile dall’ inibizione dell’enzima PI3K.

Al termine del progetto triennale, il consorzio di ricerca si attende di avere completato lo sviluppo pre-clinico di questa nuova terapia per la cura del tumore pancreatico e di potere trasferire nel breve periodo i risultati della ricerca alla pratica clinica.

Il progetto è stato presentato attraverso la Regione Piemonte e la Città della Salute e della Scienza di Torino.

Sono stati finanziati in tutta Italia 221 progetti su 2999 presentati. Il Processo di valutazione dei progetti ha visto coinvolti moltissimi valutatori internazionali, facenti capo ai più importanti ed avanzati Centri di ricerca a livello mondiale. Nello studio oltre all’Unità di Novelli, che coordinerà le ricerche, sono coinvolte anche le Unità della dottoressa Paola Cappello, presso il CeRMS della Città della Salute e della Scienza di Torino, e delle dottoresse Alessandra Ghigo e Laura Conti del Centro di Biotecnologia Molecolare (MBC) dell’Università di Torino.

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Sono otto le Regioni che aderiranno al Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria e per le quali presidenti e giunte potrebbero anche valutare, come indicato oggi dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, un aumento dei ticket, oltre a quello delle addizionali Irpef e Ires previsto ‘in automatico’ dalla legge proprio nei casi di disavanzo sanitario.

I Piani di rientro, come chiarisce il ministero della Salute, ”si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo delle Regioni”.

Ad oggi, le Regioni in Piano di Rientro sono: Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia.

Le Regioni per cui, attualmente, è anche previsto un commissario ad acta per la spesa sanitaria sono invece Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise.

Situazioni di difficoltà confermate anche dal rapporto appena pubblicato online dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha tracciato i bilanci 2014 delle 108 aziende ospedaliere italiane (compresi policlinici universitari e Irccs pubblici). In tutto sono 31 le aziende sanitarie con bilanci in rosso, e 24 di queste sono a rischio piano di rientro secondo i parametri indicati al momento dalla legge di stabilità.

Le aziende da risanare sono concentrate in 7 Regioni (Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna). In Veneto, ad esempio, sulle 3 aziende censite, 2 superano i 10 milioni di euro di deficit. In rosso sono poi tutte le 9 aziende laziali, con disavanzi oltre la soglia e il disavanzo record italiano di oltre 158 milioni per il San Camillo Forlanini. Segno ‘meno’ anche per le aziende ospedaliere del Piemonte: le 6 aziende censite presentano tutte bilanci in rosso, e sono 3 quelle che presentano un buco superiore ai 10 milioni di euro.

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L’emergenza caldo che ha colpito il nostro paese, da nord a sud sta iniziando ad avere i primi effetti nefasti sulla popolazione. Dall’inizio di luglio a oggi  sta facendo registrare un aumento degli accessi nei pronto soccorso degli ospedali: nelle prime due settimane di luglio si rileva, infatti, un aumento di circa il 10% degli arrivi in pronto soccorso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo i dati forniti da SIMEU Società italiana di Medicina di emergenza urgenza, il picco di accessi si è avuto nelle grandi città, in Emilia Romagna e in Lazio. Al di sotto della media Piemonte e Veneto.

Oltre all’incremento delle patologie imputabili al caldo, come disidratazione, colpo di calore e sincope, l’emergenza caldo sta anche causando  un aumento di scompensi di patologie pre-esistenti (cardiopolmonari, renali e metaboliche).

In alcune regioni, come il Piemonte, si è avuto un aumento di mortalità che riguarda, come sempre in queste situazioni, in pazienti più fragili: anziani con varie patologie, malati cronici allettati e fasce più deboli per povertà e isolamento sociale.