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Studio analizza psiche per capire come cambiare comportamento

Pericolosi al volante perché ubriachi o perché amano la trasgressione, comunque recidivi e più volte causa di incidenti stradali: ci sarebbe una personalità precisa e profili neurobiologici specifici dietro queste forme di guida pericolosa che mette a rischio la vita propria e altrui. Ma una migliore comprensione dei processi inconsci ed emotivi di questi ‘high risk driver’ potrebbe fare la differenza, secondo una ricerca condotta dalla McGill University pubblicata su PLoS ONE.



Lo studio ha esaminato uomini di età compresa tra 19 e 39 anni: un gruppo di persone con due o più condanne per guida in stato di ebbrezza, un gruppo di persone fermate per eccesso di velocità almeno tre volte negli ultimi due anni, un gruppo che aveva avuto entrambe le problematiche e, infine, uno di controllo. I ricercatori hanno raccolto informazioni sulla propensione all’uso di droga e alcool, i livelli di inibizione e impulsività, tendenza a ricercare ricompense o emozioni e la capacità di imparare dalle esperienze passate. I risultati hanno rivelato che ogni gruppo aveva un profilo emotivo e comportamentale distinto, che risponde a diverse strategie di prevenzione. Per cambiare il comportamento di chi ama eccedere con la velocità, secondo i ricercatori, potrebbe essere utile passare più tempo impegnati in attività stimolanti in un ambiente sicuro. Chi è a rischio per abuso di alcol, potrebbe essere più sensibile a esercizi volti a migliorare la capacità di ricordare le conseguenze negative del bere. “Questi driver di solito non si considerano a rischio”, commenta l’autore Thomas G. Brown, “d’altra parte, se non capiscono il loro comportamento, come possono essere spinti a cambiare?”

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Sono i pesci e non gli esseri umani i più abili atleti sul pianeta. A scoprire questa dura realtà, Jodie Rummer, dell’università australiana James Cook che, in uno studio pubblicato su Plos One.

Secondo il team australiano i pesci possiedono un meccanismo di distribuzione dell’ossigeno così efficiente che non ha eguali in natura ed è circa 50 volte migliore rispetto a quello attivo nell’uomo.

Il segreto è nell’emoglobina. “I pesci sfruttano un meccanismo molto efficace nel liberare l’ossigeno nei loro tessuti, fino a 50 volte più efficace che negli esseri umani”, ha spiegato Rummer. “Questo succede – ha aggiunto – perché l’emoglobina, la proteina nel sangue che trasporta l’ossigeno, è più sensibile rispetto a tutti gli altri animali alle variazioni di pH”.

Si tratta di un fattore determinante durante le situazioni di forte stress, come il dover fuggire da predatori, oppure quando si trovano in ambienti con poco ossigeno. In questi casi i pesci possono raddoppiare o triplicare l’invio di ossigeno ai tessuti.
Secondo i ricercatori questa capacità è il frutto di adattamento evolutivo e ha permesso ai pesci di vivere quasi in ogni condizione, ossia ambienti caldi o freddi oppure con alti o bassi livelli di ossigeno. “Questa caratteristica – ha aggiunto il ricercatore – potrebbe essere fondamentale per le grandi prestazioni atletiche di alcune specie, come la corsa su grandi distanze dei salmoni o i rapidi scatti dei tonni”

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Over 50 sempre più svegli e intelligenti, ma meno in forma dal punto di vista fisico. Realizzano risultati migliori nei test di apprendimento rispetto ai loro coetanei di qualche anno fa, una tendenza che potrebbe essere legata a un tasso di istruzione superiore e a un maggiore uso della tecnologia nella vita quotidiana, ma fanno meno attività fisica e il livello di obesità aumenta.

Questo quanto emerge da uno studio dell’International Institute for Applied Systems Analysis (Iiasa), pubblicata su Plos One. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori si sono basati su dati di un sondaggio tedesco, che hanno misurato la velocità di elaborazione cognitiva, la forma fisica e la salute mentale nel 2006 e di nuovo nel 2012.

Si è riscontrato che i punteggi dei test cognitivi aumentavano in modo significativo in 6 anni (per gli uomini e le donne di tutte le età, da 50 a 90 anni), mentre le funzioni fisiche risultavano in declino,soprattutto per gli uomini basso livello di istruzione tra 50 e 64 anni. Secondo gli esperti questi due risultati cosi’ diversi sono attribuibili a uno stile di vita che e’ cambiato.

“La vita è diventata cognitivamente più esigente, con un uso crescente della comunicazione e delle tecnologie dell’informazione anche da parte delle persone anziane. Le persone inoltre sono impegnate più a lungo in lavori intellettualmente impegnativi. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a un calo dell’attività fisica e a un aumento dei livelli di obesità” spiega Nadia Steiber, autrice dello studio. Un secondo studio della IIASA, pubblicato la scorsa settimana su Intelligence, suggerisce che gli anziani sono diventati più intelligenti anche nel Regno Unito e ora gli studiosi sottolineano che ulteriori conferme arriveranno da ricerche in altri Paesi.

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Caffeina contro Viagra? Il confronto non è così campato per aria. Una tazzina di caffè si candida ad essere un ottimo concorrente naturale della nota pillola blu.

Secondo uno studio condotto dall’Università del Texas e pubblicata sulla rivista Plos One  chi consuma tra 85mg e 170 mg, più o meno l’equivalente di una-due tazzine al giorno, ha il 42 per cento in meno possibilità di andare incontro a disfunzione erettile rispetto a chi non ne assume per nulla. L’effetto, però, tende a diminuire all’aumentare della dose, infatti, chi assume tra 171 e 303mg di caffeina ha il 39 per cento in meno di probabilità di incappare nell’imbarazzante patologia.

“Abbiamo visto una riduzione della prevalenza di disfunzione erettile negli uomini obesi , in sovrappeso o ipertesi, ma ciò non e’ accaduto in chi invece era affetto da diabete. Il diabete è uno dei più forti fattori di rischio per la disfunzione erettile , quindi questo non è sorprendente ” , spiega il dottor David S. Lopez , autore dello studio.