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L’effetto in alcune aree chiave come l’ippocampo

L’amore materno può aiutare il cervello dei bambini a svilupparsi del doppio, in particolare in alcune aree chiave come l’ippocampo, una sorta di ‘centralina’ della memoria e del senso dello spazio. Lo dimostra uno studio della Washington University, pubblicato online su Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences. 



Gli studiosi hanno seguito 127 bambini da quando erano in procinto di iniziare la scuola fino alla prima adolescenza, con scansioni cerebrali. L’accudimento delle mamme nei confronti dei bimbi e’ stato misurato attraverso un’osservazione da vicino o videoregistrazioni. Esaminando le scansioni del cervello, i ricercatori hanno scoperto che i bambini le cui madri erano più di supporto rispetto alla media avevano un aumento della crescita dell’ippocampo, che era due volte più grande di quello dei coetanei a cui le madri offrivano un livello di supporto inferiore. 



I ricercatori hanno anche riscontrato che la traiettoria di crescita nell’ippocampo è stata associata a funzioni emotive più sane quando i ragazzi sono entrati nell’adolescenza. “La relazione tra genitore e figlio nel periodo che precede la scuola è vitale- spiega Joan Luby, autrice dello studio-questo perché il cervello dei piccoli ha maggiore plasticità ed è influenzato maggiormente dalle esperienze nelle prime fasi della vita. Percio’ è importante che il bambino riceva supporto e accudimento”.

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Il più delle volte si pensa spesso che lo stress e le sue conseguenza nascano dalle vite frenetiche che alcune persone svolgono rispetto ad altre.

Non solo il Dna: anche lo stress può essere ereditato, in particolare dai padri. Vivere situazioni stressanti può infatti modificare il Dna al punto da trasferire ai figli una risposta analoga a tensioni e situazioni difficili, come hanno dimostrato alcuni esperimenti fatti dai ricercatori dell’università della Pennsylvania sui topi, descritti sulla rivista dell’Accademia di scienze americana (Pnas).

I topi maschi che hanno vissuto una situazione stressante producono spermatozoi con un’espressione alterata dei micro RNA, piccole molecole che regolano l’attività dell’RNA messaggero: come conseguenza, la prole concepita con quegli spermatozoi mostra una risposta alle situazioni di stress più intensa del normale

Le esperienze fatte dal padre possono dunque influire sullo sviluppo e la salute mentale dei figli anche a livello biologico, e non solo comportamentale.

”E’ stato sorprendente vedere come uno stress anche lieve su un topo maschio – commenta Tracy L. Bale, coordinatrice dello studio – inneschi un cambiamento massiccio nella risposta dei suoi microRna, cioè piccole molecole di Rna che servono a ‘silenziare’ i geni. Già nei primi studi, i ricercatori avevano visto che i topi maschi, sottoposti a stress prima di mangiare, avevano figli con una minore risposta allo stress, e che il loro sperma subiva modifiche nei microRna.

Dopo di che hanno iniettato questi microRna modificati in zigoti (cioè cellule uovo fecondate) di topi, impiantanti in femmine non stressate, che hanno svolto il ruolo di ‘utero in affitto'”. “I figli così nati – aggiunge – sono stati esaminati da adulti nella loro risposta allo stress. Si è così visto che avevano livelli ridotti di cortisolo (noto come l’ormone dello stress) e molti cambiamenti nell’espressione di centinaia di geni dell’area che nel cervello regola la risposta allo stress. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le molecole di microRna paterno ‘modificate’ attaccano quelle di Rna materno”.

Secondo Bale quando il maschio vive situazioni di stress, si scatena il rilascio dei microRna che possono finire per essere incorporati nello sperma e influenzare lo sviluppo durante la fecondazione. I ricercatori vogliono ora vedere se si può prevenire l’eredità dello stress.