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‘Come acido negli anni ’70, serve a estraniarsi dalla realtà’

“Il pericolo dell’applicazione Pokemon Go è dato dall’abbandono dei confini della realtà per vivere una realtà parallela. L’effetto è ancor più sfacciato di quello di una sbornia, potremmo paragonarlo a un’allucinazione, in cui la persona interagisce con un contesto reale basandosi su una realtà non condivisa”. Lo dice Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta direttrice dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, che condivide l’allarme lanciato dal vescovo di Noto (Siracusa) monsignor Antonio Staglianò, che lo considera “un gioco diabolico e allarmante, un sistema totalitaristico come quello nazista”. E ha annunciato di essere pronto a un’azione legale per “preservare la sicurezza sociale degli uomini e delle donne”.

La psicoterapeuta paragona l’app alla diffusione dell’Lsd negli anni Settanta: “L’uso di questo allucinogeno – spiega – era sostenuto dall’idea umanistica di sviluppare il potenziale umano. La grande differenza è che allora l’esperienza allucinatoria, pur essendo personale e soggettiva, veniva vissuta in gruppo, ed era una pratica ristretta a questa realtà.

L’allucinazione data dall’immersione nella realtà aumentata di Pokémon GO, invece, non è un’esperienza di gruppo, ma singola e personale, e quando il giocatore vi è immerso, non ha accanto nessuno che lo protegga dai pericoli del mondo reale”.

”Questo gioco – conclude Spagnuolo – a differenza dell’Lsd, non è dannoso da un punto di vista biologico, ma sociale: i cacciatori di Pokémon non sono indeboliti da sostanze psicotrope, hanno il pieno possesso delle proprie facoltà fisiche, ma non hanno più la capacità di tenere conto dei limiti reali del contesto in cui giocano”.

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La febbre di Pokemon Go impazza ovunque, ma sembra che l’unico luogo rimasto ‘indenne’ sia la Stazione Spaziale Internazionale (Iss): nessuno dei sei uomini a bordo sta dando la caccia ai mostriciattoli. Alla domanda di un appassionato se a bordo ci fossero Pokemon da catturare è arrivato in risposta il tweet: ”sfortunatamente no. Ci sono gli smartphone, ma l’equipaggio può usarli solo per la ricerca”.

Oltre a monumenti e luoghi pubblici, molte ‘pietre miliari’ del mondo scientifico sono entrate nel circuito della caccia ‘outdoor’ ai mostriciattoli. C’e’ il Johnson Space Center della Nasa in Texas, che ha avvisato i giocatori su Twitter di 18 Pokestop nelle sue vicinanze. Nello Smithsonian Mathias Laboratory del Maryland i ricercatori, interrotti nel lavoro da un’invasione di Pokemon, dopo essersi riorganizzati hanno iniziato a resistere e reagire. 

Il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa in California è già diventato una palestra per i Pokemon, mentre all’Arizona Science Center lo staff ha trovato un Caterpie. All’Università della California a Los Angeles, uno studente ha catturato un paio di mostri mentre passeggiava nei saloni dove c’era la macchina che aveva inviato il primo messaggio via internet. 

Non è sfuggito alla febbre dei Pokemon nemmeno il tempio americano della fisica delle particelle, il Fermilab, anzi: è già diventato un sogno per i giocatori di Pokemon Go, con Pokestop, palestra e molti mostri. Il Cern di Ginevra non è da meno e uno dei quattro grandi esperimenti dell’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc), Atlas, è un Pokestop. Infine, proprio all’ingresso della sede dell’Associazione americana per il progresso delle scienze (Aaas) a Washington D.C. è stato trovato un Weedle, ossia una larva di Pokemon.

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Decine tweet di pazienti con problemi mentali, ‘ci fa uscire’

PokemonGo, il nuovo gioco della Nintendo, potrebbe avere fra i suoi effetti quello di aiutare le persone con i sintomi della depressione. Lo suggerisce, basandosi sui tweet postati dagli utilizzatori, il sito specializzato psychcentral.com. Già nei primi giorni dopo l’uscita negli Usa, sottolinea il sito, ci sono stati tweet entusiasti che facevano proprio riferimento a patologie.

”PokemonGo ha cambiato la mia vita in meglio in appena una settimana – scrive ad esempio una utente -. Sto combattendo con un disordine della personalità borderline, depressione e ansia, e mi ha aiutato a uscire di casa”. Un altro giocatore scrive “Pokemon Go è già un trattamento migliore per la mia depressione di quelli che mi hanno dato terapisti e medici”, mentre una utente di nome Amy dice: “PokemonGo mi fa venire voglia di uscire dalla mia camera e interagire con le persone finalmente dopo anni di depressione”. Un altro ancora invece sottolinea come “Grazie al gioco ho passato la maggior parte dei week end con gli amici, è incredibile”. Nel gioco, che ancora non è uscito in Italia ma che può essere scaricato da alcuni store stranieri, si chiede agli utilizzatori di cercare i Pokemon nascosti nel mondo reale, visto attraverso la realtà aumentata dello smartphone. “Sappiamo già che l’esercizio aiuta enormemente con la depressione, come con gli altri problemi di salute mentale – sottolinea John Grohol, uno dei curatori del sito -, ma essere motivati a fare esercizio quando si è depressi è molto difficile. Ecco perchè un gioco coinvolgente come Pokemon Go può essere d’aiuto”.