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Cibio di Trento in consorzio ricerca

Sviluppare un kit per diagnosticare in modo innovativo il tumore al polmone fin dalle fasi iniziali, utilizzando microRNA come biomarcatori: questo l’obiettivo di un gruppo di università e di aziende impegnate nel progetto miRNA-DisEASY.

L’Università di Trento partecipa al consorzio – che è coordinato da Optoelettronica Italia srl (Optoi), impresa trentina specializzata in sensoristica ottica e tecnologie microelettroniche – con il Laboratorio di RNA Biology and Biotechnology del Centro di biologia integrata (Cibio), diretto da Michela Denti. “I microRNA (miRNAs) – spiega Denti – possiedono tutte le caratteristiche del marcatore ideale e forniscono indicazioni affidabili prima dell’insorgenza dei sintomi clinici (diagnosi precoce), sono sensibili ai cambiamenti della patologia (evoluzione della patologia o risposta terapeutica), si possono rilevare facilmente dai fluidi (sangue, urine, saliva) come liquid biopsy e sono facilmente trasferibili dai modelli di laboratorio all’uomo”.

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Carotenoide riduce crescita tumore di 63% in topi esposti a fumo

Una sostanza presente in arance, zucca e peperoni rossi può aiutare a ridurre il rischio di cancro legato al fumo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research che descrive come il pigmento, chiamato beta-criptoxantina (BCX), riduca la crescita di tumore del polmone. “Per chi è a maggior rischio di esposizione al fumo di tabacco, i nostri risultati forniscono la prova sperimentale che mangiare cibi ad alto contenuto di carotenoidi può avere un effetto benefico sul rischio di cancro ai polmoni”, spiega il coautore dello studio Xiang-Dong Wang.
Una dose giornaliera pari al consumo di un peperone o due mandarini, è risultata la dose più efficace. I risultati sono stati confermati da test su cellule tumorali del polmone umano. Ogni anno in Italia ci sono circa 38.200 nuove diagnosi di tumore del polmone e questa neoplasia conta quasi 34.000 morti l’anno. Tra le cause, come noto, il fumo. In particolare la nicotina non è considerata causa diretta di cancro, ma alcuni studi hanno dimostrato che può promuoverne la crescita. Quando è inalata, infatti, si lega a recettori presenti sulla superficie dei polmoni e noti come α7-nAChR, promuovendo la proliferazione cellulare coinvolta nella crescita del cancro. I ricercatori della Tufts University, nel Massachusetts, hanno ipotizzato che il carotenoide BCX, responsabile dei colori giallo, arancio e rosso di molta frutta e verdura, potesse ridurre la quantità di recettori α7-nAChR sui polmoni e diminuire così la crescita delle cellule tumorali. Per verificarlo hanno iniettato quotidianamente a due gruppi di topi un agente cancerogeno derivato dalla nicotina, ma a uno dei due gruppi è stata somministrata anche una dose giornaliera di BCX. I roditori che hanno ricevuto il carotenoide hanno sperimentato una riduzione del 52-63 per cento nella crescita del tumore del polmone rispetto agli altri.

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Nobel zur Hausen, ipotesi apre nuove potenziali vie prevenzione

La ricerca scientifica suggerisce una nuova ipotesi per spiegare l’insorgenza del cancro al polmone: anche le infezioni da virus, batteri e funghi potrebbero avere un ruolo nello sviluppo di questa neoplasia. Ad affermarlo è Haral zur Hausen, Premio Nobel per la Medicina nel 2008 per le sue ricerche che hanno identificato il legame tra l’infezione da virus Hpv ed il cancro alla cervice, che ha illustrato tale ipotesi in sessione plenaria alla 17/ma Conferenza mondiale Iasl sul cancro polmonare.

”Tali ricerche – ha sottolineato il Nobel – hanno il potenziale di aprire nuove vie per la prevenzione di questa neoplasia”. Mentre il fumo “è chiaramente il maggiore fattore di rischio per il tumore al polmone, con il 25% circa di forti fumatori che svilupperanno la malattia sul lungo termine – ha sottolineato zur Hausen – è però vero che il 20-25% dei pazienti non è mai stato fumatore, e ciò indica che devono esserci delle influenze addizionali per lo sviluppo di tale forma tumorale”. I virus “oncogenici – ha chiarito – richiedono tuttavia delle modifiche genetiche perché il cancro si sviluppi, poiché le infezioni virali in se stesse non sono sufficienti a determinare il tumore”. Ma il Nobel suggerisce anche una ulteriore ipotesi, e cioè che gli animali domestici possano portare virus patogeni che, sebbene non pericolosi per gli animali stessi, possono diventare cancerogeni quando trasferiti all’uomo.

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Successo sperimentazione in Australia

Un rivoluzionario farmaco che ‘discioglie’ il cancro ai polmoni senza dover ricorrere alla chemioterapia è stato sperimentato con successo in Australia. Il farmaco Keytruda, già usato per il trattamento del melanoma, un tumore della pelle per lo più causato dall’esposizione ai raggi solari, permetterà ai pazienti di cancro ai polmoni di vivere più a lungo e meglio, liberi dagli effetti debilitanti della chemioterapia, ha detto la responsabile della ricerca, l’oncologa Rina Hui, nel presentare i risultati delle sperimentazioni cliniche nel Westmead Hospital di Sydney.

Il farmaco antitumorale, che contiene il principio attivo pembrolizumab, letteralmente ‘discioglie’ le cellule cancerose nei polmoni, ha detto Hui. “Possiamo segnare una svolta nella maniera di trattare il cancro ai polmoni, il più letale al mondo”, ha aggiunto. “Possiamo veramente dare nuove speranze a questi pazienti”. Nella sperimentazione, che fa parte di uno studio globale sul cancro ai polmoni e il Keytruda, dopo 12 mesi il farmaco ha fermato la diffusione del cancro ai polmoni in quasi metà dei pazienti, dimostrandosi tre volte più efficace della chemioterapia. Lo studio è stato condotto su pazienti il cui cancro avanzato si era diffuso fuori dei polmoni e che avevano alti livelli di un marker che indica come le cellule cancerose si “travestono” da cellule sane. Il Keytruda ha tolto via il ‘camuffamento’ mettendo in grado il sistema immunitario di cercare e attaccare le cellule maligne, ha spiegato l’oncologa.

”Questo farmaco ha dimostrato che dei pazienti di cancro ai polmoni allo stadio quattro e con un marker specifico, hanno una probabilità del 70 percento di vivere oltre 12 mesi senza bisogno di trattamento di chemioterapia”, ha detto ancora Hui.

”Normalmente il paziente è trattato con chemioterapia ma se anche il trattamento risponde, il beneficio non dura, mentre il bello di questo medicinale è che i pazienti che rispondono ne continuano a beneficiare a lungo”.

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Intervento eseguito all’ospedale di Siena

Eseguito con successo un intervento di duplice ritrapianto di polmone al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Sei polmoni in 19 anni di vita per una paziente, affetta da fibrosi cistica: la giovane, che ha potuto riabbracciare i suoi familiari ieri dopo quasi sei mesi di ricovero post-operatorio, è stata sottoposta a doppio ritrapianto lo scorso dicembre, dopo il rigetto dei polmoni che aveva ricevuto tre anni fa in sostituzione dei suoi.



Il delicato intervento è un caso unico in Toscana e molto raro anche a livello mondiale: “A livello mondiale il ritrapianto interessa circa il 4% dei pazienti trapiantati – spiega Piero Paladini, direttore delle unità operative trapianto di polmone -, e in Europa è una procedura che riguarda poco più di 50 pazienti all’anno”. La giovane paziente del policlinico senese era stata sottoposta nel 2013 ad un duplice trapianto di polmone per insufficienza respiratoria terminale. Nel dicembre 2015, spiega sempre Paladini “è stato necessario procedere al ritrapianto di entrambi i polmoni, per una condizione di rigetto cronico caratterizzata da un danno polmonare progressivo, conosciuto come bronchiolite obliterante”. La complessa procedura è stata effettuata in assistenza cardiorespiratoria in ecmo ed è stata condotta e portata a termine da un’equipe multidisciplinare.
Dopo il delicato intervento, la degenza è proseguita in Terapia intensiva cardiotoracica.