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Una scarsa cura dei denti aumenta, negli anziani, il rischio di polmonite e malattie respiratorie. Questa la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori dell’Università di Kyushu, che hanno studiato il ruolo del microbiota della lingua, cioè di tutto quell’insieme di microrganismi che vivono “ospiti” del corpo stesso. Secondo quanto emerso, infatti, le persone anziane con meno denti, con una scarsa igiene dentale e un maggior numero di carie, ingeriscono costantemente un maggior numero di microbi disbiotici che possono essere dannosi per la loro salute respiratoria.
Prima di questo studio, i ricercatori sapevano che un’aspirazione costante della saliva può portare a polmonite, una delle principali cause di morte tra gli anziani. Gli studiosi, in questo caso, hanno analizzato lo stato dei microrganismi in 506 persone tra 70 e 80 anni e hanno scoperto che la sua composizione era legata alle condizioni dei denti. Un gruppo di batteri che amano coabitare (composto da Prevotella histicola, Veillonella atypica, Streptococcus salivarius e Streptococcus parasanguinis) è stato associato a un aumentato rischio di mortalità dipeso dalla polmonite.
Questo gruppo batterico era più predominante negli anziani con meno denti, una maggiore placca e una maggiore quantità di carie. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica mSphere.

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La polmonite è ancora la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi Occidentali. In Italia si verificano oltre 200.000 casi di polmonite con 10.000 morti all’anno.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2012 si sono verificati 9.241 decessi per polmonite, la maggior parte sono persone con più di 65 anni.

Per capire la portata del fenomeno, nello stesso anno ci sono stati in Italia 3.911 decessi per incidenti stradali. L’unica vera arma a disposizione per far calare questi numeri – spiegano i medici – e’ il vaccino contro lo Streptococcus pneumoniae, principale patogeno responsabile della polmonite.

“Le buone abitudini di igiene quotidiana sono sempre utili ma la vaccinazione è l’unico strumento di prevenzione primaria che abbiamo oggi per evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare”, commenta Michele Conversano, Past President della Società Italiana di Igiene. Nonostante il rischio cui sono soggetti gli anziani di contrarre il virus, sono quelli con le più basse percentuali di intenzione a vaccinarsi:

“Mentre siamo riusciti a raggiungere coperture vaccinali per l’infanzia molto alte in quasi tutte le regioni, nell’adulto e nell’anziano, al di là della vaccinazione antinfluenzale che pure è importante, non si raggiungono ancora le coperture adeguate – aggiunge Conversano – E’ importante che ci sia un aumento di consapevolezza del rischio della polmonite soprattutto nella popolazione adulta e anziana”.

La percezione comune è che la polmonite non sia una una malattia seria. Secondo i dati Istat, una persona su due dichiara di saperne poco o nulla (53% circa) e sopratutto gli anziani, sono tra quanti la conoscono meno, con il 22% dei 70-85enni che non solo sa poco della malattia ma addirittura ignora l’esistenza di un vaccini.

Non solo: tra gli anziani solo uno su tre sa che si può morire di polmonite, per essere precisi il 32% dei 70-85enni, contro percentuali doppie delle classi più giovani (39-59enni). Il 33,9% del campione, con un picco del 56% dei 70-85enni, pensa che la polmonite non si possa prevenire e il 59,7% del campione non sa che esiste un vaccino.

“Spesso negli adulti sani c’è l’errata percezione di non aver bisogno dei vaccini e manca la consapevolezza del rischio potenziale di contrarre malattie infettive, ma nella realtà tutti siamo a rischio di contrarre la polmonite da pneumococco”, afferma Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS di Milano.