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L’isteroscopia nel mondo “parla” italiano: innovatori nelle strumentazioni, unici nelle metodologie, primi nelle casistiche nella lotta ai fibro-miomi uterini, un fenomeno sociale che coinvolge oggi in Italia più di 3 milioni di donne, una su quattro in età fertile. Un primato all’Italia riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale che Arbor Vitae, associazione no profit di endoscopia ginecologica, ha voluto premiare con una targa celebrativa a molti dei più illustri nomi del settore.
L’evento si è svolto, sabato sera ad Avigliano Umbro, nella tenuta dei Ciclamini, in occasione della 40° edizione del Corso residenziale di formazione di isteroscopia promosso da Arbor Vitae, con oltre tremila studenti in ventitré anni di attività.
Ivan Mazzon, presidente di Arbor Vitae, passa in rassegna le innovazioni che oggi portano il nome di molti dei ginecologi presenti in sala. Si comincia con la tecnica ad enucleazione con ansa fredda e il trattamento resettoscopico del cancro dell’endometrio che portano il suo nome (tecniche Mazzon), diffusi in molti ospedali italiani e esteri.
Si passa poi alla metodica resettoscopica nel trattamento dell’istmocele (istmoplastica) e al progetto di un miniresettore da 5millimetri conosciuto con il nome di un altro pioniere dell’isteroscopia nel mondo, Giampietro Gubbini, fino al 2003 alla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Bologna, oggi alla Casa di Cura Villa Toniolo: uno strumento per la chirurgia resettoscopica in grado, a differenza di quello da 9 millimetri, di trattare adeguatamente la maggior parte delle patologie endocavitarie a livello ambulatoriale.
Il riflettore passa poi su Stefano Bettocchi, professore e coordinatore del servizio di endoscopia ginecologica, presso il Policlinico di Bari per aver trasformato l’isteroscopia che si faceva in modo classico in una tecnica ambulatoriale (office) e senza sedazione; e sull’invenzione di Raffele Ricciardi del Policlinico di Abano Terme (Padova) per l’ideazione di uno strumento, l’istero-endoscopio operativo EHS (Endo Hystero Surgery), una sintesi tra l’isteroscopio operativo e il resettoscopio che ha consentito un maggior rispetto delle strutture anatomiche femminili.
“Mazzon è il padre di una generazione di isteroscopisti moderni e la scuola italiana non ha eguali nel mondo”, ha commentato in chiusura Attilio Di Spiezio Sardo, professore associato all’Università Federico II di Napoli e giovane talento dell’isteroscopia italiana, premiato nel 2008 e nel 2015 in America con l’isteroscopio d’oro.
“Arbor Vitae ha sempre promosso una chirurgia conservativa e funzionale dell’utero, il ripristino delle sue funzionalità con la correzione del sintomo con l’obiettivo principale di tutelare laddove possibile sempre la fertilità della paziente”, ha aggiunto Paolo Casadio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

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Emanuela Palmerini sui tumori ossei e Daniele Rossini per il colon

Gli Usa premiano l’oncologia italiana: otto giovani italiani, sei donne e due uomini, fanno parte della rosa dei 123 studiosi che riceveranno un riconoscimento nei prossimi giorni a Chicago al congresso che si apre domani dell’American Society of Clinical Oncology. Il Conquer Cancer Foundation Merit Award viene assegnato a questi scienziati, due soli dei quali pero’ lavorano in Italia. Fra questi c’e’ Emanuela Palmerini dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, che ricevera’ per la seconda volta consecutiva il Merit Award per i suoi studi sui tumori rari dell’osso. Un giovane medico italiano specializzando in oncologia, Daniele Rossini dell’azienda ospedaliera di Pisa, è l’altro ricercatore che lavora in Italia.
Rossini è stato premiato per uno studio che dimostra l’efficacia di una nuova strategia terapeutica per il trattamento del cancro al colon-retto in seconda linea, con un beneficio in termini di allungamento dell’aspettativa di vita dei pazienti.
“Se vogliamo continuare a fare grandi passi avanti nella lotta al cancro, abbiamo bisogno di giovani oncologi che si facciano continuamente domande e sviluppino ricerche innovative e provocatorie, afferma David Smith, presidente dell’ASCO Scientific Program Committee. I vincitori degli ASCO Merit Awards 2017 “contribuiranno ad aumentare la nostra conoscenza del cancro ed a migliorare – conclude – la qualità delle cure per le persone che vivono con una diagnosi di tumore”.
Il suo impegno nella ricerca sui sarcomi, tumori rari che in Italia colpiscono però ogni anno oltre 3mila persone, le è valso per il secondo anno di fila il prestigioso riconoscimento ‘Merit Award’ della Società americana di oncologia clinica (Asco). Emanuela Palmerini, oncologa all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, studia i sarcomi da anni e la sua sfida, afferma, è “riuscire a superare i limiti legati alla rarità di questo tipo di tumori per arrivare a cure più efficaci”. E proprio dal Congresso dell’Asco in corso a Chicago, dove ritira il premio, l’esperta fa il punto sugli ultimi avanzamenti nella lotta a questa neoplasia.
La prima importante notizia è che sono stati messi a punto dei nuovi farmaci, armi in più fondamentali per la lotta ai sarcomi. Molto interesse ha infatti suscitato uno studio presentato al Congresso Asco, il maggiore appuntamento mondiale del settore, dal Sarcoma oncology center di Santa Monica in California: “Si tratta di uno studio di fase III su 433 pazienti con sarcoma metastatico di 79 paesi, tra i quali 3 sono pazienti italiani trattati al Rizzoli che ha partecipato alla ricerca. Si è dimostrato – spiega all’ANSA Palmerini – che un farmaco di nuova generazione, aldoxorubicin, con un sistema di infusione specifico, è più attivo perchè migliora il trasporto intratumorale del medicinale e riduce la tossicità cardiaca”. Questo principio attivo, chiarisce, “si lega all’albumina e consente la somministrazione di dosi maggiori di farmaco, che si concentra e viene rilasciato all’interno del tumore stesso. Il risultato osservato è stata una maggiore sopravvivenza dei pazienti libera da progressione della malattia”. La richiesta di autorizzazione per il nuovo farmaco è stata presentata all’Ente Usa per i farmaci Fda. Ma passi avanti si stanno facendo anche sul fronte dell’immunoterapia, che riattiva il sistema immunitario nel combattere il tumore: “Al congresso Asco sono presentati 3 studi che, anche se in fase ancora iniziale, evidenziano come ci possa essere un buon controllo della malattia”. Anche al Rizzoli, annuncia Palmerini, “nel 2017 partiranno 2 sperimentazioni di immunoterapia, per l’osteosarcoma ed i sarcomi dei tessuti molli”. E nuove speranze arrivano pure per forme super rare e chemioresistenti, come il sarcoma alveolare: “Gli studi genetici, che dimostrano l’attività di nuove molecole contro tali forme – afferma – confermano l’importanza della medicina personalizzata, mirata alle caratteristiche biologiche della malattia”. Dall’Asco 2017, dunque, arrivano “importanti novità che segnano dei passi avanti contro questi tumori difficili da trattare, e ciò è reso possibile grazie alla maggiore comprensione dai meccanismi che regolano i sarcomi”. La “sfida ora – conclude la ricercatrice – è però cercare di superare il limite che deriva dalla grande eterogeneità e varietà dei sarcomi, unendo le forze della Ricerca per promuovere studi sempre più specifici e personalizzati”.
Ha 29 anni ed è al terzo anno di specializzazione in Oncologia all’azienda ospedaliera di Pisa. Il suo progetto è quello di continuare a fare Ricerca, possibilmente in Italia, con un obiettivo: “rendere il cancro una malattia cronica, anche se non ancora definitivamente guaribile, aumentando consistentemente l’aspettativa di vita dei pazienti”. Daniele Rossini studia il cancro del colon-retto e proprio per una sua innovativa ricerca ha ottenuto il prestigioso premio ‘Asco Merit Award’ dalla Società americana di oncologia clinica (Asco), in occasione del congresso Asco in corso a Chicago, il maggiore appuntamento mondiale del settore.
Un riconoscimento importante alla ricerca italiana, assegnato al giovane medico specializzando per lo studio – di cui è primo autore e che ha condotto con il ‘Gruppo oncologico italiano del nord-est’ – che segna una nuova strategia terapeutica contro questa forma di tumore, la più frequente in Italia con circa 52mila nuove diagnosi nel 2016. In pratica, spiega, “ci siamo chiesti: cosa è meglio fare quando, dopo il trattamento di prima linea con la chemioterapia, la malattia nei pazienti progredisce nuovamente a breve? Oggi, la terapia standard prevede una chemio ‘forte’, con la combinazione di 4 farmaci, come primo trattamento, cioè in prima linea; successivamente, in seconda linea, si passa o ad altri tipi di farmaci o ad una chemio più ‘leggera'”. In questo studio, condotto su 303 pazienti affetti da cancro al colon e tutti giunti alla seconda linea di terapia, Rossini ha invece dimostrato, in collaborazione con un’equipe di ricercatori, che “riproponendo la stessa combinazione di farmaci più aggressivi, dopo un periodo di intervallo, si ottengono maggiori benefici: Si è infatti visto – afferma – che i pazienti cui è stato riproposto lo stesso trattamento avevano una sopravvivenza media di 13,6 mesi contro i 10 ed 8 mesi dei pazienti trattati in seconda linea con terapie diverse o più leggere”. Dunque, chiarisce, “dimostrare che questa strategia terapeutica è efficace anche in seconda linea e può essere riproposta è un passo avanti. Questo è il primo studio che lo dimostra, mentre finora, in mancanza di dati, si riteneva che riproporla potesse avere effetti troppo tossici”. E’ cioè “un’arma in più – rileva – considerando che i farmaci ad oggi disponibili contro il cancro al colon, nelle varie fasi, non sono più di una decina e che il rivoluzionario approccio dell’immunoterapia, che risveglia il sistema immunitario contro il tumore, per questo tipo di cancro è ancora in sperimentazione ed è efficace solo in determinati sottogruppi di pazienti”.
Laureato all’Università Sapienza di Roma, Daniele Rossini ha scelto “il centro di eccellenza di Pisa” per specializzarsi: “Questo prestigioso premio dell’Asco per me è la gratificazione al termine di un percorso, sono davvero molto felice”. E alla domanda sul perchè abbia scelto proprio l’oncologia, risponde: “E’ uno dei settori in maggiore sviluppo ed è davvero emozionate vedere i progressi che si fanno di giorno in giorno a favore dei pazienti, anche se non c’è ancora una cura definitiva. Ho scelto di diventare oncologo per aiutare persone che stanno davvero male, con il grande obiettivo e la sfida – conclude – di allungare la loro vita”.

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Per vaccini e lotta malattie renali, finale 15 giugno a Venezia

Ci sono quattro italiani tra i finalisti del Premio europeo degli inventori 2017: sono Rino Rappuoli, chief scientist della Gsk vaccini e considerato il pioniere dei vaccini di nuova generazione, e Giuseppe Remuzzi, Ariela Benigni e Carlamaria Zoja, dell’Istituto ‘Mario Negri’ di Bergamo impegnati da anni nella lotta alle malattie renali.

I quattro ricercatori italiani concorrono in due categorie (Lifetime Achievement e Industry) della dodicesima edizione del riconoscimento europeo all’innovazione promosso dall’Ufficio Brevetti Europeo (Epo) per premiare le scoperte scientifiche e tecnologiche di maggior impatto sociale ed economico. La cerimonia finale è in programma il 15 giugno a Venezia, dove saranno selezionati i vincitori delle 5 categorie in gara.

Rappuoli è ritenuto uno dei padri della moderna vaccinazione, grazie soprattutto ai successi della cosiddetta vaccinazione a ritroso, che ha portato allo sviluppo dei nuovi vaccini contro la pertosse e il meningococco B. Attualmente è impegnato nella ricerca sui vaccini contro influenza, citomegalovirus e alcuni dei più temuti superbatteri, resistenti agli antibiotici.

Il gruppo di ricercato guidato a Bergamo da Remuzzi è invece considerato un’autorità mondiale nella lotta alle malattie renali, in particolare grazie alla scoperta di alcuni molecole capaci di rallentare l’infiammazione dei reni ‘difettosi’. Un’intuizione che ha portato a trattamenti clinici ormai standard usati da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

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Per aver impegnato sua vita dopo cancro a servizio volontariato

Elisabetta Iannelli, vicepresidente dell’Associazione Italiana Malati di Cancro parenti e amici (AIMaC), è stata insignita dalla Medtronic Foundation del prestigioso riconoscimento Bakken Award 2016 per aver impegnato la sua “extra life” dopo il cancro al servizio del volontariato oncologico. Iannelli è uno dei 15 prescelti, tra quasi 200 candidati da tutto il mondo, del Bakken Invitation Award, programma globale creato nel 2013 da Medtronic Foundation.
Il Bakken Award, voluto da Earl Bakken (inventore del primo pacemaker nel 1957 e cofondatore di Medtronic), nasce per premiare le persone che, grazie all’utilizzo delle più innovative tecnologie mediche, hanno affrontato e superato malattie gravi e che con il loro impegno hanno portato valore aggiunto, umano e sociale attraverso il volontariato a favore degli altri malati che si trovano ad affrontare la loro stessa patologia. Il concetto di ‘extra life’ e del suo buon utilizzo, ha affermato Iannelli, “è ciò che, nel profondo, ha ispirato il mio impegno al servizio degli altri malati di tumore da quando io stessa ho ricevuto, a 24 anni, la diagnosi di cancro. Ho voluto con forza, da subito, poter essere un buon esempio per gli altri malati, un esempio di speranza che dimostrasse che la vita con il cancro e dopo il cancro è possibile e può essere bella, piena, intensa”. Beneficiaria del grant di 20.000 dollari devoluto da Medtronic Foundation sarà AIMaC onlus, che utilizzerà il premio per potenziare il Servizio Informativo nazionale in ONcologia (SION). Il SION, costituito da 40 punti informativi attivi in 25 città presso i maggiori centri di studio e cura dei tumori, da una helpline nazionale e dal sito internet www.aimac.it e forum, fornisce informazioni su misura per i malati di cancro e per i familiari che li assistono.

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Via Congresso europeo, Italia tra le prime cinque per studi presentati

Gli oncologi europei premiano l’italiano Alberto Sobrero, responsabile della Divisione di Oncologia medica dell’Irccs San Martino Ist di Genova, per le sue ricerche sul cancro al colon-retto e gli studi sui benefici clinici dei nuovi farmaci. Il prestigioso riconoscimento Esmo Award è stato infatti assegnato a Sobrero in occasione della sessione di apertura oggi a Copenaghen del Congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo).
”Un riconoscimento importante – ha commentato Sobrero – e che, in realtà, premia insieme a me anche tanti altri colleghi con cui, negli ultimi 10 anni, ho collaborato per portare avanti nuove studi, in un orizzonte della ricerca che oggi è ormai ‘globalizzato”’. Un appuntamento internazionale, l’Esmo 2016, al quale partecipano oltre 19mila oncologi da 130 paesi e che, quest’anno, segna un grande successo per l’Italia. Insieme a Stati Uniti, Spagna, Francia e Giappone, sottolinea la Società scientifica europea, l’Italia è stato infatti il Paese che si è collocato tra i primi cinque per numero di studi presentati.