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Persino il caffè; contengono potassio, importante oltre al sale

Non solo attenzione al sale. Per far scendere la pressione anche i livello di potassio devono essere adeguati e consumare cibi che ne sono ricchi, come avocado, spinaci, patate dolci, fagioli, banane e persino caffè può aiutare. E’ quanto emerge da una ricerca della Keck School of Medicine della University of Southern California, pubblicata su American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism. Per arrivare a questo risultato sono stati revisionati studi precedenti che avevano come focus gli effetti del potassio e del sodio nella dieta sull’ipertensione. “Diminuire l’apporto di sodio è un modo ben consolidato per abbassare la pressione sanguigna- evidenzia Alicia A. McDonough, autrice della ricerca- ma l’evidenza suggerisce che aumentando il potassio nella dieta si può avere un effetto altrettanto importante sull’ipertensione.
“Nella tipica dieta occidentale- aggiunge- l’apporto di sodio è alto e l’assunzione di potassio è bassa.
Questo aumenta notevolmente la probabilità di sviluppare pressione alta.” Secondo la studiosa quando il potassio e’ basso, per bilanciare si utilizza la ritenzione di sodio per trattenerlo, che e’ come seguire una dieta ad alto contenuto di sale.
Ma quanto potassio dovremmo consumare? Secondo un report del 2004- ricorda McDonough- almeno 4,7 grammi al giorno per abbassare la pressione sanguigna, smussare gli effetti del sodio nella dieta e ridurre il rischio di calcoli renali e perdita di massa ossea. Ad esempio, il consumo di oltre metà di una tazza di fagioli neri può aiutare a raggiungere, da solo,il 50 per cento dell’obiettivo giornaliero.

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Tutto quello che serve sapere in 8 punti

Pressione troppo alta da bambini, riguarda il 5% dei piccoli in Italia, ed e’ a volta un campanello di allarme inascoltato. La Societa’ Italiana di Pediatria la spiega in 8 domande e risposte. A rispondere sono Ugo Giordano, Gruppo di Studio SIP Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare; Responsabile Alta Specializzazione Ipertensione Arteriosa Dipartimento Medico-Chirurgico di Cardiologia Pediatrica, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma) e Maria Chiara Matteucci, Gruppo di Studio SIP Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare; Divisione di Nefrologia e Dialisi Dipartimento di Pediatrie Specialistiche, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma).
1) Cosa è e quanti bambini ne soffrono Per ipertensione arteriosa si intende la presenza di valori di pressione arteriosa, misurata al braccio destro in posizione seduta, costantemente superiori al 95° centile calcolato secondo tabelle di riferimento per età, altezza e sesso. Si stima una prevalenza nella popolazione italiana pediatricadi circa il 5%.
2) Quali sono le cause Le cause sono molteplici e dipendono dall’età in cui l’ipertensione arteriosa insorge. Si stima che nella pre-adolescenza il 70-85% dei casi sia dovuto a cause secondarie (cioè patologie cardiologiche, renali, endocrine o oncologiche) mentre nel restante 15-30% sia di tipo primario (cioè su base eredo-familiare). Viceversa in adolescenza prevale la forma di tipo primario nel 85-90% dei casi.
3) Quali sono i sintomi I sintomi sono di solito aspecifici. Possono essere presenti cefalea, epistassi (sangue dal naso), difficoltà di concentrazione, irritabilità, vomito, vertigini, dolore toracico, sincope e disturbi visivi anche se generalmente i bambini sono asintomatici.
4) Come può essere diagnosticata Il primo approccio è legato alla misurazione della pressione arteriosa in corso di visita pediatrica. Sono disponibili Linee Guida pediatriche che forniscono indicazioni precise su valori di riferimento, modalità di misurazione e dimensioni del bracciale. Una volta confermata la presenza di valori pressori elevati il bambino deve essere indirizzato ad un Centro Specializzato che procede all’iter diagnostico successivo.
5) Quali sono le complicanze Le complicanze della malattia non diagnosticata o non curata riguardano i cosiddetti “organi bersaglio” come il cuore, con l’ipertrofia del ventricolo sinistro, il rene con la proteinuria e l’insufficienza renale di vario grado, l’occhio con alterazione dei vasi retinici, e la vasculopatia cerebrale. Lo sviluppo od il verificarsi di tale complicanze dipende dalla durata e dal grado di ipertensione arteriosa non controllata o diagnosticata. Tale danno d’organo, specie in età pediatrica, è generalmente reversibile dopo adeguato trattamento farmacologico o comportamentale.I problemi sociali connessi all’ipertensione arteriosa sono un evento raro in età pediatrica e dipendono dal tipo di organo colpito.
6) Come si cura L’approccio terapeutico iniziale è il controllo dell’eccesso ponderale, se presente, e la modifica delle abitudini alimentari, in particolare una dieta a basso contenuto di sodio (sale da cucina e cibi salati) e del quantitativo calorico giornaliero. Se queste misure non fossero sufficienti è necessario associare anche una terapia farmacologica. Sono oggi disponibili ed autorizzati anche in Pediatria numerosi tipi di farmaco.
7) Come prevenirla La prevenzione si basa prima di tutto sulla consapevolezza che se il bambino è figlio di genitori ipertesi può essere già affetto da ipertensione arteriosa (cosiddetta “primaria o essenziale”). E’ ben noto il fatto che figli di ipertesi presentano già in età giovanile valori pressori che, anche se normali, si posizionano nella fascia alta della normalità e necessitano quindi di maggiore sorveglianza da parte del curante.
Mantenere un rapporto peso/altezza adeguato, praticare regolarmente un’attività sportiva, controllare l’introito di sodio e calorie nella dieta (ad esempio cibi salati, bevande gassate e zuccherate etc) e misurare regolarmente, in occasione dei controlli pediatrici di routine, la pressione arteriosa.
8) Consigli per i genitori Si raccomanda l’educazione alimentare, come già esposto, perché è oggi chiaro che l’aumento della prevalenza di ipertensione arteriosa è legato strettamente all’aumento della prevalenza, a livello mondiale nei Paesi sviluppati, dell’obesità.
Recarsi regolarmente ai controlli pediatrici previsti eseguendola misurazione della pressione arteriosa nel corso della visita ed informare il Pediatra se è presente ipertensione arteriosa in famiglia.
Evitare la sedentarietà (videogiochi, TV per periodi prolungati) e promuovere la pratica regolare di qualsiasi attività sportiva (evitare solo gli sport di potenza quali sollevamento pesi o culturismo).

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Tavola ricca di omega 3 ‘segreto’ per combatterla

Più che raddoppiate in 40 anni nel mondo le persone che soffrono di pressione alta, passate da 594 milioni nel 1975 a oltre 1,1 miliardi nel 2015. Il problema è oggi soprattutto dei paesi in via di sviluppo dove gli ipertesi sono in aumento, mentre la diffusione della pressione alta si è ridotta (come mai prima) nei paesi ricchi come Usa, Gran Bretagna e Canada.

Presentato sulla rivista Lancet, è il quadro tracciato dalla più estesa ricerca mai condotta finora a livello globale sull’ipertensione, il principale fattore di rischio per infarto e ictus. La ricerca è stata condotta da Majid Ezzati dell’Imperial College di Londra analizzando dati relativi a oltre 19 milioni di persone in 200 paesi del mondo. 

E’ emerso che Canada, Gran Bretagna, Australia, USA, Peru’, Corea del Sud e Singapore hanno le frequenze più basse di persone che vivono con ipertensione (in media una donna su otto e un uomo su 5). All’estremo opposto ci sono paesi con oltre un terzo degli uomini ipertesi (Europa dell’Est, ad esempio Croazia, Lituania, Lettonia, Ungheria, Slovenia; circa un terzo delle donne sono ipertese in molti paesi dell’Africa (Nigeria, Ciad, Mali). 

Nel 2015, oltre la metà (590 mln) degli adulti ipertesi viveva in Asia, dei quali 199 milioni in India e 226 milioni in Cina. Per cambiare questa situazione, concludono gli autori, è necessario intervenire a più livelli, specie sul fronte dell’alimentazione rendendo a buon mercato e quindi accessibile anche ai popoli del Sud del mondo, frutta e verdura per aumentarne il consumo, e limitando i consumi di sale e cibi spazzatura.

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Livelli più alti con alimentazione ricca salmone e noci

Una dieta ricca di omega 3, contenuti in alimenti come ad esempio il salmone o le noci, può essere un’arma in più contro la pressione alta nei giovani. E’quanto emerge da una ricerca presentata da Mark Filipovic dell’Università di Zurigo alle American Heart Association’s Scientific Sessions 2016. La ricerca ha preso in esame 2.036 giovani adulti sani, misurando la quantità di omega 3 nel sangue e registrando le misurazioni della pressione arteriosa. I partecipanti allo studio sono stati poi divisi in quattro diversi gruppi, con agli estremi quelli con i livelli più alti o più bassi di omega 3 nel sangue.
    Dai risultati è emerso che coloro che avevano livelli più alti di omega 3 avevano anche livelli più bassi di pressione massima e minima, rispettivamente di 4 millimetri e 2 millimetri di mercurio. Questo, pur non essendo stato dimostrato un rapporto diretto causa effetto tra i due fenomeni, come evidenziano gli studiosi suggerisce che promuovere diete ricche di omega 3 potrebbe essere una strategia per prevenire la pressione alta.