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L’ansia e la depressione possono colpire i ragazzi che vanno a scuola prima delle otto e trenta del mattino. Una ricerca della University of Rochester Medical Center ha messo insieme i dati di 197 studenti tra i 14 e i 17 anni, raccogliendo dati come orari scolastici e quelli del sonno degli studenti.
Sono stati creati due gruppi, il primo che andava a scuola prima delle 8 e 30 e il secondo dopo questo orario. E’ stato chiesto di appuntare su un diario gli orari circadiani e se ci sono stati episodi di depressione o di ansia. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che bisogna non bere bevande piene di caffeina dopo le sei, e che l’uso di device come smartphone, pc e tablet danneggia il ritmo naturale del sonno e della fase REM. E’ importante dormire almeno otto ore a notte al fine di vivere una giornata serena e senza stress.

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Esperti, servirebbe prima carta di rischio

È ancora presto per usare l’aspirina nella prevenzione primaria di malattie cardiovascolari e tumori, cioè su persone ancora non malate e non su chi ha già avuto eventi, e in attesa dei risultati degli studi servirebbe una ‘carta del rischio’ per capire quali sono i soggetti che potrebbero beneficiarne di più. Lo afferma un ‘position paper della Siprec, la società italiana di Prevenzione Cardiovascolare. “La creazione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato – afferma il professor Massimo Volpe, presidente eletto della Siprec – sarebbe quindi fortemente auspicabile e potrebbe costituire uno strumento di fondamentale importanza a disposizione del clinico, in attesa che gli studi prospettici (sono 5 quelli attualmente in corso che stanno vagliano il ruolo dell’aspirina in prevenzione primaria , tra i quali ACCEPT-D, ASCEND, ARRIVE, ASPREE) siano in grado di chiarire il duplice ruolo combinato dell’aspirina nella prevenzione di patologie cardio-vascolari e neoplastiche”.
   
Negli ultimi 30 anni, sottolinea la Siprec, in Italia la mortalità per cardiopatia ischemica si è ridotta del 63% e quella per ictus del 70% grazie ad uno stile di vita più salutare e delle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria, e l’aspirina è tra i protagonisti di questo successo. A far sospendere il giudizio sulla possibilità di utilizzarla come prevenzione primaria sono i possibili effetti collaterali, a partire dalle emorragie.

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Studio Usa, così aumenta rischio di nuovo ricovero e di morte

Un paziente su cinque viene dimesso dall’ospedale troppo presto, prima cioè che tutti i segni vitali siano stabili, aumentando così il rischio di nuovo ricovero e di morte. E’ quanto ha verificato uno studio condotto dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center, e pubblicato sul Journal of General Internal Medicine.

La durata dei ricoveri negli ultimi 30 anni si è ridotta parecchio, e questo, si teme, con effetti sui pazienti.

”Abbiamo riscontrato che circa il 20% degli adulti ricoverati vengono dimessi con uno o più segni vitali ancora stabili, come l’elevato battito cardiaco o la pressione sanguigna bassa”, precisa Oanh Nguyen, coordinatore dello studio. ”Si tratta di un risultato importante per la sicurezza, perchè i pazienti con anomalie al giorno della dimissione, hanno maggiori tassi di ricoveri e di morte nei 30 giorni successivi, anche dopo aver modificato alcuni fattori di rischio”. I ricercatori hanno valutato i registri medici di 32.835 persone di sei ospedali dell’area di Dallas, rilevando anomalie nella temperatura, battito cardiaco, pressione, tasso respiratorio, saturazione di ossigeno entro le 24 ore dalla dimissione. Circa il 20% aveva una o più anomalie, soprattutto il battito cardiaco alto, e il 13% è stato poi ricoverato nuovamente o è morto, mentre i pazienti con tre o più anomalie hanno visto quadruplicare le probabilità di morte. ”E’ importante che i medici guardino tutti i segni vitali nelle 24 ore precedenti la dimissione e non solo gli ultimi valori o i migliori, nel valutare le condizioni del paziente”, aggiunge Ethan A. Halm, uno dei ricercatori.

Secondo i ricercatori quindi, le linee guida sulle dimissioni dovrebbero includere criteri oggettivi sui segni vitali, dimettere con cautela chi ha una sola anomalia, seguire da vicino i dimessi e spiegargli bene i sintomi allarmanti che meritano una visita medica urgente. Chi ha due o più anomalie nei segni vitali dovrebbe invece rimanere in ospedale per continuare la terapia e rimanere sotto osservazione.