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Analizzati 12.245 campioni di sperma provenienti da 7.068 uomini

Se cercate un bambino il momento ideale per l’attività sessuale è prima delle sette e trenta del mattino, meglio se in primavera. Lo suggeriscono i dati di una ricerca svizzera, condotta dall’Ospedale universitario di Zurigo, pubblicata sulla rivista Chronobiology International.
Per la ricerca sono stati analizzati 12.245 campioni di sperma provenienti da 7.068 uomini, raccolti presso il laboratorio di andrologia del Dipartimento di Endocrinologia Riproduttiva dell’Ospedale, tra il 1994 e il 2015.
Quelli raccolti al mattino presto, prima delle 7 e 30, hanno mostrato i più alti livelli di concentrazione spermatica e conta di spermatozoi, oltre che una loro morfologia, cioè una forma, normale.
Inoltre, in primavera è stato riscontrato un aumento significativo della concentrazione spermatica e del numero totale di spermatozoi, con significative diminuzioni in estate.
Secondo quanto evidenziano gli studiosi, gli spermatozoi hanno il loro orologio interno di 24 ore, e sono più potenti nelle prime ore del mattino. Il liquido seminale, inoltre, ha le dimensioni e la forma più salutari per fertilizzare un ovocita nei mesi di marzo, aprile e maggio.

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In inverno invece fino a 2 ore in momenti centrali giornata

La primavera è ormai alle porte e per fare il pieno di vitamina D in questa stagione, come in estate, bastano dai 10 ai 20 minuti al sole, mentre in inverno ci possono volere fino a due ore, cosa non sempre facile. Emerge da una ricerca dell’Università politecnica di Valencia, pubblicata su Science of the Total Environment.
Per studiare gli effetti dell’esposizione al sole – che soprattutto se non si sta attenti può far invecchiare la pelle e predisporre a eritemi e tumori ma porta anche benefici – i ricercatori hanno stimato il tempo necessario per ottenere 1000 unità internazionali di vitamina D, la dose raccomandata, in una città come Valencia esposta tutto l’anno a una larga dose di raggi ultravioletti (Uv).
Lo studio ha analizzato l’irraggiamento solare da ultravioletti intorno a mezzogiorno (12.30-13.30) per quattro mesi (uno per stagione) dal 2003 al 2010, tenendo conto del tempo necessario per sviluppare eritemi e prendendo come riferimento il tipo di pelle più comune in Spagna. Dai risultati è emerso che intorno a mezzogiorno nel mese di gennaio, con il 10% del corpo esposto al sole, sono necessari circa 130 minuti per ottenere la dose giornaliera raccomandata di vitamina D.
Al contrario, ad aprile e luglio, con il 25% del corpo esposto, circa 10 minuti sono sufficienti, mentre in ottobre ce ne vogliono 30. Gli studiosi invitano alla cautela, spiegando che il tempo necessario può variare in funzione della percentuale di corpo esposta, del vestiario, della forma del corpo e persino dell’età, ma anche dell’orario di riferimento. Lo studio indica secondo i ricercatori che anche in Paesi come la Spagna dove il sole è sufficiente può volerci molto tempo per fare il pieno di vitamina D in inverno, cosa che apre a opzioni come l’assunzione tramite la dieta (non facile)o i supplementi.