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Ma uno su 4 non lo fa, studio inglese su oltre 9mila persone

Il segreto per una vita lunga e sana potrebbe essere quello di imparare a godersela, cosa che però una persona su quattro non fa. A mettere in relazione la capacità di trarre sensazioni di benessere dalle situazioni della vita con una diminuzione del rischio di morte, è uno studio condotto da ricercatori della University College di Londra, nel Regno Unito.
   
La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista BMJ, ha incluso 9.365 adulti inglesi con un’età media di 63 anni. I partecipanti sono stati chiamati a rispondere per tre volte a intervalli di 2 anni, tra 2002 e 2006, a questionari in cui dovevano valutare se ritenevano di provare queste sensazioni: “Mi piacciono le cose che faccio”, “Mi piace stare in compagnia di altri”, “Se guardo indietro alla mia vita provo un senso di felicità”, “Mi sento pieno di energia in questi giorni”.
   
La tendenza a una mancanza di risposte positive a queste affermazione è stata riportata da 2.264 partecipanti, pari al 24 per cento: praticamente una persona su quattro non provava soddisfazione rispetto alle situazioni della propria vita.
   
Durante il periodo di follow-up, durato fino al 2013, ci sono stati 1.310 morti.
   
Il tasso di mortalità è stato progressivamente più alto tra gli individui che avevano riportato un minor numero di occasioni di gioia. A esser più propense a godere delle situazioni risultavano essere le donne, così come i partecipanti che erano sposati o conviventi, impiegati, ben istruiti, più ricchi e più giovani.
   
“Questi risultati – concludono i ricercatori – documentano un’associazione dose-risposta tra la mortalità e i livelli di benessere provati nel corso degli anni”.

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Abitudine di indurre prima parto non porta benefici, studio Bmj

I gemelli nati alla 37/esima settimana di gestazione hanno migliori possibilità di sopravvivenza e minore rischio di complicanze. Ad affermarlo è un ampio studio pubblicato sulla rivista ‘British Medical Journal’ (BMJ), che dimostra come la frequente abitudine di indurre il parto gemellare prima di questa data non comporti affatto benefici.

In media per ogni mille parti se ne contano 12-14 gemellari e questi ultimi sono, notoriamente, più rischiosi di quelli singoli. Per evitare la morte pre e perinatale, le attuali raccomandazioni relative al momento migliore per far terminare la gravidanza sono discordanti e variano tra 34 a 39 settimane.

Ma il parto prematuro, come noto, può provocare nei neonati problemi di salute di infettivo e respiratorio. Per la nuova analisi, un gruppo di ricerca internazionale ha esaminato 32 studi pubblicati negli ultimi 10 anni e relativi a 35.171 gravidanze gemellari per cercare di identificare l’età gestazionale ottimale per il parto. “Per ridurre al minimo le morti perinatali – concludono gli autori – in una gravidanza bicoriale (ovvero con due distinte placente) dovrebbe essere considerato il periodo di gestazione di 37 settimane; nelle gravidanze monocoriali (più rare) il termine dovrebbe essere considerato a 36”. Il rischio di morte, invece, aumenta dopo la 38/esima settimana.