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Dipendono dall’atteggiamento degli altri

Siete prudenti, impazienti e soprattutto pigri? In parte potrebbe dipendere da chi vi circonda. Prudenza, impazienza e pigrizia, tratti della personalità generalmente percepiti come qualcosa di radicato, in realtà sono ‘contagiosi’. In sostanza, nell’attitudine o meno verso il rischio, nell’abitudine a rimandare e persino nella voglia di sforzarci, ci lasciamo inconsciamente trascinare dagli altri. È quanto emerge da una ricerca dell’Institut du Cerveau et de la Moelle épinière – ICM (Brain & Spine Institute), pubblicata su Plos Computational Biology.
Gli studiosi, combinando un modello matematico con la psicologia cognitiva, hanno preso in esame 56 persone, a cui è stato chiesto di prendere una serie di decisioni che comportavano rischi, ritardi o sforzi, sia prima che dopo aver osservato decisioni di partecipanti allo studio fittizi (di fatto algoritmi di intelligenza artificiale), nei quali prudenza, pazienza e pigrizia erano sensibilmente calibrati.
Dai risultati della ricerca sono emersi due tipi di ‘pregiudizi’ inconsapevoli: da una parte i partecipanti credevano, senza averne la prova, che gli atteggiamenti degli altri assomigliassero ai loro, dall’altra che vi fosse un peso non indifferente dell’influenza sociale, vale a dire che il loro atteggiamento tendesse a diventare più simile a quello di persone intorno a loro.
Vi era una sorta di polarizzazione: in chi aveva scarsa fiducia nel fatto che gli atteggiamenti degli altri assomigliassero ai propri, aumentava il peso dell’influenza sociale, che viceversa era ridotta in chi aveva una fiducia maggiore nel fatto che le attitudini altrui assomigliassero alle proprie. Gli autori stanno approfondendo se questa forma di allineamento degli atteggiamenti possa essere diversa nelle persone con disturbi dello spettro autistico e schizofrenia.

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Indagine su 2mila tredicenni, 60% non tiene conto dei rischi

Gli adolescenti italiani sono sempre più ‘connessi’: tutti (oltre il 97%) presenti sui social e per il 40% di loro la rete è il luogo per fare nuove amicizie. Ma ad allarmare è la poca prudenza con la quale utilizzano internet: anche quando le informazioni su come proteggersi dai rischi della rete le hanno, circa il 60% dei teen-ager non ne tiene conto. Altra nota preoccupante è l’età di ‘esordio’ per l’uso di smartphone e social: per la maggioranza è dagli 11 anni in giù.
E’ la fotografia dell’indagine ‘Adolescenza e Socialità’, realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e dall’Associazione Laboratorio Adolescenza (su un campione di 2000 studenti di terza media), che sarà presentata a Pisa nell’ambito del Congresso SIMA. Se scuola e sport sono al primo e secondo posto tra i “luoghi” in cui si creano le nuove amicizie (indicati dal 96% e dal 72% degli adolescenti), circa il 40% degli intervistati (era il 31% nel 2012) ha affermato che i nuovi amici si trovano attraverso rete e social.
Pressoché tutti gli adolescenti utilizzano almeno un social e, in media, ciascuno ne utilizza 3-4. In cima alle preferenze c’è whatsapp (97,2%), seguito da Instagram (75,1%), mentre la star del momento è snap-chat, che in un anno è passato dal 12% al 37% di utilizzatori. Social “molto pericoloso – commenta Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza, riferendosi a Snap Chat – perché associa alla possibilità di comunicare anonimamente, quella di far scomparire il messaggio dopo pochi secondi. Il che induce molti adolescenti ad utilizzarlo per inviare foto, anche intime, senza considerare che prima di auto-cancellarsi possono essere salvate dal destinatario e riutilizzate”.
A preoccupare, inoltre, è la precocità di utilizzo di tali strumenti. Il 35% degli adolescenti ha infatti avuto lo smartpone ad 11anni, il 22% a 10 anni e oltre il 16% a meno di 10 anni. Quanto ai social, il 33% ha iniziato a 11 anni, il 13% a 10 e il 7,5% a meno di 10. E l’esordio per gli adolescenti che vivono nelle grandi città è ancora più precoce.