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“Esistono meccanismi mentali che spiegano questi episodi”

Esistono dei meccanismi mentali che possono spiegare episodi come quello della bambina lasciata in auto a Castelfranco di Sopra, che vanno dagli automatismi che si instaurano quando si compiono gesti di routine a possibili preoccupazioni che deconcentrano una persona. Lo sottolinea Bernardo Carpiniello, presidente della Società Italiana di Psichiatria, che sottolinea come ora si debba aiutare la mamma a sopportare il trauma. “E’ molto difficile formulare ipotesi senza conoscere bene il contesto – spiega Carpiniello -. Una cosa che si può dire è che quando si ripetono tutti i giorni i medesimi comportamenti legati a delle routine, per esempio andare al lavoro, spesso capita che durante il percorso entrano in gioco automatismi che rendono possibile guidare seguendo con il nostro pensiero contenuti mentali, preoccupazioni, fatti avvenuti, concentrandosi in noi stessi. Noi andiamo come in automatico e tutto sommato il fatto che ci ritroviamo nel luogo alla solita ora è una conferma che le cose si sono svolte senza intoppi, e in una situazione del genere può non emergere la dimenticanza. A tutti capita magari di andare in auto in qualche luogo usuale e non ricordarsi neanche come ci si è arrivati, questo perchè abbiamo una ‘memoria delle procedure’ altamente automatizzata”.
Se invece anche il lasciare la bimba all’asilo faceva parte della routine, prosegue Carpiniello, potrebbero essere entrati in gioco altri fattori. “A questo punto ovviamente dovremmo ipotizzare che la mamma fosse talmente concentrata nel seguire percorsi mentali, pensieri dominanti, preoccupazioni su fatti o circostanze di vita da oscurare tutto il resto, compresa l’incombenza di fermarsi lasciare a scuola la propria bambina.
sono dimenticanze gravi ma che possono avvenire, e che sfortunatamente possono avere conseguenze tragiche”.
Ora per la mamma sarebbe necessario un sostegno psicologico.
“Purtroppo la perdita di un figlio rappresenta per un genitore uno degli eventi traumatici più pesanti – sottolinea lo psichiatra – è facile immaginare che un processo di lutto che potrà durare a lungo, e sfociare in forme di vera e propria depressione anche grave. Essendo questa donna una persona capace di valutare la realtà dovrà confrontarsi col senso di colpa oltre che con la perdita”.

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Fermare pensieri ossessivi e concentrarsi sulla realtà

Condividere la paura e fare gruppo, evitando assolutamente di isolarsi. Contro il panico da terremoto, come quello scatenato dalle nuove scosse di oggi nell’Italia centrale già colpite dal sisma, è questa la prima misura da mettere in atto, la ‘terapia d’urto’. Una prima risposta per ‘contenere’ l’impatto emotivo indicata dal presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), Claudio Mencacci, che sottolinea però al contempo come il passo successivo sia quello di imparare a gestire la ‘paura prolungata’, soprattutto nelle zone già devastate e sottoposte a scosse continue anche negli ultimi mesi. La prima misura per gestire il panico, spiega Mencacci, “è passare da una condizione di totale individualità ad una condizione collettiva: far sentire le persone coese e condividere la paura è la ‘terapia d’urgenza’. Una modalità che, d’altronde, si determina spesso anche spontaneamente quando si formano i ‘capannelli’ dopo un evento, con una sorta di effetto consolatorio”. Al contrario, avverte, “chi si isola e rimugina, si espone di più alle conseguenze dello stress cronico, che sono depressione ed ansia ma pure un maggior rischio di patologie cardiovascolari”. Dopo l’immediato, però, emerge il problema di gestire la paura costante, condizione che ormai attanaglia quotidianamente le popolazioni dell’Italia centrale per le scosse costanti degli ultimi mesi: “Certamente una situazione molto difficile – afferma Mencacci – ma che va affrontata rimanendo concentrati sui fatti ed ‘appigliandosi’ saldamente ai dati di realtà. In questa situazione è infatti molto comune che a prendere il sopravvento siano invece solo emotività e pensieri negativi”. Lo sforzo, sottolinea, è ” far capire alle persone colpite che anche questa è ‘normalità’, perchè anche gli eventi negativi sono ‘normalità’ della vita, ma l’importante è affrontarli essendo preparati al meglio possibile e sapendo cosa fare. In questo senso, fondamentale, nelle zone del sisma e non solo, è la l’addestramento costante a come affrontare il terremoto”. Gestire l’ansia prolungata è ‘il’ problema anche secondo la presidente dell’Associazione europea disturbi da attacco di panico (Eurodap), Paola Vinciguerra: “Lo stato di allerta continuo – spiega – produce pensieri ossessivi di allarme del tipo ‘e se succedesse questo, e se accadesse quell’altro, e se…’, una serie infinita di ‘se’ che si tramutano appunto in pensieri ossessivi, la condizione più preoccupante. Con questi ‘se’ ci creiamo l’illusione di essere in grado di prevedere ciò che potrebbe accadere e dunque di evitarlo. Ma in realtà – chiarisce la psicoterapeuta – così non facciamo che aumentare quello sensazione di minaccia che ci soffoca”. Cosa fare allora? “Capire e ripetersi che non sono i ‘se’ a salvarci bensì il rimanere lucidi: solo in questo modo si può reagire e rispondere al meglio agli eventi, contro uno stato di perenne allarme”. Il consiglio è dunque di “concentrarsi sul potenziamento delle capacita di adattamento e reazione, che ognuno di noi ha, anche rispetto agli eventi avversi”. Ma fondamentale, afferma Vinciguerra, è pure “avere la forza di chiedere aiuto se si avverte di non essere in grado di gestire l’ansia. In questo casi un appoggio psicologico può essere infatti risolutivo”. Per questo, conclude, “l’Eurodap ha messo in campo i suoi psicologi per accogliere anche a Roma, gratuitamente, le persone che vivono uno stato di allarme post terremoto”.