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Emerge da uno studio dell’Università inglese di Warwick e di quella svizzera di Basilea

Il sonno dei bambini? È legato a quello delle loro mamme. I bimbi dormono peggio se le madri soffrono di sintomi di insonnia: si addormentano più tardi, dormono meno e trascorrono minor tempo nella fase profonda del sonno. Lo stesso non avviene se è il papà ad avere problemi di sonno ed-nederland.com. È quanto emerge da uno studio dell’Università inglese di Warwick e di quella svizzera di Basilea, pubblicato sulla rivista Sleep Medicine. Per arrivare a questa conclusione la ricerca ha preso in esame 200 bambini sani di età compresa tra i 7 e i 12 anni e i loro genitori. La misurazione del sonno dei bimbi è stata effettuata attraverso un’elettroencefalografia a casa nel corso di una notte, mentre i genitori hanno riferito sulla qualità e la quantità del loro sonno e di quello dei figli. Lo studio suggerisce che la ragione per cui il sonno dei bambini è più strettamente correlato a quello delle mamme piuttosto che dei papà è che il tempo trascorso insieme di solito è maggiore, quindi c’è più possibilità di influenzarsi reciprocamente. Diversi sono i meccanismi del legame tra il riposo dei piccoli e quello dei genitori. Intanto i bambini mutuano le abitudini, anche quelle sul sonno, da mamma e papà, poi è possibile che i genitori che soffrono di disturbi del sonno, per timore controllino troppo i figli e in ultimo può accadere che la predisposizione a dormire male sia genetica.

Fonte:www.ansa.it

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Addormentarsi entro mezz’ora e non svegliarsi più di una volta

Addormentarsi in 30 minuti o meno, non svegliarsi più di una volta durante la notte, dormire per la gran parte del tempo trascorso a letto (almeno l’85 per cento) e stare svegli per 20 minuti o anche meno dopo essersi inizialmente addormentati. Queste le quattro regole d’oro, i quattro indicatori di un sonno di qualità. Ad identificarli la statunitense National Sleep Foundation, dedicata a promuovere la salute e il benessere attraverso l’educazione al sonno, che li ha inclusi in un report sulla rivista Sleep Health.
Questi indicatori, che sono stati approvati anche da altre associazioni di specialisti, danno secondo gli esperti delle indicazioni importanti per analizzare la qualità del proprio sonno. “Le linee guida della National Sleep Foundation sulla durata del sonno, e ora sulla qualità, forniscono alle persone le risorse necessarie per comprendere il loro sonno”, spiega Max Hirshkowitz, della National Sleep Foundation.
“In passato, abbiamo definito il sonno dai suoi risultati negativi, tra cui l’insoddisfazione, che sono stati utili per identificare eventuali patologie sottostanti. Chiaramente questo non è tutto – osserva inoltre Maurice Ohayon, direttore dello Stanford Sleep Epidemiology Research Center – con questa iniziativa siamo ora in una rotta migliore verso la definizione di salute del sonno”.

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I dati del rapporto Anvur

L’università italiana si è messa in moto convergendo verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca; in media, gli atenei che avevano un livello della qualità della ricerca relativamente basso si sono rimboccati le maniche e, se non hanno scalato posizioni, almeno hanno ridotto lo svantaggio. Questa è l’indicazione che emerge dai primi risultati della seconda Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) realizzata dall’Anvur, che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane tra gli anni 2011-2014. 

Sono soprattutto gli atenei delle isole e del sud, che nella precedente Vqr mostravano un forte distacco rispetto alle università settentrionali, ad aver fortemente ridotto il gap. Messina, ad esempio, pur rimanendo in fondo alla graduatoria degli atenei per qualità della ricerca (66/mo posto tra le università statali) ha fatto registrare un balzo in avanti del 17% rispetto alla precedente rilevazione. Buone performance anche per la Federico II di Napoli e per il Politecnico di Bari, entrambe con un +12%. Passi in avanti pure per Catania (10%) e Palermo (9%).

”Il dato in termini assoluti appare ancora negativo rispetto alla media, ma l’elemento su cui focalizzare l’attenzione – fa notare l’Anvur è il miglioramento qualitativo che gli atenei meridionali sono stati capaci di realizzare”. Ora, i risultati della Vqr saranno utilizzati per ripartire tra le università, statali e non statali, la parte premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo) per il 2016. Il decreto con i criteri di riparto di questa quota premiale – che ammonta quest’anno a 1.433.000.000 euro – é stato inviato nei giorni scorsi agli organismi competenti per il loro parere.

Quello dell’Anvur è stato un lavoro durato 18 mesi, in cui 450 super esperti hanno valutato oltre 118.000 lavori realizzati da circa 65.000 tra professori e ricercatori, impiegati in 132 strutture tra università, enti di ricerca e consorzi interuniversitari. 
”Si vede con chiarezza che l’esistenza stessa della Vqr, quindi il sapere a priori che il lavoro di ricerca sarà valutato, ha orientato l’azione delle università. La prima valutazione, conclusa nel 2013 che considerava i lavori scientifici realizzati nel periodo 2004-2010, aveva fotografato la ricerca universitaria dopo un periodo di oltre vent’anni senza un sistema di valutazione comune, con il risultato che ogni ateneo aveva seguito regole proprie e il sistema si era mosso in ordine sparso, con profonde differenze. 
Oggi, invece, vediamo – commenta Andrea Graziosi, presidente Anvur – che le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata”.

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Prima struttura in Italia ad ottenere il prestigioso accreditamento per la ricerca clinica applicata Lunedì 19 dicembre, presso l’Aula Dusmet del Presidio ospedaliero di piazza Santa Maria di Gesù, alle ore 10.30, avrà luogo la consegna della certificazione ISO 9001:2015 all’unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Arnas Garibaldi per la gestione degli studi clinici controllati di fase I. Ad annunciare l’importanza di tale accreditamento sarà il direttore generale dell’Arnas Garibaldi, Giorgio Santonocito, e il direttore della stessa Oncologia medica, Roberto Bordonaro, nel contesto della due giorni su “La sicurezza nella gestione delle terapie oncologiche”, che si terrà oggi e domani presso l’Aula Dusmet. L’Oncologia medica del Garibaldi-Nesima rappresenta non solo l’unica realtà siciliana in possesso dei requisiti per condurre sperimentazioni di ricerca clinica applicata iscritta nell’elenco dell’AIFA, ma anche la prima in Italia a guadagnare la certificazione ISO 9001:2015 per i requisiti clinici, gestionali ed organizzativo-strutturali nel settore della ricerca. Gli studi di fase I costituiscono il primo momento di sviluppo clinico di un farmaco sull’uomo. Trattandosi delle prime esperienze di utilizzo, la gestione dei pazienti arruolati in questo tipo di studi richiede un complesso organizzativo fortemente orientato alla cultura della ricerca, del governo del rischio clinico e della farmacovigilanza, nonché una forte integrazione tra i numerosi attori, quali medici, farmacisti, data-manager e infermieri di ricerca, chiamati ad intervenire nel percorso clinico. Alla consegna della certificazione di qualità sarà presente il sindaco di Catania, Enzo Bianco, da sempre garante della tutela della salute dei cittadini e recentemente impegnato in prima persona nella rimodulazione della rete ospedaliera.

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Tipo di attività fisica influenza forma e motilità spermatozoi

Per gli uomini, fare una mezz’ora di esercizio fisico moderato per tre volte a settimana può essere una strategia semplice ed efficace per migliorare le chance di avere figli. La qualità dello sperma infatti cambia a seconda del tipo di attività fisica. A dimostrarlo uno studio pubblicato sulla rivista Reproduction.
   
Circa una coppia su tre ha difficoltà a concepire a causa della scarsa qualità del liquido seminale. Agli uomini, in questi casi, viene consigliato di mangiare bene, ridurre l’assunzione di alcol, smettere di fumare e fare attività fisica. Tuttavia, per quest’ultimo aspetto i risultati di ricerche finora effettuate non erano sufficientemente chiari. Un team di scienziati della Uremia University in Iran ha quindi reclutato per uno studio 261 uomini sani, di età compresa 25-40, dividendoli a caso in quattro gruppi: esercizio a intensità moderata e continua (corsa su tapis roulant per 30 minuti, 3-4 giorni a settimana), ad alta intensità (corsa per un’ora 3-4 giorni a settimana), alta intensità ma con sforzo discontinuo (un minuto di sprint seguito da un minuto di recupero, ripetuto 15 volte) e un gruppo di controllo che non ha fatto nessun esercizio. I campioni di sperma sono stati valutati prima, durante e dopo il periodo di studio di 24 settimane e valutati in base a diversi parametri: numero di spermatozoi, capacità di muoversi, morfologia (dimensione e forma), livelli di marker infiammatori e risposta allo stress ossidativo. Tutti i gruppi che avevano fatto esercizio avevano migliorato, rispetto ai ‘sedentari’, la qualità dello sperma sulla base di tutti i parametri. I migliori risultati sono stati ottenuti dal gruppo che aveva eseguito esercizio moderato e continuativo.

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Avviata la rete di diagnostica di laboratorio per le urgenze dei POCT: una modalità con la quale si possono eseguire analisi al di fuori delle Strutture del Laboratorio Clinico di riferimento

Abbattimento delle distanze, miglioramento della qualità delle cure e della gestione delle urgenze. Da oggi l’Ospedale ‘Grifoni’ di Amatrice e la Casa della Salute di Magliano Sabina saranno più ‘vicine’ all’Ospedale de Lellis. Al via la rete di diagnostica di laboratorio per le urgenze dei POCT: una modalità con la quale si possono eseguire test analitici al di fuori delle Strutture del Laboratorio Clinico di riferimento. Una modalità che permette, attraverso una strumentazione ridotta nelle dimensioni ma estremamente sofisticata, di avere due microlaboratori per le urgenze, dislocati presso l’Ospedale di Amatrice e la Casa della Salute di Magliano Sabina. Il sistema prevede un totale controllo a distanza della strumentazione e quindi dei dati analitici da parte del personale medico del Laboratorio analisi dell’Ospedale de Lellis; risultati in tempo reale; strumentazione di facile uso; minimo volume di sangue richiesto; precisione e accuratezza; archiviazione e tracciabilità dei dati. Questa nuova pratica, molto diffusa negli Stati Uniti e in alcuni Paesi Europei, sta trovando credito anche in molte regioni e province d’Italia. La POCT, acronimo di Point Of Care Testing, ovvero “eseguire esami dove si assiste il malato” è stata definita come una sorta di “rivoluzione silenziosa’. La sua straordinaria diffusione si spiega infatti, pensando al medico che, di fronte al suo paziente, può disporre immediatamente delle informazioni contenute in risultati di laboratorio in grado di aiutare a prendere una decisione tempestiva senza dover allungare i tempi dei percorsi diagnostici e affrontare le problematiche del trasporto del campione, specialmente quando la struttura sanitaria non è fisicamente vicina. La nuova rete di diagnostica di laboratorio per le urgenze dei POCT, è stata avviata su iniziativa della Direzione Aziendale, grazie al lavoro del personale del Laboratorio analisi di Rieti e al coinvolgimento di tutte le parti operative dei Reparti. Un Sistema di nuovissima concezione, che pone l’Asl di Rieti all’avanguardia nella gestione di modelli efficaci ed efficienti nella cura del paziente, anche in un territorio geograficamente ‘difficile’ come il reatino.

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Per chi ha chili in eccesso più fase Rem, meno ristoratrice

La qualità del sonno e’ anche una questione di alimentazione e peso. Le persone con qualche chilo in più, rispetto a quelle di peso normale, trascorrono più tempo del loro sonno nella fase Rem (Rapid Eye Movement), quella in cui si verificano in genere i sogni e caratterizzata da frequenza cardiaca e una respirazione più veloce e da un sonno meno ristoratore rispetto alle fasi non Rem. Emerge da una ricerca dell’Universita’ della Pennsylvania, presentata a Sleep 2016, meeting della American Academy of Sleep Medicine e della Sleep Research Society.


Gli studiosi hanno osservato 36 adulti sani, seguendoli per 10 ore in due notti consecutive in ospedale. Durante la seconda notte e’ stata eseguita una polisonnografia, che registra i cambiamenti fisiologici che avvengono durante il sonno, mentre la composizione corporea e il dispendio energetico a riposo sono stati valutati il mattino seguente alla prima notte di sonno e in entrambi i giorni e’ stata misurata l’assunzione di cibo o bevande. Dai risultati e’ emerso che gli adulti in sovrappeso mostravano una più alta percentuale di tempo trascorso nella fase Rem, ma anche che una maggiore assunzione di proteine prediceva una minore quantità di sonno trascorsa in fase 2, in cui frequenza cardiaca e respirazione sono relativamente normali e la temperatura corporea si abbassa leggermente. “In una cultura di aumento crescente della pressione a sacrificare il sonno per mantenere la produttività , la ricerca evidenzia come comportamenti e stile di vita influenzino la qualità del sonno” spiega l’autrice dello studio Andrea M. Spaeth.