Medical News

E’ in corso a Castelnovo ne’ Monti un campo estivo residenziale rivolto a bimbi e adolescenti che sono affetti da Diabete di tipo 1. Il campo, che è organizzato dalla Pediatria del Santa Maria Nuova, con un progetto finanziato dalla Regione Emilia – Romagna, ha un’importante valenza educativo-terapeutica.
Durante la settimana, infatti, in un contesto divertente, al di fuori di quello consueto e famigliare, si impara a gestire, in maniera serena e in autonomia con la supervisione del team diabetologico, le situazioni quotidiane (e non) nella vita con il diabete. I ragazzi hanno l’occasione di divertirsi con attività ricreative e sportive destinate a favorire l’accettazione e l’integrazione sociale e, al contempo, partecipano a brevi “lezioni” nelle quali si affrontano i temi della corretta alimentazione, dell’autogestione e del “problem solving”. Quest’anno sono 15 i partecipanti all’iniziativa.
L’equipe sanitaria che accompagna i bambini, composta da un medico pediatra diabetologo, due infermiere, una dietista e una psicologa esperti nella cura del diabete, si impegna sia per garantire lo svolgimento di tutte le attività ricreative in piena sicurezza sia per fornire educazione terapeutica ai ragazzi.
Durante i giorni di campo sono previsti incontri con i medici dell’Endocrinologia e della Diabetologia Pediatrica dell’Arcispedale di Reggio Emilia. Questo particolare campo estivo favorisce l’incremento dell’autostima nell’individuo, il confronto con i coetanei e il superamento della sensazione di isolamento e di diversità.
“Crediamo molto in queste proposte – spiega la dottoressa Anna Lasagni – pediatra specialista in Diabete infantile -. Il campo estivo rappresenta un’esperienza unica di crescita, sia per i ragazzi che per il team di cura. Per fine estate stiamo pensando a una due giorni con gli adolescenti al Rifugio Bargetana”.

Medical News

L’ansia e la depressione possono colpire i ragazzi che vanno a scuola prima delle otto e trenta del mattino. Una ricerca della University of Rochester Medical Center ha messo insieme i dati di 197 studenti tra i 14 e i 17 anni, raccogliendo dati come orari scolastici e quelli del sonno degli studenti.
Sono stati creati due gruppi, il primo che andava a scuola prima delle 8 e 30 e il secondo dopo questo orario. E’ stato chiesto di appuntare su un diario gli orari circadiani e se ci sono stati episodi di depressione o di ansia. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che bisogna non bere bevande piene di caffeina dopo le sei, e che l’uso di device come smartphone, pc e tablet danneggia il ritmo naturale del sonno e della fase REM. E’ importante dormire almeno otto ore a notte al fine di vivere una giornata serena e senza stress.

Medical News

Manchester spartiacque, bimbi nel mirino

“Uno spartiacque, perchè segna un cambiamento nel modo di attaccare dei terroristi e una terribile escalation della violenza. Ora nel mirino del terrore ci sono anche i giovanissimi”. Questo rappresenta l’attentato della scorsa notte alla Manchester Arena, durante il concerto di Ariana Grande, secondo Beatrice Toro, docente di psicologia di comunità all’Università Auxiliuim di Roma, che ‘invita’ la cantante a rivolgersi ai giovani in queste ore.
“Ciò che è successo stanotte segna uno spartiacque decisivo: prima di ieri, infatti – afferma l’esperta – i ragazzi, gli adolescenti ed i bambini non erano mai stati colpiti in modo ‘mirato’ e voluto. Fare un attentato al concerto della cantante idolo dei ragazzini significa puntare a fare una strage proprio tra i più deboli, ovvero i giovanissimi. Un atto vile”. Finora, “ad essere colpiti erano stati gruppi adulti o vacanzieri.
Questo attentato, invece, cambia i parametri del terrore”. E le conseguenze a livello psicologico rischiano di essere pesanti: “Si tratta di uno spartiacque anche per gli adulti perchè, consapevoli che a rischio diretto sono oggi pure i più piccoli, i figli, possono sviluppare un senso di impotenza totale. Il rischio è una reazione irrazionale: ad esempio, il non voler uscire, il non portare più i bambini ai parchi giochi o in luoghi ludici. Come se fossimo in zona di guerra”. Il maggiore pericolo ora, secondo la psicologa, è proprio il “diffondersi di una vera e propria psicosi tra i genitori”. Mentre sui piccoli la notizia dell’attentato rischia di innescare un “effetto panico”. Ciò soprattutto per le modalità di comunicazione tipiche dei teen-ager: “I fan di Ariana Grande sono una community dove ci sono anche i bambini, hanno dei gruppi social e virtuali in cui parlano; quindi la notizia potrà arrivare anche attraverso questi canali dove, però, non c’è la presenza dell’adulto che possa mediare l’informazione. I bambini e gli adolescenti si sentiranno quindi colpiti, vulnerabili e tenderanno a sovrastimare la minaccia terroristica”. E’ infatti “un evento di per sè terrificante per un bambino, che non è in grado di razionalizzare come un adulto. Ancora più problematico e devastante sarà l’effetto se, appunto, viene a mancare la mediazione dei genitori nello spiegare l’accaduto”. Ora “nel mirino non c’è più solo l’adulto, ma il bambino che è la prima espressione della cultura occidentale all’insegna dell’apertura, della musica, dell’arte e del divertimento. Si colpisce il bambino per colpire l’adulto di domani”. Ed il pericolo, avverte, “è che gli adolescenti possano sviluppare atteggiamenti di odio”. In queste ore, conclude la psicologa, “penso sarebbe importante che la stessa Ariana Grande facesse una dichiarazione di ferma condanna ma anche invitando i ragazzi ad evitare il panico, usando magari i loro stessi mezzi di comunicazione a partire dai social”.

Medical News

Icardi (Società igiene), dal punto di vista organizzativo potrebbero esserci problemi per alcune Asl

Saranno al massimo 500mila i bambini e ragazzi che dovranno recuperare, per effetto del decreto approvato dal Governo, le vaccinazioni lasciate indietro. A fare il conto è Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Genova e coordinatore del gruppo vaccini di Siti, la Società italiana di igiene e sanità pubblica. “E’ vero che c’è un calo delle coperture, ma soprattutto per i vaccini del primo anno di vita restano intorno al 95%”, sottolinea Icardi .
A questo va aggiunto il fatto che si osserva che negli anni successivi un certo numero di bambini recupera i vaccini non fatti. Se ragioniamo sui bambini tra 0 e 6 anni che si devono mettere in regola possiamo quindi ipotizzare un 5% che è rimasto indietro. Poichè nascono ogni anno 500mila bambini sono quindi 25mila, che moltiplicato per i sei anni fa 150mila. Se includiamo anche gli adolescenti che devono fare i richiami al massimo arriveremo a 500mila”. Dal punto di vista organizzativo, afferma, potrebbero esserci problemi per alcune asl.

A Napoli vaccini a rischio, mancano le dosi necessarie

“Ci stiamo organizzando ma temiamo che le aziende non siano in grado di soddisfare le richieste in tempo utile: il rifornimento di dosi potrebbe essere a rischio”. Esprime preoccupazione, Ugo Vairo, direttore dell’unità operativa tutela della salute del bambino e dell’adolescente dell’Asl Napoli 1 Centro, sulla possibilità di avere a disposizione i necessari quantitativi di vaccini diventati obbligatori (12 in tutto) in virtù del decreto legge varato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. “Per quello che riguarda le dosi antimorbillo, – spiega Vairo – in tutta Italia ne servirebbero oltre 800mila e noi, in città, abbiamo una copertura molto bassa, sostanzialmente legata al credito, infondato, che i genitori danno a un’infondata relazione con l’autismo, tesi, peraltro, ampiamente smentita da recenti studi”. Questa circostanza, quindi, fa lievitare notevolmente il numero dei vaccini da tenere pronti in vista dell’imminente avvio delle iscrizioni a scuola.
Vairo auspica una dilazione per i tempi di applicazione del decreto: “A causa dell’epidemia che c’è stata in Nord Italia – aggiunge – le dosi già scarseggiano, così come avvenne in occasione del falso allarme meningite”. “I certificati finora rilasciati per le iscrizioni – evidenzia Vairo – ora non sono più validi e vanno rifatti. Questo comporta un ulteriore aggravio di lavoro e noi siamo in pochi”.

Nel Lazio si lavora al rinforzo del personale

Nel Lazio si prevede un aumento del numero delle richieste simile al numero dei bambini al momento fuori dalla copertura, che è, prendendo a esempio il morbillo cioè la più bassa, all’86%.
Un 14 per cento che ragionevolmente, in massima parte, si affretterà a vaccinarsi. Ma “la situazione è sotto controllo perché la Regione si è mossa per tempo”, anche se in alcuni centri potrebbe esserci la necessità di un supporto di personale. In questo senso sono in corso dei tavoli tecnici per definire un ‘modello’ per fare fronte all’aumento degli afflussi, che comunque, almeno per il momento, non sembra avere le forme di un ‘assalto’, perlomeno a Roma. E’ quanto riferiscono due dirigenti della sanità laziale della Asl Roma 1 specializzati in vaccini.

Aumentate richieste a Milano dopo decreto obbligo

“C’è stato un buon aumento della richiesta di vaccinazioni, così come della richiesta dei certificati vaccinali” a seguito del decreto ministeriale che ha sancito l’obbligo di alcune vaccinazioni in età scolare. A confermarlo è l’Asst Fatebenefratelli Sacco, che da gennaio 2017 è responsabile della somministrazione dei vaccini per la città di Milano.

Il Codacons impugnera’ il decreto: ‘Metodo e’ illegittimo e viola Costituzione’

Il Codacons annuncia che contro la decisione del Governo di rendere obbligatori i vaccini a scuola, ”impugnerà il decreto per ottenerne l’annullamento dinanzi la Corte Costituzionale e, se non basterà, si rivolgerà a Strasburgo contro il Governo Italiano”.

Medical News

Ricerca dell’università di Padova, 87% si connette a siti pornografici

Il giovane “maschio italiano” non apprende più le istruzioni per crescere dal papà, ma da internet, che diventa la guida anche per la vita sessuale, aumentando però incertezze e insicurezze. La ‘fotografia’ sui ragazzi nel 2017 l’ha scattata una ricerca fatta dal prof. Carlo Foresta, dell’Università di Padova. E’ il risultato di oltre dieci anni di lavoro del Progetto Andrologico Permanente, sviluppato dalla Fondazione Foresta Onlus che ha studiato la popolazione studentesca maschile dall’anno scolastico 2005-06 fino al 2016-17. Una mole di dati raccolti con questionari anonimi tra oltre diecimila ragazzi all’ultimo anno delle superiori.
I giovani maschi italiani sono divenuti sensibilmente più alti (da 1,76cm a 1,78cm), un poco più grassi (da 69kg a 71kg), sempre più interessati all’attività sportiva, facendo anche un uso maggiore di integratori, spesso ordinati su siti web. Si è abbassata l’età della prima sigaretta (da 15,7 anni a 13,2 anni) ed è sempre più diffuso l’uso, non importa se abituale, della marjiuana (chi l’aveva provata era il 49,5% della popolazione giovane nel 2005 mentre oggi è il 76%); si è anche abbassata la percentuale giovanile che dichiara di fare uso di ecstasy, eroina e cocaina.
Quanto alla sfera sessuale, emerge che internet è la fonte primaria di informazione sulle tematiche sessuali (80,1%; nel 2005, era il 50,1%), e che i giovani che si connettono a siti pornografici sono saliti dal 47% del 2005 all’attuale 87%. Il 54% dei giovani in età di diploma superiore ha ormai abituali rapporti sessuali completi (solo per il 63% protetti), mentre aumenta l’orientamento omosessuale (dal 4% al 6%). Ma se il web fa da ‘padre’ anche nel sesso, c’è anche un effetto negativo legato all’aspetto patologico. Nel 2005 solo l’8,8% dei soggetti intervistati dichiarava di registrare disturbi della funzione sessuale (mancanza di desiderio, eiaculazione precoce o ritardata, disfunzione erettile); oggi invece – sostiene la ricerca di Foresta – i soggetti con disturbi sono il 26%, con una forte incidenza di problematiche legate alla riduzione del desiderio (10,4%). Sintomo che anche psicologicamente, secondo i curatori della ricerca, può essere messo in relazione allo squilibrio tra messaggi digitali e contatto con la realtà vissuta delle relazioni e dei rapporti con l’altro.

Medical News

Con un catetere sottile si interviene dalle narici su di un nervo

L’emicrania è un problema piuttosto comune nei ragazzi. Ne soffre, secondo alcune stime, il 12% di coloro che hanno 12 anni o più, con la conseguenza che in alcuni casi il dolore può essere talmente forte da portare a interrompere le normali attività giornaliere. Per alleviarlo, nelle forme frequenti, arriva un trattamento con un’invasivita’ minima, già utilizzato per gli adulti e che promette benefici in poco tempo, secondo quanto emerge da una ricerca presentata al Society of Interventional Radiology’s 2017 Annual Scientific Meeting. Il trattamento (blocco del ganglio sfenopalatino) prevede l’inserimento di un catetere, sottile come uno spaghetto, nelle narici tramite il quale viene somministrato un anestetico, generalmente la lidocaina, diretto al ganglio sfenopalatino, un fascio nervoso che si pensa sia associato con l’emicrania, che si trova nella parte posteriore del naso. “Questo trattamento, eseguito in ambulatorio, può alleviare in modo sicuro l’emicrania di un bambino rapidamente- ha detto Robin Kaye, dell’ospedale pediatrico di Phoenix, co-autore dello studio- riduce la necessità di farmaci che possono portare effetti collaterali gravi o terapie endovenose per le quali ci può essere bisogno di un ricovero”. Kaye e il suo team hanno effettuato 310 trattamenti in 200 pazienti tra 7 e 18 anni. I livelli di dolore sono stati registrati su una scala da 1 a 10.
Dieci minuti dopo il trattamento, i ragazzi sono stati invitati a confrontare il loro livello di dolore, utilizzando la stessa scala. I ricercatori hanno visto una diminuzione statisticamente significativa nei punteggi relativi al mal di testa, con la riduzione media del dolore di poco più di 2 punti. “Anche se non è una cura per l’emicrania, questo trattamento ha il potenziale per migliorare la qualità di vita” conclude Kaye.

Medical News

10 storie di giovani pazienti,raccontati nella loro quotidianità

Alessia ha 16 anni e, a causa di una cardiopatia congenita, è in attesa di un trapianto di cuore.
Simone viene dalla provincia di Avellino e una leucemia linfoblastica acuta lo costringe a cicli di chemioterapia.
Caterina ha 15 anni, è nata ad Acerra, e ha dovuto subire un trapianto di rene, donatole da sua madre. Sono loro alcuni dei dieci protagonisti della serie di documentari “I ragazzi del Bambino Gesù”, che andrà in onda su Rai3 alle 22.50 per dieci domeniche, a partire dal 19 febbraio.
Per la prima volta il Bambino Gesù, ospedale pediatrico più grande d’Europa che ogni anno accoglie 100mila pazienti da ogni parte d’Italia, apre le porte mostrando la vita di dieci giovani affetti da gravi malattie, così come la quotidianità delle loro famiglie e dello staff medico. Speranza, sacrifici, determinazione, voglia di guarire, ma anche professionalità, sono gli ‘ingredienti’ di un viaggio durato ben un anno.
Patrocinato dal Ministero della Salute e dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, “questo – ha sottolineato il direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto in conferenza stampa – è un vero e proprio progetto. Sarebbe riduttivo chiamarlo solo ‘programma'”. “Abbiamo fatto un lavoro di ascolto di ragazzi genitori, medici infermieri e cercato poi di restituirlo nel modo più autentico possibile”, spiega Simona Ercolani, ideatrice della docu-serie.
“Abbiamo raccontato i ragazzi stando ‘un metro indietro’, senza spingere sulla struttura narrativa” e senza mai dimenticare che “questi ragazzi non sono la loro malattia”, “ma nella sfortuna di avere una malattia, hanno la capacità di vedere le cose con maggiore lucidità”. “Quando ci è stato proposto questo documentario – ricorda la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc – ci ho creduto subito. Poi ho avuto una grande crisi esistenziale perché sapevo le difficoltà che avrei incontrato nell’esporre il dolore dei bambini. Ho però dato spazio al mio ottimismo”.
Queste storie infatti, prosegue, potevano “raccontare il volto bello di questa realtà. Un esempio del fatto che in questo Paese c’è una buona sanità”. A crederci, fin dall’inizio, è stata anche il direttore di Rai3 Daria Bignardi. “Sono ragazzi autentici, che non nascondono le loro paure e difficoltà. Ci hanno insegnato moltissimo e insegneranno molto a tutti coloro che vedranno questo lavoro”.

News del giorno

Emerge da ricerca svizzero-canadese

Un buon insegnante può fare la differenza nello sviluppo dei ragazzi, soprattutto in un momento delicato della crescita come l’adolescenza. Una sana relazione con i docenti a 11 anni, nella pre-adolescenza, fa sì infatti che i ragazzi siano meno scontrosi e soprattutto meno aggressivi anche qualche anno dopo, a 15 anni.
Emerge da una ricerca del Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, del Violence Research Centre del Cambridge’s Institute of Criminology e dell’Universita di Toronto, in Canada, pubblicata su Journal of Youth and Adolescence https://pharmacieinde.com. 
Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a 1067 ragazzi svizzeri in 56 scuole di Zurigo, puntando l’attenzione in particolar modo su coloro che a 9-10 anni avevano sperimentato un cambio di insegnante. Sono stati presi in conto alcuni fattori come il contesto da cui provenivano i singoli ragazzi e dai risultati e’ emerso che i teenager che avevano una buona relazione con l’insegnante risultavano il 38 per cento meno aggressivi con un effetto che rimaneva anche a 15 anni, e il 18 per cento più cooperativi e altruisti rispetto ai coetanei che provavano sentimenti misti o negativi verso i docenti. 
I sentimenti positivi verso gli insegnanti portavano anche una media del 56 per cento in meno di comportamenti definiti oppositivi o provocatori, come il polemizzare o l’essere vendicativi con la figura che in quel momento rappresenta l’autorità, anche in questo caso con un effetto che durava nel tempo.

Medical News

Metà adolescenti ha almeno un problema, sinergia con pediatri

Eseguire i controlli, prestare attenzione all’abuso di alcool, droghe, fumo e doping sportivo, curare l’alimentazione e l’attività fisica, evitare l’eccesso di calore a livello dello scroto (anche un pc sulle gambe provoca un aumento della temperatura, preferire intimo di cotone ed evitare pantaloni con il cavallo stretto), limitare l’esposizione agli inquinanti.



Ecco le 5 raccomandazioni degli andrologi ai genitori per salvaguardare la fertilità dei figli. Circa la metà degli adolescenti ha almeno un problema andrologico, una realtà allarmante che può sfociare in infertilità maschile e che nelle ultime due decadi ha raggiunto valori preoccupanti. Basti pensare che il 40% dei casi di sterilità maschile sono causati dal varicocele. Oggi in Italia circa 250-300mila coppie devono far i conti con l’infertilità e nella metà dei casi dipende proprio dall’uomo. “Per questo parte un progetto di prevenzione andrologica nell’età evolutiva, che coinvolgerà anche i pediatri italiani” annuncia Giorgio Franco, Presidente Sia (Società italiana di andrologia). Sarà presentato al Congresso Sia, a Stresa dal 28 al 31 maggio.



”I pediatri di famiglia italiani dovranno inserire nei bilanci di salute anche la situazione andrologica, che verrà monitorata tramite la compilazione a età prestabilite di una scheda andrologica”, spiega Matteo Sulpasso, ideatore dell’iniziativa. Nel corso del Congresso sarà presentato anche un progetto pilota, partito nel Lazio su 600 ragazzi tra 15 ed i 19 anni. In circa 6 su 10 è stata riscontrata una o più patologie andrologiche. Eppure un programma di prevenzione potrebbe non solo contrastare l’infertilità ma anche portare un risparmio di 76milioni entro il 2025.