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Scompare la voce “Reumatologia” dal piano di riordino della rete ospedaliera siciliana. La denuncia è contenuta in una lettera inviata al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, all’assessore al ramo, Baldassare Gucciardi e al Presidente della 6° Commissione all’Ars, Giuseppe Di Giacomo, dal Presidente di SIR (Società Italiana di Reumatologia) Mauro Galeazzi, dal Presidente del Collegio dei Docenti di Reumatologia Clodoveo Ferri, dal Presidente nazionale di CReI (Collegio Reumatologi Italiani Stefano Stisi, dal Presidente nazionale di ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) Silvia Tonolo, dal Rappresentante regionale delle Associazioni dei Malati in rete Teresa Perinetto, dal Presidente nazionale di APMAR (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) Antonella Celano e dal Presidente di Cittadinanza Attiva Giuseppe Greco.
“Nell’allegato A della delibera n. 156 del 28 marzo 2017 “Documento di riordino della rete ospedaliera – Approvazione” – si legge nella lettera inviata al Governo regionale – nessun servizio di Reumatologia viene inserito fra le strutture da attivare sia fra le UOC, sia fra le UOS sia fra le UD (tranne la UD del Policlinico di Palermo) e viene di fatto, in un sol colpo, cancellato il decreto nel novembre del 2012 (GURS 51 del 30/11/2012) della istituzionalizzazione della “Rete Reumatologica Siciliana”, che fu apprezzato da tutte le componenti della Reumatologia Italiana e da tutti noi preso come esempio da seguire nelle altre regioni. Anche per questo la Reumatologia Italiana non può accettare che un siffatto decreto, di importante valenza sanitaria, sociale e politica, possa essere ridotto a carta straccia”. Gli scriventi chiedono se si sia “trattato di un refuso, di una dimenticanza, o di cosa altro?”.

“Per tutte queste ragioni – si legge ancora nella lettera – la delibera 156 del 28 marzo u.s. rappresenta per tutti noi una pagina nera della sanità in Sicilia, che esclude di fatto i malati reumatici siciliani dal diritto costituzionale di poter affidare la propria salute a strutture specialistiche di riferimento che, per loro, non possono essere che quelle reumatologiche. Il decreto, oltre a rappresentare una grave ingiustizia, porterà anche ad un gravissimo disagio per i nostri concittadini malati e potrebbe aprire la strada ad una serie di contenziosi legali a livello locale, nazionale e europeo se il documento non venisse immediatamente emendato”. I firmatari della lettera chiedono, quindi, la rivalutazione della rete ospedaliera per ben ridefinire, sostengono, “le unità operative reumatologiche al fine di potenziare sia l’assistenza territoriale sia quella ospedaliera. L’intento è quello – concludono gli scriventi – di: dare delle risposte chiare e definite alle esigenze dei pazienti; evitare la ripresa della emigrazione sanitaria; evitare lo smantellamento di tante unità operative già definite nei vari atti aziendali delle ASP e delle AO”.

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PALERMO – Una convenzione attuativa in materia di prestazioni sanitarie erogate dall’Inail è stata Firmata oggi presso l’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana, dal direttore regionale Inail Sicilia Daniela Petrucci e dall’assessore alla Salute Lucia Borsellino. La convenzione “consentirà all’Istituto di completare e migliorare il percorso di recupero delle persone infortunate, dalle prime cure, alla riabilitazione e fino al reinserimento sociale e lavorativo, in un quadro di collaborazione rafforzata e di integrazione tra Inail e Sistema Sanitario Regionale”. ”Si tratta di un momento fondamentale della collaborazione tra la Regione Siciliana e l’Inail – afferma il Direttore Regionale Inail Daniela Petrucci – La convenzione attuativa, infatti, garantirà ai cittadini siciliani un ventaglio di servizi più ampio e la fruizione di un’assistenza sanitaria e protesica qualificata e omogenea su tutto il territorio regionale, per favorire l’ottimale recupero fisico, psicologico e sociale di quanti abbiano subito un infortunio sul
lavoro”. I servizi saranno forniti dall’Inail senza aggravio di spese per la Regione, attraverso convenzioni con strutture private accreditate con il servizio sanitario regionale”.