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Eventuali debolezze possono essere individuate e trattate presto

Dietro un insieme apparentemente casuale di lettere che emergono dai primi tentativi del bambino di scribacchiare parole, potrebbe già esserci un tentativo di seguire regole di ortografia. Una ricerca dell’Università di Washington a St.Louis suggerisce, infatti, che i bimbi sotto i 3 anni iniziano già a conoscere alcuni aspetti della lettura e della scrittura.
Lo studio, pubblicato nella rivista Child Development, ha analizzato l’ortografia di 179 bambini degli Stati Uniti sotto i 5 anni. Quando veniva chiesto loro di cercare di scrivere parole di cui ascoltavano il suono, i bambini, come è facile immaginare non usavano le lettere giuste. Tuttavia già intorno a tre iniziavano ad associare ad esempio la lunghezza della parola ascoltata con quella da loro riprodotta su carta. “I risultati mostrano che i bambini iniziano a conoscere le statistiche della lingua scritta, ad esempio quali lettere spesso appaiono insieme e quali lettere appaiono insieme meno spesso, prima di imparare in che modo le lettere rappresentano i suoni di una lingua”, ha detto il coautore dello studio Rebecca Treiman, professoressa di scienze psicologiche e cerebrali.
L’esposizione a parole scritte tra i 3 e i 5 anni può quindi essere importante per far sì che i bambini diano un precoce impulso alla capacità di lettura, scrittura e ortografia. Inoltre lo studio indica che debolezze in questi campi potrebbero esser diagnosticate anche in epoche molto precoci, così da anticipare eventuali interventi.

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Fino al 30% dei piccoli dorme male, una guida dal Bambino Gesu’

I genitori lo sanno, far addormentare i bambini a volte può essere davvero difficile. Ma il sonno è un bisogno vitale e serve a mantenere il corretto sviluppo cognitivo, lo sanno bene i medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che all’argomento hanno dedicato il nuovo numero di ‘A scuola di salute’. Il problema dell’insonnia del resto colpisce tra il 10 e il 30 per cento dei bambini.
Il primo consiglio è una regola: definire orari e metodi certi nel tempo. Soprattutto nei neonati, la regolarità del sonno esprime la capacità di adattarsi alla routine di addormentamento proposta dai genitori nei primi mesi. L’avvertimento ai genitori: è sempre bene far addormentare il bambino nella sua stanza ed evitare di prenderlo in braccio per spostarlo dal lettone alla culla. Inoltre, l’ambiente in cui dorme il piccolo – spiegano i pediatri – deve essere il più silenzioso e il meno illuminato possibile.
Se il bambino non vuole dormire da solo, ci si può avvicinare al suo letto e leggergli una favola per esorcizzare le paure. Se il sonno non arriva allora sarà necessario allontanarsi, rimanere comunque nelle sue vicinanze e rassicurarlo dicendogli che non si andrà via finché non si addormenterà.
Una concessione può aiutare. Il ricorso a un orsacchiotto di oppure alla coperta preferita, può dare una mano alla mamma esausta. Se il bambino chiama in piena notte senza un motivo reale, bisogna rassicurarlo a distanza senza precipitarsi da lui. Accorrendo subito non si farebbe altro che confermargli le sue paure nello stare da solo.
Ma quali sono i motivi che tolgono letteralmente il sonno ai bambini in età prescolare? I disturbi più frequenti sono dovuti alle difficoltà di inizio e mantenimento del sonno. Poi i risvegli multipli notturni, spiegano gli esperti del Bambino Gesù. Certamente anche i “terrori notturni” e gli incubi, che fanno parte del normale sviluppo cognitivo dei piccoli. Mentre in età scolare e nell’adolescenza ha un peso anche il sonnambulismo.
Da non sottovalutare il russamento e le apnee ostruttive, che riguardano un bambino su 10, e sono il sintomo più lieve e frequente tra i disturbi respiratori del sonno. E’ causato soprattutto dall’ingrossamento di tonsille e adenoidi, ma anche da obesità, malformazioni cranio-facciali e malattie neuromuscolari. Ma quando si devono preoccupare i genitori e prenotare una visita più approfondita? Quando insieme al russamento, rispondono i pediatri, c’è una respirazione difficoltosa, la presenza di pause di apnea (arresto della respirazione), la tendenza a sudare in modo eccessivo al momento dell’addormentamento. E anche quando i bambini hanno un sonno agitato con frequenti risvegli o bagnano il letto, dopo aver acquisito la continenza urinaria da almeno 6 mesi.

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Chi e’ a rischio almeno 4 volte al giorno, gli strumenti domestici 7 volte su 10 sono imprecisi

I misuratori per la pressione che si usano in casa sono nel 70% dei casi inaccurati e per ‘fidarsi’ dei loro dati occorre seguire qualche accorgimento, a partire dal fare misurazioni multiple. Lo afferma uno studio dell’università dell’Alberta pubblicato dall’American Journal of Hypertension, secondo cui nel 70% dei casi questi dispositivi sbagliano di 5 millimetri di mercurio.
I ricercatori hanno analizzato decine di modelli diversi usati da 85 pazienti, paragonando la lettura a quella fatta da strumenti professionali. Nel 70% dei casi la misura differiva dal ‘gold standard’ di 5 millimetri di mercurio, mentre nel 30% dei casi di circa 10. Le differenze sono clinicamente rilevanti, sottolineano gli autori, ma ci sono dei metodi per minimizzare le letture inaccurate, a partire dall’effettuare molte misurazioni, almeno 28 a settimana secondo le linee guida canadesi, non basandosi quindi solo su un dato. “Prima di basarsi esclusivamente sulle misure del dispositivo domestico è meglio confrontarne i risultati con quelli usati dal medico – scrivono gli autori -. La cosa veramente importante inoltre è basare le decisioni sui trattamenti in base a misure multiple nel tempo. Nessuno dovrebbe iniziare una terapia o cambiare farmaci solo in base a una o due misure in un singolo momento”.
Dallo studio è emerso che le letture sono più inaccurate negli uomini che nelle donne. “Le differenze individuali, dalla grandezza delle braccia all’età ai precedenti medici sono fattori che contribuiscono agli errori nelle letture”.

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Obbligo uso di rialzo con schienale fino a 1,25 cm altezza

Nuove regole sui seggiolini per i bambini in auto. Sono entrate in vigore infatti da gennaio le nuove norme europee che prevedono, per i bambini alti meno di 125 centimetri, l’obbligo di viaggiare su un apposito rialzo con schienale, che consenta una migliore disposizione della cintura sulle spalle e sul torace. Lo segnala l’Istituto superiore di sanità (Iss) sul sito Epicentro.
Questa decisione si integra con quanto stabilito dal Codice della strada, che prevede per i bambini alti meno di 1,50 metri l’obbligo di essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato.
La vendita dei rialzi senza schienale per i bimbi sotto i 125 centimetri sarà consentita sino all’estate. Come rileva l’Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale (Asaps), le maggiori novità riguardano quindi i cosiddetti ‘rialzi’, cioè i seggiolini auto per i più grandicelli, con un peso dai 15 ai 36 chili. La funzione di questi seggiolini è quella di alzare il piccolo viaggiatore alla giusta altezza per poter utilizzare correttamente le cinture di sicurezza dell’auto. Dal 1° gennaio 2017 è quindi obbligatorio essere protetti da un rialzo con schienale. I rialzi senza schienale saranno permessi solo ai bimbi di altezza superiore ai 125 centimetri.
Inoltre, i seggiolini per bambini alti tra i 100 e 150 centimetri non dovranno più essere dotati obbligatoriamente del dispositivo Isofix (cioè il sistema internazionale standardizzato di ancoraggio all’auto del seggiolino per bambini che prevede l’aggancio del seggiolino direttamente al sedile dell’auto) o di altri sistemi di ancoraggio. I genitori potranno quindi scegliere se installare il seggiolino auto con gli agganci Isofix o con le cinture di sicurezza del veicolo.

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Una guida per riconoscere sintomi e complicazioni

I sintomi possono sembrare simili e far confondere un raffreddore per un’influenza o viceversa, ma in realtà ci sono delle differenze: il raffreddore si manifesta più gradualmente, mentre l’influenza è improvvisa, spesso accompagnata da dolori, brividi e febbre, che invece sono insoliti o rari nel raffreddore. Per capire come distinguerli, i Centers for disease control (Cdc) danno delle indicazioni sul loro sito.
L’influenza è di solito accompagnata da questi sintomi: febbre o sentirsi febbricitante e con brividi, tosse, mal di gola, naso che cola, dolori muscolari, mal di testa, stanchezza, e in alcuni casi (anche se più comuni nei bambini) vomito e diarrea. Di solito passa in pochi giorni o meno di due settimane, ma possono svilupparsi alcune complicazioni, come polmonite, bronchite, sinusite e infezioni dell’orecchio.
L’influenza inoltre può far peggiorare i problemi di salute cronica, come l’asma o delle insufficienze cardiache. Le persone più a rischio per le complicazioni dell’influenza sono gli anziani dai 65 anni in su, i malati cronici, le donne incinte e i bambini. Ci sono dei segnali di allarme dell’influenza per cui è bene rivolgersi al medico. Nei bambini, sono il respiro più faticoso, il colorito bluastro, il bere poco, il non interagire ed essere irritabili, e febbre con eruzioni cutanee. Negli adulti a far preoccupare devono essere le difficoltà respiratorie, dolore al petto o all’addome, capogiri improvvisi, confusione, vomito persistente e sintomi che migliorano ma poi ricompaiono con febbre e tosse peggiorata. Nel caso di neonati si aggiungono anche l’incapacità di mangiare, le difficoltà respiratorie, il piangere senza lacrime e pannolini molto meno umidi del solito. I sintomi comuni del raffreddore invece sono starnuti, naso chiuso, mal di gola, tosse secca e a volte un po’ di spossatezza sapere di più.

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Consigli pediatri Usa

Sempre più presenti online, molto spesso inconsapevolmente. Molti bambini, tramite i profili dei genitori, hanno una presenza sul web già nelle prime 24 ore di vita. Il 92% dei piccoli di due anni di età negli Usa è già sui social network e il fenomeno dello ‘sharenting’, termine che indica l’abitudine di mamma e papà di condividere con amici e parenti (talvolta anche con sconosciuti) informazioni online sui loro bimbi, è in crescita. Ma ecco sette indicazioni per non ‘strafare’ e tutelare i più piccoli, che arrivano da uno studio presentato a San Francisco, alla conferenza annuale dell’American Academy of Pediatrics, che riunisce i pediatri americani.
Prima di tutto secondo gli esperti, guidati da Bahareh Keith e Stacey Steinberg, una pediatra e una professoressa di legge dell’Università della Florida, bisogna familiarizzare con le policies, le regole,relative alla privacy dei vari siti in cui si vogliono condividere foto o informazioni, poi meglio creare un alert che invia una notifica ogni volta che il nome del proprio bimbo appare in un risultato di un motore di ricerca, ed è inoltre fondamentale non condividere pubblicamente informazioni relative ad esempio al comportamento del bambino. È importante anche essere molto cauti nell’inserire la localizzazione quando si ‘posta’ la foto del piccolo e dargli il ‘potere di veto’ su immagini, informazioni e tutto ciò che lo riguarda. Infine, non postare immagini che lo mostrino in qualsiasi stato di nudità e prendere sempre in considerazione l’effetto che la condivisione può avere sul benessere attuale e futuro del bambino.

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Metà adolescenti ha almeno un problema, sinergia con pediatri

Eseguire i controlli, prestare attenzione all’abuso di alcool, droghe, fumo e doping sportivo, curare l’alimentazione e l’attività fisica, evitare l’eccesso di calore a livello dello scroto (anche un pc sulle gambe provoca un aumento della temperatura, preferire intimo di cotone ed evitare pantaloni con il cavallo stretto), limitare l’esposizione agli inquinanti.



Ecco le 5 raccomandazioni degli andrologi ai genitori per salvaguardare la fertilità dei figli. Circa la metà degli adolescenti ha almeno un problema andrologico, una realtà allarmante che può sfociare in infertilità maschile e che nelle ultime due decadi ha raggiunto valori preoccupanti. Basti pensare che il 40% dei casi di sterilità maschile sono causati dal varicocele. Oggi in Italia circa 250-300mila coppie devono far i conti con l’infertilità e nella metà dei casi dipende proprio dall’uomo. “Per questo parte un progetto di prevenzione andrologica nell’età evolutiva, che coinvolgerà anche i pediatri italiani” annuncia Giorgio Franco, Presidente Sia (Società italiana di andrologia). Sarà presentato al Congresso Sia, a Stresa dal 28 al 31 maggio.



”I pediatri di famiglia italiani dovranno inserire nei bilanci di salute anche la situazione andrologica, che verrà monitorata tramite la compilazione a età prestabilite di una scheda andrologica”, spiega Matteo Sulpasso, ideatore dell’iniziativa. Nel corso del Congresso sarà presentato anche un progetto pilota, partito nel Lazio su 600 ragazzi tra 15 ed i 19 anni. In circa 6 su 10 è stata riscontrata una o più patologie andrologiche. Eppure un programma di prevenzione potrebbe non solo contrastare l’infertilità ma anche portare un risparmio di 76milioni entro il 2025.