Medical News

Esperti negano come possibile causa, ma nuovo filone di ricerca

Un gruppo di scienziati dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato un possibile legame tra l’origine del morbo di Alzheimer e alcuni microbi nell’intestino che causerebbero alterazioni di tipo infiammatorio nell’organismo. A guidare lo studio, pubblicato su Neurobiology of Aging, i ricercatori Giovanni Frisoni e Annamaria Cattaneo.

Al centro della scoperta ci sono due proteine chiamate Amiloide e Tau: vengono prodotte normalmente dal cervello, ma quando si accumulano in eccesso portano alla degenerazione dei neuroni, che a sua volta causa la perdita di memoria e di autonomia tipica dell’Alzheimer. I ricercatori hanno scoperto che “le alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di amiloide e tau, anche se non è ancora chiaro se l’infiammazione preceda o segua la malattia”.

Nel loro studio, gli scienziati si sono resi conto che “batteri intestinali con note proprietà pro-infiammatorie – spiega Frisoni – sono più abbondanti nelle feci dei malati di Alzheimer, mentre quelli con proprietà anti-infiammatorie erano più abbondanti in quelle degli altri gruppi”. Inoltre hanno scoperto che tra pazienti e gruppo di controllo era diversa anche la concentrazione nel sangue di molecole pro-infiammatorie e anti-infiammatorie. “Il nostro studio – conclude Frisoni – non porta a dire che il morbo di Alzheimer è causato da batteri dannosi nell’intestino, ma che lo studio dell’interazione tra microbi intestinali e cervello è un percorso di ricerca che merita di essere ulteriormente esplorato”.

News del giorno

Emerge da ricerca svizzero-canadese

Un buon insegnante può fare la differenza nello sviluppo dei ragazzi, soprattutto in un momento delicato della crescita come l’adolescenza. Una sana relazione con i docenti a 11 anni, nella pre-adolescenza, fa sì infatti che i ragazzi siano meno scontrosi e soprattutto meno aggressivi anche qualche anno dopo, a 15 anni.
Emerge da una ricerca del Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, del Violence Research Centre del Cambridge’s Institute of Criminology e dell’Universita di Toronto, in Canada, pubblicata su Journal of Youth and Adolescence https://pharmacieinde.com. 
Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a 1067 ragazzi svizzeri in 56 scuole di Zurigo, puntando l’attenzione in particolar modo su coloro che a 9-10 anni avevano sperimentato un cambio di insegnante. Sono stati presi in conto alcuni fattori come il contesto da cui provenivano i singoli ragazzi e dai risultati e’ emerso che i teenager che avevano una buona relazione con l’insegnante risultavano il 38 per cento meno aggressivi con un effetto che rimaneva anche a 15 anni, e il 18 per cento più cooperativi e altruisti rispetto ai coetanei che provavano sentimenti misti o negativi verso i docenti. 
I sentimenti positivi verso gli insegnanti portavano anche una media del 56 per cento in meno di comportamenti definiti oppositivi o provocatori, come il polemizzare o l’essere vendicativi con la figura che in quel momento rappresenta l’autorità, anche in questo caso con un effetto che durava nel tempo.