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Le nuove linee guida dell’Oms prevedono un’eliminazione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti di animali al fine di abbattere il tasso di resistenza agli antibiotici nell’uomo. L’obiettivo delle nuove linee guida è quello di ridurre notevolmente l’uso degli antibiotici negli allevamenti: infatti, in alcuni paesi l’80% dell’uso degli antibiotici è utilizzato in ambiente animale al fine di garantire uno sviluppo sano dei capi di bestiame. Questa tendenza potrebbe accrescere la resistenza dei virus agli antibiotici, soprattutto sull’uomo. Secondo una dichiarazione del direttore generale del Oms TedrosGhebreyesus questo trend porterebbe alla conseguente mancanza di antibiotici efficaci che rappresenta una condizione tanto quanto grave a quella di un’epidemia improvvisa e mortale.
A tal proposito si ricorda che l’Unione Europea, al fine di intervenire e invertire il trend, a partire dal 2006 ha già vietato l’uso degli antibiotici all’interno di allevamenti, promuovendo metodi alternativi per la crescita animale come il miglioramento delle condizioni igieniche ed un uso più estensivo delle vaccinazioni dei capi di bestiame.

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Obiettivi futuri, promuovere un uso prudente degli antibiotici, consolidare i sistemi di monitoraggio, migliorare la raccolta dati e incentivare la ricerca

La Commissione europea lancia un nuovo piano quinquennale per lottare contro il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Il piano, che segue quello 2011-2016, e coinvolge le autorità sanitarie dei paesi Ue, si caratterizzerà per l’approccio ‘one-health’, che porterà già a settembre all’adozione di indicatori comuni a tutti i paesi Ue per monitorare il fenomeno negli esseri umani, negli allevamenti e nell’ambiente. Per quanto riguarda settori come l’allevamento, inoltre, disposizioni per contrastare il fenomeno sono contenute sia nelle norme sui controlli ufficiali già approvate, che nei regolamenti sui farmaci veterinari e sui mangimi medicati attualmente all’esame del Consiglio Ue. Obiettivi del piano sono “promuovere un uso prudente degli antibiotici, consolidare i sistemi di monitoraggio, migliorare la raccolta dati e incentivare la ricerca”, ha detto il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis, ricordando la “minaccia globale” rappresentata dall’antibiotico-resistenza.

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Annuncio Lorenzin, da igiene ospedali a salute animale, a ricerca, a diagnosi mirata

“Abbiamo lavorato con la Direzione generale per la Prevenzione per realizzare il primo piano contro i batteri multiresistenti. E’ stato un lavoro molto approfondito, fatto anche con ispezioni e un’analisi sul campo, che vedrà la luce tra pochissimi giorni”. A darne notizia è stato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a margine degli ‘Stati generali sulla meningite’, organizzati a Roma dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).”E’ un Piano ad alto spettro – spiega Lorenzin – che affronta innanzitutto la messa in sicurezza delle strutture ospedaliere, quindi dei meccanismi di igienizzazione di ospedali e sale operatorie, anche con ausili innovativi oltre che con il rispetto di regole base come lavare le mani”. Il secondo aspetto è quello del consumo degli antibiotici che vede, “grandi differenze a livello regionale. Abbiamo aree in cui è nella norma e aree in cui c’è un iperconsumo”.
Accanto a migliorare una prescrizione appropriata dell’antibiotico, il Piano affronta anche il tema della salute animale e dei “sistemi di diagnosi mirata che permettano di intercettare l’antibiotico efficace per quel tipo di batterio”. Senza dimenticare la ricerca, aggiunge il ministro, “perché abbiamo bisogno di nuovi antibiotici per combattere la resistenza ai vecchi. Sono diversi i fronti sui cui intervenire”. Il tema della resistenza agli antibiotici, ribadisce, “non riguarda un solo continente, è un allarme a livello mondiale. Ma dobbiamo intanto fare bene i compiti a casa nostra per superare alcune difficoltà dovute alle frammentazione.
Abbiamo alcuni ospedali in assoluta sicurezza, altri meno”. Su questo si può lavorare molto, così come “sulla formazione del personale e sul coinvolgimento delle associazioni dei pazienti”. Il tema, conclude, è “già stato affrontato nella Commissione degli assessori alla Salute, chiedendo che diventi top agenda in tutte le Regioni”.

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Con un test possibile capire meglio quali cure scegliere

Scoperta un’alterazione genetica che causa la resistenza ai farmaci nel tumore del seno ormonoresponsivo, che rappresenta i due terzi di tutti i tumori mammari. Il risultato ha permesso di mettere a punto un test in grado di identificarla nelle pazienti. Lo studio, pubblicato dalla rivista Nature Genetics, che permettera’ di migliorare l’efficacia dei farmaci contro il tumore del seno, e’ stato condotto presso l’Istituto Europeo di Oncologia da Saverio Minucci e Giancarlo Pruneri, entrambi professori presso l’Università degli Studi di Milano – finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) – in collaborazione con i gruppi del Dott. Luca Magnani (Imperial College, Londra) e del Prof. Antonino Neri (Ospedale Policlinico e Università degli Studi di Milano).
“Uno dei problemi più importanti nell’utilizzo dei farmaci anticancro – dichiarano Minucci e Pruneri – è rappresentato dalla comparsa di cellule tumorali resistenti al trattamento.
L’individuazione dei meccanismi di resistenza del tumore rappresenta un traguardo fondamentale per vincerla, utilizzando nuovi farmaci diretti contro la resistenza, oppure identificando modalità di utilizzo dei farmaci esistenti che possano superarla”.
I ricercatori hanno scoperto che circa il 15% dei tumori mammari sviluppa resistenza alla terapia a causa di una alterazione genetica, aumentando i livelli intracellulari della molecola-bersaglio di questi farmaci: la aromatasi presente nelle cellule tumorali.
Attraverso un test che misura le variazioni nella quantità del gene dell’aromatasi sarà possibile verificare se le pazienti con tumore mammario abbiano sviluppato questa alterazione e in questo caso, si potranno valutare i modi di trattamento alternativi, già disponibili o in via di sperimentazione. “Il test genetico – spiegano gli autori dello studio – attualmente è a uno stadio non utilizzabile per una diagnosi di routine. Ha bisogno infatti di essere ‘irrobustito’ e standardizzato, un processo che speriamo di portare a compimento con ulteriori fondi per la ricerca”.

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In grado di ridare efficacia a farmaci famiglia ‘carbapenemi’

Scienziati Usa hanno sviluppato una molecola che rende nuovamente sensibili a vecchi e ormai ‘inutili’ antibiotici diversi batteri farmaco-resistenti che rappresentano oggi una minaccia per la salute pubblica. E’ il risultato messo a segno, per ora in provetta e su topolini, dal gruppo di Bruce Geller della Oregon State University in un lavoro pubblicato sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy.
Si tratta di una molecola che ‘disinnesca’ – in modo universale – un enzima batterico (NDM-1) che produce la resistenza agli antibiotici carbapenemi, usati esclusivamente in ospedale per gravi infezioni. Molti di questi stanno diventando o sono divenuti inutili perché i diversi batteri, grazie a diverse versioni dell’enzima NDM-1 aggirano la loro azione.
I ricercatori hanno sviluppato una molecola – nome in codice PPMO – in grado di mettere ko le svariate forme in cui è presente l’enzima della resistenza. Testata in provetta e su topolini infettati con batteri killer resistenti ad antibiotici, PPMO si è rivelata efficace, per di più su diversi tipi di batteri. Gli esperti contano di iniziare le sperimentazioni cliniche di PPMO in associazione a diversi carbapenemi nell’arco dei prossimi tre anni.

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MILANO – Antibiotici inefficaci contro le infezioni e rischio crescente soprattutto per i pazienti anziani. L’allarme è stato lanciato a Milano dagli esperti partecipanti al V Congresso Internazionale sulle Malattie Infettive, promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Sono 400mila, circa, i pazienti della Comunità Europea che vengono colpiti da infezioni legate all’assistenza sanitaria, con una stima di 147mila morti ogni anno. Sono soprattutto neonati, anziani e soggetti con criticità i più in pericolo ma le infezioni crescono all’aumentare dell’età: sopra i 65 anni i fattori di rischio aumentano di almeno tre volte. Si registra, inoltre, un ”aumento vertiginoso” delle infezioni nelle case di riposo. A preoccupare è però il fatto che, secondo vari studi, in molti pazienti il 48% dei farmaci impiegati risulta inefficace.
Le infezioni più frequenti sono le polmoniti, soprattutto quelle legate alle comunità e agli ospedali, che percentualmente sono il 19,4% di tutte le infezioni, le post chirurgiche, che riguardano il 19,6% del numero complessivo e le infezioni urinarie (19%). Ora – è stato ribadito nel corso del congresso – preoccupa l’efficacia di alcuni antibiotici tra i più usati sia dai medici di famiglia sia in ospedale. L’Italia è, tra i paesi Ue, la nazione che ha le più alte percentuali di resistenza alla maggior parte degli antibiotici, con percentuali che vanno dal 25% a oltre il 50%. E l’Italia è anche il paese dove circolano più batteri resistenti a tutti gli antibiotici. Il presidente del Congresso, Marco Tinelli, ha detto che si stanno affrontando “delle emergenze epidemiologiche, in alcuni casi drammatiche, causate dalla sempre più grande diffusione di ceppi batterici con sensibilità a poche o addirittura nessuna classe di antibiotici” . Secondo Tinelli bisogna quindi rivedere gli schemi terapeutici ‘classici’ adottando, in alcuni casi, dosaggi molto più elevati’. E la preoccupazione cresce, considerando la sempre maggiore diffusione di tali infezioni tra gli anziani: in Europa nelle case di riposo si contano 117mila infezioni ogni giorno, per un costo complessivo di 4,5 mln di euro l’anno.

13 Marzo 2015