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Allestita la sala digitale nel blocco operatorio dell’ospedale di Sondrio e assunti quattro nuovi medici. L’importante novità, unità alle competenze del team di Claudio Pelizzari, attrae pazienti anche da fuori Sondrio

L’Oculistica di Sondrio di Asst ValtLario diventa centro pilota per la chirurgia complessa dell’occhio. E questo, grazie all’allestimento di una sala operatoria completamente digitalizzata, collocata nel nuovo blocco operatorio dell’ospedale di Sondrio, predisposta per affrontare gli interventi chirurgici mininvasivi all’occhio, e, in particolare, quelli che richiedono maggiore competenza ed esperienza per complessità. Competenza ed esperienza che al team del dottor Claudio Pelizzari, direttore della struttura di Oculistica, certo, non mancano, e che ora può ulteriormente implementare grazie al ricorso alla nuova strumentazione, in particolare, al microscopio operatorio e al visore 3D, che permettono la visione tridimensionale dell’occhio senza dover guardare attraverso gli oculari del microscopio, e grazie anche a un’equipe chirurgica rafforzata dall’ingresso di quattro nuovi medici.
Molteplici, quindi, le funzionalità della nuova apparecchiatura, acquistata da Asst ValtLario, per un corrispettivo di 161mila euro, che permette interventi mininvasivi ad alta complessità, e, al contempo, la loro visione a tutto il team di sala operatoria così da implementare la formazione e la competenza di ciascuno.
Apparecchiatura presentata questa mattina ai media locali da Giusy Panizzoli, direttore generale di Asst ValtLario, alla presenza di Simona Pedrazzi, consigliere regionale.
La maggior parte degli interventi all’occhio, infatti, si effettua in regime di Day Surgery, ovvero i pazienti vengono tenuti in osservazione in ospedale solo il giorno dell’intervento per poi far ritorno alle proprie abitazioni, tant’è che sono solo cinque i letti accreditati in Oculistica, riservati a quei pazienti che, per la complessità del loro quadro clinico, non possono far subito rientro a casa. Già quindici, a due settimane dall’installazione della nuova strumentazione, gli interventi di chirurgia complessa della retina effettuati, anche su pazienti provenienti da fuori provincia, per cui è atteso un aumento di questo tipo di attività, già presente in Asst ValtLario considerato che, lo scorso anno, sono stati 280 gli interventi di chirurgia complessa sui 2700 totali effettuati. Pari a 30.195, invece, le prestazioni ambulatoriali di Oculistica effettuate a livello aziendale nel 2017, di cui 28.036 su pazienti esterni, 670 su pazienti ricoverati e 1489 su pazienti giunti nei Pronto Soccorso. Ricordiamo che, da inizio anno, come annunciato, il team di Oftalmologia è stato implementato con l’introduzione di quattro nuovi chirurghi, Giovanni De Vivo, Emilio Galassi, Anna Maffia, Rodica Sfarghie, che hanno fatto salire ad otto il numero complessivo dei medici in organico.

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Lo dimostra un esperimento nei topi

Per la prima volta le cellule della retina sono state rigenerate. L’esperimento, condotto nei topi, avvicina la possibilita’ di riparare i danni prodotti alla retina da traumi o da malattie, come il glaucoma, che possono comportare la perdita della vista. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, si deve al gruppo dell’universita’ di Washington guidato da Tom Reh. 

A differenza dei tessuti che, come la pelle, possono rigenerarsi grazie alle loro cellule staminali, la retina non ha questa capacita’ slovenska-lekaren.com. Per questo quando viene danneggiata si puo’ perdere la vista in modo irreversibile. Si e’ visto pero’, in precedenti ricerche, che cio’ non avviene in uno degli animali piu’ studiati dai genetisti, il pesce zebra, che ha invece la capacita’ di rigenerare tessuti simili a quelli della retina. La chiave e’ in alcune cellule che compongono la retina, chiamate cellule gliali di Muller, che possono rigenerarsi grazie a un gene southafrica-ed.com. Quando si ‘accorgono’ che la retina e’ danneggiata, le cellule del pesce zebra si attivano e mettono in funzione il gene Asc11.

I ricercatori hanno voluto vedere, allora, se lo stesso gene funzionava nei topi adulti, che come l’uomo non possono riparare la retina. Hanno quindi ottenuto un topo geneticamente modificato in modo da avere nel suo Dna il gene Asc11 e i risultati sono stati positivi: le cellule di Muller si sono attivate, differenziandosi in cellule della retina che si sono ‘fuse’ con quelle esistenti e reagito in modo normale ai segnali luminosi.

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Potrebbe ‘innescare’ malattia se bambini stanno troppo al chiuso

Scoperta nella retina una importante causa della miopia: si tratta di una particolare cellula retinica che, in risposta alla luce che riceve, può causare una crescita abnorme dell’occhio del bambino e indurre così il diffusissimo disturbo di vista. Questo meccanismo difettoso potrebbe essere innescato dal trascorrere troppo tempo al chiuso, alla luce artificiale, è spiegato sulla rivista Current Biology dove è stato pubblicato il lavoro condotto presso la Northwestern university a Chicago.
La miopia è un disturbo davvero diffuso e in aumento a livello globale. In genere emerge in età infantile perché l’occhio cresce troppo in fretta e si allunga rendendo difficile la messa a fuoco. Numerosi studi negli ultimi anni hanno evidenziato il possibile legame tra miopia e stile di vita, in particolare la tendenza a trascorrere gran parte della giornata al chiuso, esposti alla luce artificiale. Ma restava un mistero il meccanismo cellulare/molecolare che attiva lo sviluppo della miopia.
Nel nuovo lavoro gli esperti hanno studiato l’occhio di topi alla ricerca della cellula che lancia il segnale di crescita aberrante dell’occhio ed hanno isolato un nuovo tipo di cellula retinica battezzata ‘OND’, ipersensibile alla luce e in grado, in risposta a certe ‘lunghezze d’onda’, di dare il comando all’occhio di crescere e allungarsi. Tale comando può essere azionato in particolare dallo ‘spettro’ emesso dalla luce artificiale caratterizzato da un forte contrasto verde-rosso. Gli esperti ipotizzano quindi che il trascorrere troppo tempo in luoghi chiusi da piccoli faccia da apripista al malfunzionamento delle cellule OND e quindi alla miopia.