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In riferimento alle notizie -su dati 2016- relative all’eccessivo ricorso ai tagli cesarei nelle strutture pubbliche e convenzionate della regione, si evidenzia che l’ Asl Salerno ha messo in atto una serie di azioni concrete tese a ricondurre il fenomeno entro i livelli fisiologici. Tali azioni, si sono concretizzate sia in provvedimenti di tipo tecnico-organizzativo, come la graduale introduzione della parto-analgesia, sia in provvedimenti a carattere formativo, come l’esperienza formativa completata ed arricchita da una fase di frequenza- da parte delle ostetriche – presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia dell’AOU S.Giuseppe Moscati di Avellino, per l’osservazione diretta delle tecniche e metodiche assistenziali e delle modalità organizzative ivi praticate. Grazie a tali iniziative si registra il sensibile decremento dei casi di ricorso al parto cesareo nei punti nascita dell’Asl Salerno. Un trend confermato dalla stessa Regione Campania, laddove “…si rileva, nel complesso, un recupero forte dell’ “anomalia” parti cesarei (circa 20% in meno)”. Che la soglia prevista sia stata superata in soli due strutture (Vallo della Lucania e Battipaglia), e per un valore, peraltro, non eccessivamente rilevante, costituisce la riprova della validità delle iniziative messe in atto da questa Azienda su tale fronte. Il trend degli ultimi mesi è in netto miglioramento anche nelle due strutture, e sicuramente il dato su cui ragioniamo non tiene conto di comorbilita’ e complicanze, che per un problema di codifica non sono state rilevate e che abbassano significativamente l’indicatore.

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Notificato appello, Zaia, ‘no a metodi coercitivi’

La Regione Veneto ha notificato il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge 73 del 2017 sulle vaccinazioni obbligatorie. “Quello che rifiutiamo – commenta il presidente Luca Zaia – è un intervento statale che impone un obbligo collettivo di ben dodici vaccinazioni, una coercizione attuata per di più con decreto d’urgenza, senza precedenti storici a livello internazionale, nemmeno in periodi bellici, che rendere l’Italia il Paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa”.

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Metodo coercitivo poco rispettoso, cittadini vanno informati

“Abbiamo ribadito la nostra posizione che non è di essere contro i vaccini. Confermiamo il ricorso sia sul decreto che sull’eventuale legge. Pensiamo che questo metodo coercitivo sia poco rispettoso anche per il fatto che i cittadini devono essere informati, e creerà qualche abbandono”.
Lo ha affermato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in merito al decreto sul l’obbligo vaccinale uscendo da un incontro con il ministro Lorenzin alla Conferenza delle Regioni.

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Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie

Il 1 e 7 luglio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto con plurimi decreti i primi ricorsi UDU, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativi al blocco, da parte del Ministero, dello scorrimento delle graduatorie di Medicina, scelta che aveva comportato che centinaia di posti fossero lasciati liberi. Con queste sentenze si conferma l’orientamento cautelare tracciato dall’Udu dal 28 aprile 2016 e poi confermato con ordinanze di accoglimento del Tar del Lazio del 1 luglio.
Alcuni ricorrenti sono già stati immatricolati e il Consiglio di Stato ha così disposto: “considerato che, previa documentata verifica dell’esistenza di posti liberi e vacanti, va in linea generale ammessa la possibilità di scorrimento nelle graduatorie come quelle per cui è causa (…) è opportuno richiedere all’intimate Università (…) il riesame dell’istanza di immatricolazione (…) e ciò in considerazione sia dell’asserita documentata esistenza di un totale di 792 posti liberi per l’a.a. 2015 – 2016, per studenti comunitari e non presso le Univeristà statali”.
Secondo gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia “Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie ecc. ed ha ordinato agli Atenei e al Ministero di valutare di coprire i posti vacanti facendo scorrere le graduatorie. Oggi i nostri ragazzi vanno all’estero e rimangono posti liberi in Italia. La situazione è sempre più paradossale e si sta determinando un danno all’erario e al Paese tutto”.
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo preannunciato che sarebbe stata una battaglia dura, ma questa vittoria apripista conferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto allo studio. Pertanto, chiediamo che il Ministero riapra le graduatorie, permettendo a tutti quegli studenti rimasti esclusi di poter accedere ai corsi di studio. Questa sentenza inoltre dovrebbe far riflettere il MIUR anche sui bandi di ammissione ai corsi dell’anno accademico entrante, visto che per la prima volta è stato messo nero su bianco che ci sarà una chiusura delle graduatorie al termine del primo semestre, misura che comporta inevitabilmente che dei posti resteranno vuoti. Chiediamo pertanto che venga rivisto il bando, per far sì che la problematica in questione non si ripeta anche l’anno prossimo. Queste sentenze sono l’ennesima dimostrazione che questo sistema di accesso fa acqua da tutte le parti. E’ ora di affrontare il problema, si apra una seria interlocuzione con gli studenti per superare definitivamente il numero chiuso”.