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Usata da Ippocrate a Pach Adam, il 7 maggio giornata mondiale

”La salute si basa sulla felicità”: su questo assunto il celeberrimo medico statunitense e padre della clownterapia Patch Adams ha fondato il suo metodo terapeutico, una combinazione vincente di umorismo e divertimento quali ingredienti essenziali per la guarigione fisica e mentale del paziente. Ad oggi è convinzione comune degli esperti che la cosiddetta “Terapia del Sorriso” sia non solo in grado di aiutare i malati a vivere meglio la loro patologia, ma apporti anche notevoli benefici a livello di respirazione, ossigenazione, circolazione, nonché di riduzione dello stress e degli stati ansiogeni.
Per gli scienziati di tutto il mondo, ridere fa davvero vivere meglio e rappresenta la più semplice ed economica via per il benessere, sia fisico o mentale, nella vita come nel lavoro. Sono molteplici infatti i benefici sul corpo e sulla mente di una risata: migliora la circolazione del sangue, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, tiene il cervello allenato, contrasta ansia e depressione e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Ma soprattutto, migliora il rapporto con gli altri e con se stessi, influenzando positivamente le relazioni a livello privato e, soprattutto, lavorativo. Basti pensare che gli studiosi della St. Edwards University di Austin, in Texas, conducendo uno studio su 2500 impiegati, hanno scoperto che l’81% si dichiara maggiormente produttivo se inserito in un contesto lavorativo dove regna il buonumore. Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Allo stesso modo un’indagine della Loma Linda University, in California, riportata da Nature, ha evidenziato come, alla vista di un video comico, le beta-endorfine, che alleviano la depressione, aumentino del 27%.
In occasione della Giornata Mondiale della Risata del 7 maggio 2017, lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Lagona, responsabile scientifico del corso di Formazione a Distanza di Educazione Continua in Medicina, in partnership con Consulcesi Club, ha realizzato il corso “La terapia del sorriso: efficacia ed applicazione nei contesti di cura”. Sono molti i benefici: la risata riduce lo stress, aiuta sul lavoro favorendo la relazione con i colleghi, il lavoro di gruppo, la leadership e le capacità di problem solving, rafforza le relazioni interpersonali ma stimola anche il sistema immunitario: numerosi studi hanno dimostrato che le emozioni positive favoriscono la produzione di una cascata di reazioni tale da attivare il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer. Inoltre fa rilasciare endorfine, gli “ormoni della felicità”.
Lo studio dell’importanza dell’umorismo e della risata sulla salute ha origini lontane, infatti già Ippocrate sosteneva: «Il buonumore equivale a un elisir di lunga vita»; comunque, la paternità della terapia del sorriso viene attribuita al giornalista scientifico Norman Cousin, il quale sperimentò su di sé gli effetti terapeutici della risata e il loro potenziale nel favorire il decorso della malattia. Questo approccio riunisce tecniche e metodologie diverse: dalla più famosa clownterapia, passando per lo yoga della risata, la visione di filmati e spettacoli fino alla partecipazione attiva alla comicità. La terapia del sorriso trova il suo luogo naturale nei reparti pediatrici ma non è destinata solo ai bambini: gli stessi clown-dottori sono frequenti anche in oncologia e geriatria nonché nelle scuole, nelle missioni umanitarie e nelle carceri.

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Lo dimostra un esperimento sui ratti

Il solletico? Fa ridere solo se si è di buonumore, perché i neuroni che controllano queste due reazioni sono molto vicini nella corteccia cerebrale e si influenzano a vicenda. Lo hanno scoperto i ricercatori guidati da Shimpei Ishiyama, dell’università Humboldt di Berlino, con un esperimento condotto sui ratti e descritto sulla rivista Science.

I roditori, come accade all’uomo, hanno dunque sofferto il solletico solo quando erano allegri. Il che indica, spiega lo studio, che la corteccia somatosensoriale, cioè l’area del cervello dove si trovano questi neuorni, abbia un ruolo sull’umore, mentre in passato era stata associata principalmente al tatto. Sulla base di precedenti studi, che avevano scoperto che i topi emettevano una risata – inudibile all’orecchio umano – mentre gli si faceva il solletico, i ricercatori hanno deciso di monitorare l’attività dei neuroni della corteccia somatosensoriale. Durante il solletico, gli animali muovevano velocemente le zampe e ‘saltavano dalla gioia’ con risatine.

Negli strati profondi della corteccia somatosensoriale è stato osservato anche un aumento dell’attività dei neuroni legati alla risata. Stimolando gli stessi neuroni, anche quando non veniva fatto il solletico, i topi ridevano. Quando invece gli animali erano in uno stato ansioso, la risata indotta dal solletico e l’attivazione dei neuroni erano praticamente azzerate. Il che, secondo i ricercatori, supporta l’idea di Darwin secondo cui la mente deve trovarsi in uno stato piacevole per ridere con il solletico.