Medical News

Un’ora in meno sonno a notte legata a maggior rischio malattia

Dormire un po’ di più potrebbe ridurre il rischio di diabete nei bambini: lo suggerisce una ricerca che sarà pubblicata sul numero di settembre della rivista Pediatrics. Dallo studio è emerso, infatti, che i bambini che dormono un’ora in meno a notte in media, hanno un maggior rischio di sviluppare la malattia, presentano una glicemia più alta e un maggior livello di resistenza all’ormone che regola la concentrazione di zucchero nel sangue, l’insulina.
Lo studio è stato condotto da Christopher Owen, della St George’s, University di Londra e mostra proprio che dormendo meno compaiono nei bambini fattori di rischio tipici della malattia.
I ricercatori hanno coinvolto 4.525 bambini di 9-10 anni e confrontato diversi parametri chiave del metabolismo con le ore di sonno dormite in media dai bambini di notte durante la settimana. Hanno così riscontrato che dormire un’ora in meno è collegato a un aumento della glicemia, aumento della resistenza all’insulina, maggiore peso corporeo e più massa grassa.
I ricercatori hanno anche stimato i benefici per il metabolismo offerti dal dormire mezz’ora in più in media per notte: hanno calcolato che 30 minuti in più di sonno per notte potrebbero essere associati a una riduzione di 0,1 kg/metro quadrato dell’indice di massa corporea (parametro usato per capire se una persona è normopeso o sovrappeso e che si calcola dividendo il peso dell’individuo per la sua altezza moltiplicata per se stessa) e una riduzione dello 0,5 per cento nella resistenza all’insulina. Si tratta di riduzioni significative e con un possibile impatto a lungo termine per la salute dei bambini.

Medical News

Oggi Giornata Mondiale,farmaci innovativi efficaci e sostenibili

“Ridurre del 65% le morti di Epatite C entro il 2030” è un obiettivo che “si profila sostenibile” grazie a “farmaci innovativi come quelli di cui disponiamo oggi, che coniugano all’efficacia anche la sostenibilità” e “rappresentano il binomio ideale per affrontare questa importante sfida del futuro”. Così Stefano Vella, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), in occasione della Giornata Mondiale contro l’Epatite che si celebra oggi.
“Oggi possiamo guardare con fiducia all’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di ridurre del 65% entro il 2030 le morti correlate all’infezione da HCV”. Lo dimostra anche uno studio italiano dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Hepatology, che ha coinvolto 100 centri clinici italiani, e valutato quali sarebbero benefici e costi di un trattamento “universale” di tutti i pazienti e non solo dei pazienti con malattia avanzata del fegato. “Se estendessimo il numero dei pazienti da trattare, tenendo presente che i prezzi dei nuovi farmaci inevitabilmente caleranno – sottolinea – lo studio dimostra che il Paese andrebbe a risparmiare”. In altre parole, la strategia del trattare tutti “ha un rapporto costi-benefici estremamente favorevole. In questo senso sono indirizzate le strategie sanitarie italiane: trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e la parallela riduzione, nel tempo, dei costi”.

Medical News

Lo confermano le ricerche sulle scimmie

Ridurre le calorie allunga la vita: se ne parla da molto tempo, ma i primi dati che lo confermano arrivano solo ora da una ricerca condotta sulle scimmie. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la ricerca è stata condotta negli Stati Uniti dall’università del Wisconsin-Madison e dal National Institute on Aging (Nia).
Finora questi due gruppi erano stati in competizione e nelle loro ricerche avevano ottenuto risultati differenti. Per la prima volta hanno collaborato e hanno dimostrato che limitare le calorie effettivamente aiuta ad avere una vita più lunga e sana. Così è stata risolta anche una delle maggiori controversie delle ricerche sull’invecchiamento.
La disputa era iniziata nel 2009, quando il gruppo dell’università del Wisconsin-Madison aveva dimostrato che ridurre le calorie allunga la vita, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e cancro. Nel 2012, invece, i ricercatori del Nia aveva trovato che mangiare di meno non porta risultati significativi sulla durata della vita, ma solo a un miglioramento generale delle condizioni di salute.
”Questi risultati contrastanti avevano gettato un’ombra di dubbio”, ha osservato Rozalyn Anderson, dell’università del Wisconsin-Madison. I ricercatori hanno analizzato le informazioni raccolte nelle ricerche condotte in passato su quasi 200 scimmie e hanno capito anche perché i due studi davano risultati diversi.
In primo luogo gli animali erano stati messi a dieta in età diverse e adesso la nuova analisi dei dati ha dimostrato che mangiare meno è utile nei primati adulti e anziani, ma non nei giovani. In secondo luogo, nello studio del Nia, le scimmie di controllo avevano mangiato meno rispetto al gruppo di controllo dell’università del Wisconsin. Di conseguenza i benefici della restrizione calorica erano sembrati diversi. In terzo luogo, i due gruppi di scimmie erano stati sottoposti in precedenza a diete diverse e anche per questo il risultato della restrizione calorica è stato differente: le scimmie del Nia avevano mangiato alimenti di origine naturale, mentre le altre avevano sempre mangiato alimenti trasformati con elevato contenuto di zucchero.