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Rettore Anelli, nostra famiglia universitaria duramente colpita

Sarà dedicata alla memoria dell’infermiera del Policlinico Gemelli Valentina Cicioni, una delle vittime della slavina che ha travolto l’Hotel Rigopiano, una borsa di studio triennale in Infermieristica istituita dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Ad annunciarlo oggi, nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 della sede di Roma dell’Università Cattolica, è stato il Rettore Franco Anelli.
“Essere comunità – ha detto il Rettore nel discorso inaugurale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – significa partecipare tutti delle gioie e dei dolori di ciascuno. Non posso dunque concludere questo discorso senza esprimere la profonda partecipazione dell’Ateneo alle sofferenze dei nostri fratelli flagellati dalle calamità che da tempo si stanno abbattendo sulle regioni dell’Italia centrale”. “Anche la nostra famiglia universitaria è stata duramente colpita”, ha poi sottolineato ricordando la dottoressa in scienze infermieristiche e strumentista di sala operatoria Valentina Cicioni. “La ricordiamo commossi – ha concluso – e in sua memoria sarà istituita una borsa di studio triennale per uno studente iscritto al corso di laurea in Infermieristica”.

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Se hanno bolla aria abbastanza grande e ‘protetti’ da macerie

C’è ancora speranza di trovare qualche superstite sotto le macerie dell’hotel Rigopiano, se si è trovato in una sacca d’aria sufficientemente grande. Lo afferma Mario Costa, presidente onorario della Società Sis 118, secondo cui a questo punto è l’ipotermia il rischio maggiore che si corre.
“Una possibilità c’è sempre – spiega Costa – si può trovare una sacca d’aria sufficiente sotto le macerie che dà la possibilità di respirare, e anche la presenza di neve offre l’occasione di bere. Se si trattasse di persone semplicemente sotto una valanga sarebbe un problema, perchè in quelle condizioni si resiste molto meno, dopo poche ore la sopravvivenza si abbassa molto. Qui il disastro è sotto certi aspetti anche una ‘fortuna’, perchè i detriti, se non hanno provocato traumi gravi come la sindrome da schiacciamento, danno la possibilità di essere protetti dal contatto diretto con la neve”.
A cinque giorni dalla tragedia è ora il freddo il problema principale. “Anche se non si è a contatto diretto con la neve il freddo è un problema a questo punto – sottolinea l’esperto -, il rischio ipotermia è molto grande”.