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Spruzzati biomateriali che favoriscono la rigenerazione

“Dipingere” il cuore con una “bomboletta spray” molto speciale può favorire la riparazione del muscolo cardiaco dopo un infarto, il tutto con un trattamento mini-invasivo. E’ quanto dimostra una ricerca preliminare su animali condotta presso l’Università della Carolina del Nord: biomateriali vengono spruzzati in forma di spray direttamente sulla superficie del cuore danneggiato da infarto e formano un gel che aiuta il cuore a ripararsi senza bisogno di punti di sutura e di chirurgia a torace aperto.
L’idea è stata presentata sulla rivista Tissue Engineering, Part C e costituisce un avanzamento rispetto alla ricerca in corso sui cerotti rigenerativi sperimentati finora, che richiedono una chirurgia a torace aperto. Gli autori del lavoro – Junnan Tang e Adam Vandergriff – si sono ispirati alle vernici spray in uso nell’industria delle costruzioni. Lo spray che hanno realizzato è composto da due biomateriali porosi che favoriscono la riparazione del cuore e che rappresentano anche un vettore per trasportare localmente dei farmaci o fattori di crescita, per promuovere formazione di nuove cellule cardiache.

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Studio Policlinico Gemelli

Non solo sono capaci di ridurre il rischio cardiovascolare e i grassi nel sangue, ma possono anche aiutare a ‘riparare’ i danni del cuore dall’infarto. Sono i farmaci Omega-3, al centro di uno studio, recentemente pubblicato su Circulation, coordinato da Massimo Massetti, direttore dell’Uoc di Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma e titolare della Cattedra di Cardiochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La ricerca ha analizzato gli effetti dell’assunzione di alte dosi di farmaci Omega-3 in pazienti che avevano subito un infarto miocardico acuto (IMA) dimostrando che alte dosi di Omega-3, possono intervenire positivamente nel rimodellamento del muscolo cardiaco. “I risultati di questo studio – commenta Massetti – sono particolarmente importanti, infatti, dopo un infarto miocardico acuto si verificano delle alterazioni del muscolo cardiaco che dipendono dal grado di sofferenza ischemica legata alla diminuzione dell’afflusso di sangue al cuore. Queste alterazioni vanno dalla necrosi del tessuto con successiva cicatrice fibrosa (infarto vero e proprio) a variazioni di forma e dimensioni del ventricolo sinistro. Questi cambiamenti morfologici possono essere reversibili, con appropriati interventi, nella fase iniziale dopo occlusione coronarica. Se non si interviene, o se si interviene tardivamente, si instaura una progressiva dilatazione del ventricolo colpito dall’infarto con peggioramento della performance contrattile. Questo processo, viene definito di “rimodellamento” e, in base alla gravità, può condizionare la successiva prognosi della malattia”.

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Si applica e ripristina il ritmo cardiaco

Sviluppato un cerotto per riparare il cuore dopo un infarto, che si applica nella parte danneggiata in modo mini-invasivo, senza nemmeno bisogno di punti di sutura e che potrebbe divenire una cura per evitare la comparsa di aritmie.
Reso noto sulla rivista Science Advances, è il traguardo di ricercatori australiani della università di Sidney e britannici dell’Imperial College London. Il cerotto è stato testato con successo su animali all’Imperial College da Cesare Terracciano.
Dopo un infarto la parte del cuore danneggiata perde capacità di condurre corrente; si forma una cicatrice e in quella parte il cuore non funziona più. Questo può causare insufficienza cardiaca e pericolose aritmie.
Gli esperti hanno creato un cerotto con chitosano (molecola dei gusci di crostacei), una sostanza chiamata polianilina e acido fitico dalle piante.
Il cerotto si appiccica sulla parte danneggiata e ripristina la conduzione elettrica che permette al muscolo di contrarsi e pompare il sangue. Per attaccarlo non servono punti di sutura, il cerotto si appiccica facilmente e resta funzionante a lungo.
Serviranno naturalmente altri esperimenti su animali prima di trasferire questa invenzione al letto del paziente.

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Una molecola capace di sanare danni cellule nervose

Correre “sprigiona” la produzione di una molecola capace di riparare danni al cervello, il fattore di crescita VGF.
Lo dimostra una ricerca su topi condotta presso l’Università di Ottawa e pubblicata sulla rivista Cell Reports.
I ricercatori hanno visto che se animali con un deficit di sviluppo del cervelletto – che normalmente muoiono molto presto e manifestano varie difficoltà psicomotorie – corrono su una ruota opportunamente posizionata nelle loro gabbiette, la loro longevità aumenta raggiungendo o superando l”aspettativa di vita standard’ di animali sani. Inoltre nel loro cervello risultano riparati danni al materiale isolante dei nervi, la cosiddetta guaina mielinica.
Gli esperti si sono anche accorti che alla corsa dei topi corrisponde un aumento di produzione nel loro organismo del fattore di crescita VGF e che l’aumento di concentrazione di questo fattore persiste fin tanto che all’animale è dato modo di correre sulla ruota.
Come controprova del fatto che sia proprio VGF a riparare il cervello degli animali, gli esperti lo hanno iniettato in altri animali con le stesse anomalie del cervelletto. Ebbene, questi animali si riprendono esattamente come quelli che corrono e i danni neurali risultano altrettanto ‘sanati’.
VGF potrebbe dunque divenire oggetto di nuovi studi per testarne l’efficacia su malattie come la sclerosi multipla (caratterizzata proprio da danni alla guaina isolante de nervi) o altre malattie neurodegenerative.