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Concorso pubblico, per soli esami, per la copertura di un posto a tempo indeterminato di operatore socio sanitario categoria B1 – area servizi di assistenza a tempo pieno di trentasei ore settimanali

E’ indetto concorso pubblico, per soli esami, per la copertura di un posto di operatore socio sanitario – area servizi di assistenza – categoria B1 del contratto collettivo nazionale di lavoro comparto regioni ed autonomie locali, a tempo pieno di trentasei ore
settimanali. Non e’ prevista la riserva del posto. Titolo di studio richiesto: diploma di scuola media inferiore e attestato di qualifica professionale di operatore socio sanitario o titolo dichiarato equipollente dalla D.G.R.V. n. 3973 del 30 dicembre
2002 e dalla legge regionale n. 17/2002 del Veneto. Termini di presentazione della domanda: i candidati dovranno
presentare domanda di ammissione al concorso entro e non oltre le ore 12,00 del trentesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» – secondo le modalita’ previste dal bando di concorso.
Copia del bando di concorso e dello schema della domanda di ammissione possono essere scaricati dal sito internet www.umbertoprimo.com – nell’area «Lavora con Noi», sezione «Concorsi». Per informazioni e’ possibile contattare l’Ufficio di amministrazione del personale della Casa di Riposo Umberto I al numero telefonico 0423.287395.

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I carabinieri del Nas con 3.631 ispezioni, quest’estate hanno avuto un bel da fare. Nel mirino ristoranti e istituti per anziani, con 296 persone segnalate all’autorità giudiziaria e 890 all’autorità amministrativa. L’operazione, dal nome ‘Estate tranquilla 2017’, ha visto in prima linea i Carabinieri con il comandante dei Nas, Adelmo Lusi, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, ed il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Le ispezioni si sono allargate anche a stazioni ferroviarie ed aeroportuali, centri estivi, agriturismo, stabilimenti termali, stabilimenti balneari, ristoranti, discoteche, traghetti.
Oltre alla chiusura di 94 centri per anziani, sequestrati anche 39 tonnellate di alimenti e 294 confezioni di medicinali, per un valore totale di 25 milioni di euro.

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Si altera il meccanismo che mette il cervello in pausa

Ricercatori dell’Università dell’ Illinois hanno scoperto che l’acufene cronico, il rumore come un fischio continuo che sente chi ne soffre, è associato ai cambiamenti in alcune reti nel cervello, determinando il fatto che questo rimanga sempre in modalita’ di attenzione senza poter andare in riposo. In sostanza e’ stato verificato non solo come questo continuo e fastidioso disturbo abbia una base organica ma e’ stato anche provato che incide negativamente sulla qualita’ della vita, impedendo al nostro cervello di mettersi in pausa. La ricerca, pubblicata su ”NeuroImage: Clinical”, ora apre alla speranza di future nuovi trattamento di questo disturbo che secondo diversi studi nel mondo colpisce fra il 10 e il 30% della popolazione. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale per creare dei modelli sulla funzione e sulla struttura del cervello, il nuovo studio ha scoperto che l’acufene è in una regione del cervello chiamata precuneo.
Con le nuove tecniche e con questa particolare ricerca e’ emerso che il precuneo dei pazienti con acufene e’ modificato, più connesso alla rete di attenzione e meno connesso alla rete che lo mette in ‘pausa’. Tutto questo si traduce nel fatto che i pazienti con acufene non sono veramente riposati, anche quando si riposano, ”e ciò potrebbe spiegare perché molti riferiscano di essere stanchi più spesso”. Inoltre, in questo modo, il cervello rimane anche piu’ concentrato sul fastidioso fischio che accompagna ogni momento del giorno e della notte, con l’effetto paradossale di peggiorare la concentrazione.

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Le raccomandazioni del Cdc americano, niente fumo prima dormire

Se una notte di sonno scarso rende difficile la giornata, dormire poco come abitudine aumenta il rischio di obesità, diabete, ipertensione, ictus e malattie cardiache. Ma qual è il numero di ore ‘giusto’ da dormire? Il massimo è tra i 4 e 12 mesi, con 12-16 ore al giorno raccomandate, mentre una volta adulti ne bastano 7 ore, come ricordano i Centers for diseases control (Cdc) americani sul loro sito, che mettono in guardia anche contro gli effetti deleteri del fumo.
Per ogni fascia d’età c’è un numero di ore raccomandate, secondo l’Accademia americana della medicina del sonno: dopo il primo anno di vita, in cui il sonno, con i pisolini diurni inclusi, occupa la gran parte della giornata, si va progressivamente calando. Tra 1-2 anni bisognerebbe dormire 11-14 ore al giorno e 10-13 ore in età prescolare, tra i 3 e 5 anni, sempre con i sonnellini inclusi. Si scende a 9-12 ore tra i 6 e 12 anni, per poi calare ancora durante l’adolescenza, a 8-10 ore tra i 13 e 18 anni. Una volta adulti, ne bastano 7. Per ‘aiutarsi’ a dormire bene, i Cdc elencano sei buone abitudini per proteggere il sonno. La prima di essere regolari, andando a letto e svegliandosi sempre alla stessa ora, anche nei fine settimana. Poi la camera da letto deve essere scura, rilassante, quieta e con una temperatura confortevole. E’ bene inoltre rimuovere tutti gli apparecchi elettronici dalla stanza, come tv, pc e smartphone, evitare i pasti pesanti, la caffeina e l’alcol prima del sonno, così come il tabacco. Infine mantenersi attivi e fare dell’esercizio durante il giorno.

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Si dorme per riposare e per rendere accettabile la nostra qualità della vita. Non sappiamo scientificamente perché ricorriamo al sonno per ricaricare le “batterie” del nostro organismo, ma sappiamo che se non riposiamo in maniera adeguata andiamo incontro a mille problemi. Per la prima volta in Italia, è stata avviata una indagine conoscitiva su una popolazione così vasta di bambine e bambini che frequentano la classe terza della scuola primaria: 365 ragazzine e 356 ragazzi di otto anni che abitano nella zona di Campagnano romano, comune della città metropolitana di Roma. 

Una indagine alla quale hanno contribuito in maniera determinante la direzione della Asl Rm4 (la ex RmF) che ha sede a Civitavecchia, i medici scolastici del quarto distretto dell’azienda sanitaria e Assirem (Associazione Scientifica Italiana per la Ricerca e l’Educazione nella Medicina del Sonno). Dai dati, illustrati dal professore Oliviero Bruni, Presidente Mondiale della Medicina del Sonno Pediatrica, durante il convegno “Il sonno non solo riposo ma funzione essenziale per la salute e la qualità della vita”, che si è svolto nella Regione Lazio, emerge che il 50% dei ragazzi dorme meno del tempo necessario fissato dagli standard mondiali in 9-10 ore per notte, anche perché c’è una scarsa consapevolezza dell’importanza del sonno: il 31,7% la sera non vorrebbe andare a dormire. 

Si è riscontrata inoltre una difficoltà all’addormentamento (9,6%) per la presenza di agitazione, ansia o paura (7,3%). Il 7,2% si sveglia durante la notte più di 2 volte, poi con difficoltà a riaddormentarsi (5,4%). Anche quando dormono, molti presentano un sonno agitato, si muovono in continuazione (26,7%). Nell’insieme ne emerge un sonno insufficiente e di scarsa qualità che giustifica poi come al mattino i ragazzi abbiano difficoltà a svegliarsi (26,1%) o si sveglino stanchi (15,2%). Altro aspetto rilevante è la presenza di disturbi respiratori nel sonno: nel 17% è presente russamento, il 9,6% non respira bene nel sonno mentre il 4,6% presenta apnee. Altro dato di rilievo è stato il riscontro di una elevata percentuale di bambini sovrappeso (16%) o obesi (11%) e la significativa correlazione tra aumento del peso corporeo e la presenza di disturbi respiratori.

”In Italia purtroppo vi è una scarsa sensibilità verso i disturbi del sonno o la deprivazione di sonno – spiega il professor Bruni – perché non vengono considerati come causa dei problemi diurni. In realtà molti dei casi di disturbi di apprendimento, iperattività, bullismo possono avere come concausa e/o fattore favorente proprio la deprivazione di sonno. Non dobbiamo pensare alla singola notte in cui il bambino ha dormito poco o male ma che tutte le notti il bambino accumula un debito di sonno e questo determina un malfunzionamento diurno in particolare a scuola. 

Sappiamo dalla letteratura che un problema respiratorio in sonno determina deficit cognitivi e neuro-comportamentali ma anche disturbi cardiovascolari, specie se associato a obesità o sovrappeso. I nostri dati evidenziano che la percentuale dei bambini con questi problemi è intorno al 15-20% ed è un dato”. Per l’esperto, per un sonno di qualità migliore, bisognerebbe innanzitutto cercare di anticipare l’orario di addormentamento non oltre le 22.