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Esperto, vanno presi solo come ‘allarme’ su stili vita

In rete sono sempre di più i ‘death clock’, siti che sulla base di poche informazioni predicono addirittura la data di morte, ma le loro indicazioni, che variano molto a seconda del sito scelto, vanno prese al massimo come un allarme su stili di vita sbagliati. Lo afferma un articolo su Bmj di John Appleby, Chief Economist del Nuffield Trust, una onlus inglese specializzata in ricerca sulla salute pubblica.
A seconda del calcolatore usato, racconta Appleby che ha testato su se stesso i diversi algoritmi, la sua aspettativa di vita varia tra i 67 e gli 89 anni. Alcune delle variazioni nelle predizioni sono dovute a differenze nei database usati, che usano aspettative di vita non basate sulla singola nazione, inoltre ci sono grandi diversità anche nel numero di variabili incluse per la predizione. Tra i parametri che influiscono sulla longevità, sottolinea l’esperto, ci sono secondo diversi studi persino l’essere o no sposati o l’atteggiamento più o meno ottimistico nei confronti della vita, oltre a dati su cui si può intervenire come l’indice di massa corporea o la propensione a bere o a fumare. “L’unica conclusione che si può fare – scrive Appleby – è che i risultati vanno presi ‘con un grano di sale’.
I ‘death clock’ possono essedre visti come una ‘allerta’ sulla propria salute”.

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Programma esiti 2016, ulteriori sforzi per raggiungere standard

Un costante miglioramento della qualità delle cure, più evidente in alcune aree del Paese e meno percepibile nel Sud Italia dove, comunque, si registrano piccoli ma importanti passi in avanti per alcuni indicatori e aree cliniche. Sono i primi risultati dell’edizione 2016 del Programma Nazionale Esiti (Pne) dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Anche quest’anno il Pne, spiega l’Agenas, rivela “una grande variabilità nell’efficacia e nell’appropriatezza delle cure tra Regioni e tra aree geografiche ed ospedali della stessa Regione, fotografando un sistema sanitario che, comunque, necessita di ulteriori sforzi per avvicinarsi sempre più agli standard di riferimento nazionali ed internazionali”. Agenas sottolinea inoltre come la “grande novità del Pne 2016 risiede nella valutazione sintetica di sette aree cliniche per ogni singola azienda ospedaliera, il ‘Treemap’, che rende il Piano ancor più uno strumento di supporto ai professionisti sanitari”.

Si tratta di “uno strumento di supporto anche per la governance regionale e delle aziende sanitarie, che potranno individuare e monitorare le strutture ospedaliere da sottoporre a piani di efficientamento e riqualificazione, per la presenza di almeno un’area clinica con una valutazione molto bassa”. “Trasparenza e diffusione capillare dei dati e potenziamento della partecipazione delle Regioni al sistema di valutazione – afferma il presidente Agenas Luca Coletto – sono le leve strategiche su cui l’Agenzia ha scelto di investire per intervenire sulle criticità e disuguaglianze prima che arrivino a pregiudicare la qualità, la sicurezza, l’universalità, nonché l’equità nell’accesso alle cure”. “Fiore all’occhiello di questa edizione è la possibilità per tutti di poter accedere al Programma e di consultare dati, scientificamente validati, ma allo stesso tempo semplici, chiari e immediatamente comprensibili a tutti”, conclude il direttore generale Agenas Francesco Bevere.



Nel 2015 12mila cesarei ‘risparmiati’ 

In Italia continuano a calare i parti cesarei che, come noto, rispetto a quelli naturali comportano maggiori rischi per la donna e per il bambino. Negli ultimi 5 anni sono circa 45.000 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 12.000 nel 2015, anno in cui la percentuale vede i cesarei attestarsi al 25% del totale dei parti. E’ uno dei dati che emerge dal Programma Nazionale Esiti 2016, appena pubblicato sul sito dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas). In tema di nascite, il medesimo regolamento del Ministero della Salute fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1000 parti annui. È noto, infatti, come il ricorso al parto cesareo dovrebbe esser richiesto solo in caso di indicazioni cliniche specifiche, ma per anni se ne è abusato. I dati di questo anno ci indicano che la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 25% del 2015. Rimangono ancora significative le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud, con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%. Fa eccezione la Liguria, con risultati analoghi a quelli delle regioni del Sud.

 


Diminuiti i ricoveri e i giorni degenza in ospedale nel 2015

“Progressi incoraggianti nella qualità delle cure”, con “interventi mirati, che incidono sull’organizzazione dell’offerta sanitaria”, migliorando la salute degli italiani e diminuendo i costi per le giornate di ricovero. Come dimostra il fatto che la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto è in diminuzione continua, dal 10,4% del 2010 al 9% del 2015. E’ quanto emerge dai dati dell’edizione 2016 del Programma Nazionale Esiti, elaborati dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas). Altro indicatore utilizzato per valutare la qualità delle cure offerte agli italiani è l’intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti fragili sopra i 65 anni. Negli ultimi 5 anni sono circa 80.000 i pazienti che hanno beneficiato di un intervento tempestivo, di cui 28.000 nell’ultimo anno. In questo modo, sono state più di 670.000 le giornate di degenza risparmiate, di cui 200.000 nel 2015. La proporzione di interventi entro i due giorni che nel 2010 si attestava al 31%, nel 2015 è passata al 55%, crescendo del 5% anche rispetto al 2014. Per questo indicatore il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera ha fissato, come valore di riferimento, lo standard minimo al 60%. Si osserva però una notevole variabilità, con valori per struttura ospedaliera che vanno da un minimo dell’1% ad un massimo del 97%. In ogni regione è presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria.

Per quanto riguarda i ricoveri, grazie a questi indicatori, si rileva che nel 2015 il numero di alcune tipologie a rischio di inappropriatezza risulta diminuito. Ad esempio il tasso di ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si è ridotto progressivamente dal 2.5 per mille nel 2010 al 2.1 per mille nel 2015. Si stima che nel 2015 siano circa 16.000 i pazienti a cui è stata risparmiata una ospedalizzazione potenzialmente evitabile. E ancora, nel 2015 il tasso di ospedalizzazione per tonsillectomia è diminuito passando dal 2.8 per mille del 2010 al 2.3 per mille. Ciò significa che sono stati evitati circa 5.300 interventi ad alto rischio di inappropriatezza con un’elevata variabilità intra e interregionale.

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Una nuova impronta alla chirurgia nuorese all’insegna di “tecnologia e innovazione”, finalizzata alla qualità e sicurezza del paziente. Grosse novità anche negli ambulatori del reparto. Una grossa rivoluzione in campo biomedico a Nuoro. Da oggi, gli occhialini 3D non si useranno soltanto per la visione dei grandi kolossal hollywoodiani, ma anche in campo sanitario. Il Dott. Carlo De Nisco, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale presso l’Ospedale San Francesco di Nuoro, illustra la nuova tecnica di laparoscopia in 3D, con la quale si ha la percezione di essere tornati indietro nel tempo, quando l’intervento si faceva a “cielo aperto”. La sensazione, in effetti, anche per un profano, è proprio quella di essere immersi all’interno del corpo umano, nonostante si operi in laparoscopia. Un colonna, un video ad alta definizione, e un paio di occhialini per vedere la tridimensionalità nello schermo, oltre naturalmente a una telecamera con due “occhi”, e un software ad alta definizione, che riproduce fedelmente la realtà su 3 dimensioni, consente oggi ai chirurghi di operare con maggior precisione e definizione, perché permette un orientamento spaziale più preciso e la visione della profondità. Grazie alla disponibilità e lungimiranza del Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Locale di Nuoro, Dott. Mario Carmine Antonio Palermo, e del Direttore delServizio Provveditorato e Risorse Materiali, Dott. Antonello Podda, è stato possibile, su richiesta proprio del Dott. De Nisco, dotare di tecnologia avanzata sia il Reparto di Chirurgia che la Sala Operatoria. Due, in particolare, le innovazioni introdotte per migliorare la sicurezza e la qualità offerta ai pazienti. Sala operatoria: 1) due modernissime colonne laparoscopiche Olympus con tecnologia 3D 2) suturatrici per anastomosi intestinali guidate dal Robot da Vinci 3) sistemi di insufflazione avanzata per lavorare sia in laparoscopia che in robotica (airseal) L’innovativo sistema laparoscopico Full-HD 3D si basa su schermi ad alta definizione e occhiali 3D ed è stato fornito dalla ditta Olympus. La ASL di Nuoro ha acquistato due colonne per permettere interventi in contemporanea in più sale. Questa tecnologia viene regolarmente utilizzate nella sala operatoria dal giugno 2016 dal Dott Carlo De Nisco Direttore dell’Unita Operativa di Chirurgia Generale, e da tutta la sua equipe . «Questa tecnologia – spiega Dott. De Nisco – consente di migliorare l’atto chirurgico, perché è come operare con i propri occhi, permette la visione di maggiori dettagli favorendo maggiore sicurezza e precisione». «La nuova tecnologia – continua il Direttore della Chirurgia nuorese – la utilizziamo regolarmente per operare sia patologie benigne (colecisti, laparoceli, ernie) che tumori dell’apparato digerente (stomaco, colon, fegato ecc). Inoltre siamo stati i primi in Sardegna ad acquistarla e ad utilizzarla regolarmente». Gli interventi laparoscopici (mini invasivi) vengono eseguiti con visione tridimensionale, permettendo al chirurgo la percezione della profondità, facilitando l’individuazione dei piani chirurgici e del movimento degli strumenti manuali nel campo di visione. Questo comporta un incremento notevole della velocità di alcuni gesti chirurgici che richiedono molta precisione, come l’esecuzione delle suture, ad oggi possibili con la stessa qualità solo con la chirurgia robotica, e la possibilità di un più rapido e migliore apprendimento da parte dei giovani chirurghi nell’eseguire l’intervento chirurgico. Il tutto finalizzato alla sicurezza del paziente, alla riduzione dei tempi di degenza e alla qualità del servizio erogato, permettendo di offrire al territorio un’opzione chirurgica al passo con i tempi. Attività ambulatoriale: un nuovo sistema “taglia code”, con prenotazione delle prestazione anche tramite applicazione da cellulare, permette una gestione chiara e fluida delle prestazioni ambulatoriali quotidianamente erogate nel Reparto di Chirurgia Generale (prestazioni CUP, Prericoveri, Proctologia, Ecografia interventistica, piccoli interventi chirurgici, Senologia, Chirurgia Plastica). Da quando il nuovo sistema è entrato a regime la qualità percepita, tanto dai pazienti quanto dagli stessi operatori sanitari, è notevolmente migliorata. Sempre all’insegna del rispetto di sicurezza e qualità del servizio erogato ai pazienti – sia nel reparto che nelle sale operatorie della Chirurgia Generale – sono le varie check list ormai a regime da diverso tempo (cultura che, il Dott. De Nisco ha appreso dalla formazione ricevuta, in collaborazione con i piloti dell’aviazione, presso il SIMANNU, il Centro di simulazione medica di Nuoro, il primo di questo tipo nato in Sardegna e uno dei pochissimi che si trova in Italia) per la gestione delle attività quotidiane di sala operatoria (preparazione del paziente) e allestimento della strumentazione. Grande la soddisfazione della Direzione Aziendale che ha condiviso e sponsorizzato la visione futuristica del Dott. De Nisco: «Questo nuovo primato del San Francesco dimostra come tecnologia, sicurezza, esperienza, lungimiranza, professionalità degli operatori di sanità (medici e infermieri, ma anche personale amministrativo) creano una “realtà straordinaria”, che si pone come obiettivo quello di curare al meglio il cittadino, garantendogli cure sempre più moderne ed efficaci».