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Autore
Massimo Agnoletti, Ph.D.
Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica.
Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto.
Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE)

 


Sintesi

La recente scienza dei Telomeri permette di identificare e quantificare a livello molecolare cos’è lo Stress Positivo (Eustress) distinguendolo da quello negativo (Distress).

English Abstract

The current concept of Stress lacks an operational and molecular distinction between Negative Stress (Distress), the cause of psycho-neuro-endocrine-immunological problems that reduce the expectation and quality of life, and Positive Stress (Eustress) which preserves and promotes health and psychophysical well-being by lengthening and improving the quality of life. The science of telomeres, the chromosomal structures that determine cellular longevity that can be measured, offers an original and operational perspective at a molecular level that is valuable for distinguishing Distress from Eustress.

Italian Abstract

L’attuale concetto di Stress deficita di una distinzione operativa e molecolare tra lo Stress Negativo (Distress), causa di problematiche psico-neuro-endocrino-immunologiche che riducono l’aspettativa e la qualità di vita, e lo Stress Positivo (Eustress) che preserva e promuove salute e benessere psicofisico allungando e migliorando la qualità di vita. La scienza dei telomeri, le strutture cromosomiche che determinano la longevità cellulare che possono essere misurate, offre una prospettiva originale ed operativa a livello molecolare preziosa per distinguere il Distress dall’Eustress.


Il concetto di Stress attualmente condiviso all’interno della comunità scientifica si basa principalmente sull’assunto che vi sia una specifica attivazione psico-neuro-endocrino-immunologica (definita anche “Stress Response”) finalizzata a ripristinare il preesistente equilibrio fisiologico dell’organismo minacciato da un agente stressante(esterno o interno rispetto l’organismo).

In questo scenario teorico l’agente stressante rappresenta sempre una perturbazione di un equilibrio (omeostatico o allostatico) dell’organismo quindi vi è stata quasi sempre la tendenza ad identificare con una connotazione negativa sia l’agente stressante che la sua reazione psico-neuro-endocrino-immunologica se non nel caso in cui questa coincida con lafinalità difensiva di fronte ad un pericolo imminente di sopravvivenza per l’organismo (Stress Acuto).

In generale, in questo contesto teorico, tutte le attivazioni psico-neuro-endocrino-immunologiche non finalizzate a risolvere un problema di sopravvivenza imminente sono considerate svantaggiose per l’organismo infatti sono in genere definite come Stress Negativo perché riducono la fitness biologica dell’organismo.

Sempre seguendo la logica di questi assunti relativi lo Stress, l’attivazione prolungata della Stress Response è sempre considerata negativa tanto che il termine Stress Cronico (che di per sé significa Stress che perdura nel tempo) è attualmente considerato sinonimo di attivazione psicofisiologica svantaggiosa a prescindere dalla natura dello stesso Stress non accettando la possibilità che esista uno Stress Cronico Positivo (Agnoletti, 2022).

Questa visione riduzionistica dello Stress sottostima grandemente gli aspetti e le finalità psicologiche e sociali di questo importante meccanismo psicofisico negando l’ormai riconosciuta ed imprescindibile integrazione tra gli aspetti mentali e quelli biologici che caratterizzano la specie umana (Agnoletti, 2021a; Agnoletti, 2022).

Risulta facile capire quindi perché, in questa visione dello Stress, non trovi attualmente un posto epistemologico lo Stress Positivo caratterizzato ad esempio da emozioni positive di gratificazione non contestualizzabile in una funzione difensiva per la sopravvivenza (pur essendo uno dei bisogni umani più basilari, frequenti e caratterizzanti la specie umana).

Il padre del concetto di Stress Hans Selye (1976), così come molti altri eccellenti autori come Lazarus & Folkman (1987), McEwen (2007), Sapolsky (2006) e Chrousos (2009), hanno nel tempo accumulato molti dettaglisulla natura psicologica, fisico-chimica, fisiologica e molecolare del concetto di Distress senza mai approfondire la natura dello Stress Positivosempre facente parte di questo fondamentale meccanismo biologico adattativo che non possiede unicamente funzioni difensive finalizzate a preservare o ripristinare l’omeostasi dell’organismo.

Chrousos e Agorastos (Agorastos & Chrousos, 2021) sintetizzano il concetto classico di Stress in modo paradigmatico affermando che: “Lo stress è definito da uno stato di minaccia all’ equilibrio omeodinamico da un’ampia gamma di sfide o stimoli intrinseci o estrinseci, reali o percepiti, definiti come fattori di stress. Per preservare questo stato omeodinamico ottimale all’interno di un intervallo fisiologico, gli organismi hanno sviluppato un sistema altamente sofisticato, il sistema dello stress, che serve all’autoregolazione e all’adattabilità dell’organismo mediante il re-indirizzamento dell’energia in base alle esigenze presenti.”.

Anche in questa precisa definizione si comprende chiaramente quanto l’orientamento sia quasi esclusivamente focalizzato sull’aspetto biologico dell’organismo senza far riferimento ai suoi aspetti altrettanto psicologici e socioculturali altrettanto importanti.

La definizione in oggetto include l’espressione “…un’ampia gamma di sfide o stimoli intrinseci o estrinseci, reali o percepiti, definiti come fattori di stress” che potrebbe far pensare ad una concettualizzazione più ampia di quella attualmente intesa ma il resto della definizione sembra essere contradditoria con quest’espressione perché si fa riferimento alla frase “Per preservare questo stato omeodinamico ottimale all’interno di un intervallo fisiologico…”.

Naturalmente non sto negando qui l’importanza del fondamentale livello fisiologico-biologico ma ci tengo a sottolineare che, all’interno delle evidenze scientifiche attualmente disponibili dove si sottolinea con sempre maggiore forza l’alta integrazione umana tra i piani informazionali biologici, psicologici e socioculturali, una moderna definizione di Stress dovrebbe essere coerente con essa per evitare un riduzionismo irrealistico che non riesce a rappresentare la complessità umana (Agnoletti, 2020; Agnoletti, 2021a;Agnoletti, 2022).

Attualmente, infatti, si parla di Stress Positivo solo se la reazione di Stress è finalizzata a preservare la sopravvivenza, in tutti gli altri casi,lo ribadisco, si parlerà di Stress Negativo.

Faccio notare che in questa definizione Positivo e Negativo hanno un senso solo ed esclusivamente sul piano teleonomico biologico non psicologico né tantomeno socioculturale.

Ho il sospetto che il successo della ricerca biomedica sullo Stress Negativo soprattutto nelle sue dinamiche molecolari (Stress ossidativo, Radicali liberi, Ages, etc.) ha, nel tempo, ulteriormente focalizzato il paradigma dello Stress come fattore essenzialmente negativo tanto che vi è un generale paradosso consistente nel fatto che se da una parte quasi tutta la comunità scientifica è concorde a livello concettuale nell’ammettere che esiste anche uno Stress Positivo (talvolta anche diverso dal meccanismo del “Fight or Flight”) è altrettanto monolitica nel non ammettere concettualmente l’esistenza, a livello biomolecolare,dello Stress Positivo.

A confermare quanto appena affermato, attualmente, per la maggior parte di studiosi, parlare degli effetti dello Stress Positivo a livello molecolare risulta essere un concetto quasicontraddittorio.

Il gap teorico che ho appena descritto è reso evidente, ad esempio, dalle molte ricerche che ci dimostranoquanto le persone ottimiste o che gestiscono efficacemente lo stress psicosociale siano anche più longeve quindi più performanti dal punto di vistadella fitnessbiologica (Epel et al., 2004;Lee et. al, 2019; James, et. al, 2019).

Seppure tutti i meccanismi causali non siano attualmente chiariti vi è senza dubbio un rapporto tra l’aspetto psicologico e quello che determina la differente longevità quindi vi deve essere un livello, attualmente grandemente sottovaluto, fisiologico ed epigenetico cellulare di queste dinamiche.

Questo è il motivo per cui sono sempre più convinto che per cambiare paradigma dello Stress aggiornandolo con un paradigma più complesso e realistico che includa anche lo Stress Positivo, occorra una definizione che includa la dimensione del significato (Agnoletti 2020; Agnoletti 2021a) e che abbia anche una definizione operativa molecolare chiara quanto quella già disponibileper lo Stress Negativo (Agnoletti, 2022a).

A mio avviso, grazie alle scienze dei Telomeri, i tempi sono maturi per definire anche lo Stress Positivo a livello molecolare ecco perché adesso introdurrò velocemente il tema dei Telomeri prima di presentare quella che per me èil meccanismo che dimostra l’operazionalizzazione sul piano molecolare dell’Eustress.

In genere per spiegare il ruolo e la funzione dei telomeri si usa la metafora dei “terminali” plastificati dei lacci delle scarpe dove i lacci stessi rappresentano l’informazione genetica del nostro DNA.

La metafora riesce a comunicare facilmente l’importanza dei telomeri nel garantire la struttura del nostro contenuto genetico scongiurando di conseguenza la situazione in cui l’informazione contenuta nel nostro patrimonio genetico non sia più utilizzabile dai processi cellulari determinandone il degrado e la morte cellulare stessa che in termini di organismo sono rappresentati da molte problematiche psicofisiche come problemi cardiovascolari, immunologici, etc.

I telomeri ad ogni divisione cellulare si accorciano progressivamente, e questo graduale processo di accorciamento rappresental’“invecchiamento” cellulare e quindi l’aspettativa di vita residua.

Uno speciale enzima chiamato “telomerasi” riesce a contrastare, anche se parzialmente, l’effetto di consumo dei telomeri aggiungendo basi alla loro struttura molecolare rallentando quindiil ritmo di invecchiamento cellulare (Andrews & Cornell, 2017; Armanios, 2013; Blackburn, 1991; Blackburn, 2010).

Mentre quindi alcuni fattori “accelerano” l’accorciamento dei telomeri perché limitano l’azione ricostruttiva dalla telomerasi (si pensi ad esempio al fumo, la bassa qualità/quantità di sonno, la sedentarietà, al distress cronico, al rimuginio frequente, la depressione, il pessimismo, l’alimentazione scorretta, etc.) altri fattori “rallentano” il ritmo di accorciamento telomerico dovuto alla replicazione cellulare perché attivano più efficacemente la telomerasi (meditazione, una regolare attività motoria, una corretta nutrizione, una corretta qualità del sonno, etc.).

Questa particolare dinamica è stata definita dal dr. Bill Andrew, biologo di fama mondiale anche per aver diretto il gruppo di ricerca che ha identificato per la prima volta l’enzima telomerasi, “tug of war”, cioè “tiro alla fune” perché l’accorciamento in termini assoluti dei telomeri è determinato dal risultato delle forze che tendono a contrastare l’accorciamento telomerico riducendo l’attività della telomerasi e le forze che agiscono esattamente in senso opposto (Andrews & Cornell, 2017).

Sia a livello clinico, di promozione e prevenzione della salute psicofisica è dunque fondamentale possedere telomeri che compiono il loro fisiologico accorciamento in maniera più lenta possibile rafforzando la capacità della telomerasi affinché sia possibile estendere quanto più possibile la nostra longevità residua oltre che la non meno importante qualità di vita in termini di vulnerabilità nei confronti di problematiche cardiocircolatorie, immunitarie e molte altre tutte connesse con il consumo telomerico (Agnoletti, 2018a; Agnoletti, 2018b; Agnoletti, 2018c).

Attualmente i telomeri sono considerati il nostro orologio biologico più affidabile essendo così strettamente connesso con l’invecchiamento cellulare, la nostra longevità e la probabilità di essere o meno vulnerabili a tutta una serie di problematiche psicofisiche (Andrews & Cornell, 2017; Armanios, 2013).

Alla luce di quanto descritto sopra è quindi ora possibile proporre una definizione operativa di Stress Positivo nel senso che, così come vengono definiti fattori stressanti negativi tutti quei fattori che influenzano negativamente sulla lunghezza assoluta dei telomeri attraverso il basso funzionamento della telomerasi, possono essere altresì  intesi come stressanti positivamente quei fattori che funzionano facendo attivare maggiormente la telomerasi determinando quindi un rallentamento del ritmo di consumo dei telomeri stessi.

Come definizione di Stress Positivo a livello molecolare potremmo quindi affermare che sono tutti quei fattori epigenetici che aumentano l’attività della telomerasi con il risultato di rallentare il processo di accorciamento dei telomeri con i derivanti benefici in termini di minor invecchiamento cellulare.

Al pari dello Stress Negativo che impatta a livello epigenetico esattamente nella direzione opposta, lo Stress Positivo trova quindi una sua collocazione anche molecolare che ben si accorda con una visione psico-neuro-endocrino-immunologica all’interno del paradigma bio-psico-sociale dove le componenti socioculturali e psicologiche hanno il loro corretto riconoscimento anche nell’influenzare le dinamiche fisico-chimiche caratteristiche della dimensione biologica.

La lunghezza assoluta dei telomeri ed il loro ritmo di accorciamento sono quindideterminati epigeneticamenteda molteplici fattori quali l’esposizione a fattori stressanti negativamente ma anche relativi lo Stress Positivo, in termini di benessere psicologico, gli stili di vita che adottiamo (motori, alimentari, del sonno, etc.) e molti altri fattori (Armanios & Blackburn, 2012; Blackburn, Epel & Lin, 2015; Calado & Young, 2009; López-Otín et al. 2013).

La definizione operativa molecolare di Stress Positivo e di Stress Negativo ha senso all’interno di un concetto di Stress che include tutte le teleonomie bio-psico-sociali caratterizzanti la specie umana (Agnoletti, 2020; Agnoletti, 2021a; Agnoletti, 2021b Agnoletti, 2022)perché solo cosìè possibile distinguere l’impatto dello Stress, ad esempio,dai processi oncologici connotati da una telomerasi molto attiva che pur determinando una virtuale assenza di invecchiamento cellulare delle cellule tumorali, rappresenta naturalmente una teleonomia biologica che interferisce e danneggia quelladell’organismo nel quale di sviluppa.

Nei termini della bella metafora del “tiro alla fune” dei telomeri coniata dal dr. Bill Andrew, che ho il piacere di conoscere personalmente, il risultato del ritmo di riduzione dei telomeri avviene dalla sommatoria dello Stress Negativo e da quello Positivo che impattano sull’attività dell’enzima telomerasi tramite l’effetto “imbuto dei telomeri” dello varie componenti epigenetiche (Agnoletti, 2019).

All’interno del settore della Psicologia Epigenetica (Agnoletti, 2018c), la definizione operativa di Stress Positiva e di Stress Negativo permette di poter esplorare empiricamente l’impatto delle influenze cognitive, emotive e motivazionali a livello molecolare e cellulare con importanti potenziali implicazioni per la promozione del benessere psicofisico delle persone sia a livello clinico che non.


Bibliografia

Agnoletti, M. (2022). Il moderno concetto di stress necessita di concettualizzare edoperazionalizzare anche lo stress positivo. State of Mind, 1.

Agnoletti, M. (2021a). La dimensione del significato è necessaria per comprendere la distinzione tra eustress e distress. Medicalive Magazine, 9, 8-15.

Agnoletti, M. (2021b). L’epigenetica e l’olobionte umano-microbiota. Medicalive Magazine, 5, 19-26.

Agnoletti, M. (2020). La differenza tra stress positivo e negativo non è solo di natura quantitativa. Medicalive Magazine, 11, 25-30.

Agnoletti, M. (2019). L’Effetto Imbuto o Effetto Collo di Bottiglia dei telomeri, Medicalive Magazine, 5, 19-21.

Agnoletti, M. (2018a). L’Asse psiche-telomeri ecco come la mente influenza l’invecchiamento. PNEINEWS, 5, 4-9.

Agnoletti, M. (2018b). La Scienza dei Telomeri. Come sta cambiando radicalmente il concetto d’invecchiamento con importanti conseguenze sul piano della salute e del benessere psicofisico umano. Medicalive Magazine, 8.

Agnoletti, M. (2018c). La nuova frontiera della psicologia: la Psicologia Epigenetica. State of Mind,10.

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Lee, L. O., James, P., Zevon, E. S., Kim, E. S., Trudel-Fitzgerald, C., Spiro, A., 3rd, Grodstein, F., & Kubzansky, L. D. (2019). Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 116(37), 18357–18362. https://doi.org/10.1073/pnas.1900712116

López-Otín, C., Blasco, M. A., Partridge, L., Serrano, M., & Kroemer, G. (2013). The hallmarks of aging. Cell, 153(6), 1194–1217. https://doi.org/10.1016/j.cell.2013.05.039

McEwen, B. S. (2007). Physiology and neurobiology of stress and adaptation: central role of the brain. Physiol. Rev. 87, 873–904.

Sapolsky, R. (2006). Perché alle zebre non viene l’ulcera? Orme Editore, Milano.

Selye, H. (1976). Stress in health and disease. Butterworth’s, reading, Massachusetts.

 

 

Rivista del mese

Autore
Dr. Filippo Parodi
Specialista in Anestesia e Rianimazione, Terapia del dolore FMH, Terapia Antalgica, Ematologia, Pneumologia.
Membro SSIPM con certificazione RME 142 è consulente, presso l’Ospedale Regionale di Lugano, della Terapia del dolore neuromuscolare.

 



Abstract

La conduttanza è l’inverso della resistenza elettrica del corpo umano varia da un individuo all’altro, questa variazione deriva sostanzialmente dallo stato di umidità della pelle stessa dovuto all’azione delle ghiandole sudoripare sottostanti.

Il valore assoluto della resistenza cutanea è un indice dello stato generale di attivazione del sistema nervoso dell’organismo e è indicato come attività tonica. Il valore tonico è maggiore (quindi la conduttanza è minore) se una persona è in uno stato di rilassamento mentre è più basso (conduttanza più alta) quando un individuo è agitato o nervoso in quanto aumenta la sudorazione cutanea.

Le rapide risposte a stimoli emozionali, dolorosi che siano sensoriali o dovute a immaginazione (definiti attività fasica) portano ad aumento della conduttanza.

In numerosi studi di ricerca si comincia a studiare con attenzione la correlazione della conduttanza cutanea con i parametri di stress cronico ma anche come possibile marker del dolore.

Per esempio, in un articolo apparso su Repubblica si evidenzia come la conduttanza sia collegata allo stato di stress sul lavoro.

Nel libro del Dott. Boschin la conduttanza è utilizzata come marker per individuare risposte a stimoli emozionali.

Il software, attraverso un dispositivo che si collega semplicemente ai sensori, permette di misurare le differenze di conduttanza in momenti diversi e di confrontarli.

Con il software è anche possibile confrontare le variazioni di conduttanza con altri parametri come ECG ed EMG al fine di avere una misura maggiormente precisa dello stato dell’individuo in quel momento o per confrontare periodi differenti,
La conduttanza cutanea in diversi ambiti è utilizzata da professionisti, la misura della conduttanza può essere così utilizzata per avere un maker, per esempio per i seguenti stati:
• Stress
• Emozione in risposta a stimolo
• Paura
• Dolore
• Stanchezza
• Sovrallenamento
• Stress o dolore cronico

Il valore rilevato viene espresso numericamente dopo opportuna e valida acquisizione, con possibilità grafiche del grezzo di monitoraggio dei valori min e MAX e riportato in memoria comparativa, con la possibilità di confronto con altri test e ne traduce l’importanza clinica. Si pensi al paziente che non è in grado o non può comunicare, sottoposto a terapie analgo-disforiche e a procedure di analgesia da hospital (partoanalgesia).

Dallo studio sono emerse le seguenti conclusioni della tesi che hanno dato poi avvio al primo studio per la creazione di una scala  riportata nel lavoro.

“In considerazione della nuova tecnologia che permette una indagine strumentale di parametri considerati solo in laboratorio di fisiologia con strumentazioni inavvicinabili come prezzo e valore, questo monitoraggio in una fase clinica iniziale, in una limitata attività di laboratorio, con necessità di risposte concrete terapeutiche ,soffre della validazione e significatività dei grandi numeri ma ,nonostante questa lacuna in ambiti per ora specialistici, la sua applicazione porta conoscenza e dati soggettivi  ma quantificabili oggettivamente sul singolo paziente, permettendo di individuare i problemi meno amplificati di difficile conoscenza anche a carico del soggetto stesso in trattamento.

L’ applicazione senza monitoraggio, attualmente è eseguita a random con consenso alla prima seduta di consulenza del paziente. Nonostante il limite di mancanza di un vero protocollo (monitoraggio eseguito non da medico, ma da personale sanitario senza conoscere il motivo clinico della patologia del paziente) la rilevazione può portare random dei dati importanti a fini conoscitivi e per le situazioni cliniche.


Foreword

The attempt of the present work is to demonstrate objectively the real subjective effectiveness of information therapies in the treatment of algogenic pathologies.

To this end, thanks to the joint collaborative efforts with the company Proereal through the use of the AZ Bioprocess solution, with constant commitment, methods and observations were addressed to build a unit of measurement of pain derived from electrical parameters in humans and animal species.

Thanking all the students and the school director Prof. Militante of the IIS Lagrange of Milan who participated in thisproject.

At the national level, importance is given to the issue of pain: The legislation published in the Official Gazette of the Italian Republic – General Series – n. 149 of 29-06-2000, agreement between the Ministry of Health, the Regions and the autonomous provinces, indicates the guidelines for the construction of the Painless Hospital.

The guidelines are intended to introduce actions in order to monitor the level of pain and find ways to alleviate the suffering caused by the ongoing disease, in particular oncological pathologies.

Recall that according to the World Health Organization (WHO), “health is a state of complete physical, mental and social well-being and not the simple absence of the state of illness or infirmity”.

The International Association for the Study of Pain (IASP) gives a definition of pain: “an unpleasant sensory and emotional experience, associated with actual or potential tissue damage or otherwise described as such. Pain is always a subjective experience. Each individual learns the meaning of that word through experiences related to an injury during the first years of life. Surely it is accompanied by a somatic component, but it also has an unpleasant character and, therefore, an emotional charge”.

Another way to define pain is the following “pain is a sensory perception caused by stimulations of various kinds, able to stimulate specific receptors, called nociceptors”.

Nociceptors are anatomical structures made up of groups of nerve cells (sensory neurons) from which fibers afferent first to the spinal cord and then to the sensory areas of the brain depart. The word “nociception” indicates those mechanisms of transmission of painful stimulations, which always have a peripheral origin deriving precisely from the localization of pain receptors.

Two components linked, connected and interconnected to pain are highlighted, the emotional state and the mechanical biochemical state.

So we asked ourselves the following question: in addition to measuring pain with subjective method through the current scales, is it possible to give indications on pain also with instrumental measures?

On Micropedia you can find some interesting reflections that we report here:

“Although it is always and in any case an expression of pathologies of various kinds, pain is characterized by its physiology, as its manifestation follows a well-defined path both from an anatomical and functional point of view.

It is in fact a phenomenon absolutely compatible with certain conditions that, although very unpleasant or even intolerable, are part of existence.

The term nociception is intended to indicate the set of mechanisms of transmission of painful stimulations from the periphery to the central nervous system, as pain always presents a centripetal direction.

It is on the interaction of the different brain areas that the processing of the nociceptive signal and its consequent awareness depends.

Pain is usually accompanied by more or less intense defense reactions and consciousness contents related to emotional and anxious experiences.

It is always an unpleasant experience deriving from an evident fusion between body (primary seat of algic stimulation) and mind (responsible for perception), so much so that in many cases we talk about psycho-somatic genesis of pain” (“taken from © 2020 Micropedia All Rights Reserved”)

Today the most widespread method for the evaluation of pain is “the visual analog scale (VAS) which uses a segment ten centimeters long, where each interval corresponds to a progressively greater degree of painful perception, always evaluated from zero to ten.

Through this support, the patient must indicate a point of the segment corresponding to his pain, the advantage is related to the high sensitivity and reliability, the disadvantage is related to the impossibility of being used by disabled patients (visual, physical or cognitive disorders) or who are in an advanced stage of the disease.”

Alongside the traditionally used scales, the possibility of proposing in the field of monitoring, the use of an additional method especially in situations of dubious response to therapies against musculoskeletal pain and sensory somato, even in the animal world before and after bioenergetic applications (drugs, manual and instrumental techniques, acupuncture, phytotherapy and Pacth) to test the validity of the numerous devices in the literature and support the  conventional SUBJECTIVE scales, without objective feedback, such as V.A.S . N.R.S. which, although useful in a statistical mass evaluation, are of limited use in the field of evaluation in integrated medicine.

This takes into account the detection of psychophysiological parameters such as skin conductance (1), heart  rate (2), activation of brain waves (3).

The monitoring is conducted through an electronic board that processes algorithms, connected via Bluetooth to a dedicated App available for any operator. Initially, the software was designed for applications on athletes at a high competitive level to improve the state of well-being and their state of performance, objectifying the state of health, the response to training cycles and to improve overall athletic performance.

In this first study,   the responses to a painful stimulus given by the conductance parameter were consideredabove all. Starting  from the work carried out in the thesis  developed at the UNIVERSITY OF EASTERN PIEDMONT, DEPARTMENT OF TRANSLATIONAL MEDICINE entitled OBJECTIVE INFORMATIONAL BIOELECTRIC PROFILES PRELIMINARY DATA, where clinical cases were studied and in consideration of the possibilities of application of monitoring techniques, measurements were carried out in conditions of absolute freedom from NRS 0 algic symptoms in patients homogeneous by age  registry (less than 65 years, over 16 years) with prevalence of the female sex, without therapeutic interference of any kind, which led to support a remarkable uniformity of data in these subjects.

Practically the two most practical and coincident monitorings that can be performed in any health study and by other colleagues involved, are to be referred to EDA skin conductivity and ECG monitoring as an index of stress and standard deviation, PNN50 the responses detected with EEG were difficult to monitor due to the emotionality of the PZ as a baseline state in clinical practice sessions,  as well as the electromyographic recording presented enormous variations in relation to the type of patient, sedentary or sports and with consequent difficulty of application in muscle sectors (tested the joint tendon dominant forearm).

The cases briefly examined by Dr.Parodi, in the aforementioned thesis,  which can be considered significant, are represented by patients commonly afferent in the Pain Clinic clinic, suffering from acute low back pain in evolution, LOW BACK PAIN subacute on a chronic basis, CPRS 1 chronicized, CPRS2 Subacute post herpetic neuropathy, initial fibromyalgia patient treatment with GAET (4) and application modulatory frequency of Fibonacci.

For the parameter CONDUCTANCE for skin comfort (EDA) it is possible to measure the change in the electrical resistance of the skin, with analysis of the average of the last 250ms values in microsiemens. This parameter provides valuable information on the degree of pain, on the type of the same, somatiform or peripheral, and  allows an effective multiparametric analysis on the type of stress of the subject and on the emotional involvement and reliability of self-assessment.

The Galvanic Response of the Skin (GSR), Electrodermal Activity (EDA) and Skin Conductance (SC), are names to indicate the measurement of changes in the electrical characteristics of the skin.

The conductance is the inverse of the electrical resistance of the human body varies from one individual toanother, qthis variation derives substantially from the state of humidity of the skin itself due to the action of the underlying sweat glands.

The absolute value of skin resistance is an index of the general state of activation of the nervous system of the organism and is referred to as tonic activity. The tonic value is higher (so the conductance is less) if a person is in a state of relaxation while it is lower (higher conductance) when an individual is agitated or nervous as it increases skin sweating.

Rapid responses to emotional stimuli, painful whether sensory or due to imagination (called phasic activity) lead to increased conductance.

In numerous research studies we begin to carefully study the correlation of skin conductance with the parameters of chronic stress but also as a possible marker of pain.

Forexample,  in an article published in Repubblica (link in the final bibliography)it is highlighted how conductance is linked to the state of stress at work. In Dr. Boschin’s book, conductance is used as a marker to identify responses to emotional stimuli.

TheAZ Bioprocess software through a device that simply connects to the sensors allows you to measure the differences in conductance at different times and to compare them.

With the AZ Bioprocess software it is also possible to compare the changes in conductance with other parameters such as ECG and EMG in order to have a more precise measurement of the state of the individual at that time or to compare different periods, Skin conductance in different areas is used by professionals, the conductance measurement can thus be used to have a marker for example for the following states: • Stress• Emotion in response to stimulus• Fear• Pain• Fatigue• Overtraining• Stress or chronic pain

The detected value is expressed numerically after appropriate and valid acquisition, with graphic possibilities of the monitoring raw of the min and MAX values and reported in comparative memory with the possibility of comparison with other tests and translates its clinical importance. Think of the patient who is unable or unable to communicate, undergoing dysphoric analgus therapies and hospital analgesia procedures (partoanalgesia).

From the study emerged the following conclusions of the thesis that then started the first study for the creation of a scale and here we report

“In consideration of the new technology that allows an instrumental investigation of parameters considered only in the laboratory of physiology with unapproachable instruments such as price and value, this monitoring in an initial clinical phase, in a limited laboratory activity, with the need for concrete therapeutic responses, suffers from the validation and significance of large numbers but, despite this gap in areas for now specialized,  its application brings knowledge and subjective but objectively quantifiable data on the individual patient, allowing to identify the less amplified problems of difficult knowledge even at the expense of the subject himself in treatment.

The application without monitoring, is currently performed at random with consent to the first consultation session ofthe paziente. Despite the limitation of lack of a real protocol (monitoring performed not by a doctor, but by health personnel without knowing the clinical reason for the patient’s pathology) the detection can randomly bring important data for cognitive purposes and for clinical situations.

A 40-year-old patient with multiple sclerosis sent for balance disorders and extreme asthenia, at pre-consultation monitoring unexpectedly presented an average EDA of 4.6; in consideration of the data we asked ourselves the question of why the problem was not declared, it was obtained by response to a now chronic, little considered, bilateral lumbar pain probably dueto  the suspension of drugs.

Another Pz during informational therapy for a migraine situation rebellious to drug treatment, during the control doubled EDA from 2.1 to 4.6 because the visiting health care provider had only touched a DIM C4 DX, which would have remained silent and untreated.

Pz of 60 years male, post symptomatology of parainfluenza angina, after performing cervical massages in another location, with ENT control was practiced ear wash accused a very acute pain at the limit of fainting with immediate clinical control totally negative by the ENT specialist. This symptomatology persisting during the positions of increased pressure (Valsava) increased in intensity and was relieved only by the compression of the left ear. The physical examination was decisive for an area of hypoesthesia at the pressure of the left auditory meatus with an area of hypoanalgesia to the face and left periorbital. Routine EDA monitoring showed a figure of 6. 5 average on the bed, with the maneuvers of bending the trunk and cough explosion the data reached the limits of scale. The monitoring for this type of pain certainly neuropathic convinced the wife of the real serious problem of the husband and not of the usual manifestations slatentized by low threshold, because the patient had carried out multi-specialist visits judged negative. In consideration of the pathology, the neuroradiologist was contacted to focus attention on invasive pathologies affecting the acoustic and vestibular nerve with the suspicion of neurinoma, using a dedicated MRI package.

Monitoring, even if in the criticality of data not present in the specific literature, offers important food for thought. It is of valid help in distinguishing the mixture of pain from the nociceptive component from the neuropathic one. In the neuropathic component, the baseline values of EDA are always much higher than threshold 4 compared to nociceptive pain of usually skeletal muscle origin. The chronic component, compared to the acute one, is highlighted by a stress index not very far from the average of normality with considerable “imbalance” in the PN50 and prevalence of orthosympathetic tone. The temporal duration belatedly influences the homeostatic response to pain, as if acute nociceptive pain were subjected to an attempt at control and the subsequent failure allowed, after a subjective temporal variation in considering the problem centrally, the organism to direct resources in other areas against the triggering cause in a defensive way.

It would be interesting to see if retrospective studies could help identify algic behavior and painful thresholds in our ancestors and primitive populations that exist today. Not wanting to deliberately enter into the psychosomatic component of pain (typical in cancer patients) it can be said that a method made executable in the laboratory, albeit with the current criticality of the lack of real randomized protocols, in double blind, with specialists in informational therapy and guidance and help in customizing the real needs of the patient, allows a more effective therapy that can be monitored over time. Using a bioelectric monitoring of pain means approaching a completely complex world of a genetic and neurophysiological nature. Approaching real life, the triggering gestures, sometimes clinically incomprehensible of the subject as they can be dynamically performed in the most varied conditions of pathology, does not correspond to the personal reality that is sometimes unconfessable.

The initial purpose of the work was to combine the numerous scales of pain proposed with an objective tool that, although within the limits of standardization (anecoic chamber, external temperature, environmental situation, posture, emotionality, hormonal profiles,) can represent a valid help for the therapist of disciplines that at the present time are still little validated, as the multidisciplinarity in the algological field follows paths that are difficult to support:  algologist, physiatrist, neurologist, acupuncturist, medical physicist.

The various figures could intervene rightly with truly effective therapies on the subject, decreasing the arrogance of those who with their own knowledge solve all situations in the light of objective data in the sole interest of the Patient, with a single instrumental language.  Monitoring could still have a value in the insurance field of conflicting medicine as it could support or refute clinical situations of compensation or work activity in non-permissive conditions, with detection on the claims of patients.

The purpose of this short pilot study is to intrigue and make known to various professionals a new way of dealing with problems and allow to combine traditional methods with other disciplines always with objective demonstration finally univocal of what the patient says, creating a uniform basic dossier of the experience allowing the various professional figures the most appropriate therapy and avoid momentary psychological effects and economic burdens by bringing back  the Pz to total autonomy or to the best possible well-being.

Bioelectric monitoring, however, allows a professional critical evaluation of devices increasingly present on the market with therapeutic purposes, moreover, a particularity always underestimated, it offers the opportunity to identify any actors that revolve around the subject, modifying therapeutic attentions. In the hope that new bioelectrical monitoring will be codified and implemented in the medical field, by all the actors of the welfare and health professions to help and share the needs of people’s well-being as INDIVIDUALS and not representative of pathological noxes by guidelines, in the algological field validated without objective NUMERICAL data but statistical study.

In the light of the considerations of the work done by dr. Parodi was tested on 120 boys and 20 staff at a high school in Milan. The test was carried out by monitoring people through EDA and ECG for 120 seconds in a state of tranquility with their hands resting on a table, then a stimulus was administered with an aneroid pressure cuff device for a maximum of 30 mmHG more from the first perception of the state of discomfort.

The electrodes were placed for EDA monitoring on the first and third phalanx of the middle finger of the right hand.

The AZ Bioprocess solution supplied  by Proereal was usedto carry out the tests.

AZ Bioprocess is a solution to detect and interpret physiological parameters through the processing of biometric signals from biomedical sensors; it is addressed to doctors, physiotherapists, psychologists, sports operators, performance centers and sportsmen.

AZ Bioprocess is not a diagnostic solution, it is a solution for the analysis of biometric data that helps professionals and operators to interpret data through accurate surveys and analyzes with a clear extrapolation of the results. Today, technology offers us numerous opportunities to improve our well-being and our state of health and also gives us the possibility to remotely monitor the physiological parameters of the person not only with the aim of treating but also to improve the physical and mental condition for healthy people.

 

The solution consists of 3 components that offer multiple possibilities for measuring parameters, ensuring the reliability of the data and ease of use.

  • The controller is an electronic device installed in a lightweight and small sleek case that can be placed very easily . The device contains a series of sensors that transform the received signals into electronic data.  The device sends the data via bluetooth to a tablet/pc.
  • The solution involvesthe use of electrodes to be placed in contact with the body for the detection of biometric data. The electrodes  are  supplied together with bands to be easily positioned. For extreme cases it is also possible to use adhesive electrodes.
  • The software installed on a tablet constitutes the intelligence of the system, wirelessly manages the controller and analyzes the data coming from the sensors, providing important parameters to evaluate the psychophysical state of a

The app provides an export that allows,once the tests have been carried out,to process them also with externaltools. In addition to the instrumental evaluation, a subjective evaluation was also requested from the user who was administered the test.

The subjective rating on a scale of 1 to 10 for all the people tested was a nuisance always between 1  and 4. No one ever indicated a value above 4,and  the  average  was  1.72.

The tests were carried out by non-medical personnel and then analyzed by a team of engineers who considered only 55 tests valid.

Conductance has a different base value per person. It is therefore not possible to statistically compare the absolute value. A scale was created with a mathematical algorithm that takes the values of conductance during testing, this scale returns a value in percentage and was called the Lagrange scale.

Of the 55 tests considered valid, a Lagrange scale value of between 5% and 40 % was obtained, which matches and aligns with the values expressed by the SEA.

The results obtained were as follows:

Initial mediated value Lagrange scale value
2.03 5.86
3.66 6.20
2.93 6.61
1.07 7.14
3.07 7.22
7.97 8.13
1.50 8.17
0.99 8.55
0.89 9.60
3.08 9.69
2.02 10.07
1.51 10.43
1.07 11.39
3.30 11.71
4.97 13.40
3.95 13.84
1.20 14.27
1.34 14.60
1.33 15.33
1.07 15.41
0.86 16.42
1.32 17.36
0.95 17.94
0.95 17.95
0.14 18.27
2.92 19.75
4.61 20.69
2.78 21.15
0.80 21.25
3.91 22.29
0.78 24.96
0.74 25.41
1.93 25.46
0.60 25.49
0.87 26.97
3.62 27.80
1.53 28.07
1.23 28.43
1.52 29.84
0.90 30.44
1.61 31.05
1.44 31.89
3.21 34.40
0.76 35.81

The average of the initial rest values was 2.02 and the average of the maximum peaks of 2.32 with an average value on the scale of 18.33.

It is possible to hypothesize that the scale found may constitute a significant marker for the measurement of pain.

Surely it will be necessary to carry out a test with a more precise protocol but it can be expected that the scale obtained can be proposed as a measure of pain.  Dividing Lagrange units by 10, we obtain the reference to the SEA really objective alongside the traditional surveys in use; this would result in a new unit of measurement to be validated at the proposed locations.

With regard  to the reliability of the test, the correlation between two homogeneous samples carried out at a week of difference was verified, with a degree of significance greater than 92%. In addition,  the verification test was carried out with respect to the average of 1.72 and also in this case the tests provided values above 90%. Comparing then the data obtained with the measurements of the sympathetic and parasympatheticsystem, carried out by detecting theinterbattito  in  ms, it was seen that at the stimulus there was activation of the coherent parasympathetic system.

From these elements also emerge implications in different areas, for example, themanagement of pain in sports which is a particularly current topic.

To better understand and manage pain, it is essential to understand what meaning the athlete attributes to it and for this reason a sports psychologist becomes a vital resource for an athlete.

In fact, it allows you to complete athletic, tactical and technical training with mental training, and manages all the psychological factors involved.

In this case, in fact, the psychological intervention favors the verbalization of pain thus stimulating the athlete’s awareness of his body.

The psychologist offers to listen to the problem, addressing it without neglecting the overall experience of the athlete.

It is therefore given full listening to all the concerns of the sportsman such as emotions of anger, fear, sadness and anxiety, welcoming and facing them, not repressing them but learning to manage them and transform them into motivating emotions.

It becomes essential to have tests and measurements in order to understand the situation at its best.

In this case, instrumental tests can be carried out through the measurement of skin conductance and in the psychological field there are abundant studies that go to research what are the personal characteristics that significantly impact on resilience.

In the psychological environment, the resilient person is the opposite of an easily harmed one. Psychological resilience is defined as: the ability to persist in pursuing challenging goals, effectively coping with difficulties and other negative events that will be encountered on the way.

Sport stimulates and empowers resilience in those who practice it for constant training to face their physical and psychological limits.

It may also be possible that you will find it difficult to overcome these limitations. The characteristic of the resilient personality consists of 4 elements:

  • Enduring frustrations: the ability to withstand difficulties and face an insurmountable obstacle, insisting on adapting to the situation.
  • Ingenuity in cognitive restructuring: it is about taking a different look when observing a particular event. For example, an injury is certainly a negative fact, but if you change the point of view you can see the opportunity to spend more time with your family, to have the opportunity to recover from physical efforts and find new stimuli to start again and return even stronger than before.
  • Perception of control: the athletes who enjoy it do not claim to dominate everything that surrounds them, they are aware that in sport unexpected events can often occur. Despite this, they are strongly confident in their abilities. This aspect is visible as natural, at the moment when there are drawbacks.
  • Predisposition to hope: When it seems that nothing can be done anymore, when events appear uncontrollable, the only thing that remains is hope, to have confidence that the situation will not remain forever like this, that something can happen that can allow the subject to redeem himself from a fleeting moment of crisis.

Pain is part of sport as you always have pressure to exceed your comfort limits.

What differentiates a great sportsman from an exceptional one is the limit beyond which pain is measured by the athlete as intolerable.

So what influences sports performance is the subjective perception of pain more than the actual pain.

For this reason, a work on the psychological part of pain can be very valuable, to be able to better manage all the factors that follow.

Doing so motivates the athlete to pursue goals and to train their resilience.

The resilient sportsman is that athlete who manifests the ability, taking advantage of his experience, to improvise when he is faced with an unexpected event, Interprets difficulties in a positive and challenging way, enjoys the strong certainty of being able to influence the situation in which he finds himself, welcomes his limits, finding new motivations to face challenges. Carrying out biofeedback work through the evaluation of conductance allows to better managepain, this through the measurement of pain through conductance.

Notes: the scale was named Lagrange as it was possible to carry out the tests and all the elaborations thanks to the IIS Lagrange school in Milan for the collaboration had by the School Director Prof. Militante, the vicar collaborator Prof. Tridico, Prof. Valpiani, the collaborators Giancarlo Ricci, Luca Antonio, Ivana Cavanna. The students of classes 4 electronics, 3 electronics, 4 sports high school, 4 computer science participated as a school-work alternation project actually working as company collaborators of the Proereal company that guided the work, both for the organization, both for the realization of all the tests, and for the processing of data


Bibiliography

Novak P(2017) Electrochemical skin conductance:a systematic review. Clin Auton Res.doi:https://doi.org/10.1007/s1028 6-017-0467-x .

Micropedia

THESIS: OBJECTIVE INFORMATIONAL BIOELECTRIC PROFILES PRELIMINARY DATA. Speaker PROF Sergio Serrano Candidate DOTT. Filippo Parodi; University of Eastern Piedmont

Article Republic: https://www.repubblica.it/tecnologia/2015/05/28/news/soddisfatto_o_arrabiato_il_sensore_per_valutare_l_efficienza_della_pa-115463006

 

 

Rivista del mese

Autore
Dott. Carmelo Giuffrida
Dottore in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate.
Docente incaricato all’insegnamento di “Attività Fisica Adattata” presso il Master Universitario di I° Livello in “Posturologia Clinica e Scienze dell’Esercizio Fisico” – Università degli Studi di Catania

 


Negli ultimi anni si è indirizzato troppo spesso e senza motivare scientificamente verso l’attività in piscina indicando il nuoto come “toccasana” dei paramorfismi rachidei.

Per quanto riguarda il nuoto, bisogna dire subito che non può essere prescritto in presenza di paramorfismi del rachide e, ancora di più, in presenza di scoliosi. Non si può creare l’illusione di una sua miracolistica efficacia, poiché, al pari di qualsiasi altra attività sportiva, è priva di qualsiasi effetto rieducativo-compensativo.


Abstract

“Acqua” e “Attività Fisica” sono accomunate da una alleanza non indifferente che, spesso, riveste il ruolo della complicità per tentare di risolvere importanti problematiche connesse all’apparato locomotore.

I gesti motori assumono aspetto formativo se sfruttati intelligentemente e possono essere un ottimo ausilio per il potenziamento armonico dei vari complessi mio-fasciali e, in particolar modo, per la catena cinetica muscolare posteriore che interessa anche la colonna vertebrale.

Vecchi Medici non più aggiornati e la profanità dell’utenza che è costretta a un vissuto di educazione posturale, attribuiscono doti rieducative funzionali alle attività motorie in acqua.

Il mezzo acquatico non deve essere inteso come uno strumento terapeutico o un metodo di trattamento rieducativo ma, semplicemente, come un mezzo dotato di specifiche caratteristiche all’interno del quale possono essere allestite metodiche allenanti e come un “attrezzo” per la somministrazione di esercizi rieducativi.

Il passaggio dalla terraferma all’acqua è il passaggio dal dominio del peso al dominio della forma!

Una sintetica analisi delle evidenze chinesiologiche e biomeccan­iche, contraddice ogni possibile valenza dell’attività natatoria a favore di un momento rieducativo nei difetti morfologico-posturali con il particolare ambito di trattamento della scoliosi idiopatica evolutiva giovanile.

Il corpo umano immerso in un fluido come l’acqua,per effetto della postura orizzontale rispetto al mezzo (attrezzo acqua), mancando i punti di vincolo, subendo una ridotta forza gravitazionale e scarse stimolazioni propriocettive, non può ottenere una modificazione degli schemi posturali.

 

Abstract

“Water”and “Physical Activity” are united by a not indifferent alliance that often plays the role of complicity in trying to solve important problems related to the locomotor system.

Motor gestures take on a formative aspect ifused intelligently and can be an excellent aid for the harmoniou sstrengthening of the various myofascial complexes and, in particular, for the posterior muscular kinetic chain which also affects the vertebral column.

Old Doctors who are no longer up to date and the profanity of users who are forced to experience postural education, attribute functional re-educational skills to motor activities in the water.

The aquatic medium must not be understood as a therapeutic tool or a re-educational treatment method but, simply, as a means with specific characteristics within which training methods can be set up and as a “tool” for administering re-educational exercises .

The transition from land to water is the transition from the domination of weight to the domination of form!

A brief analysis of the kinesiological and biomechanical evidence contradicts any possible value of swimming in favor of a re-educational moment in morphological-postural defects with the particular area of ​​treatment of juvenile development alidiopathicscoliosis.

The human body immersed in a fluid such as water, due to the horizontal posture with respect to the medium (water tool), lacking the attachment points, undergoing a reduced gravitational force and poor proprioceptive stimulations, cannot obtain a modification of postural patterns.


Il concetto di benessere fisico trova nell’elemento “Acqua” e nell’“Attività Fisica” una alleanza non indifferente che, spesso, riveste il ruolo della complicità per tentare di risolvere importanti problematiche connesse all’apparato locomotore.

Infatti, sin da epoche remote, dalla civiltà egizia a quella ellenica e romana, l’uso dell’acqua per la ricerca del benessere a finalità rieducativa costituisce uno dei procedimenti più antichi di cui ha disposto l’essere umano.

Non di meno, nell’ambito della rieducazione posturale, è uso ricorrente, purtroppo ancora abitualmente, attribuire doti rieducative alle attività sportive e, in particolar modo, al nuoto.

Il più delle volte tali qualità risultano assolutamente improprie e prive di evidenze e giustificazioni scientifiche.

Scoliosi, ipercifosi dorsale e iperlordosi lombare possono riceverne benefici?

La pratica degli sport impone all’apparato locomotore delle traslocazioni spaziali di particolare impegno bio-meccanico. Se i gesti motori vengono sfruttati intelligentemente, possono essere un ottimo ausilio per il potenziamento armonico dei vari complessi mio-fasciali e, inparticolar modo, proprio per la catena cinetica muscolare posteriore che interessa anche la colonna vertebrale.

Pertanto, l’attività motoria assume aspetto formativo.

Ma occorre fornire una esatta impostazione delle funzioni profilattiche ai fini di una prevenzione dei paramorfismi e di ogni sub-normalità psicomotoria, con attenzioni rivolte a posture e a dinamismi fondamentali.

 È utile chiarire il ruolo delle attività acquatiche e natatorie: queste ricoprono un ruolo di dubbia validità; purtroppo si continua a prescrivere il nuoto che è oggetto di attenzioni ingiustificate e controproducenti nel processo di normalizzazione delle alterazioni morfologico-posturali e nella rieducazione della scoliosi.

Ancora oggi sopravvivono stereotipi culturali privi di fondamento scientifico e che non giustificano il beneficio del nuoto.

L’effetto miorilassante e decontratturante dell’esercizio in acqua viene parecchio utilizzato nel management del dolore, soprattutto in presenza di algia vertebrale (back pain) e nella traumatologia sportiva, quale momento di riatletizzazione. In ambito neurologico viene prescritto come ultima risorsa nell’intento di sfruttare il mezzo acquatico come “facilitazione” motoria rispetto al movimento svolto sulla terraferma.

Tanti “si dice” inducono vecchi Medici non più aggiornati e la profanità dell’utenza che è costretta a un vissuto di educazione posturale, ad attribuire doti rieducative funzionali alle attività motorie in acqua.

Spesso lo sport viene scelto come momento compensativo di alterazioni morfologico-posturali o di gravi curve scoliotiche paramorfiche. In particolare, in modo improprio e assolutamente ingiustificato, la scelta viene indirizzata verso il nuoto come fosse una panacea.

Gli sport acquatici e natatori (di qualsiasi tipo o tecnica e comunque denominate) non sono “TERAPIA” utilizzabile per “curare” la scoliosi o qualsiasi altro paramorfismo della colonna vertebrale!

Sono, invece, un valido supporto poiché offrono esercizi di grande variabilità e dinamicità che aiutano gli schemi motori e corporei a compiere azioni compensative; servono di ausilio e da rinforzo agli esercizi che devono essere somministrati in ambiente altamente specializzato nella ginnastica correttiva e compensativa.

Le tecniche di espletamento di esercizio fisico clinico in acqua sono fortemente connesse alle conoscenze delle proprietà fisiche del mezzo (acqua) e del corpo immerso in questo fluido, indipendentemente dalle sue proprietà organolettiche e, in particolare, in relazione al concetto di materia.

L’acqua, o meglio il mezzo acquatico, non deve essere inteso come uno strumento terapeutico o un metodo di trattamento rieducativo ma, semplicemente, come un mezzo dotato di specifiche caratteristiche all’interno del quale possono essere allestite metodiche allenanti e come un “attrezzo” per la somministrazione di esercizi rieducativi. Quello che conta è la tipologia di esercizio somministrato e non le conoscenze dell’idrologia che, sicuramente, non possono produrre un “metodo acquatico” contenente obiettivi e strategie rieducative e funzionali.

L’essere umano è un animale terrestre “progettato” per vivere ed espletare tutte le sue funzioni sulla terraferma ma capace di adattarsi all’ambiente acquatico.

Le premesse epistemiologiche di un qualsiasi “somministratore” di esercizi devono, innanzitutto, fare sorgere il concetto di “cosa si può apprendere” in acqua e “come si apprende un gesto motorio” in acqua declinando le convinzioni, le esperienze e i metodi che non trovano fondamento scientifico a favore dello specifico compito di seguire le regole che governano l’ambiente acquatico.

Tra gli stereotipi culturali che derivano dalla tradizione dell’idrologia e della fisio-climatologia sorge immediata la problematica legata alla temperatura e alla resistenza dell’acqua.

Da non trascurare, poi, ci sono gli effetti “contesto-dipendenti” dell’acqua, come l’effetto anti-spastico, che assumono un ruolo di inutile magia sospingendo il lavoro in acqua come disciplina irregolare, i cui risultati portano all’impossibilità di corrette opinioni se non quelle di aver seguito una moda o un luogo comune.

Spasticità, stiffness non-neurale, co-contrazione fisiologica degli antagonisti, reclutamento muscolare e alterazione delle sequenze di attivazione muscolare rispetto alle condizioni del movimento sulla terraferma, … sono tutti elementi utili e non trascurabili per definire i termini di un esercizio da proporre che vanno molto al di là della semplice sterile diagnostica che descrive la patologia.

Indispensabile momento di valutazione davanti a un soggetto con paramorfismi diventa la consapevolezza di termini come l’impairment, la patologia, l’handicap, la disability, lo stato di cronicità, lo stato di stabilità e lo stato di acuzia patologica.

È fuori da ogni dubbio il fatto che, la pratica di un qualsiasi sport induce a un grande sviluppo della fitness e, quindi, delle qualità fisiche di base (forza muscolare, velocità, resistenza, mobilità articolare, coordinazione oculo-manuale e oculo-podalica, agilità e destrezza, precisione motoria, equilibrio statico, dinamico e in volo, …). Inoltre, stimola lo sviluppo delle grandi funzioni organiche [capacità cardio-circolatorie e respiratorie nel fornire ossigeno alle cellule durante l’attività fisica prolungata: il gold standard di misurazione per tale parametro è il massimo consumo di O2 (VO2max)].

L’organismo umano risponde a un programma di allenamento con adattamenti morfo-funzionali di vari apparati (respiratorio, cardiocircolatorio, locomotore, digerente, nervoso, endocrino, immunitario) che gli permettono di affrontare uno stress fisico con minor fatica e maggiore efficacia (SINDROME GENERALE DI ADATTAMENTO DI SELYE):

↑ massima gittata cardiaca e volume elettivo (Blomqvist et al 1983);

↓ frequenza cardiaca per un dato VO2 (Åstrand et al 1986);

↓ pressione arteriosa (Seals et al 1984);

↓ doppio prodotto (Blomqvist et al 1983): FC x PA sistolica, come indice del consumo miocardico di ossigeno);

↑ efficienza del muscolo cardiaco (Kitamura et al 1972);

↑ vascolarizzazione miocardica (Hammond 1985);

↓ incidenza di mortalità e morbilità cardiaca (Paffembarger 1986);

↑ densità capillare nei muscoli scheletrici (Henriksson 1977);

↑ attività degli “enzimi aerobici” nel muscolo scheletrico (Saltin 1983);

↓ produzione di acido lattico per un determinato carico di lavoro (Saltin 1983).

Praticare una qualsiasi attività fisica, arrampicarsi, spingere, tirare, rotolarsi, afferrare, lanciare, camminare, correre, saltare, …, cadere, affrontare l’avversario, nuotare, … sono incognite di schemi motori che richiedono rapide ed efficienti soluzioni psico-motorie ed engrammi raffinati: l’arte dell’allenamento si basa sulla Scienza… e se la Scienza entra in palestra impone una valutazione per conferire un senso che si chiama traguardo, vittoria (al di là di ogni medaglia)!

“L’arte dell’allenamento” impone la conoscenza di regole fisiologiche e di processi bio-chimici ben precisi.

Se a questo affianchiamo il delicato argomento dei paramorfismi rachidei, occorre fare considerazioni di natura Chinesiologica, Biomeccanica, Pedagogica, Psicologica, …

La flessibilità di una curva scoliotica è determinata dalla somma di parametri morfologici che hanno valori differenti tra loro[1]:

 

  • Indice di riducibilità (è un valore correlato al grado di deformazione delle strutture osteo-legamentose e alla estensibilità tissutale della concavità; tale misura della componente elastica della deformità strutturale si ottiene dalla differenza di misura in gradi Cobb rilevati tra una radiografia in decubito supino e una radiografia effettuata in correzione, sempre in decubito supino);

 

  • Cedimento posturale (è un valore ottenibile dalla differenza fra una radiografia in ortostatismo e una radiografia in decubito supino; tale rilievo fornisce un valore prezioso nei confronti del difettodel tono posturale e relativamente all’estensibilità tissutale della concavità. Esprime un danno funzionale neuro-muscolare che si somma alla deformazione strutturale).

 

Il “criticalload” o soglia critica di carico[2] identifica il valore massimo al di là della quale una colonna vertebrale sottoposta ad un peso, inevitabilmente, va incontro al cedimento strutturale. Nel caso di una curva scoliotica corrisponde all’ingravescenza della curva.

Un miglioramento della curva scoliotica in carico per effetto di una riduzione del cedimento posturale costituisce il “freno” della progressività di una scoliosi in quanto la riduzione del valore angolare definisce l’aumento della soglia critica del carico.

Una asimmetria rachidea su due piani (in particolare, quando la riduzione di una curva sagittale si associa a una deviazione laterale sul piano frontale) potrebbe rappresentare l’innesco di innesco di una condizione di scarsa stabilità ed essere fattore facilitativo di un cedimento sul terzo piano dello spazio, poiché si produrrebbe una instabilità meccanica di tipo rotazionale che, in corrispondenza alla rapida crescita puberale va a definire il meccanismo evolutivo della curva scoliotica[3].

Quindi, diventano rischiose le colonne che mostrano la riduzione cifotica con atteggiamento scoliotico in cui, il dorso piatto assume tono prognostico di possibile peggioramento scoliotico.

L’armonica morfologia della colonna vertebrale deve essere biomeccanicamente correlata alla ginnastica compensativa, la quale, deve proporre esercizi finalizzati per combattere le deviazioni laterali vertebrali con la loro prognosi sfavorevole e tutti i possibili fattori di rischio specifico.

Il corpo umano è un vero e proprio “Laboratorio alchemico” in cui si possono trovare tutti gli elementi utili per trasformare l’energia chimica (che ingeriamo attraverso i cibi!) in energia meccanica (le risposte motorie fornite in ogni istante della propria vita!);

… e tutto deve essere reso economico (il massimo rendimento con il minor dispendio energetico!).

Discutere di “Scoliosi” comporta l’analisi di diverse sfaccettature dell’operatività pratica, dell’esercizio fisico in corsetto, delle tecniche di somministrazione dell’attività motoria in propriocettività, delle variabili ambientali durante l’apprendimento motorio, delle skills di supporto, dei tracking applicativi, degli effetti tampone, … dell’uso delle camere di espansione se è presente l’adozione di un corsetto e su come sfruttare il corsetto quale attrezzo ginnico per ottenere un miglioramento degli schemi motori e della motricità.

Ancor di più, occorre tenere presente le fonti di errore valutativi nelle misurazioni del soggetto esaminato, nelle componenti posturali, negli aggiustamenti microcinetici e dei riflessi che, moment by moment, si innescano per il recupero dell’equilibrio ortostatico, nel posizionamento posturale e nel riaggiustamento segmentale utilizzati per recuperare e mantenere la statica eretta della posizione ortostastica indifferente.

Bisogna collegare l’aspetto meccanico dei trattamenti dello scoliotico all’aspetto pedagogico (l’apprendimento gioca un ruolo determinante!).

Il movimento finalizzato (educativo, preventivo, adattato, per normodotati o per disabili, ecc…) non è basato solo su meccanismi muscolo-articolari, ma è una “attività motoria” che produce l’apprendimento. Di conseguenza, ne deriva il perfezionamento del movimento attraverso l’attività percettiva, la scoperta e l’organizzazione degli stimoli mediante una attività di pensiero che razionalizza il movimento.

Un’analisi filogenetica e ontogenetica, comporterebbe il coinvolgimento di esposizioni non trascurabili che dovrebbero toccare argomentazioni di natura endocrinologica, genetica, biomeccanica, chinesiologica, posturale, …

La ginnastica non agisce solo sul corpo: il muscolo funziona se il sistema nervoso trasmette ciò che la psiche ha “programmato” in forza di un’esigenza, determinando una continuità fra attività psichica e attività fisica attraverso l’attività motoria.

L’ “acquisizione delle azioni” contraddistingue l’attività cosciente e trasforma la ginnastica in “compito”.

L’erogazione del “movimento funzionale”, non si limita al risultato osservabile esteriormente ma si estende al processo che produce il risultato.

Qualsiasi gesto motorio impone l’armonia della simmetricità gestuale e, di conseguenza, non ci sono le necessità compensative derivanti dal gesto atletico che si ritrova negli sport asimmetrici come il tennis, lo squash, il golf, la scherma, il badminton, …

 Non si deve “insegnare meccanicamente un movimento” ma si deve insegnarlo nel contesto del contenuto dell’azione, in un processo di collegamenti fra sintesi afferenti e convergenze efferenti.

Le disarmonie motorie stato-cinetiche e correttive, si inquadrano nelle “disabilità riferite all’assetto corporeo” citate dall’Organizzazione Mondiale Sanità e inquadrate nelle “disabilità di destrezza o disabilità locomotorie”; richiamano i principi metodologici ai quali si ispira il moderno insegnamento delle Scienze Motorie nei paradismorfismi.

Ogni gesto motorio deve essere opportunamente corticalizzato e telencefalizzato!

Va da sé che le attività fisiche comportano una ottima condizione per l’apprendimento e lo sviluppo delle condotte psico-motorie, dati i continui e obbligati condizionamenti spazio-temporali, le prospettive percettive e senso-motorie, la lateralizzazione e l’acquisizione di ambi-destria tecnica, la capacità di lanciare, di tirare, di spingere, la capacità di traslocare naturalmente secondo lo strisciare, saltare, rotolare, cadere in tutte le direzioni spaziali, … una infinità di engrammi sensoriali si coordinano con le tecniche esecutive e con la tattica di gioco.

 

Attenzione: il bambino/ragazzo scoliotico non è un piccolo adulto!
Massa muscolare = Potenza espressa
Differenze biochimiche: L’attività di 6-Fosfofruttochinasi (PFK – enzima rate-limiting della glicolisi appartenente alla classe delle transferasi) è ~1/3 nel bambino (fino alla pubertà)
→ maggiore efficienza dei meccanismi ossidativi rispetto a quelli glicolitici
→ quindi minor accumulo di metaboliti
→ rispetto all’adulto livello inferiore di fatica percepita;
Differenze muscolari: Ridotta abilità nell’attivazione delle fibre di tipo II;
Differenze energetiche: Più rapida risintesi di Fosfocreatina (PCr);
Tampone muscolare: Migliore regolazione dell’equilibrio acido-base;
Grandi Funzioni Organiche: Più rapido ripristino dei valori di riposo nei parametri cardiorespiratori;
Fattori endocrinologici Fattori neuro-endocrini limitano lo sviluppo precoce della massima forza isometrica.

 

E, poi, occorre la consapevolezza della misurazione scientifica!

Dal dominio del peso al dominio della forma!

Nell’ambito dell’apprendimento motorio in acqua, è di primaria importanza la caratteristica dell’acqua: ciò consente di affermare che il passaggio dalla terraferma all’acqua è il passaggio dal dominio del peso al dominio della forma! 

Principio di Pascal

Se si esercita su una parte del liquido una pressione, questa si trasmette con pari intensità in ogni parte del liquido ed in ogni direzione.

 Per il Principio di Bouguer:

Un corpo immerso in acqua è soggetto a:

 

  • Gravità: dal baricentro verso il basso;
  • Galleggiamento: dal centro del volume d’acqua spostato verso l’alto.
  • Metacentro:
  • Equilibrio;

Questo è un concetto fondato sulla fluidodinamica: il punto di intersezione tra la verticale passante per il centro di gravità quando il corpo è in equilibrio e la verticale attuale che passa per il centro di galleggiamento detto metacentro[4], è espressione delle variazioni volumetriche (forma) della parte immersa del corpo considerato (centro di galleggiamento) piuttosto che delle variazioni ponderali del corpo in regime di gravità (baricentro).

Sul versante percettivo, la forma, in acqua subisce una specifica rivoluzione per cui le afferenze propriocettive diminuiscono fino a sparire; di contro, si esaltano le afferenze esterocettrici: si ottiene un passaggio da uno schema corporeo legato all’aspetto ponderale dei suoi segmenti somatici a uno schema corporeo legato agli aspetti volumetrici definiti dai recettori cutanei.

In acqua, i muscoli vengono usati in modo completamente differente rispetto a quanto avviene nella terraferma in cui generano un vettore costantemente contrario a quello che rappresenta il verso del movimento ma orientano i segmenti corporei nella direzione e verso del movimento stesso; dato che è la variazione di forma che genera il movimento (rotazione) e non la trazione muscolare in senso diretto ne deriva che, in acqua, il movimento è dilazionato rispetto alle contrazioni muscolari (deboli) necessarie a generarlo, contrariamente a quanto avviene sulla terraferma dove contrazione e movimento sono necessariamente contestuali.

Massa, peso, densità, densità relativa dell’acqua, affiancano i concetti di galleggiabilità, di pressione idrostatica, di tensione superficiale, di rifrazione, di viscosità, di movimento, di coesione molecolare del liquido, di flusso, di calore e di temperatura dell’acqua.

Il concetto logico di forma, contrapposto a quello di peso, consente di costruire esercizi rieducativi globali e analitici i cui strumenti possono rientrare in 4 categorie:

  • il metacentro;
  • l’inerzia;
  • la turbolenza;
  • i vincoli.

Il principio di Archimede esprime che un corpo in libera immersione riceve una spinta verso la superficie pari al volume d’acqua spostato.

La pressione è una forza di superficie; la controspinta idrostatica è una forza è diretta verso il centro geometrico della parte immersa, ma impatta sulla superficie del corpo.

Ciò è in grado di imprimere delle rotazioni in diretta relazione con la densità e con la forma del corpo.

Le forze agenti su un corpo, sia esso immerso in acqua o meno, sono:

  • la forza di gravità, che si applica al centro di massa o baricentro (cade circa davanti alla S2 – seconda vertebra sacrale),
  • la spinta di galleggiamento (forza opposta che controbilancia la forza di gravità) che si applica al centro geometrico della parte immersa – legati al concetto di volumetria e forma.

Il baricentro è lievemente dislocabile ma solo per ampie modificazioni della configurazione posturale.

Il centro di galleggiamento, invece, cambia repentinamente e ampiamente insieme al rapido cambiamento della geometria della parte immersa del corpo.

 Un corpo a densità omogenea di densità 1 (uguale all’acqua), come un bidone riempito con acqua, assume una posizione indifferente per cui permane dove viene collocato;

un corpo di densità eterogenea con una densità media uguale a 1, ma con una parte a peso specifico minore e una a peso specifico maggiore, tende ad affondare.

In acqua, il peso apparente (carico) imposto dal peso corporeo sulle articolazioni portanti è tanto più ridotto quanto maggiormente il corpo viene immerso: maggiore è l’immersione, tanto di più è il volume di liquido spostato e, di conseguenza, la spinta di Archimede esprime che, in acqua, la gravità terrestre è presente ed esercita un ruolo importante.

Ogni movimento proposto in acqua è soggetto ad una ricerca di posizioni immergenti, di atto motorio vero e proprio che si coniuga a posizioni riequilibranti che sfociano in atteggiamenti finali di riposizionamento che predispongono a movimenti successivi.

Ogni parte del corpo lasciata fuori dell’acqua è soggetta alla forza di gravità e non alla spinta di Archimede: questa differenza incide in maniera decisiva sulle strutture organizzative del movimento compiuto.

 

Colonna vertebrale e fluidodinamica acquatica 

Un corpo che fluttua in acqua è galleggiante; se è in stato di riposo è in condizione di equilibrio.

La condizione di equilibrio sussiste se le forze opposte che agiscono sulle superfici del corpo sono uguali in grandezza e direzione opposta.

Il corpo che subisce forze opposte ma non uguali, si sposta nella direzione in cui agisce la forza più grande.

Se le forze a cui è sottoposto il corpo sono di uguale grandezza ma non diametralmente opposte, tenderà a ruotare.

Un corpo si muove sotto l’azione di una forza meccanica, per cui, se questa forza non è bilanciata, si innesca un movimento rotazionale (coppia di forze).

I diversi distretti corporei, immersi nel mezzo liquido acqua, subiscono uno stato differenziato di galleggiamento (forza di galleggiamento) a cui corrisponde un affondamento degli arti inferiori e una tendenza al galleggiamento del tronco per gli effetti della “legge di Archimede” (un corpo immerso interamente o parzialmente in un fluido, riceve una spinta verso l’alto pari al peso del fluido spostato) e per effetto della coppia di forze derivante dalla componente di for­za di gravità e della spinta idrodinamica di galleggiamento a cui consegue l’innesco di un processo di rotazione permanente del corpo fino a quando non si stabilisce uno stato di equilibrio.

Un corpo, interamente o parzialmente immerso in un fluido in quiete subisce delle pressioni su ogni parte della sua superficie che viene a contatto col fluido la cui risultante di tutte le forze di pressione è una forza diretta verso l’alto detta “Spinta”.

Il soggetto che deve muoversi in acqua trova una considerevole “Resistenza” che si oppone al suo spostamento determinata dal volume dell’acqua spostata, dalla rapidità dello spostamento, dalla sua forma, e innesca una forza interna (derivante dalle contrazioni muscolari) capace di contrastare le forze esterne (forze di spinta di galleggiamento, attriti dell’acqua, resistenze del corpo immerso).

 

Principio di Bernoulli

Se in acqua si crea una turbolenza, l’energia di pressione può spostare il corpo.

La spinta dinamica varia in rapporto all’angolo di attacco col mezzo fluido e alla forma delle linee di flusso che i filetti fluidi sono costretti a seguire per il principio di Bernoulli (forze di pressione). 

Nel nuoto si utilizzano leve di terzo genere (inter-potente) per ottenere la propulsione.

Questo tipo di leva è favorevole per produrre un gesto motorio ma è sfavorevole all’applicazione della forza: la potenza viene sviluppata dai muscoli, la resistenza maggiore si incontra a causa della velocità dalle parti estreme che, nel corpo umano, sono le mani (la parte anatomica più lontano dal fulcro o centro di movimento rappresentato dalla spalla).

Il braccio causa le reazioni opposte tendenti ad innalzare o affondare il corpo.

La colonna vertebrale risponde a 2 requisiti meccanici in contraddizione e per effetto della sua struttura a sartie definita dal cingolo scapolo-omerale, dal bacino e dalle strutture mio legamentose, che ne mantengono l’equilibrio mio-tensivo:

  •  Elasticità;
  •  Rigidità.

 Il nuoto è definibile come un atto motorio ciclico in cui la coordinazione assume un aspetto fondamentale.

La ricerca della maggior velocità possibile per raggiungere la migliore performance riguarda l’atleta ma non ha alcun senso se l’obiettivo del gesto motorio riguarda il “recupero funzionale” di una scoliosi!

Nel nuoto si riscontrano 4 stili fondamentali:

  • il delfino,
  • il dorso,
  • la rana,
  • lo stile libero (crawl o delfino free-style).

 

In tutti gli stili è possibile distinguere due fasi principali:

  • Una fase propulsiva in cui si osserva una spinta in avanzamento del corpo del soggetto;
  • Una fase di recupero in cui si osserva un richiamo degli arti superiori prima della successiva fase propulsiva.

 

Occorre fare risaltare che il mezzo acquatico “non attenua” il gesto motorio senza alterare la struttura somatica: le sequenze di attivazione mio-fasciale e la tipologia di contrazione muscolare dei distretti coinvolti sono differenti rispetto alla terraferma sebbene i movimenti risultanti possono sembrare molto simili.

Un movimento in acqua produce una contrazione iso-cinetica, cioè ilmuscolo sviluppa la massima tensione per tutto l’arco di movimento accorciandosi a velocità costante, mentre lo stesso movimento al suolo produce contrazione iso-tonica, concentrica o eccentrica.

Se il mezzo da cui deriva il movimento è elastico la contrazione è di tipo auxo-tonica[5].

In acqua il movimento avviene a velocità angolare pressoché costante contro una resistenza accomodante che si mantiene per l’intera escursione articolare.

La resistenza opposta dall’acqua è direttamente proporzionale alla forza impressa al movimento, per cui ne deriva:

  • lavoro massimale in tutti i gradi del ROM lungo l’arco di movimento:
  • Attivazione risposte neuro-muscolari;
  • Miglioramento del sincronismo di contrazione dell’unità motoria;
  • Facilitazione della contrazione muscolare massimale in ogni punto del ROM.

Ora, sebbene il “Nuoto” viene svolto generalmente con entusiasmo per il suo aspetto ludico, aumenta l’attività cardio-respiratoria costituendo un valido mezzo contributivo allo sviluppo delle grandi funzioni organiche e, per la sua pratica, non si deve lottare contro le forze gravitazionali permettendo uno scarico meccanico della colonna vertebrale, si deve dissentire la pratica di tale attività motoria quando si intende contrastare l’evoluzione di una scoliosi con questo mezzoe, più in generale, quale attività atta a rieducare un soggetto con paramorfismi.

L’indubbio valore del ruolo delle attività acquatiche e natatorie per gli effetti esercitati sulle grandi funzioni organiche – cardio-circolatorie e respiratorie – continua a essere oggetto di attenzioni ingiustificate e, non raramente, controproducenti nel processo di normalizzazione delle alterazioni morfologico-posturali e nella pratica delle scoliosi.

Ma nasce spontanea la domanda:

“Come fa un animale di terra (essere umano) a controllare tutta una serie di componenti mio-fasciali e propriocettivi sui tre piani dello spazio, in un ambiente acquatico (che non è il suo ambiente naturale!) e bilanciare i conti anche con le spinte fluido-dinamiche e con i filetti fluidi del liquido acqua che viaggiano in senso contrario al proprio corpo durante la spinta propulsiva?

Una sintetica analisi delle evidenze chinesiologiche e biomeccan­iche, contraddice ogni possibile valenza dell’attività natatoria a favore di un momento rieducativo nei difetti morfologico-posturali con il particolare ambito di trattamento della scoliosi idiopatica evolutiva giovanile.

Ogni piccolo squi­librio posturale è indistintamente correlato alla “fatica posturale” della posizione eretta e del mantenimento-controllo dell’equilibrio del corpo (movimento micro-cinetico da fermo) coinvolto nel controbilanciare la forza gravitazionale in relazione alle attività statiche e dinamiche quotidiane.

L’intento di agire in senso preventivo o compensativo sulla struttura dell’apparato locomotore attraverso l’utilizzo di un ambiente a basso impatto gravitazionale come quello acquatico, non trova giustificazione valide.

In particolare, lo stile “Dorso”, per ovvii e noti principi di idrodinamica (Principio di Archimede), accentuerebbe l’iper-lordosi lombare. Infatti, il bacino precipiterebbe in forte antero-versione per garantire tanto la galleggiabilità somatica quanto la spinta propulsiva; a questo, contribuirebbe la posizione di iper-estensione che attiverebbe una azione biomeccanica agente sui muscoli psoas-iliaci che, aiutati dal pessimo tono mio-fasciale della parete addominale, incrementerebbe parecchio la nutazione dell’assetto del bacino in avanti e, di conseguenza, l’aumento dell’iper-lordosi lombare.

Altro fattore rilevante è l’allontanamento delle braccia dal corpo (tanto nel crawl quanto nel dorso) che aumentano lo spostamento in senso lordotico. Il movimento di abduzione del braccio raggiunge i 150°. L’arto raggiunge i 180° per l’intervento del rachide dorso-lombare e ciò produce l’inevitabile iper-lordosi lombare oltre a innescare un movimento di torsione delle curve scoliotiche che, già di per sé, subiscono un momento torcente rotazionale sul proprio asse meccanico.

La tipologia di attività che si è costretti ad utilizzare durante il nuoto (a prescindere della tecnica o dell’attività svolta in vasca), induce il soggetto ad un uso di respirazione lontana dalla respirazione correttiva ed è molto dissimile dalla già brevettata e ormai nota respirazione che, con l’acronimo inglese RAB – right angle breathing – corrisponde alla respirazione rotazionale o respirazione di rotazione angolare (Metodo di Catherine Schroth).

I muscoli del lato convesso della colonna devono essere tonificati mentre, quelli sul lato concavo, devono essere sottoposti ad uno stretching guidato (cosa relativamente facile se si eseguono le tecniche di aggiustamento posturale utilizzando il lato da potenziare a fronte del lato da allungare).

L’apprendimento della corretta respirazione rotatoria consente di fare inspirare il soggetto con una inalazione profonda seguita da una fase di “esalazione” espiratoria che stabilizza l’intera regione dorso-lombare ripristinando un allineamento tridimensionale stabile che aiuta il soggetto a percepire la corretta postura vertebrale e comprendere come mantenerla.

Tutto ciò che è realizzabile a secco, sulla terraferma e in ambiente consono, in ambiente acquatico diventa impossibile da rispettare, eseguire e mantenere!

A prescindere dallo Stile di nuoto … e in presenza di Scoliosi!

A prescindere della tipologia dello stile utilizzato nel nuoto, il corpo umano immerso in acqua, per assicurare un avan­zamento in linea retta, occorre che inneschi movimenti cicloidali determinati da una componente di atti motori rotazionali e circolari.

Per effetto del terzo assioma di Newton, (per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste istantaneamente un’altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo B che agisce sul corpo A).

Pertanto, si crea una reazione che sposta l’allineamento del corpo, immerso nel mezzo fluido, in direzione op­posta rispetto alla spinta secondo i termini matematici

L’applicazione del principio applicato al nuoto esprime che, nella situazione, si imprime forza all’acqua verso il basso e indietro tramite il piede e le mani: il mezzo fluido reagisce con una forza uguale e contraria che spinge in alto e in avanti.

Il fluido-acqua, invece, sembra non subire alcuna forza, poiché non accelera!

Se si considera che la massa inerziale dell’acqua è enorme in confronto a quella dell’individuo, ne deriva che la forza si traduce in un’accelerazione piccola al punto da essere inosservabile.

Non essendoci punti di vincolo quando si è immersi in acqua, tutta l’attività di traslocazione produce una sequenza complessa di azioni e reazioni in torsione.

Questi movimenti sono difficili da definire analiticamente e altrettanto difficili, pressappoco impossibili, da controllare da parte dell’esecutore meccanico (soggetto).

L’utilità correttiva è praticamente inesistente. Il gesto motorio risulta anti-economico ai fini di una compensazione della curva scoliotica e non avviene alcuna compensazione morfologica-posturale; di contro si ottiene un enorme dispendio energetico scarsamente produttivo per la compensazione della sinergia rachidea.

Qualsiasi stile di nuoto venga adot­tato per la propulsione in acqua il risultato non varia: l’unica costante a cui si assiste è l’accentuazione delle curve fisiologiche vertebrali a fronte di un modesto rendimento propulsivo del corpo umano.

Il nuoto non si può prendere in considerazione per la correzione della scoliosi e delle alterazioni posturali dell’adolescenza!

Tutto ciò che fino ad ora è stato esposto dimostra come il nuoto non è attività motoria da considerare per la correzione di curve scoliotiche e delle alterazioni paramorfiche che si manifestano durante le spinte evolutive dell’età pre-puberale e puberale.

Qualsiasi funzionalizzazione degli schemi posturali risulta impossibile per effetto della:

  • completa mancanza dei punti vincolari;
  • posizione orizzontalizzata;
  • riduzione della forza gravitazionale;
  • scarse stimolazioni propriocettive.

Quando il corpo umano è immerso in un fluido come l’acqua, data la postura orizzontale rispetto al mezzo (attrezzo acqua), mancando i punti di vincolo, subendo il corpo una ridotta forza gravitazionale e scarse stimolazioni propriocettive, non è possibile ottenere una modificazione degli schemi posturali.

Non bisogna dimenticare che la mobilità articolare è un grande alleato delle curve scoliotiche: l’incremento della mobilità agevola l’aggra­vamento della deformità costale e incrementa la rotazione assiale delle vertebre.

La rigidità presente in una scoliosi è in grado di deter­minare specifici comportamenti nella dinamica del nuoto:

– in presenza di una curva scoliotica principale to­racica sinistra e compenso destro, l’azione di bending destro, causata dal braccio sinistro, accentua la curva to­racica con tendenza alla riduzione della curva lombare che non è strutturata;

– nell’azione di bending sinistra (attività successiva controlaterale):

  • si incrementa l’entità della curva lombare;
  • si assiste a una modesta riduzione della curva dorsale per effetto della rigidità che si instaura sulla concavità della curva;

– il capo derota verso il lato sinistro per consentire l’inspirazione dell’aria:

  • crea una curva di compenso del rachide cervicale a destra;
  • in modo poco ortodosso per le esigenze dell’individuo scoliotico, pone in forte attività lo sternocleidomastoideo, i fasci superiori del trapezio e i muscoli del complesso scapolo-omerale del lato omologo (in opposizione al gesto motorio questi muscoli si contraggono per consentire il recupero del braccio e poter assicurare la traslocazione).

Il nuoto produce un accorciamento con contrazione concentrica dei muscoli spinali, già forti e in costante tensione: questi muscoli, invece, dovrebbero essere allungati attraverso un lavoro isometrico eccentrico.

Nelle curve dorsali e dorso-lombari, si assiste a una evoluzione in estensione: diventa praticamente improponibile e impensabile che si possa realizzare in acqua un recupero chinesiologico razionale.

Non si può effettuare una azione diretta sulla scoliosi senza localizzare il lavoro muscolare con lo scopo di compensarne le curve cercando di avvicinarsi più possibile al fisiologico con azioni precise, corticalizzanti e telencefalizzanti, direzionate verso la correzione, la compensazione, il man­tenimento e il recupero funzionale delle curve scoliotiche sul piano sagittale.

Il lavoro a secco (e non quello in vasca!) ha avuto considerevoli sviluppi negli ultimi decenni e la sua considerazione e importanza ha acquisito sempre più interesse anche nella prevenzione degli infortuni, soprattutto a carico delle articolazioni più sollecitate (rachide lombare, articolazione della spalla e della caviglia).

Il movimento della nuotata (bracciata o gambata) dovrebbe essere sempre efficiente, propulsivo e funzionale alla tecnica, mantenendo ampiezza (o angoli di lavoro) e frequenze del movimento adeguate alla distanza da coprire in vasca. Ciò dovrebbe essere supportato da un soggetto dotato di buone qualità fisiche e condotte motorie che lo rendono “sciolto” e “forte” contemporaneamente.

Se il soggetto, ogni volta che esegue una bracciata o una gambata ha difficoltà esecutive a causa della scarsa mobilità articolare passiva di tutto il corpo, o a causa di caviglie rigide in estensione plantare, la forza applicata per la propulsione viene prima dispersa per vincere queste rigidità e, solo successivamente, se non si manifestano crampi nella volta plantare, la forza viene applicata per la propulsione che, se presenta una mobilità attiva ridotta e rimane sott’acqua durante la fase di recupero della bracciata, produce un eccesso nel rollio.

In queste condizioni il soggetto crea una serie di movimenti compensatori antieconomici, soprattutto a carico del tronco non necessari all’avanzamento ma, piuttosto, indispensabili a eseguire e completare il gesto motorio.

Un ridotto Range Of Motion (ROM) della caviglia comporta un cambiamento del movimento della gambata a delfino. Durante l’estensione dell’anca da proni, c’è una attivazione maggiore dei muscoli del tronco.

Al contrario di ciò che si può pensare, utilizzando il movimento di legextention in posizione prona si perfeziona il lavoro dei muscoli lombari e non quello dei flessori dell’anca.

In assenza della contrazione dei muscoli addominali che adattano la posizione del bacino, i muscoli della zona dorsale e lombare (+++ erettori spinali, gluteo e hamstring) debbono sopportare un carico maggiore e incrementano il rischio di infortuni sugli stessi distretti poiché aumentano la lordosi lombare (pelvic tilt) e, di conseguenza, in presenza di scoliosi, l’innesco rotazionale delle vertebre scoliotiche.

Tanto nella vita quotidiana quanto durante una qualsiasi attività ludica o sportiva e compensativa, la fissazione del bacino deve avvenire in modo automatico e il controllo pelvico deve essere costante.

L’incapacità a stabilizzare il bacino e una ridotta mobilità articolare generalizzata può minare
l’integrità fisica del soggetto fino a manifestare traumi da carico iterativo alle strutture muscolo-tendinee e articolari oltre a innescare un incremento delle curve scoliotiche.

 

Nuoto: non è una Panacea e può essere dannoso!

 Quindi, il nuoto, in soggetti che presentano un certo quadro di paramorfismi, non solo non è una Panacea ma può risultare addirittura dannoso!

La comparazione tra attività svolta in ambiente acquatico e quella in ambiente terrestre, a secco, lega anche a una valutazione in funzione del trattamento operato: quali sono gli effetti provocati dall’attività sulla postura e sul movimento in virtù di effetti contestuali diversi esistenti tra i due ambienti?

Nel processo rieducativo, le considerazioni, le valutazioni, gli obiettivi, le strategie, tutte le operazioni vagliate “a secco”, non hanno una medesima logica condivisa con le funzioni fisiologiche e con ciò che avviene biomeccanicamente in acqua.

Ottimizzare il percorso di recupero di un soggetto scoliotico richiede una logica dettata dal piano di lavoro individualizzato e articolato con diversi programmi di lavoro.

E, sicuramente il posto di maggiore garanzia non è rappresentato dall’ambiente acquatico bensì dalla terraferma, dall’ambiente artificiale che riproduce i modi di muoversi dell’essere umano nel suo ambiente naturale.

Altri termini che descrivono attività svolte in acqua possono collocarsi nel percorso compensativo ma non possono avere né valenza terapeutica e, tantomeno, possono essere considerate sanitarie.

Gli effetti utili derivano esclusivamente dal corretto esercizio fisico, dalla sua bontà gestionale e dalla sua esatta localizzazione.

L’acqua non restituisce alcun esito favorevole ad esclusione del contesto (ambiente fisico) in cui possono essere attuati gesti motori con caratteristiche simili a quelli dell’ambiente terrestre ma con l’offerta di grandi difficoltà applicative.

 

Principio di Frade e Zahm

Inoltre, il Principio di Frade e Zahm mette in evidenza che l’impegno muscolare richiesto da un esercizio in acqua è circa 800 volte quello necessario per lo stesso esercizio a secco.

Di contro, l’esercizio in vasca offre:

  • Possibilità di lavorare in catena cinetica chiusa (resistenza fissa – bassa profondità);
  • Possibilità di lavorare in catena cinetica aperta (estremità libera – maggiore profondità);
  • In caso di dolore, la viscosità dell’acqua rallenta istantaneamente la forza del movimento.

 

Diventa importante che il soggetto riconosca il ruolo che ogni muscolo possiede in una catena cinetica rapportandolo con gli altri affinché abbia la corretta sinergia nella catena, affinando e aumentando la sua sensibilità nel sentire quali sono i muscoli principali e fondamentali del corpo che permettono la stabilizzazione e il movimento.

Il soggetto deve capire cosa è il baricentro tecnico!

I muscoli principali del corpo umano possono essere raggruppati in 3 unità funzionali di una catena cinetica, definite articolazioni starter poiché da queste si origina il movimento, detti baricentri tecnici con la funzione primaria di creare stabilità, sviluppare il movimento adeguando la lunghezza della catena muscolare opposta e di evitare successive rigidità e deformazioni:

  • il baricentro tecnico del bacino (retto addominale, grande e piccolo obliquo, trasverso, …);
  • il baricentro tecnico delle scapole (fissatori ed elevatore della scapola, romboidei, grande dentato, …);
  • il baricentro tecnico del complesso coxo-femorale e della tibio-tarsica che permette l’estensione della coscia e/o dell’arto inferiore (hamstring, glutei, …).

Queste“articolazioni tampone” hanno il compito di proteggere la colonna vertebrale dalle deformità, assumendo funzione posturale e di prevenzione primaria.

I baricentri tecnici sono sinergici tra loro durante la preparazione del gesto motorio; si dovrebbero attivare col ritmo giusto e con la corretta sequenza per creare il movimento funzionale.

Quando i muscoli agonisti si contraggono, i baricentri tecnici permettono di allungare gli antagonisti controbilanciando il naturale accorciamento e l’aumento della rigidità muscolare a carico della catena opposta.

Grazie all’attivazione di questi baricentri si riesce a eseguire il gesto “motorio”all’interno delle catene cinetiche senza creare sovraccarico o movimenti di contrasto funzionale, che potrebbero generare anche l’infortunio. Il bacino ha lo scopo di iniziare il movimento e di generare potenza, mentre gli arti superiori e inferiori sono deputati a trasmettere il movimento.

Il riconoscimento-allenamento dei baricentri tecnici, insieme a un aumento della mobilità articolare passiva, permettono al corpo di aumentare i ROM articolari e di ridurre-evitare contrasti funzionali (movimenti compensatori) nel gesto motorio soprattutto quando il movimento è dinamico, ad alte frequenze e/o in fase di volo (partenze).

È indispensabile migliorare la mobilità passiva nelle articolazioni starter, costruire la mobilità attiva affinché non ci siano differenze con quella passiva, permettere ai baricentri tecnici di attivarsi con una contrazione isometrica, successivamente eccentrica e, quindi, concentrica ed, infine, con movimenti dinamici.

Occorre variare i carichi di lavoro utilizzando i decubiti, i cambi di atteggiamento a carico dell’articolazione della spalla, dell’anca (movimenti in estensione), oltre al carico esterno applicato e al suo punto di applicazione sul soggetto (momento di forza).

Dopo questi passaggi, il rafforzamento muscolare creato sui baricentri tecnici, dovrebbe essere in grado di sostenere l’azione dinamica in funzione di qualsiasi gesto motorio.

Nuoto nel trattamento correttivo-compensativo

Carmelo Giuffrida – 2020

Aspetti positivi Aspetti negativi
Il nuoto è attività che viene svolta con entusiasmo. Tutte le tecniche di nuoto

provocano l’aumento della lordosi lombare.

Aumento delle grandi funzioni organiche:

migliora l’attività cardio-circolatoria e respiratoria.

 

Per motivi idrodinamici, di propulsione e di bio-meccanica, il nuoto richiede una posizione del corpo quanto più possibile orizzontale e determina una posizione iper-estesa.

Il nuoto provoca:

–  Innalzamento della faccia dorsale del sacro;

–  Ravvicinamento delle apofisi spinose che possono anche toccarsi;

–  Iper-lordosi lombare.

 

Per effetto del “Principio di Archimede”

si assiste ad un’azione di scarico della colonna che, nell’acqua, non deve lottare contro la gravità terrestre.

– L’allontanamento delle braccia dal corpo, sia nello stile crawl che nello stile dorsale, aumenta lo spostamento in senso lordotico.

 

– Il movimento di abduzione del braccio raggiunge i 150°.

 

– L’arto raggiunge la verticale (180°) per intervento del rachide dorso-lombare che aumenta la curva lordotica.

 

Controindicazioni assolute

 

Controindicazioni assolute del nuoto e dell’uso di ambiente acquatico sono rappresentate da:

  • lesioni cutanee (nei casi che il nuoto sia giudicato attività indispensabile e fondamentale esistono medicazioni occluse e impermeabili che possono essere agevolmente utilizzate);
  • infezioni cutanee;
  • diarrea (l’alvo e la vescica neurologica sono normalmente gestibili con un’adeguata programmazione degli svuotamenti e con l’uso di pantaloncini di neoprene a tenuta);
  • epilessia qualora vi siano crisi frequenti e vi sia un’alta sensibilità alla stimolazione luminosa intermittente; 
  • febbre;
  • scompenso cardiaco, se l’acqua è troppo calda (è da considerare attentamente il tempo di immersione);
  • malattie neuromuscolari, se l’acqua è troppo fredda (è da considerare attentamente il tempo di immersione).

 

Scoliosi idiopatica: cosa succede se manca un trattamento specifico? 

La Prevenzione dovrebbe essere alla base di ogni caso esaminato e da trattare!

Ad eccezione di alcuni casi estremamente gravi, il follow-up a lungo termine dei soggetti portatori di scoliosi idiopatica giovanile non trattati indica che non ci sono impatti significativi con conseguenze nefaste sulla qualità della vita.

La natura relativamente benigna della scoliosi idiopatica giovanile e le indicazioni per il trattamento con esercizi specifici, le complicanze a lungo termine dell’intervento chirurgico, dovrebbero essere rivisti per influenzare considerevolmente l’effettivo intervento sulle curve rachidee degli adolescenti in crescita.

Occorre ricordare sempre che una scoliosi, prima di diventare una scoliosi grave è stata una scoliosi minore e di scarsa entità.

La rieducazione posturale esperienziale è un approccio conservativo, non invasivo, e il suo ruolo nella gestione dei mandati conferiti richiede approfondimenti e studi.

Esaminando le prove complete sull’efficacia dei programmi attuali e per l’inclusione di varie forme di rieducazione posturale nella gestione della scoliosi idiopatica giovanile in soggetti di età pre-puberale e puberale scaturisce la necessità di agire con il supporto dell’evidenza scientifica e dell’influenza positiva generata da profonda esperienza.

Purtroppo, i vari programmi di lavoro sono molto difficili da confrontare e ogni Operatore afferma di avere il pieno possesso del “Metodo” giusto per risolvere il problema e le capacità tecniche per gestire questo Nemico dal terribile nome corrispondente a SCOLIOSI!


Rieducazione di Chinesiologia Rieducativa(Protocollo dello Studio Prof. Dott. Carmelo Giuffrida)
Scoliosi Momenti di intervento Trattamento Chinesiologico
da 0° a 20° Ginnastica di allungamento:

Esercizi isotonici di estensione;

Sospensione-appoggio;

Mobilizzazione attiva;

Correzione asimmetrica.

Ginnastica isometrica in posizione correttiva e in estensione

(per l’ipertrofia degli spinali a curve per quanto possibili ridotte).

Ginnastica di stabilizzazione a finalità correttiva-riduttiva-conservativa
da 20° a 50° Consigliare: corsetto gessato o bustino ortopedico.
Ginnastica di mobilizzazione in allungamento

per preparare la colonna al modellaggio dell’apparecchio ortopedico.

Ginnastica isometrica nel corsetto o bustino per mantenere e rinforzare il trofismo degli spinali ed evitare pericoli di crolli una volta rimosso il tutore.
Ginnastica di stabilizzazione a finalità correttiva-riduttiva-conservativa
da 50°¸60°

in su

 

Ginnastica di mobilizzazione

per preparare la colonna vertebrale all’intervento chirurgico.

Intervento chirurgico.
Immobilizzazione e riduzione mediante corsetto gessato;
Ginnastica compensatoria blanda per il recupero ed il miglioramento

della mobilità residua nelle regioni sopra e sottostanti il tratto operato.

Esercizi per il recupero della capacità vitale.
Esercizi di tensione blanda nella zona artrodesizzata.
tendenza a lordotizzazione dorsale Lavoro in cifosi (occorre fare attenzione alle riduzioni delle curve in quanto si avrebbe un’anteriorizzazione delle spalle).
Lavoro in delordosi (preferibile).

 

 

Principi di correttezza da porre alla base di un piano di trattamento

1 Capacità prestativa adeguata e affidabile, fornita con competenza e profonde conoscenze scientifiche derivanti dalle EvidenceBased Medicine – EBM;
2 Fornitura di una valida organizzazione interna e territoriale;
3 Trasparenza e onestà intellettuale;
4 Equipe preparata scientificamente, partecipativa, efficiente e disponibile;
5 Rispetto di un codice etico;
6 Umanizzazione del rapporto interpersonale;
7 Accettazione delle esigenze individuali e applicabilità al piano di lavoro;
8 Capacità di innovazione tecnica per garantire efficacia ed efficienza;
9 Miglioramento qualitativo continuo;
10 Elargire protocolli efficienti, efficaci scientificamente ed economici in termini di adeguati costi e appropriate tempistiche operative;

 

La prevenzione dei vizi posturali impone ragionamenti di tutela e protezione!

Le esperienze positive dell’acquaticità risultano appena sufficienti a giustificare una programmazione di Attività Fisica Adattata in ambiente acquatico ma, rifacendosi ad alcune racco­mandazioni dettate dalle Linee Guida Italiane per le De­formità del rachide in età evolutiva, bisogna osservare che:

  • lo sport non può essere prescritto come trattamento per la scoliosi idiopatica e per le deformità rachidee del piano sagit­tale;
  • non si può usare il nuoto come momento rieducativo delle curve patologiche;
  • è indispensabile evitare attività agonistiche molto mobilizzanti e/o in estensione del rachide in presenza di scoliosi ad alto rischio di evolutività.

Per quanto sopra esposto, anche la danza o la ginnastica artistica ci limitano nelle scelte delle attività motorie da svolgere proprio perché sono attività motorie fortemente mobilizzanti soprattutto della zona lombare e delle articolazioni coxo-femorali.

Logicamente, se intese quali attività motorie ricreative con impegno minimo e per un massimo di 2-3 volte alla settimana, senza forzare eccessivamente i quadricipiti femorali con movimenti violenti e/o veloci, il nuoto, la danza o la ginnastica artistica, non comportano elementi tali da scatenare danni.


Conclusione

Oggigiorno si è arrivati alla determinazione che la causa di una scoliosi idiopatica possa essere imputabile a un insieme di multi-fattorialità. Pertanto, non è facile definire qual’è la causa e qual’è la conseguenza:

  • anomale mutazioni genetiche del Sistema Nervoso Centrale,
  • modeste turbe dell’accrescimento vertebrale,
  • disassamento dello scheletro per differenza di crescita di diversi elementi,
  • un cedimento del sistema capsulo-legamentoso del rachide,
  • squilibrio e/o insufficienza mio-fasciale paravertebrale,
  • fattori biochimici e neuromuscolari.

“La scoliosi è definita come una condizione, NON una deformità”

La Scoliosis Research Society riferisce che:

Scoliosisisdefinedas a condition, NOT a deformity”quando ci si riferisce a persone che convivono con scoliosi o altre condizioni spinali con cambiamenti strutturali della colonna vertebrale!

Nelle scoliosi, assieme alla disfunzione nei sistemi di controllo centrale, si possono riscontrarecompensazioni naturali utili a ristabilire l’equilibrio posturale e segmentale:

– alterazioni percettive visuo-spaziali (coinvolgimento del sistema oculo-motorio);

– disturbi neurologici secondari a disfunzionalità propriocettiva (alterazioni oto-neurologiche-vestibolari con consequenziali alterazioni dell’equilibrio assiale della colonna vertebrale);

– alterazioni patogenetiche;

– alterazioni riflesse.

La metodologia di questo lavoro nella pratica professionale quotidiana, sperimentata per quasi 40 anni, permette di affermare che, anche alla luce delle nuove acquisizioni sulla Biomeccanica della colonna vertebrale, si è dimostrata valida, accurata, affidabile e veloce per creare una “memoria storica” e una conoscenza quantitativa della postura e delle limitazioni funzionali indotte dalla Scoliosi.

L’attuale tecnologia e un ben attrezzato laboratorio di Chinesiologia, se adoperati in modo altamente professionale, congiunti a una corretta somministrazione in ambiente altamente specializzato di Esercizi compensativi e adattati, costituiscono, oggi, l’approccio giusto per la specificità dell’esame, per un idoneo e professionale momento rieducativo chinesiologico e rappresenta la strada logica per ulteriori, futuri perfezionamenti.

Il nuoto può essere utilizzato sotto l’aspetto competitivo, ricreativo, idrochinesiterapico dopo infortunio per riatletizzare funzioni propriocettive lese, … ma, sebbene soddisfi funzioni differenti, non trova applicazione nel trattamento specifico della scoliosi!

Lo sviluppo armonico e olistico del corpo lo si può ottenere, ugualmente e meglio, con esercizio fisico adattato sotto attenta guida in ambiente altamente specializzato.

Il nuoto, al contrario, va benissimo se non ci sono alterazioni e disordini bio-meccanici della colonna vertebrale.

Non serve il “nuoto” per recuperare un atteggiamento scoliotico o per contrastare una curva scoliotica vera: l’alternativa di applicazione per un recupero di parametri sul piano sagittale e coronale spinale è l’uso di un insieme di gesti motori razionali, finalizzati e supportati da uno specifico studio di quella curva scoliotica e di quel soggetto, applicati secondo sapiente tecnica e metodologia, somministrati in ambiente terrestre idoneo!

La curva scoliotica tende a un peggioramento per effetto di un circolo vizioso che si instaura:

  • la deformità compromette ad oltranza la simmetria dell’accrescimento vertebrale,
  • l’alterazione meccanica compromette la stabilità dei legamenti,
  • la differente tensione mio-fasciale altera l’equilibrio muscolare della colonna vertebrale.

 

Diventa indispensabile formulare un corretto piano di trattamento che analizza la problematica e individua i danni primari o secondari per attivare, poi, strategie ed esercizi che nell’insieme dell’attività intervengono:

– nel controllo sotto-corticale del sistema posturale;

– nelle percezioni visivo-spaziali dell’orientamento somatico nello spazio;

– nel sistema propriocettivo;

– nel sistema vestibolare.

 La ginnastica correttiva e/o compensativa, pertanto, concentra la sua azione su esercizi specifici in grado di stimolare le funzioni di controllo con finalità tampone. In realtà si orientano verso un ruolo eziologico con l’intento di recuperare i Quozienti di Sviluppo Motorio ritardati. Obiettivo primario è quello di armonizzare in modo idoneo lo sviluppo psico-motorio durante il periodo puberale dei soggetti che vengono all’attenzione dei Professionisti di settore.

La pratica del nuoto, come qualsiasi altro sport, può essere inteso solo come supporto dell’esercizio fisico specifico. Per gli ovvii motivi bio-meccanici, sono da preferire gli sport terrestri a quelli acquatici! 


 Bibliografia

 

Carmelo Giuffrida

“Scoliosi Idiopatica: Identity Card”

Chinesiologia Scientifica – Organo Ufficiale Unione Nazionale Chinesiologi; Aprile-Giugno 1990

 

Rodolfo Lisi – Carmelo Giuffrida

Il nuoto non fa bene. L’attivitànatatorianellescoliosi: miti e tabù da sfatare

Il Trifoglio Bianco; 26 Marzo 2019- ISBN-10: 8885693237 – ISBN-13: 978-8885693234

 

Rodolfo Lisi – Paolo Raimondi – Carmelo Giuffrida

“Il nuoto nelle scoliosi. Miti e tabù da sfatare”

Scienza & Sport Magazine – I Quaderni per Allenatori e Preparatori Editoriale Sport Italia S.r.l. – Via Masaccio 12, 20139 Milano, Italia – n. 43 – articolo del 25 Luglio 2019 – pubblicato nel Settembre 2019 URL:https://www.scienzaesport.it/allenamento/nuoto/il-nuoto-nelle-scoliosi-miti-e-tabu-da-sfatareURL Anteprima: https://www.scienzaesport.it/anteprima/s-s-n-43-luglio-2019

Carmelo Giuffrida

“LA SCOLIOSI – Un paramorfismotridimensionale e multifattorialedellacolonnavertebrale: dalleosservazioni e valutazioni, allaginnasticacorrettiva” – Cavinato Editore International; Ottobre 2020 – ISBN-10: 8869828522 – ISBN-13: 978-88-6982-848-5

Carmelo Giuffrida

“SCOLIOSI e NUOTO: PRO e CONTRO – Considerazioni Tecniche e Riflessioni Scientifiche”– Cavinato Editore International;02 Dicembre 2020 – ISBN-10: 8869828638 – ISBN-13: 978-88-6982-863-8

Carmelo Giuffrida

“POSTUROLOGIA – Dalla valutazione funzionale della postura al trattamento con la ginnastica posturale secondo le scienze dell’esercizio fisico” – Cavinato Editore International; 14 Giugno 2021 – ISBN-10: 9788869828973 – ISBN-13:9788869828973

[1] Duval-Beaupére G, Lespargot A, Brossiord A. Flexibility of scoliosis: whatdoesitmean? Spine 1985; 10: 428-32.

[2]https://isico.it/images/uploads/ricerca/ID00299c.pdf

[3]Dickson RA, Lawton JO, Archer IA and Butt WP The pathogenesis of idiopathicscoliosis. J. Bone Joint Surg 1984; 66-B: 8-15.

[4] Il “Metacentro” è un punto teorico intorno al quale oscillano i due pendoli, rappresentati dal punto di applicazione della forza di gravitàe da quello della spinta idrostatica.

 

[5]La contrazione auxotonica è una contrazione concentrica, in cui la tensione muscolare cresce progressivamente man mano che il muscolo si accorcia.Ciò si verifica nell’allenamento con gli elastici quando la resistenza esterna tende ad aumentare durante la contrazione.All’aumentare della resistenza, il muscolo deve esprimere un proporzionale aumento della tensione.

 

Rivista del mese

Autori
Dott.ssa G. Valenti
Medico consulente Cliniche dialisi Diaverum – MMG, Catania.
Dott. C. Di Gregorio
Medico di medicina generale, Catania.
Dott. O.M. Trovato
Nefrologo libero professionista.
Dott.ssa C. Vitale
Cardiologa presso ARNAS Garibaldi Centro, Catania.


Introduzione

Il medico ha sempre basato la “visita”, su tecniche e metodiche prevalentemente manuali: palpazione, percussione, auscultazione e comunicazione verbale della sintomatologia da parte del paziente, cercando di creare un rapporto di empatia e fiducia reciproca.

Con le innovazioni tecnologiche si è avviata una progressiva introduzione di nuovi metodi di diagnosi e trattamento, che non devono inaridire il rapporto medico paziente, ma bensì arricchirlo.

L’evoluzione dell’Information and Communication Technology (ICT) ha fatto emergere una società dell’informazione, nella quale si stanno modificando le abitudini e le modalità di lavoro, studio, ricerca, tempo libero, oltre ad influenzare il nostro modo di accedere ai pubblici servizi. La possibilità di trasferire informazioni attraverso le reti di telecomunicazioni in modo facile e veloce, fornisce un’opportunità d’innovazione anche al settore medico, contribuendo alla gestione più efficace delle risorse ed aumentando la qualità delle prestazioni.

La sanità elettronica (e-Health), rappresenta l’applicazione dell’ICT nell’ambito sanitario e consente un accesso efficiente ai servizi, ottenendo la massima qualità nei processi assistenziali a costi contenuti, rendendo le decisioni cliniche più sicure ed appropriate, attraverso la condivisione strutturata delle informazioni e conoscenze cliniche, tra tutti gli attori della catena delle prestazioni sanitarie, in modo da renderle fruibili ed accessibili da ognuno. La pandemia COVID-19 ha reso necessario il ricorso alla sanità digitale, rendendo la telemedicina un importante opportunità attraverso la quale paziente e medico riescono a comunicare efficacemente anche a distanza.


Storia

Il primo tentativo sperimentale di telemedicina fu eseguito da Einthoven nel 1906, mediante prove di consultazione remota elettrocardiografica attraverso il telefono. Ma poiché la rete di comunicazione dell’epoca era molto  carentela trasmissione dei suoni del cuore e dei polmoni di un paziente da un luogo a un altro non ebbe grande successo.Altri tentativi furono fatti intorno al 1950 con trasmissione telefonica di referti radiologici ed altri tentativi per trasmettere esami neurologici e altre informazioni per gli studenti di medicina,per esperimenti di terapie di gruppo, diagnosi di casi difficili, consultazioni, seminari.

In Italia, una delle prime applicazioni di telemedicina è stata la trasmissione sperimentale di elettrocardiogrammi a distanza, iniziata nel 1976, utilizzando le normali linee telefoniche. Negli anni ottanta, l’allora SIP lanciò un vero e proprio “cardiotelefono”. Da allora, gli enti di ricerca, le università, le società scientifiche, il CNR ed il Ministero della Sanità, lavorando a diversi progetti, hanno fatto sviluppare diversi progetti tanto che già nel 2002 c’erano 12000 pazienti tele-assistiti e 50 aziende operanti nel campo.

 

Definizione

Per Telemedicina si intende una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente (o più professionisti) non si trovano nella stessa località. La Telemedicina comporta la trasmissione sicura di informazioni e dati di carattere medico nella forma di testi, suoni, immagini o altre forme necessarie per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il successivo controllo dei pazienti. I servizi di Telemedicina vanno assimilati a qualunque servizio sanitario diagnostico/terapeutico. Tuttavia la prestazione in Telemedicina non sostituisce la prestazione sanitaria tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma la integra per potenzialmente migliorare efficacia, efficienza e appropriatezza. La Telemedicina deve altresì ottemperare a tutti i diritti e obblighi propri di qualsiasi atto sanitario. Il suo utilizzo consente quindi, di creare nuove opportunità per il miglioramento del SSN tramite una maggiore collaborazione tra medici di Medicina Generale, Specialisti, Ospedali, Istituti e Laboratori. Nell’ambito della diagnostica clinica, questa disciplina permette al medico di effettuare diagnosi su un paziente a distanza, attraverso la trasmissione di dati prodotti da strumenti diagnostici. Inoltre permette di effettuare il teleconsulto che consiste nel fornire un’opinione clinica a distanza supportata da dati acquisiti inviati ad un medico da “remoto” che li analizza producendo di fatto una seconda valutazione clinica su un paziente.

 

Legislazione

Nel tempo le istituzioni hanno fatto vari tentativi di regolamentare le applicazioni delle comunicazioni tecnologiche in medicina

La Commissione Europea con la Comunicazione (COM-2008-689) “Telemedicina a beneficio dei pazienti, sistemi sanitari e società”, del 4 novembre 2008, individua una serie di azioni che coinvolgono tutti i livelli di governo, sia in ambito comunitario che dei singoli Stati Membri, per favorire una maggiore integrazione dei servizi di Telemedicina nella pratica clinica.

In Italia le prime Linee di indirizzo nazionali sulla Telemedicina sono state approvate dall’Assemblea generale del Consiglio Superiore di Sanità il 10 luglio 2012.

Nel febbraio 2014 è stata siglata l’Intesa Stato-Regioni al fine di garantire “uno sviluppo coordinato, armonico e coerente della telemedicina nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale”. Risultato particolarmente rilevante tenuto conto della necessità di ripensare il modello organizzativo e strutturale del Servizio Sanitario Nazionale del nostro Paese.  Regioni guida di questo progetto: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana.

Dal 2018 tutte le regioni hanno recepito le linee di indirizzo con proprie delibere, e nel 2019 il ministero e un gruppo di lavoro sulla telemedicina ha realizzato una mappatura nazionale delle esperienze regionali e prodotto indicazioni uniformi sull’intero territorio nazionale per l’erogazione delle prestazioni a distanza.

Nel 2020 vista l’emergenza sanitaria diventa necessario fornire indicazioni uniformi sull’intero territorio nazionale per l’erogazione delle prestazioni a distanza, con particolare riguardo alle attività specialistiche, estendendo la pratica medica e assistenziale oltre gli spazi fisici in cui usualmente si svolge secondo le tradizionali procedure, anche in relazione alle iniziative avviate da alcune regioni nel periodo dell’emergenza Covid.

Il 17 dicembre 2020 (Repertorio atti n.215/CSR)è stato adottato, con Accordo in Conferenza Stato Regioni, il documento“Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di telemedicina”. Questo documento intende fornire le indicazioni da adottare a livello nazionale per l’erogazione di alcune prestazioni di telemedicina quali la televisita, il teleconsulto medico, la teleconsulenza medico-sanitaria, la teleassistenza da parte di professionisti sanitari, la tele-refertazione.

Con questo documento la Telemedicina entra a pieno titolo nel SSN, da questo momento le prestazioni in telemedicina saranno riconosciute ufficialmente, sarà il medico a decidere se utilizzarle o meno.

Telemedicina e digitalizzazione sono strumenti su cui il Governo punta, con il Recovery Plan, per potenziare l’assistenza sanitaria territoriale e rendere la casa il principale luogo di cura.

Secondo l’Agenda Digitale il potenziamento della rete territoriale è uno degli aspetti più urgenti su cui lavorare, in particolare per i pazienti fragili e cronici. Infatti nella relazione del PNRR, che riguarda il capitolo Missione-6 Salute, si espongono i prossimi interventi divisi in due componenti: M6 C1 – Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e M6 C2 – Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale

Sono previsti dei progetti per interazioni medico-paziente a distanza ed iniziative di ricerca ad hoc sulle tecnologie digitali in materia di sanità e assistenza per la creazione una Piattaforma Nazionale di Telemedicina.

 

Tipologie di prestazioni

  • Televisita: situazione dove il medico interagisce con il paziente a distanza.
  • Teleassistenza:favorire lo svolgimento di attività di tipo assistenziale eseguibili prevalentemente a domicilio, sempre attraverso un’interazione a distanza tra professionista e paziente o con il caregiver.
  • Telerefertazione: rilascio, da parte del medico che ha sottoposto il paziente a esame clinico o strumentale, di una relazione (il cui contenuto è identico a quello dei referti in presenza) trasmessa con sistemi digitali o di telecomunicazione.
  • Teleconsulto medico e/oTeleconsulenza: medici e professionisti sanitari interagiscono a distanza.
  • Telecooperazione sanitaria: attività delle professioni sanitarie.
  • TelesaluteeTelemonitoraggio: assistenza primaria con la presenza fondamentale del MMG o del PLS.

Per attivare qualsiasi servizio di telemedicina, è necessario che il paziente conceda l’adesione ad interagire con il medico durante la visita online e che, se richiesto, condivida la documentazione necessaria affinché il medico possa avere un quadro chiaro ed esaustivo dei sintomi del paziente. L’adesione è preceduta da una specifica informativa, secondo quanto riportato dalle normative “vigente in tema di privacy e sicurezza”.

 

Gli ambiti di applicazione

Diagnosi; prevenzione;controllo dello svolgimento delle terapie; del controllo dell’aderenza alle terapie; monitoraggio dei parametri clinici del paziente.

Lo scambio di pareri tra professionistipuò consentire un miglioramento nel processo di identificazione dei pazienti e/o situazioni a rischio.

Nuovi sviluppi

Attualmente, in Italia, ci sono circa 24 milioni di pazienti affetti da patologie croniche (all’incirca il 40% della popolazione), di cui 12,5 milioni con multi-cronicità. La pandemia COVID 19, pur riconoscendo la centralità dell’ospedale nella gestione dei pazienti COVIDsia acuti che cronici, ha messo in evidenza i limiti di questa gestione ed ha reso indispensabile la riorganizzazione della sanità, specialmente della medicina del territorio, in senso proattivo, favorendo la domiciliarità (“Telemedicina”) per evitare che i contagi avessero una crescita esponenziale, cercando di ridurre al minimo il rischio di diffusione del virus. Pertanto la pandemia COVID 19 ha reso indispensabile il ricorso all’assistenza a distanza, alla sanità digitale mediante il teleconsulto e alla Telemedicina, garantendo in alcune situazioni clinico-assistenziali lo svolgimento delle prestazioni professionali equivalenti agli accessi tradizionali. Per quanto riguarda i costi, come dimostra uno studio del 2012 dell’E.N.P.A.M. la strumentazione digitale permetterebbe un risparmio di tre miliardi di euro l’anno.

Per la maggiore usabilità dei servizi digitali sarà necessario un’evoluzione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Obiettivo: fornire ai medici, e più in generale ai clinici, una visione globale e unificata dello stato di salute dei singoli cittadini;costituire punto di aggregazione e condivisione delle informazioni e dei documenti clinici afferenti al cittadino, generati dai vari attori del Sistema Sanitario. Ciò rappresenterebbe un fattore abilitante al miglioramento della qualità dei servizi e al contenimento dei costi. A completare i dati paziente sarà anche una buona Cartella Clinica Elettronica, che raccolga tutta la storia del paziente su un unico file permettendo di riconoscere i cambiamenti a breve e lungo termine, con possibilità di utilizzo medico-legale, e dietro consenso del paziente, anche negli studi clinici.

 

Il Medico di Medicina Generale e La Telemedicina

Una prima conquista per il medico di medicina generale e per il paziente è stata la possibilità del rilascio del promemoria della ricetta dematerializzata ovvero l’acquisizione del numero di ricetta elettronica e l’invio in allegato per posta elettronica ordinaria o PEC, o comunicazione del numero di ricetta elettronica mediante sms o con applicazioni di telefonia mobile o telefonica.

La telemedicina, attraverso l’attivazione di servizi a distanza, supporterebbe gli ospedalicon una rete territoriale forte e i pazienti sarebbero tutelati, senza però doversi necessariamente spostare, soprattutto se residenti in zone disagiate e/o distanti o se, per vari motivi, impossibilitati a raggiungere le strutture sanitarie.

I MMG potrebbero dotarsi di strumenti che permettano di seguire il 90% delle patologie dei propri pazienti che sono per lo più patologie croniche, in modo integrato e digitale, lasciando le acuzie agli ospedali. Già nei gestionali del Medico di Medicina Generale vengono inseriti i dati e i referti del paziente, come ad esempio gli esami del sangue o altri referti, che potranno essere condivisi anche in sede di televisita. Oltre a questi, potranno essere visionati contemporaneamente alla televisita, anche i grafici che nel tempo, si saranno generati dai dati inseriti sia dal medico che quelli inseriti giornalmente dal paziente e/o dal device in suo possesso; come ad esempio i valori di saturazione di Ossigeno, di pressione arteriosa e di glicemia. Nel caso in cui, tali valori superino la soglia, impostata ad hoc dal MMG per quel paziente, lo stesso medico di riferimento riceverà un allarme e chiamerà il paziente per approfondire il suo stato di salute; ed eventualmente, potrà chiamare l’ambulanza o prescrivere indagini per approfondimenti. In questo modo, si gestisce la cura dei pazienti in maniera più efficiente e tempestiva tanto da far sentire il paziente stesso più sicuro e tutelato, sgravandoi pronto soccorso, di tutti quegli accessi non in acuzie.