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Per la nona edizione un cartellone ricco di appuntamenti in tutta la provincia

Ha un cartellone di 84 eventi in tutta la provincia la nona edizione di Màt, settimana dedicata alla Salute mentale, promossa dall’Azienda USL di Modena e organizzata da Arci Modena con il prezioso supporto di associazioni ed enti del territorio. Nei comuni di Modena, Carpi, Vignola, Castelfranco Emilia, Mirandola, Sassuolo, Pavullo Finale Emilia e San Felice, conferenze con relatori di altissimo livello si alterneranno a rappresentazioni teatrali, dj set, mostre e tanti altri eventi per coinvolgere un pubblico più ampio possibile.

Incontri, dunque, ma anche spettacoli, musica, dibattiti, sport, arte, teatro e cinema per raccontare il mondo sfaccettato della malattia mentale e quello altrettanto eterogeneo e multicolore di chi si prende cura della salute mentale. Un modo per superare stigma e pregiudizi grazie al coinvolgimento di più soggetti, dalle amministrazioni locali all’azienda sanitaria, ma anche il terzo settore, mondo dell’imprenditoria e singoli privati. “Non ci sono distinzioni tra utenti, familiari ed operatori, ma solo persone in cammino. Non ci sono etichette, solo volti e voci che vogliono ritrovare il diritto a una cittadinanza attiva e al benessere, in un percorso condiviso e consapevole”, recita così lo slogan del Màt Pride – Marcia per l’inclusione, contro tutti i pregiudizi, l’atteso evento che apre ufficialmente la settimana. L’appuntamento è a Modena in Largo di Porta Bologna, alle 15.30 di sabato 19 ottobre con arrivo a La Tenda, dove si chiuderà la marcia con i saluti istituzionali. Durante la parata sarà presente la Banda Cittadina “A. Ferri” ed il gruppo di percussionisti “Mattabanda”.

Nella foto: da sinistra. Alessia Casoli (Presidente associazione Idee in circolo), Clotilde Arcaleni (Presidente associazione Insieme a Noi), Fabrizio Starace (Direttore Dipartimento Salute Mentale Azienda USL di Modena), Antonio Brambilla (Direttore Generale Azienda USL di Modena), Roberta Pinelli (Assessora alle Politiche sociali del Comune di Modena), Gerardo Bisaccia (vicepresidente Arci Modena) 

La logica di Màt è dare voce alle iniziative di lotta allo stigma “a kilometro zero”, le più efficaci perché profondamente radicate nella storia, nelle abitudini, nel sentimento collettivo delle persone del nostro territorio. La Settimana della Salute Mentale di Modena si struttura con questa convinzione, coinvolgendo nella sua costruzione annuale persone con esperienza vissuta di disagio psichico, familiari, cittadini, il mondo dell’associazionismo, della cooperazione, del volontariato, e naturalmente le istituzioni sanitarie e sociali che da questa partecipazione traggono indicazioni per il continuo adeguamento ai bisogni che cambiano.
Il programma completo su www.matmodena.it; aggiornamenti quotidiani anche sui social (Instagram e Facebook Mat Modena).

I dati della Salute mentale adulti: aumenta l’inclusione sociale

I punti di accesso alla rete dei servizi per la salute mentale sono il Centro di Salute Mentale (CSM) per l’assistenza alle persone maggiorenni, il Centro di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza (CNPIA) dedicato ai minori, i Servizi per le Dipendenze Patologiche (SDP) ed i Centri di Psicologia Clinica presenti in ogni distretto sanitario dell’Azienda USL. Il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL comprende inoltre i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) per il ricovero ospedaliero e si avvale della collaborazione con enti del privato sociale ed imprenditoriale che gestiscono strutture ospedaliere, residenziali e semiresidenziali sia sanitarie che socio-sanitarie.

I punti fondamentali su cui si incardinano le azioni socio-sanitarie sono quelli dell’inclusione sociale e della partecipazione di utenti e familiari, secondo il modello della recovery (recupero e guarigione possibile.

Sul territorio modenese sono presenti 8 Centri di Salute Mentale (CSM), uno per ogni distretto sanitario e due a Modena città; 6 Centri Diurni accreditati, 2 per ogni area, e 1 day hospital territoriale a Carpi. Nel 2018 il 2% della popolazione residente è stato trattato presso i CSM (11.939 soggetti). Circa lo 0,4% della popolazione (2.344 soggetti) era al primo contatto nella vita con i servizi.
Gli interventi domiciliari rappresentano l’8,9% degli interventi erogati mentre i trattamenti socio-riabilitativi rappresentano il 12,2% dei trattamenti erogati; entrambi i valori si mantengono stabili rispetto all’anno precedente.
Importanti anche le attività di promozione dell’inclusione sociale: gli inserimenti lavorativi attivi sono stati 349, con 11 assunzioni (3,1% di tutti gli inserimenti). Tra le attività, il progetto Social Point nel 2018 ha coinvolto 298 utenti, il 21,1% in più rispetto all’anno precedente, di cui 102 nuovi utenti, e più di un centinaio di associazioni culturali. Erano inoltre attivi sul territorio 17 gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA) e altri gruppi psicoeducativi nei CSM e nell’associazionismo.

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GIOVEDI’ 10 OTTOBRE INCONTRO PER IL SUPERAMENTO DELLA CONTENZIONE IN PSICHIATRIA

L’incontro “Per il superamento della contenzione in Psichiatria” affronterà il tema della liceità di pratiche che esulano la Psichiatria in un percorso che affronta l’argomento della contenzione dalla lesione dei diritti umani, all’ambito sanitario, alla storia, alla normativa, e alle tecniche alternative. L’argomento verrà analizzato partendo dall’esperienza di gruppi che hanno già accettato l’eliminazione della contenzione nelle loro Strutture (Club degli SPDC No Restraint) che si confronteranno con i Servizi Astigiani e regionali. L’iniziativa ha riscosso ampia partecipazione e coinvolgimento di professionisti provenienti da differenti discipline, oltre che dagli Studenti dell’Università del Piemonte Orientale.

Partendo dai saluti delle Istituzioni, la giornata comprenderà relazioni al mattino e al pomeriggio e ampi spazi per discussioni aperti a tutti. Concluderà la giornata il Dr. Gianni Tognoni assieme alla Dr. Caterina Corbascio.

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ORISTANO Ancora una vittoria per la squadra de “I Fenicotteri”, la formazione di calcio a cinque del Centro di salute mentale di Oristano, che mercoledì scorso 7 novembre a Oristano, si è aggiudicata il secondo posto alle finali del campionato regionale di football integrato. Si tratta di una nuova disciplina sportiva ispirata al calcio, al baskin e alla pallamano mirata a permettere a tutti gli atleti, con disabilità o no, di giocare ed esprimere le proprie capacità grazie a regole e ruoli in cui è lo sport ad adattarsi alla persona e non viceversa: «Un gioco in cui – spiegano gli organizzatori – la vera vittoria non è rappresentata dalla coppa finale, ma dalla stessa possibilità di giocare, scendere in campo, avere un proprio ruolo all’interno della squadra».
All’evento, che si è svolto presso la palestra comunale di S. Nicola, hanno partecipato anche gli studenti del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Macomer e le associazioni sportive “Sporting” di Putzu Idu, “Il Gabbiano” di Oristano, “Gli Equilibristi” di S. Giovanni Suergiu, “Le Aquile” di Alghero.
“I Fenicotteri”, grazie al risultato ottenuto e al riconoscimento delle capacità professionali dello staff socio-sanitario che da diversi anni porta avanti con successo le attività di sport-terapia, sono stati selezionati a partecipare al progetto nazionale finanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali “Carovana dello sport integrato”, un viaggio-esperienza che partirà a marzo 2019 per attraversare tutta l’Italia, facendo tappa in ogni regione, con lo scopo di portare il messaggio dell’integrazione sociale della persona con disagio e dell’accoglienza delle diversità attraverso lo sport.
Il progetto lavorerà sui territori a stretto contatto con enti pubblici e privati. L’iniziativa sarà una occasione di incontro e di scambio per far conoscere in maniera inedita e libera dagli stigmi il mondo della disabilità, del volontariato e dello sport. La carovana oristanese sarà formata da 18 giocatori dei Fenicotteri ed un arbitro, un utente del Csm oristanese che, dopo aver partecipato al corso di formazione, viene regolarmente retribuito per le partite che arbitra e che potrà trovare un inserimento lavorativo all’interno del Centro Sportivo Educativo Nazionale: la testimonianza che lo sport può rappresentare uno strumento di integrazione non solo sociale, ma anche lavorativa per i soggetti svantaggiati.
I ragazzi di Oristano partiranno il 17 marzo 2019 per Roma dove avverrà l’inaugurazione della Carovana dello sport integrato, in presenza del sindaco della capitale Virginia Raggi, che sottoscriverà la Carta dei valori dello sport integrato, una dichiarazione di principi ispiratori e valori condivisa da enti e associazioni con finalità e funzioni sociali, educative e sportive, con l’obiettivo di aprire una riflessione sulla cultura dell’integrazione sociale attraverso lo sport dilettantistico, diffondere un nuovo linguaggio e concorrere alla costruzione di comunità socio-culturali inclusive.
Il gruppo dei sardi, denominato “Equipaggio 1”, sarà a Palermo il 18 e il 19 marzo, a Reggio Calabria il 20 e 21 marzo, a Marsicovetere, in Basilicata, il 22 e 23 marzo, a Brindisi il 24 e 25 marzo e a Napoli il 26 e 27 marzo.

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Venerdì 6 luglio a Oristano musica, poesia e pittura per raccontare il mondo di chi convive con il disagio mentale

‘Artefice’ è il titolo della manifestazione culturale che si terrà venerdì 6 luglio presso la libreria bistrot Librid di Oristano, in piazza Eleonora: una serata per raccontare il mondo di chi convive con il disagio mentale, per mostrare, attraverso la musica, la poesia e la pittura, la ricchezza interiore delle persone con sofferenza psichica e per superare lo stigma e il pregiudizio che spesso le costringono all’isolamento sociale. Già da domani, mercoledì 4 luglio, fino a lunedì 9 al Librid saranno esposte le opere pittoriche, mentre nell’appuntamento di venerdì saranno lette le poesie, raccolte in un’antologia poetica, con l’accompagnamento della chitarra classica.
Autori di dipinti, disegni, poesie, brani musicali sono gli utenti del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze della Ats-Assl Oristano, guidato dallo psichiatra Gianfranco Pitzalis, dipartimento che ha organizzato l’evento in collaborazione con la cooperativa Ctr ‘Primavera’ di Santa Giusta e con la stessa libreria che ospiterà l’evento.
«Il progetto è nato dalla volontà di avvicinare gli utenti dei Centri di salute mentale al complesso e affascinante mondo dell’arte e della poesia e di dare loro gli strumenti per poter rappresentare attraverso l’arte emozioni, sentimenti e desideri – spiega l’educatore del Dipartimento di salute mentale Filippo Bartolomeo, referente dell’iniziativa – Abbiamo scelto di chiamare ‘Artefice’ questa manifestazione perché il messaggio che vogliamo lanciare è che chiunque, anche chi vive un disagio psichico, è artefice del proprio destino e può cercare il riscatto sociale: l’arte è una delle tante forme attraverso cui i nostri pazienti cercano, e trovano, un riscatto».
Non è un caso che la manifestazione sia organizzata a quarant’anni dalla legge 180, la cosiddetta “Legge Basaglia”, dal nome dello psichiatra che rivoluzionò e umanizzò l’assistenza alle persone con disagio mentale restituendo ai pazienti la piena dignità di persone e affiancando alla terapia farmacologica nuovi metodi e strumenti di cura.
Sul solco di quell’insegnamento si pone l’attività del Dipartimento di Salute mentale di Oristano, che sperimenta forme di terapia diverse – dallo sport all’arte, passando per l’agricoltura sociale – con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e lo sviluppo dell’autonomia di chi è affetto da sofferenza mentale.
L’ingresso all’evento è libero e gratuito

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Usl e Koinè tracciano un bilancio e disegnano il ruolo delle comunità nella salute mentale. Un mese di eventi tra Arezzo e il Valdarno

Riflessioni sulle esperienze realizzate in Valdarno e, più in generale, nell’Aretino. Un mese di iniziative nelle scuole, nelle biblioteche, in fattoria di agricoltura sociale. Tra psichiatria, storia, arte, teatro… Come è stato possibile cambiare gli approcci alla salute mentale e cosa resta da fare. Questi sono alcuni dei temi delle iniziative presentate stamani dagli organizzatori e cioè Asl Toscana Sud Est, Dipartimento aziendale della Salute Mentale e cooperativa sociale Koinè in collaborazione con Federsanità, Airsam, Legacoopsociali ed Educoop.
“Tra Arezzo e Valdarno – ha commentato Enrico Desideri, direttore generale Asl – sono numerose le esperienze relative alla Salute mentale che abbiamo realizzato e che stiamo portando avanti, grazie alla sinergia con tanti soggetti del territorio che ringrazio. Per fare un’analisi del momento storico, di quanto fatto e di quanto c’è ancora da fare in questo ambito, è stato predisposto un calendario di eventi nelle prossime settimane. Il filo conduttore del programma è riflettere su come è stato possibile cambiare la salute mentale in questi 40 anni passati dalla Legge 180, che possiamo definire rivoluzionaria perché ha consentito di portare avanti tanti interventi di inclusione. Oggi il fenomeno della vulnerabilità sociale è in crescita e si porta dietro un aumento della disuguaglianza e del disagio psichico. Una comunità accogliente è il luogo dell’inclusione, è il luogo in cui gli interventi sono più efficaci e comportano una minore spesa sanitaria, come succede sempre quando si parla e si attua la prevenzione”.
“Il contesto sociale è segnato dal riemergere di pulsioni alla esclusione e alla segregazione – ha sottolineato il Direttore di Koinè, Paolo Peruzzi – nonché dal fiorire di numerose quanto rilevanti minacce alla coesione sociale. Se è sempre più evidente, anche nei nostri contesti comunitari, il legame tra salute e sviluppo, benessere individuale e cultura personale e sociale, altrettanto lo è – ci sembra – che la difesa della salute mentale come diritto di cittadinanza passi anche dal rafforzamento di alleanze sociali e di comunità, che agiscano sull’idea di salute mentale come bene comune, cioè come bene che la comunità stessa è chiamata a presidiare, difendere, generare e rigenerare al fianco dei servizi sanitari e sociali pubblici. Del resto, ciò che assieme all’Azienda Sanitaria locale, al DSM ed alle amministrazioni locali, abbiamo prodotto in Valdarno, questo sono state: servizi, programmi ed azioni mirate a coinvolgere le persone, le famiglie, gli attori sociali e le intere comunità in progetti per lo sviluppo locale, l’abilitazione, l’inclusione, l’integrazione lavorativa. Esperienze come quella della socio riabilitazione, di Betadue (che è nata in questo alveo), della Fabbrica di Cioccolato e del Patto del Valdarno per la salute mentale dimostrano quanto possano essere feconde le pratiche di innovazione sociale basate sulla attivazione delle comunità locali e, allo stesso tempo, quanto fondata, praticabile e credibile fosse l’intuizione della Legge Basaglia e della de-manicomializzazione”.
“Queste iniziative – ha spiegato Michele Travi, UF Salute Mentale adulti Arezzo – ci consentono di riprendere una riflessione non solo sulla legge 180 ma, soprattutto, sulle trasformazioni sociali ed economiche che sono intervenute in questi anni. Le difficoltà di molte famiglie stanno determinando un aumento della domanda, che si traduce in una delega ai servizi psichiatrici. Una risposta d’èquipe, che sappia coordinare tutti i soggetti, è quella in grado di rispondere a questa nuova emergenza”.
“E’ più che necessario riportare l’attenzione generale sui temi della salute mentale – ha detto Elisabetta Truglia, direttore UF Salute mentale Zona Valdarno – Va ricreata una cultura diffusa e gli eventi programmati sono in grado di dare un contributo. Non solo con i due convegni, il 20 ad Arezzo e il 26 a Terranuova, ma anche con le altre iniziative che vanno dall’arte al teatro, dall’agricoltura sociale agli interventi nelle scuole”.
“Fondamentale è il coinvolgimento e il protagonismo delle comunità locali. Da qui, anche il patrocinio dei Comuni di Area Vasta. Le alleanze a livello territoriale sono in grado di produrre i processi di cambiamento” ha dichiarato Sauro Testi, Coordinamento Patto territoriale della salute mentale per Koinè.
“Esperienze come quelle realizzate in Valdarno e ad Arezzo – ha concluso Simone Naldoni, Federsanità Toscana – rappresentano buone pratiche da studiare e diffondere non solo a livello toscano. Le riflessioni dei prossimi giorni saranno utili a “sedimentare” il lavoro fatto in questi anni e a diffondere le esperienze”.
Tra i presenti alla conferenza stampa anche Grazia Faltoni ed Elena Gatteschi, presidente e vice presidente di Koinè.
Ecco il calendario degli appuntamenti di questo mese dedicato alla salute mentale ed allo sviluppo sociale. Il primo è “Tra il bianco e il nero, mille colori”, esposizione dei dipinti dell’atelier di pittura e asta di solidarietà per il sostegno dell’attività di pittura della salute mentale. Dal 7 al 14 aprile negli esercizi commerciali del Corso Italia di San Giovanni Valdarno e il 14 aprile, alle ore 17, esposizione nella Biblioteca comunale di San Giovanni Valdarno.
La centralità delle famiglie è il motivo della festa organizzata nella fattoria di Ramarella, nel comune di Pergine Valdarno. La festa “Nella vecchia fattoria” è in programma per le ore 11.30 di sabato 7 aprile.
Dalle famiglie agli studenti con “Da Basaglia a Pirella: quando il cuculo fa il nido a scuola”, incontri sulle esperienze per la salute mentale seguite alla chiusura del Manicomio di Arezzo. Quattro gli appuntamenti. Lunedì 9 aprile, ore 11, istituto Galileo Galilei di Arezzo; mercoledì 11 aprile, ore 8.30, Magiotti Socio-sanitario di Montevarchi; giovedì 12 aprile, ore 10.30, Liceo Scienze Umane Colonna di Arezzo e infine venerdì 13 aprile, alle ore 8.10, nel Liceo Scienze Umane di San Giovanni Valdarno. Sempre per il 13 aprile, ma alle 18.30 nella parrocchia di Sant’Andrea di Montevarchi, “Ho intravisto l’unicorno”, spettacolo teatrale degli adolescenti a conclusione del laboratorio teatrale.
Due convegni si propongono di valutare il lavoro di questi anni e di delineare nuove piste per il futuro. Il primo convegno, “Comunità attive per la salute mentale”, è in programma per le ore 9 di venerdì 20 aprile nell’auditorium Pieraccini dell’ospedale San Donato di Arezzo. A confronto esperienze nazionali e internazionali di promozione della salute mentale, di capacitazione comunitaria e per lo sviluppo locale. Tra gli altri relatori Marcelino Lopez Alvarez, Direttore dei programmi, valutazione e ricerca della Fondazione pubblica andalusa per l’integrazione sociale di persone con malattie mentali, Raffaele Barone, psichiatra e open dialogue facilitator, Marco D’Alema, presidente dell’Airsam, Eleonora Vanni, presidente nazionale di LegacoopSociali. Il secondo convegno si terrà invece a Palazzo Concini a Terranuova Bracciolini alle ore 15 del 26 aprile. Un seminario sull’esperienza di salute mentale in Valdarno che vedrà protagonista anche la Conferenza dei sindaci di zona.
La serie di eventi si chiuderà il 2 e il 3 maggio con uno spettacolo della compagnia teatrale I Giocarelloni che, in collaborazione con l’associazione di promozione sociale Aldebaran, presenterà “Leggero come…”, percorso teatrale per le scuole dell’infanzia del Comune di Terranuova Bracciolini.

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Da gestione cure a psicoterapia; psichiatri, vantaggi e pericoli

Non più solo sul lettino dello psichiatra. Oggi i disturbi mentali si curano sempre di più anche sulla e attraverso la Rete. Il fenomeno è definito ‘E-mental health’ ed indica, in pratica, un vero e proprio boom del web per la salute mentale: tremila sono infatti le app scaricabili e che rendono più facile seguire i pazienti con l’assistenza ‘virtuale’. Ad evidenziare il nuovo trend, mettendone in luce i vantaggi ma anche i limiti, sono gli specialisti riuniti a Firenze per il 25/mo Congresso della Associazione europea di psichiatria (Epa).
Nell’era della tecnologia digitale evoluta, dunque, anche la cura dei disturbi psichici si fa sempre più ‘virtuale’ ed i pazienti possono in alcuni casi essere gestiti ‘in remoto’. Le stime attestano infatti che il 6% delle app degli store è dedicato alla salute mentale. Ed è vastissima la gamma di servizi sanitari, con oltre 3 mila offerte ‘scaricabili’: le app offrono, ad esempio, informazioni sulle specifiche patologie, ricercate via internet e via cellulare nel 31% dei casi (con una percentuale più che raddoppiata rispetto al 2010); metodi per la gestione delle terapie; psicoterapia e programmazione di visite di controllo on-line. Un trend in continua ascesa, con un’ulteriore crescita stimata del 50% entro il 2020.
Una gestione “virtuale del paziente, cioè attraverso i dispositivi elettronici – afferma la presidente Epa, Silvana Galderisi – permette di raggiungere e trattare un maggior numero di persone, specie coloro che temendo l’etichetta di ‘malato mentale’, e l’emarginazione dalla società, sono restii a varcare la soglia di un servizio di salute mentale. Al coinvolgimento del paziente, si aggiunge anche il vantaggio di un migliore rapporto costi/benefici con una riduzione dei costi della assistenza sanitaria”.
Ma ci sono pure dei ‘pericoli’, tra cui il possibile mancato rispetto della privacy e la natura ‘distaccata’ del rapporto medico-paziente. Nel primo caso, rileva il presidente della Società Italiana di Psichiatria Claudio Mencacci, “si avverte la necessità di una legislazione adeguata e specifica che garantisca la privacy del paziente. Inoltre, un altro limite è la perdita di empatia nella relazione medico-paziente, dove l’informalità del rapporto digitale può più facilmente esporre persone vulnerabili alle conseguenze di condotte poco etiche da parte di medici poco professionali”.
Aspetti che meritano una valutazione più approfondita, fermo restando, affermano gli psichiatri, che varie e-terapie per la salute mentale sono accreditate da studi scientifici. Ad oggi, conclude Galderisi, “esistono diverse forme di psicoterapia che sfruttano le tecnologie digitali, tra queste la CBT (psicoterapia cognitivo-comportamentale) attuata attraverso l’uso di applicazioni elettroniche e mobili, per la quale numerose analisi mostrano risultati paragonabili a quelli ottenibili con le CBT tradizionali. Mancano invece dati validi sull’utilizzo di altre tecniche psicoterapiche”.

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Con 8 settimane di utilizzo piattaforma migliora condizione mentale soggetti

Con pochi minuti di esercizi dettati dallo smartphone è possibile migliorare sensibilmente la propria salute mentale. Ad affermarlo è uno studio della Northwestern University pubblicato dal Journal of Medical Internet Research, basato su una piattaforma con tredici app, ognuna dedicata ad un aspetto preciso dall’ansia alla depressione.
I ricercatori hanno sperimentato la piattaforma, chiamata IntelliCare, su cento persone che avevano sintomi di ansia o depressione trovati attraverso un questionario. Dopo una telefonata iniziale con un coach per imparare a usare la piattaforma ai soggetti è stato detto di usarla per due mesi.
“Dopo otto settimane di utilizzo delle app diverse volte al giorno – scrivono gli autori -, tutti i partecipanti hanno riportato miglioramenti significativi della loro salute mentale”.
Tra le app messe a punto dagli esperti ci sono ‘Worry knot’, per la gestione delle ansie, ‘Boost me’, che incoraggia gli utenti a pianificare attività positive, o ancora ‘Social Force’, che sprona gli utenti a identificare le persone più supportive nella propri vita e a restare in contatto. A queste si aggiungono app con esercizi per il rilassamento, il sonno e l’esercizio fisico. “Usare strumenti digitali per la salute mentale – commenta David Mohr, l’autore principale- è una parte importante del nostro futuro. Queste app possono aiutare milioni di persone che non possono raggiungere uno specialista”.
Questo studio è ancora preliminare, sottolineano gli autori, mentre a breve partiranno test su un numero maggiore di soggetti.

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Sentirsi superiori a donne puo’ portare a depressione

Essere sessisti non conviene agli uomini. Il sentirsi superiori alle donne e considerarsi playboy fa male alla loro salute mentale e porta a un maggiore rischio di depressione e abuso di sostanze. Emerge da uno studio dell’Indiana University di Bloomington, pubblicato sulla rivista Journal of Counseling Psychology.
I ricercatori hanno condotto una meta-analisi di 18 ricerche, che hanno coinvolto nel complesso 19.453 persone. Si sono focalizzati sulla relazione tra salute mentale e conformità a uno schema di 11 regole che generalmente sono considerate dagli esperti come corrispondenti alle aspettative di una società maschilista: desiderio di vincere; necessità di controllo delle emozioni; assunzione di rischi; violenza; dominanza; promiscuità sessuale(essere playboy); fiducia in sé; molta importanza attribuita al posto di lavoro; potere sulle donne; disprezzo dell’omosessualità; perseguimento di uno status.
Nel complesso, una conformità a queste regole è risultata associata a una peggiore salute mentale, soprattutto per quanto riguarda un maggior rischio di depressione e abuso di sostanze.
L’associazione più consistente con una salute mentale peggiore riguardava in particolare tre delle regole: autosufficienza, perseguimento di comportamenti da playboy e potere sulle donne, mentre l’attitudine a considerare il lavoro molto importante non aveva effetti particolarmente significativi. Gli studiosi lanciano poi anche un altro allarme: gli uomini che si conformano molto a questi schemi di comportamento non solo hanno maggiori possibilità di andare incontro a problemi di salute mentale, ma anche meno probabilità di cercare aiuto per risolverli.

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Arrivato a 50 anni è meno a rischio di ansia e disturbi dell’umore

Chi da bambino è stato uno scout ha meno rischi di sviluppare malattie mentali una volta arrivato ai 50 anni. Partecipare in queste organizzazioni, in cui bisogna sviluppare qualità come il contare su se stessi, il lavoro di squadra, risolvere e desiderare di imparare, e fare molte attività all’aperto, pone le basi per un miglior benessere mentale. E’ quanto emerge da uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health. I risultati, estrapolati da una vasta ricerca condotta su quasi 10.000 persone nate nel novembre 1958 nel Regno Unito, hanno mostrato che chi apparteneva agli scout aveva una migliore salute mentale a 50 anni. Circa un quarto dei partecipanti allo studio era stato negli scout, e aveva il 15% in meno di possibilità di soffrire di ansia e disturbi dell’umore rispetto agli altri. Le attività che si fanno in questi gruppi aiutano a sviluppare la capacità di recupero contro i comuni stress, e aumentano le chance di avere più successo nella vita. Cosa che riduce le esperienze stressanti. ”E’ abbastanza sorprendente riscontrare questi benefici nelle persone molti anni dopo che hanno terminato la loro esperienza negli scout”, commenta Chris Dibben, coordinatore dello studio.