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Si è aperta una speranza per il giovane milanese, Salvatore Pezzano, che pochi giorni fa aveva lanciato un appello su Facebook. A seguito di una grave lussazione sterno claveare, subita mentre giocava a calcio, con l’osso che sfiora l’aorta, la vita del ragazzo era appesa a un filo: nessuno dei medici consultati, in Italia e all’estero, si era detto disposto a intervenire.
Ma ecco che la reazione non tarda ad arrivare. Due medici dell’Ospedale di Perugia “S. Maria della Misericordia”, Massimo Lenti, direttore della Chirurgia vascolare, e Antonello Panti, dell’equipe di Ortopedia e Traumatologia (guidata da Auro Caraffa) hanno risposto alla disperata richiesta di aiuto. “Venga da noi e lo opereremo … abbiamo la competenza e l’esperienza per affrontare questo caso. Siamo pronti a intervenire”, hanno annunciato attraverso l’ufficio stampa.

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Ragazza gli pratica il massaggio cardiaco fino all’arrivo dell’ambulanza

E’ riuscita a salvare la vita al padre 54enne, praticandogli il massaggio cardiaco. Protagonista una studentessa 18enne di Montale (Pistoia). La ragazza, che non hai mai frequentato un corso di rianimazione di base ma che segue tutte le puntate di Grey’s Anatomy, non ha perso tempo: ha immediatamente chiamato il 118, ha messo il telefono in vivavoce e sotto la guida dell’operatore della Centrale ha iniziato a praticare il massaggio cardiaco a suo padre. Il fatto è successo alcuni giorni da ed è stato reso noto oggi dall’Asl Toscana centro.
“Stavo dormendo – ha raccontato la ragazza – quando, intorno alle sei, sono stata bruscamente svegliata da mia madre, perchè il babbo, che ha 54 anni, non si svegliava e non respirava più.
Sono corsa in camera e l’ho trovato disteso sul letto, privo di coscienza”. “L’ambulanza – racconta la giovane – è arrivata dopo soli 10 minuti, durante i quali ho continuato ad effettuare il massaggio cardiaco, senza fermarmi un solo secondo”. Giunti sul posto, i soccorritori hanno immediatamente effettuato la defibrillazione e continuato con le manovre di rianimazione avanzate. La catena dei soccorsi è quindi proseguita – riferiscono gli operatori sanitari – con l’esecuzione dell’elettrocardiogramma e la sua tele-trasmissione al medico della cardiologia dell’ospedale San Jacopo di Pistoia.
Diagnosticata la presenza di un infarto miocardico acuto, è stata somministrata la terapia più appropriata e il paziente è stato direttamente trasferito nelle sale di emodinamica, dove ad attenderlo era già pronta l’equipe di cardiologia interventistica, che in brevissimo tempo ha provveduto a riaprire, mediante angioplastica coronarica, l’arteria responsabile dell’arresto cardiaco. Dopo alcuni giorni di ricovero in terapia intensiva, il paziente è stato dimesso dall’ospedale.

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Ricerca, annegamento una delle cause principali di incidenti

Lezioni di nuoto possono essere salva-vita per i bimbi con disturbi dello spettro autistico. A suggerirlo è una ricerca della Columbia University Mailman School of Public Health di New York, pubblicata su American Journal of Public Health.
Gli studiosi hanno analizzato i dati dello United States National Vital Statistics System, un database molto ampio, prendendo in esame 32 milioni di certificati di morte. Nel complesso, hanno identificato 1367 persone con autismo morte tra il 1999 e il 2014, 1043 dei quali erano maschi, 324 femmine. La tendenza osservata è stata che il numero annuale delle morti per autismo in 15 anni era aumentato di sette volte. L’età media della morte si aggirava intorno ai 36 anni, a fronte dei 72 della popolazione generale. Il 28 per cento delle morti registrate erano secondo gli studiosi attribuibili a danni causati da incidenti o altro, primo fra tutti il soffocamento. A seguire, l’asfissia e l’annegamento. Queste tre cause rappresentavano quasi l’80 per cento della mortalità totale per incidenti nei bambini con disturbi dello spettro autistico.
“La nostra analisi evidenzia che i bambini con autismo hanno 160 volte più probabilità di morire per annegamento dei coetanei senza il disturbo. Dato il rischio eccezionalmente elevato di annegamento per i bambini autistici, i corsi di nuoto dovrebbero essere un intervento di massima priorità- evidenzia Guohua Li, autore senior della ricerca- una volta che a un bambino viene diagnosticato l’autismo, di solito tra i 2 anni e 3 anni, pediatri e genitori dovrebbero immediatamente incoraggiarlo a iscriversi a corsi di nuoto. Saper nuotare per i bimbi autistici è un’abilità fondamentale per la sopravvivenza”.