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Dall’11 al 16 giugno i donatori di sangue dei quattro Quartieri si danno appuntamento al Centro trasfusionale del San Donato

In occasione della “Giornata nazionale della donazione di sangue”, in programma il 14 giugno, ad Arezzo torna l’iniziativa caratterizzata dallo slogan “Corri anche tu la carriera vincente, diventa donatore e farai centro”, organizzata da Asl Toscana sud est, Avis, Istituzione Giostra del Saracino, Quartieri (Porta Crucifera, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro, Porta Santo Spirito).
All’interno di ogni Quartiere, infatti, è attivo un gruppo di donatori di sangue che, nella settimana dall’11 al 16 giugno, si recheranno al Centro trasfusionale del San Donato per un’azione di generosità. L’iniziativa trova la sua base sul concetto di “salute patrimonio di tutti”. I Quartieri e la Giostra del Saracino rappresentano il territorio e chi lo vive, sono quindi un’importante realtà sociale e di aggregazione.
“Nel ricordare che si sta entrando in un periodo difficile per le donazioni del sangue, cioè i mesi estivi, non possiamo che plaudire ad una iniziativa come questa – dichiara Pier Luigi Liumbruno, direttore del Centro trasfusionale del San Donato – Il coinvolgimento dei Quartieri e dell’Istituzione Giostra rappresenta uno strumento importante per sensibilizzare la cittadinanza, soprattutto i giovani. L’invecchiamento progressivo della popolazione, infatti, tende a far diminuire le donazioni, invece dobbiamo mantenere alti i livelli perché il bisogno di sangue rimane immutato.
Grazie anche all’Avis perché, in questa occasione, ma non solo, dimostra tutto il suo impegno in favore dei cittadini”
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“Il mondo della Giostra e dei Quartieri non si ferma alla manifestazione di Piazza Grande – commenta Franco Scortecci, presidente dell’Istituzione Giostra del Saracino – I quartieri sono un patrimonio di tutta la città e possono fungere da traino nelle iniziative di sensibilizzazione. Questa settimana del donatore, che condividiamo con la Asl e l’Avis, è un momento importante, anche di valenza sociale”.
“Solo grazie posso dire ai Quartieri e al mondo della Giostra in occasione di questa iniziativa che si sta radicando di anno in anno – dice Adelmo Agnolucci, presidente Avis Zonale Arezzo e della Toscana – Donare il sangue è un gesto di generosità, anonimo, gratuito e volontario. Nasce dal cuore delle persone. Grazie ancora per quello che fate”.
“Siamo contenti di proseguire questa iniziativa che cade proprio nel periodo pre-Giostra – dichiarano i rettori Andrea Fazzuoli, Roberto Felici, Maurizio Carboni ed Ezio GoriI nostri gruppi di donatori/quartieristi lanciano un segnale importante, dimostrando che i Quartieri non solo sono vivi, ma pensano e agiscono per il bene della città, al di là dei colori e della piazza. Grazie alla Asl e all’Avis che ci affiancano e ci consentono di realizzare questa iniziativa”.

Come diventare donatori

Tutti coloro che desiderano diventare donatori di sangue e quindi vogliono donare per la prima volta, devono prenotare rivolgendosi ad una associazione oppure telefonando al centro trasfusionale (Arezzo: 0575 255283; Montevarchi: 055 9106612; Bibbiena: 0575 568257; Cortona: 0575 639283; Sansepolcro: 0575 741414). L’aspirante donatore riceverà due appuntamenti gratuiti. Al primo, saranno eseguiti: visita medica, prelievo per esami di laboratorio, richiesta per ECG. Al secondo, si eseguirà donazione in caso di idoneità, oppure si comunicheranno i motivi della non idoneità con i consigli medici del caso. E’ obb ligatorio per tutti presentarsi con tessera sanitaria/codice fiscale.

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“Donare il sangue è un’arte!”: è lo slogan scelto dal Comitato di Catania della Croce Rossa Italiana per la giornata di promozione della cultura della donazione e di raccolta sangue in programma lunedì 26 febbraio al Cus Catania.
Dalle 14,30 alle 18,30 l’autoemoteca stazionerà all’ingresso degli impianti sportivi del Cus Catania (via Santa Sofia 64) per accogliere quante più donazioni possibili e, in particolar modo, da parte degli studenti e del personale dell’Università di Catania che frequentano la struttura del centro sportivo universitario.
La giornata si inserisce nel fitto calendario di giornate di raccolte di sangue organizzate dalla Cri Catania, anche nei giorni infrasettimanali (sia di mattina, sia pomeriggio) proprio per favorire tutti i potenziali donatori.
Perché donare il sangue è un’arte, un gesto quasi impercettibile, un atto che contribuisce a migliorare in modo duraturo la salute di chi la compie e di chi la riceve.
La donazione pomeridiana non impedisce ai donatori di pranzare regolarmente. Unici accorgimenti: non bere alcool, non mangiare latticini, consumare un pasto leggero e pranzare almeno 3 ore prima del momento in cui si andrà a donare.

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Dall’inizio dell’emergenza. CNS, ‘grazie a istituzioni e volontari’

“Da inizio emergenza, messe a disposizione dalle regioni 1.535 sacche di sangue. Grazie a istituzioni e volontari”. Lo annuncia con un tweet il Centro nazionale sangue, in merito alla raccolta di sangue avviata dopo il blocco delle donazioni a Roma a seguito dell’emergenza per i casi di Chikungunya. Le sacche, precisa, provengono da Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sicilia, Liguria, Lombardia, Marche, provincia autonoma di trento, Veneto, Toscana, Valle d’Aosta, Umbria e Puglia.

Regione Lazio, scongiurato stop totale donazioni

“Abbiamo scongiurato uno stop generalizzato delle donazioni di sangue in tutta l’area metropolitana di Roma, limitandolo, al momento, al territorio di Anzio e della Asl Roma 2”. Lo ha detto il capo della direzione Salute della Regione Lazio Vincenzo Panella nel corso di una audizione alla commissione Salute del Consiglio regionale del Lazio, questo pomeriggio. Secondo la ricostruzione fornita ai consiglieri dell’organo presieduto da Rodolfo Lena, il rischio maggiore per la salute pubblica sarebbe infatti maggiormente legato alla carenza di scorte di sangue per trasfusioni, che alla diffusione stessa del virus, ovvero una forma influenzale particolarmente fastidiosa e dolorosa ma non mortale, che viaggia attraverso sangue infetto iniettato con puntura di zanzare tigre.

Roma disinfesterà nuove aree

“Per quanto riguarda il Comune di Roma, si è reso disponibile a estendere la disinfestazione, partita dopo l’ordinanza del sindaco, anche in aree sensibili e alla presenza di ristagno di acqua”. E’ quanto si legge in una nota della Regione Lazio che dà conto di un vertice tecnico che si è tenuto oggi a via Cristoforo Colombo sulla questione chikungunya. “I rappresentanti di Roma Capitale – si legge ancora – hanno dichiarato la disponibilità ad aumentare il numero delle squadre di Ama che stanno operando sul campo. La Regione Lazio è in attesa del quadro sinottico delle azioni di disinfestazione messe in campo dal Comune di Roma finora e di quelle in programmazione”.

Fonte:www.ansa.it

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L’ allarme lanciato a causa dei bassi numeri degli ultimi mesi

Negli ultimi due mesi tutte le regioni italiane hanno avuto carenze di sangue per le
trasfusioni, e se non verranno accolti gli appelli a donare ad agosto, sono a rischio terapie e interventi chirurgici. Lo afferma il Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha registrato le maggiori carenze in Lazio, Abruzzo e Basilicata.
Lo scorso 4 luglio, sottolinea il comunicato, si è registrata la carenza maggiore, con richieste inserite nel sistema per 1.130 unità, mentre le eccedenze non hanno mai superato quota 160. Lazio, Abruzzo e Basilicata sono le Regioni che hanno segnalato le maggiori criticità, insieme a Sicilia e Sardegna, che hanno un fabbisogno particolarmente elevato a causa della presenza di numerosi pazienti, soprattutto talassemici, bisognosi di sangue per le terapie.
“A rischio – sottolinea il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno – ci sono terapie salvavita, considerando ad esempio che per un paziente leucemico servono otto donatori a settimana o che le talassemie e le altre emoglobinopatie assorbono circa il 10% delle unità raccolte sul territorio nazionale, ma anche gli interventi chirurgici, se si pensa che ad esempio per un trapianto cuore-polmoni possono essere usate fino a 30-40 sacche di sangue”.
“In questi ultimi mesi in diverse occasioni – continua Liumbruno – le Regioni con capacità di produzione maggiore non sono riuscite a rispettare gli accordi programmati all’inizio dell’anno per fornire sangue a quelle con carenze croniche. È importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta”.

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Al via campagna estiva con ‘alfabeto della solidarietà’

Anche l’estate 2017, complice l’inizio delle ferie e l’ondata di calore che sta colpendo molte regioni italiane, registra in diverse aree del Paese un preoccupante calo delle donazioni di sangue ed emocomponenti. Lo afferma l’Avis nazionale.
“Questa situazione – spiega il presidente di Avis, Alberto Argentoni – è già stata evidenziata dal Centro Nazionale Sangue e da diverse Regioni che, anche in collaborazione con il volontariato del sangue, hanno realizzato specifiche campagne estive. Rinnoviamo la richiesta a tutte le nostre sedi a proseguire con efficacia nell’attività di programmazione delle donazioni e ai nostri 1.300.000 donatori periodici di mettersi a disposizione delle nostre unità di raccolta o dei centri trasfusionali per compiere un gesto di solidarietà quanto mai importante. Abbiamo il dovere, anche in questo periodo dell’anno, di garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti in tutte le Regioni”.
Per ricordare l’importanza della programmazione della donazione di sangue, specialmente nei mesi estivi, Avis ha lanciato una campagna estiva che riprende l’iniziativa dell’Alfabeto della solidarietà.
“Anche d’estate c’è bisogno di sangue. Fa’ anche tu come i nostri volontari: dona ora”. E’ questo lo slogan che campeggia su tutti gli strumenti della campagna estiva proposta da Avis a tutte le sue 3.400 sedi.
“Desidero ringraziare – conclude Argentoni – tutte le sedi che si stanno mobilitando, non solo per garantire l’autosufficienza nel proprio territorio ma anche – con un impegno supplementare – nelle zone carenti. Al tempo stesso, ringrazio anche i donatori che stanno rispondendo ai nostri appelli e tutti coloro che per la prima volta stanno pensando di compiere un così importante gesto di solidarietà a favore di tantissimi malati”.

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Garantite cure a 660 mila pazienti. Lorenzin, il sistema italiano è un unicum nel panorama europeo, il cuore del funzionamento sono proprio i donatori

In Italia nel 2016 c’è stata una donazione di sangue ogni 10 secondi, che ha permesso di garantire le cure per 660mila pazienti. I numeri sono stati raccolti dal Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità, e presentati durante un evento al ministero della Salute in occasione della giornata mondiale della donazione di sangue dell’Oms.
Lo scorso anno il sistema ha registrato oltre 3 milioni di donazioni di sangue e plasma, mentre i donatori sono stati un milione e 688mila, la cifra più bassa dal 2011. L’età dei donatori riflette l’invecchiamento della popolazione. Al momento prevale la fascia tra 46 e 55 anni, il 28% del totale, e il trend è di un aumento dei donatori in quelle più ‘vecchie’, mentre quella tra 18 e 25 è stabile e quelle sotto i 46 sono in diminuzione. Il Friuli Venezia Giulia è la regione con più donatori, 40,2 ogni 1000 abitanti, mentre la Calabria è quella che ne ha meno, 19,9, contro una media nazionale di 27,8.
In generale gli obiettivi di autosufficienza nazionale per il 2016 sono stati mantenuti per quanto riguarda il sangue, sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS, grazie al meccanismo di compensazione tra le regioni. “Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione – sottolinea Liumbruno -. E’ importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta Per questo si fa appello alla sensibilità delle Regioni affinché consentano alle strutture trasfusionali una maggiore flessibilità nei giorni e negli orari di apertura in modo da venire maggiormente incontro alle esigenze dei donatori”.

Lorenzin, sistema italiano sangue è unicum europeo

Il sistema italiano del sangue “è un unicum nel panorama europeo” grazie ai donatori. Lo ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin aprendo l’evento al ministero in occasione del World Blood Donor Day, indicando nell’invecchiamento della popolazione e nel fenomeno della scadenza delle sacche di sangue le ‘ombre’ principali da correggere. “Il sistema italiano è un unicum nel panorama mondiale – ha affermato Lorenzin -. Il cuore del sistema sono proprio i donatori, non potremmo avere un sistema gratuito senza di loro, anche nell’emergenza sono sempre in prima linea. È un’enorme catena che ha dietro un patrimonio etico che va valorizzato e salvaguardato”. L’invecchiamento della popolazione, ha sottolineato Lorenzin, porta da una parte alla diminuzione dei donatori, che oltre una certa età non possono più donare, e dall’altra all’aumento delle necessità di sangue. Una ragione in più per una gestione che non preveda la distruzione di sacche di sangue. “Ci sono sacche di sangue che vengono buttate nel nostro paese perché scadute – ha sottolineato -, allora dico a chi le butta ‘regalatelo’ se non potete utilizzarlo. Credo che occorra maggiore attenzione su questo tema. Il mio impegno nei prossimi mesi consiste nel fare questo ulteriore passo avanti, dobbiamo trovare un modo diverso di gestire il sangue e fare in modo che non ci siano più casi”.

Ue, in Europa fornite 26milioni unità sangue l’anno

Nella giornata mondiale del Donatore di sangue il commissario Ue alla Salute Vitenys Andriukaitis invita gli europei “a continuare a mostrare compassione e spirito di solidarietà donando il proprio sangue”.
“Ogni anno – spiega Andriukaitis – grazie alle donazioni di sangue dei cittadini Ue vengono fornite circa 26 milioni di unità di sangue agli ospedali. E il mio ruolo è quello di contribuire ad assicurare che i 1400 centri ematologici dell’Unione adottino standard più alti di sicurezza”.
Andriukaitis ricorda inoltre che la Commissione Ue sta valutando l’adeguatezza della direttiva del 2002 sul sangue, e nel quadro di questo processo è in corso una consultazione pubblica di cittadini e stakeholders, che andrà avanti fino ad agosto.

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Oms, “donalo ora e donalo spesso” per far fronte a emergenze

“Come posso aiutare?” “Dona sangue. Donalo ora, donalo spesso”. Questo lo slogan della Giornata mondiale del donatore di sangue, che si celebra il 14 giugno.
Istituita dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), oltre a promuovere l’importanza di questo gesto, vuole ringraziare i volontari grazie ai quali ogni anno, a livello mondiale, vengono raccolte ben 112,5 milioni di donazioni. Un numero in crescita e merito principalmente dei paesi ad alto reddito.
La donazione di sangue da parte dell’1% della popolazione può soddisfare i requisiti fondamentali di una nazione. Ma in tutto, ad oggi, solo 57 paesi raccolgono il 100% della loro offerta di sangue da donatori di sangue volontari e non pagati. Risorsa fondamentale non solo per trattamenti programmati e interventi urgenti, ma anche per curare i feriti in caso di emergenze come calamità naturali, incidenti e guerre, l’accesso al sangue e agli emoderivati è un elemento fondamentale di un sistema sanitario efficace. E soprattutto è requisito indispensabile per un sistema che sappia far fronte alle emergenze, ovvero situazioni in cui aumenta la domanda di trasfusioni e la consegna di sangue diventa complessa. “L’adeguata disponibilità di sangue durante le emergenze richiede un servizio sanguigno ben organizzato, e questo può essere garantito solo grazie ad una popolazione di donatori di sangue impegnata a donare gratuitamente il sangue volontario durante tutto l’anno”, ricorda l’Oms. Di qui la decisione di incentrare la campagna di quest’anno sull’invito a donare regolarmente il sangue. Il Paese ospitante per l’evento globale del World Day Donor Day 2017 è il Vietnam. Diverse le iniziative previste in Italia, tra cui un incontro tra istituzioni e responsabili delle associazioni e federazioni dei donatori.

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Oncologi, grazie alla nuova tecnologia per ‘leggere’ genoma tumori

Primo passo verso un test del sangue per la diagnosi precoce del cancro, grazie ad una nuova tecnologia che permette di scandagliare in profondità il genoma del tumore. E’ il risultato di uno studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, presentato al Congresso della Società Americana di oncologia clinica (Asco). Nello studio Americano su 124 pazienti con tumore avanzato del seno, del polmone e della prostata, una nuova metodica di sequenziamento genomico ad alta intensità è stata in grado di evidenziare Dna tumorale circolante nel sangue in grande quantità. Nell’89% dei pazienti, almeno una mutazione genetica individuate nel tumore è stata anche evidenziata nel sangue.
Complessivamente, 627 mutazioni genetiche evidenziate nei campioni di tumore sono state anche evidenziate nei campioni di sangue grazie a questo nuovo approccio. Il nuovo metodo di sequenziamento, spiegano i ricercatori, è in grado di esaminare un’area molto ampia di genoma (508 geni) con grande accuratezza (ogni regione di genoma è sequenziata o letta 60mila volte), permettendo di ottenere così una mole di dati cento volte superiore agli altri metodi di sequenziamento oggi disponibili.
Proprio questa enorme mole di dati, si afferma nello studio, sarà funzionale per lo sviluppo di un test del sangue per la diagnosi precoce del cancro. Un approccio diverso, spiega il primo autore dello studio Pedram Razavi, rispetto alle attuali biopsie liquide, inclusi i test commerciali in grado di esaminare solo una piccola porzione di genoma in pazienti già malati di cancro per guidare il trattamento. Ora infatti, coprendo un numero molto più ampio di geni tumorali, questo metodo può rendere possibile lo sviluppo di un futuro test del sangue per la diagnosi del cancro, scoprendo mutazioni nel dna tumorale circolante senza la necessità di una precedente analisi di tessuti tumorali.

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Sono personalizzate, per studiare leucemie e testare terapie

Doppio passo in avanti verso le prime ‘fabbriche’ di sangue personalizzate, che potranno essere usate per le trasfusioni, lo studio delle leucemie e la sperimentazione di nuove terapie.
Il primo è stato compiuto dai ricercatori del Boston Children’s Hospital, che sulla rivista Nature pubblicano la ‘ricetta’ con cui sono riusciti a ottenere un mix di cellule staminali e progenitrici capaci di formare i diversi tipi di cellule del sangue umano; il secondo passo è stato invece compiuto dagli esperti della Cornell University di New York, che sempre su Nature dimostrano di aver ottenuto un risultato simile con un differente protocollo basato sulle cellule di topo.
In entrambi i laboratori sono state usate delle procedure che hanno permesso in un certo senso di ‘educare’ le cellule staminali. Nel primo studio i ricercatori di Boston, guidati da Ryohichi Sugimura e George Q. Daley, hanno usato come materia prima delle cellule staminali umane pluripotenti, capaci cioè di generare tutti i tipi di cellule presenti nell’organismo adulto: esposte ad un ‘cocktail’ di sostanze chimiche, le cellule hanno dato origine a un tessuto embrionale che è stato poi riprogrammato geneticamente per produrre le staminali del sangue.
Una volta trapiantato nei topi, il tessuto ha attecchito e ha cominciato a differenziarsi: a distanza di poche settimane, nell’organismo di alcuni topi circolavano cellule del sangue umane; le stesse cellule sono state osservate nel midollo osseo.
Nel secondo studio, coordinato da Shahin Rafii della Cornell University, sono state invece usate le cellule adulte che rivestono la parete dei vasi sanguigni nei topi, poi riprogrammate geneticamente per acquisire le stesse proprietà delle staminali del sangue una volta poste nell”ambiente’ giusto per la maturazione.