Medical News

Di un legame tra fumo di sigaretta e schizofrenia se ne parlava da tempo. Alcuni studi in questi anni duemila hanno scoperto alcune interessanti interazioni chimiche tra i sottoprodotti della combustione del tabacco e alcune sostanze presenti nel cervello.

Ora, uno studio del King’s College di Londra  pubblicato sul British Medical Journal ha fornito un interessante dato statistico.

La ricerca – che richiedera’ ulteriori approfondimenti, come affermano gli autori – si basa sull’analisi di 61 diversi studi paralleli condotti in totale su 14.555 fumatori e 273.162 non fumatori.

Secondo gli specialisti, lo studio, offre “indicazioni piuttosto forti” di un legame fra tabagismo e schizofrenie, seppure da verificare con “ulteriori ricerche”. In particolare, dall’esame di questi primi casi, e’ stato registrato che il 57% delle persone affette da psicosi erano fumatori, malgrado la proporzione largamente inferiore di questi ultimi all’interno del campione.

E’ stato inoltre calcolato che i fumatori quotidiani censiti rivelavano un rischio doppio di schizofrenia. Ed infine si e’ notato che fra chi fuma, ed risulta predisposto, l’insorgenza di questa patologia psichica tende a svilupparsi in media in eta’ piu’ giovane.

Medical News

Già da tempo si sospettava una stretta connessione tra la schizofrenia e il parassita del gatto Toxoplasma gondii, causa della Toxoplasmosi. Uno studio dello Stanley Medical Research Institute del Maryland, pubblicato sulla rivista Schizophrenia Research sembra fugare ogni dubbio.

Secondo i ricercatori, nelle famiglie dove vengono diagnosticate la schizofrenia o altre patologie della mente è più frequente la presenza di un gatto nell’infanzia. Lo studio prende la mosse da una precedente ricerca, condotta negli anni 90 che aveva identificato la presenza di un gatto in casa come fattore di rischio per la schizofrenia.

Il legame potrebbe essere, appunto, il Toxoplasma gondìì, il parassita felino per eccellenza. Secondo le statistiche si stima che il 50% degli esseri umani siano entrati in contatto con il parassita e hanno sviluppato una risposta immunitaria, ma debellarlo è alquanto difficile.  Il T. gondii può vivere in molte diverse specie, ma riesce a completare il suo intero ciclo vitale solo nei gatti, quando gli animali lo espellono attraverso le feci.

Il parassita ”Entra nel cervello e forma delle microscopiche cisti – spiega Edwin Fuller Torrey, uno dei ricercatori – Pensiamo che poi venga attivato più tardi nell’adolescenza causando la malattia, probabilmente colpendo i neurotrasmettitori. E’ importante fare nuovi studi per replicare e confermare questi risultati”.