Medical News

Sfrutta il cambiamento di colore della parte bianca dell’occhio

Una app potrebbe permettere di scoprire se si ha un tumore al pancreas con un semplice selfie.
A metterla a punto è stata l’università di Washington, che presenterà i risultati di uno studio pilota alla prossima conferenza della Association for Computing Machinery.
La app, Biliscreen, si basa sull’osservazione che uno dei sintomi del tumore è l’accumulo di bilirubina, che provoca l’ingiallimento della pelle e della sclera, la parte bianca dell’occhio. La colorazione gialla è invisibile però ad occhio nudo, almeno (per quanto riguarda in particolare la pelle) nei primi stadi della malattia. Facendo una foto all’occhio usando uno speciale box che rende la luce uniforme l’algoritmo presente nella app analizza il colore alla ricerca di un eventuale ingiallimento. Il primo test, su 70 persone, ha trovato il tumore correttamente nell’89,7% dei casi. “Il problema con il tumore del pancreas è che nel momento in cui è sintomatico spesso è troppo tardi – spiega Alex Mariakis, uno degli autori -. La speranza è che se le persone potessero fare un test semplice una volta al mese qualcuno potrebbe trovare la malattia abbastanza presto da sottoporsi ai trattamenti”.
Un principio simile è usato da un altro algoritmo, ancora non ‘trasformato’ in app, descritto dai ricercatori del Cedars-Sinai su JCI Insight per scovare l’Alzheimer. In questo caso si analizza la sclera alla ricerca di acumuli di una proteina legata alla malattia.

Fonte:www.ansa.it

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Comunicatori, autobiografi e promotori di se stessi

Dai sessantenni ai dodicenni, a prescindere da sesso, razza e religione, inquadrarsi per un autoritratto da pubblicare sui social è ormai un attività quasi quotidiana. Ma non tutti gli appassionati di selfie sono animati dalla stessa esigenza, spesso comunemente percepita come narcisismo. Uno studio pubblicato sulla rivista Visual Communication Quarterly, e realizzato attraverso interviste, ha identificato tre categorie di ‘selfie-taker’: comunicatori, autobiografi e promotori di se stessi.
I comunicatori usano i selfie principalmente per coinvolgere amici, familiari o conoscenti in una conversazione. In genere mirano a innescare un dibattito sul valore di alcune scelte o azioni, così da incoraggiare gli altri a svolgere un valore civico. Come ha fatto, ad esempio, la famosa attrice statunitense Anne Hathaway, pubblicando su Instagram un selfie accompagnato dalla scritta “Ho votato”, per incoraggiare gli americani a fare altrettanto in occasione delle presidenziali.
Gli autobiografi, invece, utilizzano selfie come strumento per registrare gli eventi chiave della loro vita e conservare i ricordi importanti. Ma non cercano necessariamente il feedback e l’impegno come fanno i comunicatori. Ad esempio l’astronauta della NASA Scott Kelley, tornato sulla Terra dopo un anno nello spazio, ha pubblicato un selfie in tuta spaziale, insieme a altri scatti che ripercorrono la cronaca del suo viaggio.
Ci sono poi quelli che mirano a farsi pubblicità, in realtà il più piccolo dei tre gruppi. “Sono le persone che amano documentare tutta la loro vita”, ha detto Harper Anderson, dottore di ricerca presso la Texas Tech, “ma nel condividerla, mirano a presentarsi in una luce positiva”. Una per tutte, la popstar Taylor Swift, battezzata Regina di Instagram 2015.

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Per bisogno impellente di mettersi in posa davanti a smartphone

Sei indiani, per lo più giovani, sono in osservazione nei due principali ospedali indiani perché affetti da gravi disturbi psichiatrici legati ad un un uso compulsivo del telefono cellulare, fenomeno che alcuni definiscono anche ‘selficidio’.
Prendendo lo spunto dalla storia di una ragazza di 18 anni, presentatasi all’ospedale Aiims con una presunta malformazione al naso, ma poi trasferita nel dipartimento di psichiatria, il quotidiano Mail Today dedica al tema della dipendenza dai selfie in India la sua prima pagina. E precisa che tre pazienti sono in cura nello stesso Aiims ed altri tre nel Sir Ganga Ram Hospital.
Lo psichiatra Nand Kumar dell’Aiims ha dichiarato al giornale che i tre pazienti presi in cura “sentivano il bisogno impellente di mettersi in posa davanti allo smartphone” e per questo “avevano sviluppato una patologia conosciuta come ‘disordine dismorfico del corpo’ (continuo pensiero ad un proprio difetto fisico, ndr.) che li ha portati ad un disordine compulsivo ossessivo”.
Gli esperti, aggiunge il giornale, ritengono che i sintomi di questo disordine sono così sottili che molti di coloro che usano continuamente il cellulare per ritrarsi in ‘selfie’ non si rendono conto del perché poi si sentano depressi e disorientati.
Secondo l’Associazione psicologica americana (Apa), circa il 60% delle donne che soffrono di questa patologia ossessiva non se ne rendono conto.

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Primo sistema del genere varato nel veneziano

Nella Cardiologia dell’ospedale di Chioggia (Venezia) è arrivato il consenso informato digitale. Il tradizionale foglio di carta viene così sostituito da un ipad in cui il paziente potrà vedere, in un video preparato per lui, la procedura cardiologica a cui dovrà sottoporsi. E sempre in maniera virtuale, dopo aver compreso l’iter terapeutico e assistenziale, potrà dare il suo consenso che sarà registrato tramite un “video-selfie”. Una tappa importante e necessaria per la regolamentazione dei rapporti tra medico e paziente, dove la Cardiologia della Ulss 14 è il primo servizio sanitario in Italia a dotarsi di questa tecnologia di ultima generazione, grazie al contributo di Cuore Amico.